{"id":775,"date":"2025-12-04T22:51:25","date_gmt":"2025-12-04T21:51:25","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/?p=775"},"modified":"2025-12-04T22:51:25","modified_gmt":"2025-12-04T21:51:25","slug":"venezia-custode-di-uneredita-culturale-che-continua-a-reinventarsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/2025\/12\/04\/venezia-custode-di-uneredita-culturale-che-continua-a-reinventarsi\/","title":{"rendered":"Venezia, custode di un\u2019eredit\u00e0 culturale che continua a reinventarsi"},"content":{"rendered":"<div class=\"I_ZkbNhI D_FY W_6D6F\" data-test-id=\"message-view-body\">\n<div class=\"msg-body P_wpofO mq_AS\" data-test-id=\"message-view-body-content\">\n<div class=\"jb_0 X_6MGW N_6Fd5\">\n<div id=\"yiv9068788537\">\n<div><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-778\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/VENICE-227x300.jpg\" alt=\"\" width=\"227\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/VENICE-227x300.jpg 227w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/VENICE-775x1024.jpg 775w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/VENICE-768x1015.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/VENICE.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 227px) 100vw, 227px\" \/><\/div>\n<div>C\u2019\u00e8 una Venezia che si specchia nei canali, e un\u2019altra che vive dietro le sue vetrine e i suoi laboratori, dove il tempo non scorre alla stessa velocit\u00e0 del resto del mondo. \u00c8 la citt\u00e0 dell\u2019artigianato e delle arti applicate, quella che da secoli tiene viva una cultura materiale unica al mondo.<\/div>\n<div>Nel cuore della laguna, tra calli strette e palazzi che emergono dall\u2019acqua, la bellezza non \u00e8 solo facciata, ma sostanza. Venezia \u00e8 un laboratorio urbano dove la geografia ha imposto regole e creato opportunit\u00e0: il lavoro manuale \u00e8 diventato linguaggio, la necessit\u00e0 ha generato stile. Essere citt\u00e0 sull\u2019acqua ha significato inventare tecniche, materiali e strumenti che altrove non servivano: un patrimonio che oggi torna al centro del dibattito sul futuro del made in Italy.<br \/>\nLa forza di Venezia sta nella sua capacit\u00e0 di conservare mestieri che altrove sono scomparsi, trasformandoli in esempi di innovazione. Non \u00e8 solo questione di memoria o nostalgia, ma di continuit\u00e0: saper riprodurre la qualit\u00e0 di un tempo adattandola al mondo contemporaneo.<br \/>\n\u00c8 questo il filo rosso che lega tre realt\u00e0 simboliche \u2014 Tessitura Luigi Bevilacqua, Fortuny e la New Murano Gallery \u2014 tre modi diversi di interpretare la tradizione veneziana.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"jb_0 X_6MGW N_6Fd5\">\n<div id=\"yiv9068788537\">\n<div><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-781\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/FORTUNY-227x300.jpg\" alt=\"\" width=\"227\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/FORTUNY-227x300.jpg 227w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/FORTUNY-776x1024.jpg 776w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/FORTUNY-768x1014.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/FORTUNY.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 227px) 100vw, 227px\" \/><strong>Palazzina Fortuny<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Fortuny, il mago della luce che reinvent\u00f2 Venezia<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Venezia \u00e8 una citt\u00e0 che si specchia nella propria luce. E forse nessuno l\u2019ha saputa catturare come Mariano Fortuny y Madrazo, artista, inventore, stilista e scenografo che nel Novecento trasform\u00f2 un mestiere antico in un linguaggio moderno. Ancora oggi, a Giudecca, la sua fabbrica di tessuti continua a produrre con gli stessi macchinari e segreti di allora: un miracolo di coerenza in un mondo che corre.