Le analisi circa i tratti distintivi della proposta politica di Matteo Salvini risentono, in linea di massima, di un approccio fondamentalista , sia dal canto dei feroci detrattori della nouvelle vague del Carroccio  che da quello dei suoi irriducibili sostenitori.

Da una parte, gli insopportabili e svenevoli chierici del politically correct  che invocano il crucifige per” l’apostolo dei riediti fascismi”, prospettando scenari apocalittici, ormai esalati quali grevi reperti del Novecento.Dall’altra, i tifosi del randello verbale alla Charles Bronson che connota la puntuta strategia semantica della Lega, ancorchè  apostata dei ruvidi totem celtici dei primordi.

Tertium non datur.Sin qui.

Per fortuna, Francesco Maria Del Vigo e Domenico Ferrara  ci soccorrono  nel delicatissimo compito di sottrarre l’investigazione del fenomeno in questione alle rancide ipoteche pregiudiziali , frequentate da certa pubblicistica bigotta ed integralista. I due giornalisti , infatti,offrono una chiave di lettura” laica”, secolarizzata e secca del personaggio pubblico, attraverso il  libro Il metodo Salvini, edito da Sperling &Kupfer e con prefazione di Vittorio Feltri.

Gli autori indagano il leghismo di recente conio, muovendo dal paradigma del  leader 2.0 ,la cui inedita connotazione è quella di “coniugare la crossmedialità al comizio,internet alla stretta di mano” , a seconda dell’audience di riferimento.Ovviamente, il  prezioso supplemento di riflessione a cui  ci invitano  riguarda il cuore delle parole d’ordine di Matteo : critica della mistica dell’euro, delle politiche flaccide in materia  di immigrazione e della balbuzie di governo in fatto di interventi per la sicurezza. 

A partire da questa lettura, risulta più agevole una ricognizione della vicenda politica del leghismo,dalle origini ai giorni nostri, in grado di restiturci la peculiarità della leadership salviniana.

Nel 1994 , al tempo del Polo delle Libertà,Bossi strinse un’alleanza territoriale con Forza Italia ,dando luogo ad un cartello elettorale e ad una ragione sociale, presenti solo nei collegi uninominali del Centronord. L’intento era quello di sollecitare le pulsioni indipendentiste di un segmento della società italiana poco clemente rispetto ai vizi del “centralismo romano.” Il contrappeso tricolore del verbo del Senatur, alle latitudini del centrosud, acquisì le sembianze del partito di Gianfranco Fini. V’è da sottolineare  che , al tempo,si era ancora in piena sbornia  da globalizzazione iperliberista e che i feticci del potere tecnocratico non avevano subìto significativi oltraggi iconoclastici.Di qui, la flebile incidenza dei sussulti nazionalisti ed il successo del fiotto separatista bossiano.Quella di Umberto, insomma, può essere descritta come una battaglia tattica , distante mille anni luce dalla critica di sistema che ,oggi, vede impegnata la Lega di Salvini.

Da Roma ladrona a Bruxelles rapinatrice.

Il lombardo Matteo, avendo dismesso l’armamentario secessionista,ampollista,Valbrembanista,proeuro,muove in difesa di valori patriottici, precedentemente dileggiati. Naturale conseguenza della crisi che ha progressivamente sgretolato la teologia del mercato, come unico elemento regolatore della vita degli uomini.Del resto, il nazionalismo,nella visione di  Alain de Benoist, detiene un carattere reattivo ed un’essenza conflittuale.Si consolida, infatti,davanti a minacce che pesano sull’identità collettiva, impedendole di esistere in quanto nazione.La moneta unica , in questo senso, ha mortificato e leso l’autonomia degli Stati.

La politica, ormai derubricata a periferia dell’ establishment finanziario, cerca un possibile riscatto.

Salvini,seppure in modo acrobatico e contraddittorio, ha dilatato la sua “utenza primigenia”, radunando sotto l’egida del Carroccio malcontenti in esodo da varie aree d’appartenenza.L’ elettorato cui si rivolge coincide con un mondo composito al quale non importa alcunché dei peccati originali della Lega.Postideologico e sensibile solo alle sue immediatissime e contingenti vicende quotidiane :sicurezza, fisco,scarso potere d’acquisto dell’euro, immigrazione.Non v’è dubbio che per Matteo si tratti di un triplo salto mortale carpiato, dal momento che , qualche tempo fa, sosteneva:”Le regioni meridionali non meritano la moneta unica. La Lombardia ed il nord, al contrario ,se la possono permettere.” Come dire, l’Eden è per pochi. Nel frattempo, ha cambiato idea  e la cosa non ci provoca smarrimenti fideistici.Il modello mutuato da Salvini resta sempre le Front National di Marie Le Pen, i cui pensatori di riferimento sono de Benoist e Sapir , non propriamente assimilabili ad Alvin Rabushka, inventore della flat tax e discepolo dell’ultraliberista Milton Friedman?

E se il Leader 2.0 provasse a rispolverare  Keynes , volutamente rimosso dai dioscuri di stanza a Bruxelles e Francoforte che tengono in ostaggio i cittadini  europei ?

Le solite  curiosità urticanti della  vostra,per nulla devota, Sparigliatrice di Sapri.