{"id":376,"date":"2018-08-03T16:05:19","date_gmt":"2018-08-03T14:05:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/?p=376"},"modified":"2018-08-03T17:00:11","modified_gmt":"2018-08-03T15:00:11","slug":"la-cultura-della-gogna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/2018\/08\/03\/la-cultura-della-gogna\/","title":{"rendered":"La cultura della gogna"},"content":{"rendered":"<p>Tiziana Cantone, nel settembre del 2016, per un video che la ritraeva in scene intime col suo compagno, s\u2019era uccisa sotto il peso della vergogna dopo che il filmato s\u2019era moltiplicato in rete, tracimato dalle chat di messaggistica in cui l\u2019uomo l\u2019aveva riversato. Quella morte non \u00e8 servita a niente. Solo a riempire di chiacchiere le giornate vuote. E nel tempo passato il peggio si \u00e8 radicato, prendendo il sopravvento sul buono e sul giusto, finanche sulla speranza.<img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-377\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2018\/08\/1986687_dfdd-300x103.jpg\" alt=\"1986687_dfdd\" width=\"300\" height=\"103\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2018\/08\/1986687_dfdd-300x103.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iacobini\/files\/2018\/08\/1986687_dfdd.jpg 660w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Cosenza non \u00e8 citt\u00e0 che faccia scandalo. Un pezzo di provincia italiana, come tanti ce ne sono. E forse pure per questo non ha fatto scandalo lontano dalle rive del Crati che due professionisti non pi\u00f9 giovanissimi si appartassero un giorno di fine Luglio e nella canicola pomeridiana, nel deserto d\u2019un parco all\u2019ombra d\u2019un albero che diventa alcova con le sue fresche frasche ad ombreggiare l\u2019erba brulla, si lasciassero andare ai piaceri della carne, divorati dal fuoco della passione che ribolle nelle vene quanto e pi\u00f9 dell\u2019afa africana. D\u2019improvviso sulla scena irrompono uomini in divisa. I due se ne tornano a casa con una denuncia per atti osceni in luogo pubblico. E fin qui non ci sarebbe racconto da imbastire, se non un\u2019ode all\u2019amor profano ed all\u2019indecenza che lo permea quando \u00e8 urlato ed esibito. Ma di mezzo c\u2019\u00e8 un video. Un filmato d\u2019un minuto e poco meno che svela i passi di chi s\u2019avvicina alla coppia e la scopre, mentre quella, attonita, veloce si riveste profondendosi in scuse e pentimenti, come avviene quando s\u2019\u00e8 presi con le mani nella marmellata o ci si giustifica, magari davanti ad un gendarme, d\u2019una colpa commessa con poco dolo e niente scienza. E qui il dubbio cresce e la storia si fa dramma: che quel video, \u00e8 l\u2019interrogativo, sia stato girato proprio da uno dei gendarmi operanti nella calura di quel d\u00ec di Luglio? Il sospetto \u00e8 forte, e lo coglie adesso anche la Procura di Cosenza, che dopo la denuncia degli amanti smarriti, traditi dall\u2019obiettivo di un qualche aggeggio elettronico, ha aperto un fascicolo per violazione della privacy.<\/p>\n<p>Finisce il fatto, cominciano i pensieri. Che due adulti consenzienti si stringano in un amplesso son fatti loro, che lo facciano per strada \u00e8 condotta censurabile, di fatto anche penalmente (per fortuna, ancora) punita. Ma non si ha diritto alcuno di sbeffeggiarli e metterli alla berlina, di esporli nelle piazze virtuali stretti in quella gogna moderna che sono diventati i telefonini ed i computer, come non s\u2019usa nemmeno per il peggiore dei delinquenti. E qui il dilemma e il suo tormento: chi ha girato quel video? Il sospetto \u2013 atroce e in cerca di provvidenziali smentite &#8211; \u00e8 che possa essere un appartenente alle forze dell\u2019ordine, uno di quelli interventi sul posto. Magari anche per difficilmente intuibili \u2013 ma pur sempre possibili \u2013 ragioni di servizio. E non \u00e8 nemmeno detto, ammesso che cos\u00ec siano andate davvero le cose, che poi sia stato lui stesso a diffonderle. Ma di fronte ad una vicenda del genere, e ad un\u2019eventualit\u00e0 simile, un no sdegnato e secco quanto subitaneo sarebbe stato lecito, anzi auspicabile. Invece sin qui solo silenzi e quasi imbarazzo, benzina per alimentare le fiamme del chiacchiericcio e bruciare verit\u00e0 e fiducia.<\/p>\n<p>Per sapere e capire \u2013 a giudicare penser\u00e0 chi crede di poterlo fare &#8211; sar\u00e0 necessario attendere l\u2019esito di un\u2019inchiesta giudiziaria. E poi magari un processo, ed un appello, e la Cassazione. Ma niente e nessuna pena potr\u00e0 mai resuscitare la dignit\u00e0 perduta n\u00e9 l\u2019umana piet\u00e0, ormai sepolte al lato del sepolcro dove gi\u00e0 giacevano l\u2019intelligenza e suo fratello, senso di responsabilit\u00e0. Che sia stata la mano d\u2019un passante, a registrare un amplesso dal sen sfuggito, sarebbe quasi una consolazione, almeno per le menti che non s\u2019arrendono all\u2019ineluttabilit\u00e0 del destino. Fosse stata Dio non voglia quello d\u2019un tutore delle forze dell\u2019ordine, ci sarebbe da apprestare un cartello su cui dipingere con vernice e pennello la figura d\u2019un mondo a pezzi e sotto un annuncio semplice: \u201cLocasi\u201d. Astenersi umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tiziana Cantone, nel settembre del 2016, per un video che la ritraeva in scene intime col suo compagno, s\u2019era uccisa sotto il peso della vergogna dopo che il filmato s\u2019era moltiplicato in rete, tracimato dalle chat di messaggistica in cui l\u2019uomo l\u2019aveva riversato. Quella morte non \u00e8 servita a niente. Solo a riempire di chiacchiere le giornate vuote. E nel tempo passato il peggio si \u00e8 radicato, prendendo il sopravvento sul buono e sul giusto, finanche sulla speranza. Cosenza non \u00e8 citt\u00e0 che faccia scandalo. Un pezzo di provincia italiana, come tanti ce ne sono. 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