<br \/>\nNato a Granada nel 1871, cresciuto tra Parigi e Venezia, Fortuny incarn\u00f2 lo spirito del suo tempo: quello della Belle \u00c9poque, in cui arte, scienza e moda dialogavano senza confini. A Venezia trov\u00f2 il suo laboratorio ideale. Tra le pareti di Palazzo Pesaro degli Orfei, oggi sede del Museo Fortuny, cominci\u00f2 a sperimentare colori, tessuti, luci. Accanto a lui, la moglie Henriette Negrin, mente silenziosa e precisa, con cui condivise invenzioni e ispirazioni.<br \/>\nInsieme, crearono la Delphos, tunica in seta plissettata che sfidava le convenzioni della moda femminile. Leggera, sensuale, libera: la indossarono Isadora Duncan, Eleonora Duse, Sarah Bernhardt. Era un abito, ma anche un manifesto: il corpo tornava a respirare, l\u2019arte diventava quotidiana.<br \/>\nNel 1922 Fortuny apr\u00ec la sua fabbrica a Giudecca, dove ancora oggi si produce ogni tessuto del marchio. L\u2019edificio, affacciato sull\u2019acqua, \u00e8 rimasto quasi intatto: un luogo sospeso tra industria e bottega, in cui il rumore dei telai si mescola all\u2019odore dei pigmenti. Tutto \u00e8 fatto a mano, con procedimenti che nessuno all\u2019esterno conosce. Le tecniche di stampa e tintura sono custodite come un\u2019eredit\u00e0 familiare, tramandate a voce tra maestri e apprendisti.<br \/>\nMa Fortuny non era soltanto un artigiano geniale. Era un inventore. Brevett\u00f2 sistemi di illuminazione teatrale, studi\u00f2 vernici e apparecchi per modulare la luce \u2014 il suo \u201cdimmer\u201d anticipa di decenni il concetto moderno di luce regolabile \u2014 e port\u00f2 nel teatro la dimensione tecnologica. Era un artista totale, capace di spostarsi dal palcoscenico al tessuto con la stessa disinvoltura con cui un pittore passa dal quadro al muro.<\/div>\n<div><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-782\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/FORTUNY-RIAD-E-MINASSIAN-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/FORTUNY-RIAD-E-MINASSIAN-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/FORTUNY-RIAD-E-MINASSIAN-1024x767.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/FORTUNY-RIAD-E-MINASSIAN-768x575.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/FORTUNY-RIAD-E-MINASSIAN.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><strong>Chahan Minassian, interior designer e Mickey Riad, proprietario e direttore creativo Fortuny<\/strong><\/div>\n<div>Dopo la sua morte, nel 1949, la fabbrica pass\u00f2 a Elsie McNeill Lee, collezionista americana innamorata del marchio, che la tenne viva per oltre quarant\u2019anni. Oggi Fortuny \u00e8 ancora un\u2019azienda familiare, guidata dai figli di Maged Riad, e continua a esportare nel mondo un\u2019idea di lusso colta, lontana dalle logiche del consumo rapido. I disegni originali di Mariano e Henriette vengono reinterpretati in chiave contemporanea, ma senza toccare l\u2019anima del processo: ogni pezzo nasce da mani e gesti, non da algoritmi.<br \/>\nVisitare la fabbrica della Giudecca \u00e8 come entrare in un tempio laico dell\u2019artigianato veneziano. Le stanze filtrano la luce in modo diverso a seconda delle ore, i tessuti sembrano respirare. \u00c8 un luogo dove la tecnologia resta invisibile, subordinata alla materia e al colore. E in un\u2019epoca in cui la parola \u201clusso\u201d \u00e8 diventata sinonimo di quantit\u00e0 e di brand, Fortuny continua a proporre un\u2019altra idea: quella della lentezza come forma di resistenza.<br \/>\nLa forza di Fortuny sta nella sua attualit\u00e0. I suoi motivi geometrici e floreali, ispirati al mondo antico, dialogano con architetti e designer contemporanei; le sue stoffe arredano teatri, yacht e palazzi, ma conservano lo stesso spirito sperimentale delle origini. Il marchio non \u00e8 nostalgia, \u00e8 un atto di continuit\u00e0.<br \/>\nIn fondo, Fortuny \u00e8 sempre stato questo: un uomo che cercava la luce, e una citt\u00e0 che gliela restituiva moltiplicata dai canali. La sua eredit\u00e0, oggi, non \u00e8 solo nei tessuti, ma nell\u2019idea che bellezza e conoscenza possano ancora convivere, lentamente, dentro una trama di seta.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-788\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/muranoo-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/muranoo-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/muranoo-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/muranoo-768x512.