{"id":130,"date":"2021-02-06T00:14:57","date_gmt":"2021-02-05T23:14:57","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/?p=130"},"modified":"2021-02-07T22:38:45","modified_gmt":"2021-02-07T21:38:45","slug":"don-gino-rigoldi-milano-e-lemarginazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/2021\/02\/06\/don-gino-rigoldi-milano-e-lemarginazione\/","title":{"rendered":"Don Gino Rigoldi: Milano e l&#8217;emarginazione"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-134\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2021\/02\/DON-GINO-RIGOLDI-1-300x206.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2021\/02\/DON-GINO-RIGOLDI-1-300x206.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2021\/02\/DON-GINO-RIGOLDI-1.jpg 660w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Una vita dedicata ai ragazzi quella di Don Gino Rigoldi, entrato in seminario a diciotto anni ma a tredici gi\u00e0 operaio\u00a0 in una piccola azienda di apparecchiature elettriche. Cappellano dell&#8217;Istituto penale per minorenni Cesare Beccaria di Milano dal 1972, inizia immediatamente ad ospitare ed aiutare giovani sbandati, tossicodipendenti, figli di immigrati persi nella metropoli, o semplicemente abbandonati a se stessi.\u00a0 Coinvolgendo\u00a0 i servizi sociali\u00a0 e un gruppo di volontari nacquero a Milano le prime comunit\u00e0-alloggio\u00a0 e nel 1973 Comunit\u00e0 Nuova, oggi una onlus\u00a0 di cui Don Gino \u00e8 presidente.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Don Gino, sono trascorsi pi\u00f9 di quarant&#8217;anni da quando \u00e8 iniziato il suo impegno. Cosa la spinse all\u2019inizio e cosa \u00e8 diventato oggi?<\/strong><\/p>\n<p>La spinta \u00e8 stata molto semplice: ho incrociato un ragazzo che usciva dal carcere senza avere una casa dove andare. Mi \u00e8 sembrato naturale, avendo io una casa proprio al Beccaria, con due stanze, dirgli di venire da me. E cos\u00ec feci nei giorni successivi:\u00a0 da l\u00ec a poco gli ospiti diventarono numerosi. Cos\u00ec capii che avrei dovuto coinvolgere altre persone e in breve i volontari diventarono sette. Dopo un po\u2019 ci trasferimmo in una casa pi\u00f9 grande. L\u2019idea era di fare gruppo, perch\u00e9 un leader non va da nessuna parte senza un gruppo. Poi ci chiedemmo da dove venissero i ragazzi che finivano al Beccaria, cos\u00ec guardando alle periferie ci siamo resi conto che mancavano i luoghi di aggregazione. Aprimmo a Baggio \u201cLa Locanda\u201d, una sorta di centro sociale, diventato presto il maggior distributore di Albana, un ottimo\u00a0 vino bianco. Certe sere arrivavano fino a 300 ragazzi. Dopo un po\u2019, purtroppo, cominciammo a vedere ragazzi mezzi addormentati o iper eccitati: stava arrivando l\u2019eroina, l\u2019anfetamina e gli allucinogeni. Siamo cos\u00ec andati da chi aveva gi\u00e0 cominciato ad affrontare il problema: don Ciotti a Torino. Cos\u00ec aprimmo la prima comunit\u00e0 per la cura delle tossicodipendenze. Oggi sono ancora il cappellano del carcere Beccaria. Con le associazioni Comunit\u00e0 Nuova e BIR e con la Fondazione Don Gino Rigoldi continuiamo a occuparci di minori, delle loro famiglie, dei bisogni delle giovani generazioni. Oggi la mia preoccupazione principale \u00e8 rispondere alla necessit\u00e0 di formazione, lavoro e casa, cos\u00ec urgente per i giovani delle periferie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come sono cambiate le dinamiche all&#8217;interno della comunit\u00e0 dopo l&#8217;arrivo della pandemia un anno fa?<\/strong><\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 sono diverse: a casa mia, con il gruppo di ragazzi, la gestione \u00e8 stata come quella di tutte le famiglie. Nella comunit\u00e0 di bimbi in affido e nella comunit\u00e0 per tossicodipendenti abbiamo dovuto moltiplicare gli sforzi, in quanto le visite con i familiari hanno dovuto trasferirsi sui computer. Al Beccaria, a suo modo una comunit\u00e0, l\u2019isolamento si \u00e8 intensificato e i ragazzi hanno molto sofferto la sospensione dei colloqui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come definirebbe i ragazzi di cui vi occupate: devianti, diversi o semplicemente gli ultimi e i pi\u00f9 sfortunati?<\/strong><\/p>\n<p>Mediamente sono gli ultimi, i pi\u00f9 sfortunati. In carcere troviamo ragazzi con una provenienza sociale di grande povert\u00e0. Raramente entrano minori provenienti da una famiglia strutturata e benestante. In generale i ragazzi e le ragazze di cui ci occupiamo partono da condizioni svantaggiate rispetto a chi ha una condizione sociale ed economica favorevole.