{"id":225,"date":"2016-11-01T19:08:08","date_gmt":"2016-11-01T18:08:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/?p=225"},"modified":"2016-11-01T22:40:06","modified_gmt":"2016-11-01T21:40:06","slug":"dio-ha-perso-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/2016\/11\/01\/dio-ha-perso-la-guerra\/","title":{"rendered":"Dio ha perso la guerra"},"content":{"rendered":"<p>Dio ha perso la guerra. Il processo di desertificazione culturale che investe il mondo contemporaneo\u00a0non conosce oasi. A Malo, nel Vicentino, per la prima volta dopo quasi un secolo, il 4 Novembre i Caduti al fronte saranno ricordati senza una messa e neppure un segno di croce: pur di garantirsi la presenza alla cerimonia degli studenti, il Comune ha alzato bandiera bianca davanti ad alcuni insegnanti che avevano arricciato il naso una volta saputo che il parroco, come da tradizione, sarebbe stato chiamato a leggere il Vangelo. Il motivo? Sempre il solito: non urtare la sensibilit\u00e0 religiosa di ragazzi professanti altre fedi, in nome del rispetto del principio di laicit\u00e0. Ad insistere su questa strada, paradossalmente, non le famiglie dei bimbi extracomunitari, ma il preside ed i docenti. Italianissimi. Per loro \u00abva tutelata la laicit\u00e0 e la sensibilit\u00e0 di tutti, pure perch\u00e9 il tema della Prima guerra mondiale, tra l\u2019altro, non fa parte del programma scolastico\u00bb.<img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-226\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2016\/11\/messa-soldati-300x127.jpg\" alt=\"messa-soldati\" width=\"300\" height=\"127\" \/><\/p>\n<p>A questo punto, prima di ogni altra cosa, ben farebbe il ministero della pubblica istruzione a promuovere un\u2019ispezione (o a mettere sotto inchiesta se stesso) qualora trovasse conferma la circostanza per cui nelle scuole dell\u2019obbligo la Grande Guerra non ha spazio nello studio della storia. Ma neppure ci\u00f2 basterebbe a sanare la ferita aperta nella carne viva dell\u2019Italia e dei suoi sentimenti: chi ha deciso di lasciare a casa un sacerdote per timore di dispiacere a poche decine di persone che peraltro neppure s&#8217;erano lamentate del presunto affronto\u00a0dimostra anzitutto di non avere, di suo, sensibilit\u00e0 per la democrazia: la laicit\u00e0 \u00e8 ben altra cosa dal laicismo, dal furore a tratti iconoclasta e dalla volont\u00e0 di chiudere i credenti nel Tempio, chiedendo\u00a0l\u2019ostracismo di Dio. Di certo, non \u00e8 discriminazione di alcuni, peraltro la maggioranza.<\/p>\n<p>Ma pure a voler mettere da parte ogni valutazione anche solo vagamente religiosa, resta inequivocabile il dato storico: tra il 1915 ed il 1918 in trincea finirono, spesso e volentieri come volontari, circa 22.000 tra seminaristi, chierici, conversi e sacerdoti. Si batterono\u00a0al fianco dei fanti ed in 2.400 (furono altrettanti\u00a0nella Seconda guerra mondiale) vestirono i panni dei cappellani militari. Passarono alle cronache come i \u201cpreti soldati\u201d. Tra loro, giusto per fare qualche nome, don Primo Mazzolari, padre Agostino Gemelli, don Giovanni Minzoni (poi martire antifascista), padre Giulio Bevilacqua e don Angelo Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII. In 102 caddero in combattimento, 795 rimasero feriti, 747 persero la vita per causa di servizio. Per l\u2019eroismo dimostrato in 3 ricevettero la medaglia d\u2019oro al valor militare, 108 quella d\u2019argento, 258 quella di bronzo. Alla vigilia d\u2019una delle tante missioni senza ritorno annotava sul suo diario Stefanino Curti, capitano del II Reggimento degli alpini: \u00abIeri abbiamo avuto la messa al campo. \u00c8 stato qualcosa di commovente: l\u2019altare venne eretto su di una roccia e ad assistere al sacrificio divino sono accorsi i soldati in gran numero. Questa messa celebrata quass\u00f9 in alto, su di un altare improvvisato, all\u2019aria aperta, circondato dai miei bravi alpini, lascer\u00e0 certamente impresso nel mio animo un ricordo che non si potr\u00e0 mai pi\u00f9 cancellare\u00bb.<\/p>\n<p>Il capitano Curti quel ricordo se l\u2019\u00e8 portato nella tomba. A Malo, e non solo a Malo, hanno rimosso tutto. E quel \u00e8 peggio, in nome della libert\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dio ha perso la guerra. Il processo di desertificazione culturale che investe il mondo contemporaneo\u00a0non conosce oasi. A Malo, nel Vicentino, per la prima volta dopo quasi un secolo, il 4 Novembre i Caduti al fronte saranno ricordati senza una messa e neppure un segno di croce: pur di garantirsi la presenza alla cerimonia degli studenti, il Comune ha alzato bandiera bianca davanti ad alcuni insegnanti che avevano arricciato il naso una volta saputo che il parroco, come da tradizione, sarebbe stato chiamato a leggere il Vangelo. Il motivo? 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