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/muranoo.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"I_ZkbNhI D_FY W_6D6F\" data-test-id=\"message-view-body\">\n<div class=\"msg-body P_wpofO mq_AS\" data-test-id=\"message-view-body-content\">\n<div class=\"jb_0 X_6MGW N_6Fd5\">\n<div id=\"yiv9068788537\">\n<div><strong>New Murano Gallery<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Lo spirito della famosa isola di Murano \u2013 sospesa tra laguna e leggenda, tra fornaci e riflessi d\u2019acqua \u2013 trova uno dei suoi ambasciatori pi\u00f9 luminosi nella galleria dell\u2019arte del vetro, ovvero New Murano Gallery. In un\u2019ala dell\u2019isola, lungo la Calle Alvisi Vivarini 6A, si apre uno spazio dove la tradizione millenaria della lavorazione del vetro diventa racconto, immagine e oggetto di design, e dove il fuoco antico delle fornaci alimenta una nuova visione di arte e mestiere. Fondamentale \u00e8 la presa di coscienza che la legge della Serenissima gi\u00e0 nel 1291 aveva imposto il trasferimento dei vetrai a Murano per ridurre il pericolo d\u2019incendio, sancendo quell\u2019isola come culla privilegiata della vetreria artistica: \u00abSi interrompe la storia, inizia la leggenda\u00bb.<br \/>\nEntrando alla New Murano Gallery ci si trova di fronte a due registri che si sovrappongono: da un lato lo spettacolo del vetro che prende forma, rapidamente ma con assoluta precisione, sotto le mani esperte dei maestri vetrai; dall\u2019altro una galleria ampia \u2014 oltre 2.500 m\u00b2 di showroom \u2014 dove le opere in vetro di Murano vengono selezionate, esposte e presentate al pubblico con l\u2019intento di un museo e la tensione stilistica di una boutique d\u2019arte.\u00a0 L\u2019effetto \u00e8 insieme seducente e informativo: luci, colori, forme si riflettono e moltiplicano, mentre dietro ogni pezzo \u2013 un vaso, una lampada, un lampadario \u2014 si intravede la storia di una pratica artigianale, la firma di un maestro, l\u2019eco della tradizione.<br \/>\nTra i maestri citati si trova Pino Signoretto, artista del vetro che unisce la grande tradizione muranese a collaborazioni con gli artisti internazionali, e che rappresenta l\u2019anello di congiunzione tra la manualit\u00e0 antica e la visione contemporanea.\u00a0 \u00c8 grazie a figure come queste che la New Murano Gallery riesce a incarnare non soltanto una vetreria o un negozio, ma un laboratorio di cultura \u2014 un luogo dove il vetro smette di essere solo oggetto decorativo e diventa materia di design, scultura, esperienza estetica.<\/div>\n<div>La visita alla galleria comprende spesso la dimostrazione del vetro soffiato: si assiste al momento in cui la materia incandescente prende forma, le pinze si muovono rapide, il maestro d\u00e0 i colpi giusti e la forma emerge. \u00c8 un rito, un pezzo di tempo fermo, che ricorda che la vera meraviglia non \u00e8 solo nel risultato finito \u2014 la scultura luminosa, il lampadario complesso, il vaso trasparente che cattura la luce \u2014 ma anche nell\u2019atto del fare, nella storia che ha attraversato generazioni.<br \/>\nCi\u00f2 che impressiona \u00e8 la capacit\u00e0 della galleria di confrontarsi con la contemporaneit\u00e0: l\u2019opera Vera Molnar \u201cIc\u00f4ne 2020\u201d, frutto di una collaborazione tra la pioniere dell\u2019arte digitale e la vecchia scuola del vetro di Murano, ne \u00e8 un esempio. Una scultura che unisce algoritmi e fornaci, pixel e soffiature, tecnologia e materia antica.\u00a0 \u00c8 un gesto che dice: la tradizione non \u00e8 ferma, non \u00e8 un museo silente, ma un campo in cui si sperimenta, si mescola, si sperimenta di nuovo.<br \/>\nIn quest\u2019ottica, New Murano Gallery non \u00e8 solo attrazione per turisti, ma potenziale crocevia di sguardi e progettualit\u00e0. \u00c8 il luogo in cui la storica legge del 1291 trova eco \u2013 ovvero il trasferimento del vetro artigianale sull\u2019isola per preservarlo \u2014 e reinterpreta quella memoria nel XXI secolo con uno sguardo verso il design e l\u2019arte contemporanea.