{"id":251,"date":"2016-12-19T20:17:16","date_gmt":"2016-12-19T19:17:16","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/?p=251"},"modified":"2016-12-19T21:59:00","modified_gmt":"2016-12-19T20:59:00","slug":"lasciateci-almeno-lora-di-religione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/2016\/12\/19\/lasciateci-almeno-lora-di-religione\/","title":{"rendered":"Lasciateci almeno l&#8217;ora di religione"},"content":{"rendered":"<p>Abolite l\u2019ora di religione. Cos\u00ec com\u2019\u00e8 non serve. Cambiatela e trasformatela in educazione religiosa, coinvolgendo gli islamici.<\/p>\n<p>Lo dicono da sempre atei e laici laicisti. Lo sostiene adesso, sia pur con sfumature pi\u00f9 dolci, anche un pezzo di Chiesa ufficiale. E ci\u00f2 induce ad un supplemento di riflessione.<\/p>\n<p>La proposta \u00e8 saltata fuori a Bologna, ad un convegno della Cisl. A farsene interprete un sacerdote, don Raffaele Buono. Non uno qualunque, visto il ruolo di delegato per l\u2019insegnamento della religione cattolica ricoperto per conto della Conferenza episcopale dell\u2019Emilia Romagna. Secondo il parroco bolognese, sarebbe giunto il momento di finirla con l\u2019ora di religione cattolica. Da trasformare, a suo parere, in insegnamento non pi\u00f9 riservato alla conoscenza e diffusione del cattolicesimo, bens\u00ec \u00abal tema globale dell\u2019approccio religioso alla vita, da parte dei cristiani, degli islamici e anche degli atei\u00bb. Insomma, ha sparigliato don Buono, \u00abapriamo l\u2019ora di religione a tutti, facendo capire ai migranti di altre religioni che non arrivano in un luogo che \u00e8 tabula rasa\u00bb.<img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-252\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2016\/12\/scuola-ora-di-religione-300x225.jpg\" alt=\"scuola-ora-di-religione\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/p>\n<p>Col dovuto rispetto per la talare ed il principio della pluralit\u00e0 delle idee,\u00a0pare di ritornare a cavallo tra Ottocento e Novecento, quando in Francia fu disposto per legge l\u2019esilio del cattolicesimo dalla vita pubblica: nel giro di un quarto di secolo si susseguirono l\u2019obbligo del servizio militare per i seminaristi, l\u2019annullamento del carattere confessionale dei cimiteri, la dichiarazione della laicit\u00e0 assoluta dell\u2019insegnamento nelle scuole, fino ad arrivare alla soppressione delle preghiere pubbliche, alla repressione delle congregazioni religiose e, nel 1905, alla definitiva, radicale, completa separazione dallo Stato della Chiesa, ridotta al rango di societ\u00e0 privata.<\/p>\n<p>Dunque, come gi\u00e0 prima nei secoli, oggi sembra di risentire l\u2019eco dei passi che portarono alla marginalizzazione di Cristo dalla vita pubblica, fino a farne questione intima, come del resto dettava qualche tempo fa in Italia Paolo Flores D\u2019Arcais: \u00abLa religione \u00e8 compatibile con la democrazia solo se disponibile e assuefatta all\u2019esilio di Dio dalle vicende e dai conflitti della cittadinanza solo se pronta a praticare il primo comandamento della sovranit\u00e0 repubblicana: non pronunciare il nome di Dio in luogo pubblico\u00bb.<\/p>\n<p>Un\u00a0argomentare\u00a0siffatto, per quanto legittimo, appare francamente aberrante. Sia perch\u00e9 paradossalmente ispirato alla negazione di quella libert\u00e0 che si pretende di ricercare e si finisce per imporre, sia perch\u00e8 per la Chiesa vi \u00e8 spazio nell\u2019agor\u00e0, come dimostrano le esperienze maturate dopo la cacciata di Cristo da scuole e piazze. Non a caso anche diversi studiosi, e tra essi l\u2019americano Thomas Farr, vanno ripetendo che i guai dell\u2019Occidente secolarizzato siano da ricondursi alla deliberata e incomprensibile scelta di rinunciare a quella che invece \u00e8 linfa vitale della vita democratica di una nazione. Pure per questo, assurdo suona che, pi\u00f9 o meno involontariamente, ai processi di marginalizzazione presti il fianco la stessa Chiesa, forse nella convinzione di ritrovare centralit\u00e0 attraverso l\u2019accantonamento di pezzi di identit\u00e0 considerati troppo antichi per sopravvivere al presente che avanza impetuoso e ansiosa di mostrarsi accogliente di fronte ai devoti di altre fedi che nemmeno ammettono, nelle terre di provenienza, il principio della reciprocit\u00e0 ed anzi \u2013 se non tutti in parte \u2013 non nascondono il desiderio di una colonizzazione religiosa forzata dei luoghi di nuovo insediamento.<\/p>\n<p>Magari ha ragione chi sostiene questa tesi, e chi non lo comprende e non s\u2019adegua \u2013 ed io tra costoro, lo confesso &#8211; \u00e8 solo uno in ritardo con la storia ed il futuro. Ma volendo adottare questi termini di ragionamento, senza arrivare a scomodare la coerenza non pu\u00f2 non desumersene una conseguenza logica: se l\u2019ora di religione deve trasformarsi in educazione al sentimento civico religioso, che lo Stato allora faccia a meno della moltitudine di insegnanti di religione cattolica, o per lo meno li scelga per concorso pubblico, pure tra gli islamici. E magari, visto che c\u2019\u00e8, dia una sforbiciata ancheall\u20198 per mille: se il paradigma del progressismo \u00e8 l\u2019abbraccio universale di Cristo, ben si pu\u00f2 fare a meno del denaro, del quale il Messia aveva un concetto preciso e universalmente noto, per quanto ignorato. Molte volte anche in ambito ecclesiale.<\/p>\n<p>Si \u00e8 capito: fosse per me, che prete non sono ma in compenso sono peccatore, e pure di buona qualit\u00e0, lavorerei per una Chiesa orgogliosa e ferma nella difesa della propria identit\u00e0, certo pronta al dialogo ed all\u2019interazione-integrazione religiosa, ma soprattutto pulita dentro, senza pedofili n\u00e9 affaristi, capace di puntare sulla formazione dei suoi giovani preti, sulla trasparenza ed efficienza\u00a0della gestione delle risorse umane ed economiche, e di spalancare le sue porte anche ai laici. Non per farne comproprietari di parrocchie e basiliche, ma lievito e sale, nello spirito in larga parte ancora ignorato del Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p>Aspirazioni forse superate, perch\u00e9 magari gi\u00e0 realizzate sebbene non visibili a tutti, mentre non manca chi ripensa alle parole di Pier Paolo Pasolini: professarsi laici, liberali, a volte necessariamente avanguardisti, \u00abnon significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi ad un mondo solo apparentemente funzionante, con le sue leggi allettanti e crudeli\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Abolite l\u2019ora di religione. Cos\u00ec com\u2019\u00e8 non serve. Cambiatela e trasformatela in educazione religiosa, coinvolgendo gli islamici. Lo dicono da sempre atei e laici laicisti. Lo sostiene adesso, sia pur con sfumature pi\u00f9 dolci, anche un pezzo di Chiesa ufficiale. E ci\u00f2 induce ad un supplemento di riflessione. 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