{"id":341,"date":"2017-08-21T22:27:21","date_gmt":"2017-08-21T20:27:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/?p=341"},"modified":"2017-08-22T08:26:45","modified_gmt":"2017-08-22T06:26:45","slug":"vittime-di-antimafia-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/2017\/08\/21\/vittime-di-antimafia-2\/","title":{"rendered":"Vittime di antimafia"},"content":{"rendered":"<p>Dove tutto \u00e8 mafia, niente \u00e8 mafia.<\/p>\n<p>Massimo Salsano da che parte stare l\u2019aveva sempre saputo: da quella di chi la legge la difende e la fa applicare. Di pi\u00f9: dalla parte di chi la rappresenta. Ma il 10 Luglio del 2014 d\u2019improvviso s\u2019era ritrovato sbattuto dall\u2019altra parte della barricata. Quell\u2019anno, il 21 di Giugno, Papa Francesco era sceso a Sibari, e dal cuore della Piana che fu degli Achei, e che negli ultimi 40 anni \u00e8 diventata feudo di \u2018ndrangheta, lanciava il suo anatema contro i mafiosi. Scomunica, atto simbolico di potenza dirompente, per dire agli uomini ed alle donne dei clan: inutile cercare di carpire il consenso popolare strumentalizzando la religione, perch\u00e9 dove c\u2019\u00e8 Vangelo non pu\u00f2 esserci mafia. E viceversa. N\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di quello che la Chiesa aveva sancito nel Maggio del 2013, elevando agli onori degli altari Pino Puglisi, parroco di Brancaccio ucciso in odium fidei su ordine dei Graviano: lo ammazzarono perch\u00e9 da prete \u2013 attraverso la predicazione, l\u2019esempio e l\u2019impegno civile e sociale \u2013 sottraeva alle cosche manovalanza e consenso popolare. Senza neppure un titolo di giornale o una comparsata nei salotti televisivi.<img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-338\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2017\/08\/professionisti-antimafia-art-giornale-300x76.jpg\" alt=\"professionisti-antimafia-art-giornale\" width=\"300\" height=\"76\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2017\/08\/professionisti-antimafia-art-giornale-300x76.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2017\/08\/professionisti-antimafia-art-giornale-1024x259.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2017\/08\/professionisti-antimafia-art-giornale.jpg 1188w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Ne aveva sentito parlare, il maresciallo Salsano. E forse in cuor suo pensava che fosse cosa buona e giusta. Che fosse anzi normale tirare una linea, finalmente netta, e tenere fuori dalle cose di Chiesa \u2013 e dalle chiese \u2013 picciotti e padrini. Ma non era di certo affar suo. Lui, uomo di legge, doveva pensare ad altro. E lo stava facendo, in quel caldo giorno d\u2019estate, mentre coi suoi carabinieri seguiva da vicino la statua del Patrono, in processione per le vie del paese. Un paese, San Procopio, spesso in cronaca e segnato dalla violenza criminale. Tragicamente normale, nella terra dove la pianura si fa montagna che prende il nome d\u2019Aspromonte. Da queste parti chi resta non va perch\u00e9 non sa dove andare. Perch\u00e9 magari vorrebbe e non pu\u00f2. O magari ostinatamente vuole restare, perch\u00e9 crede che qualcosa possa ancora cambiare, anche appresso ad una statua.