\u00a0 Il fuoco, il vetro, il maestro vetraio con la sua canna \u2014 sono immagini che rimandano ad antichi rituali, ma oggi sono anche parte di un racconto globale, in cui Murano vuole continuare ad esserci.<br \/>\nC\u2019\u00e8 poi una dimensione spaziale da considerare: Murano \u00e8 un\u2019isola diffusa che vive di riflessi, turisti, battelli, vaporetti e storie di vetro. In questo scenario la galleria emerge come meta che racchiude una densit\u00e0 di significato e bellezza. Eppure, come ogni luogo \u201ciconico\u201d, \u00e8 attraversata da contraddizioni: tra autenticit\u00e0 e souvenir, tra artigianato puro e vetrina di lusso. I visitatori che cercano il pezzo unico, la scultura fatta \u201cdal fuoco\u201d, lo trovano; chi cerca invece un ricordo economico potr\u00e0 interrogarsi sui conflitti tra artigianato vero e produzione seriale.<br \/>\nNew Murano Gallery \u00e8 un invito ad andare pi\u00f9 a fondo, oltre il vetro che scintilla, oltre la vetrina luminosa, fino ad afferrare qualcosa di pi\u00f9 sottile e potente \u2014 il tempo, la materia, la mano dell\u2019artista, il rischio del fuoco e la quiete del vetro raffreddato. \u00c8 l\u00ec, in quell\u2019istante, che Murano non \u00e8 soltanto isola del vetro, ma laboratorio di idee.<\/div>\n<div><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-784\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/BEVILACQUA-4-224x300.jpg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/BEVILACQUA-4-224x300.jpg 224w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/BEVILACQUA-4-764x1024.jpg 764w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/BEVILACQUA-4-768x1029.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/BEVILACQUA-4.jpg 943w\" sizes=\"(max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Tessitura Luigi Bevilacqua: 150 anni di seta, velluto e storia veneziana<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Lungo la fondamenta San Lorenzo nel cuore di Venezia, troviamo un laboratorio che sembra sospeso tra passato e presente: la Tessitura Luigi Bevilacqua, fondata ufficialmente nel 1875 da Luigi Bevilacqua, ma le cui radici affondano molto pi\u00f9 a fondo nella storia della citt\u00e0 lagunare.<br \/>\nVenezia fu per lunghi secoli il centro \u2013 se non della seta \u2013 almeno della sua pi\u00f9 raffinata espressione: velluti, broccati, damaschi, stoffe che decoravano palazzi, chiese, abiti aristocratici. Ma con la soppressione delle corporazioni artigiane da parte di Napoleone nel 1806, quell\u2019arte sembr\u00f2 avviata al tramonto.<br \/>\n\u00c8 in questo scenario che Luigi Bevilacqua acquista i telai seicento\/settecenteschi della Scuola della Seta della Serenissima e li riporta in vita: \u00e8 la rinascita di un mestiere.<br \/>\nOggi l\u2019azienda utilizza ancora 18 telai originali del Settecento per la produzione artigianale del velluto soprarizzo, tessuto preziosissimo che richiede una pazienza e una maestria fuori dal comune.<br \/>\nQuesto \u00e8 uno degli elementi che rende la Tessitura Bevilacqua non solo un\u2019impresa, ma un museo vivo dell\u2019alta manifattura veneziana.<br \/>\nI tessuti prodotti dall\u2019atelier veneziano non sono mera evocazione del passato: arredano palazzi storici, ville, residenze di prestigio. Dalle collezioni per l\u2019arredo fino ai capi d\u2019alta moda: velluti, lampassi, broccati e damaschi firmati Bevilacqua trovano casa anche fuori dal Veneto.<\/div>\n<div><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-783\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/BEVILACQUA-1-221x300.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/BEVILACQUA-1-221x300.jpg 221w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/BEVILACQUA-1-756x1024.jpg 756w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/BEVILACQUA-1-768x1041.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/grimaldi\/files\/2025\/12\/BEVILACQUA-1.jpg 944w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><br \/>\nLa continuit\u00e0 familiare \u00e8 un altro marchio distintivo: la societ\u00e0 resta guidata da generazioni della famiglia Bevilacqua \u2013 oggi dall\u2019avvocato Rodolfo Bevilacqua come presidente e dal dott. Alberto Bevilacqua come amministratore delegato.