{"id":365,"date":"2017-11-22T20:00:38","date_gmt":"2017-11-22T19:00:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/?p=365"},"modified":"2017-11-22T20:00:38","modified_gmt":"2017-11-22T19:00:38","slug":"madri-per-gioco-in-nome-della-legge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/2017\/11\/22\/madri-per-gioco-in-nome-della-legge\/","title":{"rendered":"Madri per gioco in nome della legge"},"content":{"rendered":"<p>\u201cMamma, perch\u00e9 non mi ami?\u201d, chiedeva la bambina in lacrime. \u201cNon lo so, Fatima, non ne sono capace, non ci riesco\u201d, risponde la donna.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un libro, edito in Francia, scritto da Farah Kay. Per molti versi un\u2019autobiografia, che racconta di quando le madri non sanno costruire con le figlie\u00a0alcun tipo di complicit\u00e0, non sanno difenderle e neppure sottrarle ai mariti che si vestono da orchi e ne abusano sessualmente. \u00c8 la storia della violenza sulle donne permessa dalle stesse donne. Ma \u00e8 pure, al di fuori dei confini del romanzo, la visione che della vita e del diritto hanno in Italia i giudici. L\u2019altro giorno la Quarta Sezione penale della Cassazione ha stabilito, senza troppi fronzoli, che se tra le mura domestiche un padre costringe la figlia minorenne a soddisfare le sue voglie, la madre che sa e vede tutto e nulla fa per impedire la violenza o almeno per evitarne il ripetersi, non \u00e8 tenuta a denunciare l\u2019uomo. Nessun obbligo giuridico: pu\u00f2 tranquillamente voltarsi dall\u2019altra parte e far finta di niente. Cos\u00ec una donna che in provincia di Vibo Valentia sin dal 2005 aveva lasciato che il marito rubasse l\u2019infanzia alla fanciulla nata dal loro matrimonio s\u2019\u00e8 vista annullare le sentenze di condanna che, in primo e secondo grado, le erano state inflitte per le sue omissioni, per l\u2019incapacit\u00e0 di essere genitrice, per l\u2019indifferenza dimostrata da madre. Insomma, per la legge e per chi \u2013 in nome del popolo \u2013 la amministra, essere madre non \u00e8 un dovere. \u00c8 qualcosa che capita e di cui si pu\u00f2 fare a meno, cos\u00ec come \u2013 par di capire \u2013 \u00a0agevolmente si pu\u00f2 rinunciare alle incombenze (a volte certo faticose ed improbe) legate alla genitorialit\u00e0 o, nello specifico, alla maternit\u00e0.<img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-366\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2017\/11\/images.jpeg\" alt=\"images\" width=\"284\" height=\"177\" \/><\/p>\n<p>Viene allora il dubbio che tante, tantissime pagine di letteratura, ed ancor pi\u00f9 numerose storie ignote ma eroiche di madri quotidianamente dedite al sacrificio per amore dei figli (se necessario anche contro i padri) siano solo inchiostro e sangue perduti. Tuttavia, e non per il Natale ormai alle viste, si rafforza la convinzione\u00a0che a furia di stare dalla parte del torto, di fronte ad un mondo che pretende di avere ragione senza saperne il perch\u00e9, si finisca con lo stare meglio. Quasi una fede la convinzione (o l&#8217;illusione) che i giudici come gli uomini possano sbagliare (e sbagliano spesso), che una madre non s\u2019arrenda mai alla sofferenza della sua carne e che sempre e comunque, anche quando le due condizioni non si avverano, una figlia sia in grado di rinascere. Come Fatima, da bruco calpestato a farfalla che impara a volare fino a diventare Farah, che si riprende la sua vita e impara ad amarsi, ad amare. Nonostante tutto, e tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cMamma, perch\u00e9 non mi ami?\u201d, chiedeva la bambina in lacrime. \u201cNon lo so, Fatima, non ne sono capace, non ci riesco\u201d, risponde la donna. C\u2019\u00e8 un libro, edito in Francia, scritto da Farah Kay. 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