{"id":267,"date":"2017-01-25T18:19:52","date_gmt":"2017-01-25T17:19:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/?p=267"},"modified":"2017-01-25T18:19:52","modified_gmt":"2017-01-25T17:19:52","slug":"contro-il-logorio-della-famiglia-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/2017\/01\/25\/contro-il-logorio-della-famiglia-moderna\/","title":{"rendered":"Contro il logorio della famiglia moderna"},"content":{"rendered":"<p>Ricordo\u00a0ancora\u00a0quando a scuola, per punire una monelleria, il maestro\u00a0dispensava bacchettate sulle mani degli indisciplinati. Non lo dimentico perch\u00e8 poi a casa mamma e pap\u00e0 davano il resto, raddoppiando la pena. Impensabile al giorno d&#8217;oggi. E forse \u00e8 giusto cos\u00ec. Ma nel passaggio alla nuova epoca molte cose sono state lasciate indietro, insieme alla riga del castigo. In primis l&#8217;educazione.<\/p>\n<p>E&#8217; notizia fresca di giornata quella che arriva da Treviso: al liceo &#8220;Duca degli Abruzzi&#8221; uno studente che s&#8217;era visto ritirare dal suo insegnante il cellulare, usato nelle ore di lezione, ha denunciato il prof ai Carabinieri per abuso di potere. In realt\u00e0 il docente aveva lasciato\u00a0il telefonino in presidenza perch\u00e8 fosse riconsegnato ai genitori del liceale, ma il giovane non voleva attendere il ritorno dei familiari da un viaggio fuori citt\u00e0\u00a0e di fronte al rifiuto incassato s&#8217;\u00e8 rivolto ai tutori dell&#8217;ordine.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-268\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2017\/01\/prison_0-300x225.jpg\" alt=\"prison_0\" width=\"300\" height=\"225\" \/>Inchiesta aperta, dunque, e indagini in corso. Con tanto di immancabile polemica &#8211; anche politica &#8211; sulla legittimit\u00e0 dell&#8217;operato del malcapitato\u00a0professore, accusato addirittura di aver proceduto ad un sequestro paragiudiziario, pur senza essere un giudice. Sul punto,\u00a0in realt\u00e0, poco sembra vi sia\u00a0da dire: \u00e8 arcinota, proprio\u00a0agli studenti,\u00a0la circolare del ministero della pubblica istruzione\u00a0con la\u00a0quale si rileva che \u00abl\u2019uso del cellulare rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente, configurando, pertanto, un\u2019infrazione disciplinare sanzionabile attraverso provvedimenti\u00bb che prevedono anche \u00abattivit\u00e0 riparatorie di rilevanza sociale come la pulizia delle aule, attivit\u00e0 di assistenza o volontariato\u00bb, oltre che \u00abadeguate sanzioni, ivi compresa quella del ritiro temporaneo del cellulare durante le ore di lezione\u00bb.<\/p>\n<p>Insomma, caso chiuso. Resta invece aperta\u00a0la questione che il sacrificio dell&#8217;eroico insegnante trevisano evidenza: chi fa il proprio dovere passa i guai. Ancor\u00a0pi\u00f9 in un ambito, come quello dell&#8217;educazione, dove ormai ogni regola e tutti i punti di riferimento sembrano essere saltati. Per dire:\u00a0lo scorso novembre, a Palermo, padre e madre hanno pazientemente atteso davanti ai cancelli dell&#8217;istituto comprensivo il maestro del figlio ed una volta avutolo a tiro lo hanno malmenato: in classe aveva osato sgridare il loro rampollo.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dei singoli e specifici casi, sul piano generale \u00e8 possibile &#8211; anzi doverosa &#8211; una riflessione sul tipo di educazione che le famiglie impartiscono\u00a0&#8211; ormai da qualche tempo &#8211; ai figli. Questione apparentemente privata, poich\u00e8 confinata tra le mura domestiche, ma ormai di rilevanza pubblica: il rischio, ben evidente, \u00e8 infatti che il baratro educativo faccia saltare gli equilibri della convivenza ed il residuo rispetto per le regole, schiudendo le porte ad un&#8217;ordalia di egoismi e prevaricazioni difficile &#8211; se non impossibile &#8211; da arginare.<\/p>\n<p>Le famiglie, in ci\u00f2, hanno gravi responsabilit\u00e0, certo acuite dalle disattenzioni delle politiche di governo ai temi della formazione, ma pur sempre riconducibili primariamente alla sfera genitoriale: padri e madri affetti dalla sindrome di Peter Pan, incapaci di vivere il senso di responsabilit\u00e0 che il loro ruolo imporrebbe, hanno finito per trasformarsi in sindacalisti della prole, ergendosi a\u00a0scudi umani a difesa delle insidie (anche di quelle soltanto presunte) della vita.<\/p>\n<p>Analisi gi\u00e0 note. A\u00a0mancare sono le soluzioni. Per quanto insufficiente, sarebbe un buon inizio quantomeno evitare il ricorso alla retorica, utilizzata quale ennesima attenuante: il mondo va cos\u00ec, chi non lo capisce e non s&#8217;adegua \u00e8 un vecchio pazzo. No, cari signori. Per\u00a0voi che ritenete\u00a0che gli uomini siano cattivi perch\u00e8 i tempi sono cattivi una risposta c&#8217;\u00e8, e l&#8217;ha data secoli fa sant&#8217;Agostino: \u00abVivano bene, gli uomini, ed i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ricordo\u00a0ancora\u00a0quando a scuola, per punire una monelleria, il maestro\u00a0dispensava bacchettate sulle mani degli indisciplinati. Non lo dimentico perch\u00e8 poi a casa mamma e pap\u00e0 davano il resto, raddoppiando la pena. Impensabile al giorno d&#8217;oggi. E forse \u00e8 giusto cos\u00ec. Ma nel passaggio alla nuova epoca molte cose sono state lasciate indietro, insieme alla riga del castigo. In primis l&#8217;educazione. E&#8217; notizia fresca di giornata quella che arriva da Treviso: al liceo &#8220;Duca degli Abruzzi&#8221; uno studente che s&#8217;era visto ritirare dal suo insegnante il cellulare, usato nelle ore di lezione, ha denunciato il prof ai Carabinieri per abuso di potere. 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