<br \/>\nNel 2025 l\u2019azienda celebra i suoi 150 anni \u2013 pur facendo risalire la propria genesi molto prima \u2013 con una mostra ospitata presso Palazzo Venart Luxury Hotel, a Venezia, in occasione della Venice Fashion Week.<br \/>\nIn esposizione tre nuovi disegni in stile Liberty (\u201cFlora\u201d, \u201cLoto\u201d, \u201cGlicine\u201d) realizzati su velluto di seta, accanto al prezioso broccato a mano, carta da parati creativa e materiali d\u2019archivio.<\/div>\n<div>La mostra non \u00e8 solo celebrazione ma segnale: l\u2019antica arte tessile veneziana \u2013 o perlomeno quella incarnata dalla Tessitura Bevilacqua \u2013 trova una nuova dimensione, tra moda, design, architettura e sostenibilit\u00e0.<br \/>\n&gt; In un mondo che corre verso la produzione di massa, la Tessitura Bevilacqua muove passi in controtendenza. \u00c8 necessario delegare alle macchine alcune fasi, ma la produzione manuale su telai antichi rimane il cuore del mestiere.<br \/>\nLa sfida \u00e8 duplice: conservare l\u2019identit\u00e0 artigianale \u2013 i telai, le filature, il \u201cfare\u201d lento \u2013 e al tempo stesso dialogare con il contemporaneo: designer, interior stylist, maison di moda che vedono in questi tessuti un valore esclusivo.<br \/>\n&gt; Accanto alla produzione tradizionale, la Tessitura Bevilacqua ha mostrato apertura verso progetti innovativi. Ad esempio, la mostra \u201cA Dress for Venice\u201d nel 2022 ha unito artigianato, moda sostenibile e arte, utilizzando tessuti Bevilacqua in sei kimono ideati da Tiziano Guardini.<br \/>\nCos\u00ec, il parlare della seta, del velluto, della manualit\u00e0 si trasforma in capitale culturale. Per Venezia, citt\u00e0 che da sempre vive di immagine e identit\u00e0, la Tessitura Bevilacqua \u00e8 un simbolo tangibile di continuit\u00e0 \u2013 e di riscatto artigianale.<br \/>\nChi si reca in Sestiere Santa Croce \u2013 civico 1320 \u2013 pu\u00f2 prenotare una visita alla sede storica e ammirare i telai, vedere le tessitrici al lavoro e toccare con mano un tessuto fatto come un tempo.<br \/>\nNon \u00e8 solo turismo: \u00e8 immersione in un \u201cmestiere\u201d che ha plasmato l\u2019estetica veneziana, che ha vestito la nobilt\u00e0, che oggi continua a essere materia di design contemporaneo.<br \/>\nNel mondo spesso omologato del lusso, la Tessitura Luigi Bevilacqua rappresenta un\u2019isola autentica. Non solo una marca o un\u2019azienda, ma un baluardo della memoria artigiana di Venezia, capace di reinventarsi senza rinunciare alla sua anima. Celebrando 150 anni di attivit\u00e0, essa ci ricorda che il valore non \u00e8 soltanto nella tecnologia \u2013 ma nella mano che ancora oggi solleva un ordito, tira un pettine, crea trama e ordito con un ritmo che parla di storia e di futuro.<br \/>\nIn un\u2019epoca in cui \u201cvelocit\u00e0\u201d \u00e8 spesso sinonimo di progresso, la lentezza qualificante della Tessitura Bevilacqua diventa dichiarazione: la bellezza che dura, e che ha radici.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"jb_0 X_6MGW N_6Fd5\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"H_7jIs D_F ab_C Q_69H5 E_36RhU\" data-test-id=\"toolbar-hover-area\">\n<div class=\"D_F W_6D6F r_BN gl_C\" data-test-id=\"card-toolbar\"><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019\u00e8 una Venezia che si specchia nei canali, e un\u2019altra che vive dietro le sue vetrine e i suoi laboratori, dove il tempo non scorre alla stessa velocit\u00e0 del resto del mondo. \u00c8 la citt\u00e0 dell\u2019artigianato e delle arti applicate, quella che da secoli tiene viva una cultura materiale unica al mondo. Nel cuore della laguna, tra calli strette e palazzi che emergono dall\u2019acqua, la bellezza non \u00e8 solo facciata, ma sostanza. Venezia \u00e8 un laboratorio urbano dove la geografia ha imposto regole e creato opportunit\u00e0: il lavoro manuale \u00e8 diventato linguaggio, la necessit\u00e0 ha generato stile. 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