{"id":248,"date":"2016-12-14T19:58:30","date_gmt":"2016-12-14T18:58:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/?p=248"},"modified":"2016-12-14T19:58:30","modified_gmt":"2016-12-14T18:58:30","slug":"in-carcere-per-unemoticon-di-troppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/2016\/12\/14\/in-carcere-per-unemoticon-di-troppo\/","title":{"rendered":"In carcere per un&#8217;emoticon di troppo"},"content":{"rendered":"<p>\u00abGli uomini s\u2019ingannano nel credersi liberi\u00bb. Lo scriveva, nella seconda met\u00e0 del Seicento o gi\u00f9 di l\u00ec, il filosofo olandese Baruch Spinoza. Che poi, per spiegare come sbarazzarsi delle\u00a0illusioni ed essere veramente liberi, apriva una via tutta razionale all\u2019autodeterminazione: \u00abIl condizionamento fa parte dell\u2019essenza dell\u2019uomo, ma \u00e8 possibile liberarsene con un uso corretto della ragione\u00bb.<\/p>\n<p>Pensava a come tenersi alla larga dalla prigionia degli\u00a0affetti, ma non poteva neppure lontanamente immaginare, lo speranzoso Spinoza, che le catene della prigionia sarebbero state serrate ai piedi dei suoi discendenti per un semplice disegno. Per una faccina. Si chiamano emoticon: i giovanissimi ne fanno un uso smodato, sostituendo con una smorfia virtuale interi pezzi di conversazione. Gli adulti si sono adeguati di buon grado, e non di rado \u2013 anzi sempre pi\u00f9 spesso \u2013 capita di ricevere messaggi e comunicazioni chiuse da una sequenza di due punti, un trattino ed una parentesi chiusa che si trasformano in un sorriso.<img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-249\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2016\/12\/emoticons-sad_ok-300x300.jpg\" alt=\"emoticons-sad_ok\" width=\"300\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>Quasi una banalit\u00e0, nell\u2019era della tecnologia. Eppure, alquanto insidiosa. Al punto da portare dritto dietro le sbarre. \u00c8 successo ad un tizio di Ragusa, di suo non proprio\u00a0uno stinco di santo. Per aver mancato nei riguardi della giustizia era finito ai domiciliari. Ma da casa aveva continuato a parlare col resto del mondo, seduto davanti ad una tastiera. Chattava e navigava, l\u2019ignaro recluso condominiale, inconsapevole del destino che lo attendeva. Un bel giorno a casa sua sono tornati i Carabinieri e fatte scattare le manette ai polsi lo hanno sbattuto\u00a0al fresco. A muovere i gendarmi, un ordine del Tribunale, che si doleva non del fatto che un carcerato casalingo continuasse a dialogare con chiunque, nonostante la sua condizione. Nient\u2019affatto: a far spalancare le porte della cella un messaggio scritto dal giovane su facebook. Non parole, e neppure immagini cruente. Solo una faccina. Un emoticon raffigurante un volto ingrugnato e rabbioso. L\u2019emblema di una minaccia, per i giudici. E per il giovane internauta domestico non c\u2019\u00e8 stato nulla da fare. Il Riesame ha confermato l\u2019ordinanza del Gip e da ultimo, lo scorso novembre, con sentenza depositata un paio di giorni fa, la Corte di Cassazione ha calato il jolly e chiuso la partita: arresto legittimo e detenzione carceraria sacrosanta perch\u00e9 quell\u2019emoticon indicava una minaccia reale e concreta. \u00abIl messaggio diffuso sul social network \u2013 argomentano gli ermellini \u2013 \u00e8 oggettivamente criptico per i pi\u00f9 ed indirizzato a chi pu\u00f2 comprendere perch\u00e9 sottintende qualcosa di riservato e conosciuto da una ristretta cerchia di persone ed \u00e8 chiaramente intimidatorio\u00bb. A renderlo tale, \u00absia pure a dispetto del tono volutamente suggestivo, le coloratissime emoticon, ancor pi\u00f9 chiaramente intimidatorie\u00bb.<\/p>\n<p>Insomma, adesso si rischia la galera\u00a0per uno smile postato magari erroneamente sulla bacheca di qualcuno in lutto (chiaro delitto contro la piet\u00e0 dei defunti), per un pollice verso inviato ad un politico (offesa ad un corpo istituzionale), per un cuore o un bacio recapitati ad un numero sbagliato (chiarissimo esempio di stalking). Esagerazioni, certo. Che per\u00f2 non cancellano, nonostante la loro carica provocatoria, il senso concreto della vicenda: dopo Dio ed il collasso del buon senso, \u00e8 morta anche la ragione. Con buona pace di quell\u2019utopista di Baruch Spinoza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abGli uomini s\u2019ingannano nel credersi liberi\u00bb. Lo scriveva, nella seconda met\u00e0 del Seicento o gi\u00f9 di l\u00ec, il filosofo olandese Baruch Spinoza. 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