{"id":278,"date":"2017-02-08T18:04:40","date_gmt":"2017-02-08T17:04:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/?p=278"},"modified":"2017-02-08T18:04:40","modified_gmt":"2017-02-08T17:04:40","slug":"asini-alluniversita-bocciateli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/2017\/02\/08\/asini-alluniversita-bocciateli\/","title":{"rendered":"Asini all&#8217;universit\u00e0? Bocciateli!"},"content":{"rendered":"<p>I conti non tornano. La logica nemmeno, ma quello sarebbe il meno, in un Paese coscientemente restio ai ragionamenti\u00a0perch\u00e9 \u2013 si sa \u2013 gli scemi non vanno alla guerra. Non ci vanno neppure i 600 docenti universitari che tra spari di cannone evidentemente a salve qualche giorno fa hanno diffuso un accorato appello. Il succo? Gli studenti non conoscono la grammatica e questa sarebbe &#8211; per come in effetti \u00e8 &#8211; \u00abuna tragedia nazionale\u00bb<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2017\/02\/amore-grammaticalmente-scorretto-12.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-279\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2017\/02\/amore-grammaticalmente-scorretto-12-300x300.jpg\" alt=\"amore-grammaticalmente-scorretto-12\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2017\/02\/amore-grammaticalmente-scorretto-12-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2017\/02\/amore-grammaticalmente-scorretto-12-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2017\/02\/amore-grammaticalmente-scorretto-12.jpg 625w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>.<\/p>\n<p>Ma\u00a0qualcosa non quadra. \u00abCirca i tre quarti degli studenti delle triennali sono di fatto analfabeti, con errori appena tollerabili in terza elementare\u00bb, scrivono gli accademici. Ora, stando ai dati forniti dall\u2019Ocse e da altri enti, con riferimento all\u2019ultimo lustro risulta che gli immatricolati siano stati annualmente all\u2019incirca 270.000 e che, mediamente, si siano avuti ogni 12 mesi 200.000 laureati, come avvenuto nel 2015. Insomma, pure in un contesto in cui le immatricolazioni &#8211; specie quelle di giovani residenti al Meridione &#8211; crollano rispetto al primo decennio del secolo perch\u00e9 i giovani alle universit\u00e0 manco pi\u00f9 si iscrivono (e su questo sarebbe il caso di fermarsi a riflettere), le lauree sfornate sono pur sempre rilevanti, in percentuale,\u00a0rispetto agli iscritti. Se la matematica non \u00e8 un\u2019opinione, v\u2019\u00e8 da ritenere che tra i laureati ve ne siano dunque molti incapaci di leggere e scrivere correttamente in italiano. Al che la domanda sorge spontanea: chi ha promosso asini patentati? Chi ha consentito che negli ospedali, nei tribunali, nelle scuole (sigh!) potesse aggirarsi\u00a0gente incapace di scrivere un referto medico, un atto di citazione, un dettato? La risposta \u00e8 tra le righe del\u00a0grido di dolore: \u00abAbbiamo bisogno di una scuola esigente nel controllo degli apprendimenti\u00bb. Colpa della scuola, allora. Ma perch\u00e9 i professori delle universit\u00e0 non iniziano a dare il buon esempio, negando voti alti e laurea ai loro allievi \u2013 come li chiamano loro \u2013 semianalfabeti?<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro: la crisi esiste, ma non \u00e8 figlia del presente: i laureandi di oggi (che di quel che capita non hanno nessuna colpa, anche se ne scontano la pena) hanno iniziato gli studi\u00a0negli anni Novanta, in un panorama scolastico disegnato da ministri colti, gente della Prima Repubblica tanto apprezzata quanto a capacit\u00e0 e competenze politiche e culturali. Il risultato \u00e8 evidente. Non sarebbe allora il caso di interrogarsi\u00a0&#8211; anche &#8211;\u00a0sull\u2019incidenza che sul fenomeno, al netto di programmi confusionari e riforme sballate, hanno avuto e continuano ad avere la disgregazione delle famiglie e la mortificazione degli\u00a0insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, universit\u00e0 inclusa, spogliati del loro ruolo e ridotti &#8211; a volte per propria libera scelta &#8211;\u00a0a trasferire nozioni pi\u00f9 che sapere, con tacita\u00a0rinuncia al compito di educare?<\/p>\n<p>Non \u00e8 un libro, non \u00e8 un metodo, non sono i programmi \u2013 o per lo meno, non sono solo quelli \u2013 a forgiare uno studente. Serve ben altro. E non arriver\u00e0 certo dal Parlamento, men che meno dal Governo, ai quali i 600 docenti si sono rivolti. Tra i destinatari anche la ministra dell\u2019istruzione, Valeria Fedeli, che s\u2019\u00e8 affrettata a far sapere: \u00abLa scuola \u00e8 un fallimento. La rivoluzioneremo\u00bb. Parola di ministro con finta laurea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>I conti non tornano. La logica nemmeno, ma quello sarebbe il meno, in un Paese coscientemente restio ai ragionamenti\u00a0perch\u00e9 \u2013 si sa \u2013 gli scemi non vanno alla guerra. Non ci vanno neppure i 600 docenti universitari che tra spari di cannone evidentemente a salve qualche giorno fa hanno diffuso un accorato appello. Il succo? Gli studenti non conoscono la grammatica e questa sarebbe &#8211; per come in effetti \u00e8 &#8211; \u00abuna tragedia nazionale\u00bb. Ma\u00a0qualcosa non quadra. \u00abCirca i tre quarti degli studenti delle triennali sono di fatto analfabeti, con errori appena tollerabili in terza elementare\u00bb, scrivono gli accademici. 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