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 cambiata l&#8217;emarginazione minorile da quando ha iniziato a occuparsene ad oggi?<\/strong><\/p>\n<p>Fino agli anni novanta erano figli di migranti del sud Italia, arrivati con la famiglia a cercare lavoro con i sogni del consumismo: la macchina, gli oggetti status symbol del successo, con poche preoccupazioni del futuro. In quanto il futuro era l\u00ec, pronto per essere afferrato.<br \/>\nOggi, ci sono molti pi\u00f9 stranieri, senza famiglia o con una famiglia disgregata, senza fiducia nel futuro. Con loro dobbiamo rilanciare l\u2019autostima, la convinzione che anche loro valgono, che anche loro possono costruire una buona vita. Dobbiamo rassicurarli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 l&#8217;idea di recupero che la orienta?<\/strong><\/p>\n<p>Alla radice c\u2019\u00e8 la convinzione che l\u2019educazione \u00e8 un addestramento a stare con gli altri e l&#8217;opinione che gli altri possano essere alleati. L\u2019educazione \u00e8 sostanzialmente relazione, che \u00e8 anche il centro della vita umana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Lei ha fatto parte di numerose commissioni regionali e comunali su minori e tossicodipendenze. Come operano le istituzioni locali in materia?<\/strong><\/p>\n<p>A proposito di commissioni ho persino rappresentato la Santa Sede a Bruxelles. Sono stato presidente della commissione regionale, voluta dall\u2019Assessorato alla Sanit\u00e0, per costruire i servizi per le tossicodipendenze. Inventammo i NOT (Nuclei Operativi per le Tossicodipendenze). Posso dire che le istituzioni hanno il valore di chi le dirige e di chi vi opera all\u2019interno. Lasciano il tempo che trovano, di solito, le commissioni esplorative dove si raccolgono buoni propositi ma nessuna azione concreta. Quando un operatore viene invitato in una commissione, invece di esserne semplicemente onorato a parteciparvi, deve chiedere concretezza e tempi di realizzazione definiti e realistici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quale \u00e8 la prima causa della tossicodipendenza?<\/strong><\/p>\n<p>Non credo si possa parlare di una causa iniziale valida per tutti. Gli adolescenti hanno bisogno di saggiare tutto l\u2019esistente, sono curiosi e sfidanti dei pericoli e dei divieti. Funziona anche l\u2019imitazione di personaggi famosi, o meno, ma di riferimento.<br \/>\nBisogna capire che le droghe forniscono gli effetti ricercati, che sono il rilassamento o l\u2019eccitazione. Questo vale per le droghe ma anche per l\u2019alcol e per gli psicofarmaci, quando usati senza indicazione medica. La ricerca di questi effetti esprime un vuoto che forse \u00e8 la prima causa, ma assume significati diversi a seconda della persona. Tutto questo avviene a causa della debolezza degli adulti: se la lotta allo spaccio deve essere fatta dalla polizia e dai tribunali, il consumo si affronta con l\u2019impegno educativo, a partire dalla scuola e dalla famiglia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le zone pi\u00f9 a rischio sono le periferie?<\/strong><\/p>\n<p>Forse questo si poteva credere una volta. Oggi non possiamo ragionare per localizzazione geografica: ci sono droghe per lo sballo e ci sono droghe per aumentare le prestazioni, la performance\u2026 Centro e periferie sono coinvolte nello stesso modo. Ma se pensiamo al degrado generato dal consumo di sostanze, allora sembra pi\u00f9 evidente nelle fasce pi\u00f9 fragili, che di solito abitano in periferia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cosa potrebbe fare Milano per i suoi giovani?<\/strong><\/p>\n<p>Occuparsi dei giovani dove vivono: la scuola, prima di tutto, dove la prima competenza degli insegnanti deve essere la grande competenza relazionale, capaci di costruire il gruppo- classe come luogo di relazione. Il nodo critico sono gli insegnanti, non i ragazzi. Poi ci sono gli oratori, le societ\u00e0 sportive, le piazze e i luoghi di divertimento, dove facilmente le figure di spicco non devono essere gli spacciatori ma gli sportivi, gli educatori, i musicisti, gli artisti. Se esiste una povert\u00e0 educativa nelle famiglie, una citt\u00e0 deve riuscire a promuovere tutte le figure che rivestono un ruolo educativo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>grimaldiveronica8@gmail.com<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; Una vita dedicata ai ragazzi quella di Don Gino Rigoldi, entrato in seminario a diciotto anni ma a tredici gi\u00e0 operaio\u00a0 in una piccola azienda di apparecchiature elettriche. 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