<\/p>\n<p>Ma il destino che per secoli s\u2019era ripetuto uguale il 10\u00a0Luglio del 2014 scarta e cambia. La processione ferma il suo cammino. Pochi secondi, una ventina appena, mentre una donna va incontro alla statua a segnarsi la croce. \u00c8 la pietra dello scandalo: la sosta viene spacciata per inchino. Un omaggio ai padroni del paese, strillano i giornaloni e le reti dell\u2019antimafia militante che incrociano i fatti d\u2019Aspromonte con la scomunica papale. Lo scandalo \u00e8 servito. E per il ligio maresciallo Salsano si schiudono le porte dell\u2019inferno: superiori e autorit\u00e0 varie chiedono come sia possibile che la statua d\u2019un santo venga portata ad ossequiare gli \u2018ndranghetisti mentre \u00e8 scortata dai carabinieri. Il sottufficiale non ha bisogno di difendersi. Scrive ci\u00f2 che ha visto. I suoi occhi raccontano di una pausa casuale, in un punto come un altro, affatto coincidente con l\u2019uscio dell\u2019abitazione del boss del luogo, Nicola Alvaro. Ma non gli credono. La macchina mediatica ormai in moto lo travolge. Le grandi firme e gli opinionisti televisivi dall\u2019indignazione facile ed un tanto al chilo riciclano il pi\u00f9 trito dei luoghi comuni: sui monti di Calabria si fanno carte false pur di coprire la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Inevitabilmente, il comandante di Stazione Massimo Salsano finisce nel registro degli indagati. E con lui il\u00a0parroco, il sindaco ed il vicesindaco. Loro indagati di calunnia aggravata da modalit\u00e0 mafiose. Lui di aver scritto una relazione di servizio attestando il falso. E mentre l\u2019antimafia che vede mafia dappertutto tranne dove c\u2019\u00e8, che la scorge finanche nelle scritte di vernice sui muri (come se i mafiosi avessero sostituito le bombolette spray ai kalashnikov), il maresciallo si trova sotto la lente della Dda. E ci resta per tre anni. Fino a quando un giudice si ricorda di quel fascicolo ancora aperto e decide di trattarlo. Che poi, da fare c\u2019\u00e8 poco: la stessa Procura, resasi conto dell\u2019abbaglio, ha gi\u00e0 richiesto l\u2019archiviazione. Non c\u2019\u00e8 bisogno, insomma, nemmeno di andare a processo: gli indagati vanno prosciolti. Anche Salsano. Le indagini hanno permesso di acclarare che la processione si ferm\u00f2 casualmente per meno di mezzo minuto, che quando il fatto avvenne il boss non era nemmeno in paese, che a muoversi verso la statua (e non il contrario) fu la moglie di Alvaro. Il tutto ripreso dalla telecamera di un impianto di videosorveglianza, e dunque a prova di smentita. \u00abNon c\u2019\u00e8 stata alcuna anomalia\u00bb, precisa il gip provvedimento di archiviazione: \u00abSolo una fermata, tra le tante, preceduta dall\u2019offerta votiva al Santo Patrono\u00bb.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la verit\u00e0 fosse riconosciuta, sono stati per\u00f2 necessari pi\u00f9 di tre anni. E quando la voce del proscioglimento s\u2019\u00e8 diffusa, gli antimafiosi di professione non hanno fatto una piega. A carriera fatta, si sono ben guardati finanche dal concedere qualche riga alla notizia. Del resto, \u00abil popolo, la democrazia\u00bb, annotava amaro Leonardo Sciascia, \u00absono belle invenzioni: cose inventate a tavolino da da gente che sa mettere una parola in culo all\u2019altra e tutte le parole nel culo dell\u2019umanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>E cos\u00ec giusti sotto inchiesta, mafiosi in libert\u00e0. \u00c8 la regola, dove tutto \u00e8 mafia e niente \u00e8 mafia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dove tutto \u00e8 mafia, niente \u00e8 mafia. Massimo Salsano da che parte stare l\u2019aveva sempre saputo: da quella di chi la legge la difende e la fa applicare. Di pi\u00f9: dalla parte di chi la rappresenta. Ma il 10 Luglio del 2014 d\u2019improvviso s\u2019era ritrovato sbattuto dall\u2019altra parte della barricata. Quell\u2019anno, il 21 di Giugno, Papa Francesco era sceso a Sibari, e dal cuore della Piana che fu degli Achei, e che negli ultimi 40 anni \u00e8 diventata feudo di \u2018ndrangheta, lanciava il suo anatema contro i mafiosi. 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