{"id":1015,"date":"2020-05-17T17:13:48","date_gmt":"2020-05-17T15:13:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1015"},"modified":"2020-05-17T17:13:48","modified_gmt":"2020-05-17T15:13:48","slug":"etica-dellonore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2020\/05\/17\/etica-dellonore\/","title":{"rendered":"Etica dell&#8217;onore"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 120px\">Bisogna concedere parecchio all\u2019immaginario per definire in maniera precisa che cosa sia e\/o rappresenti, il termine \u2018onore\u2019. Quella sorta di provvisoria etica di frontiera, quel relativismo contemporaneo che ha addomesticato le menti e che contraddistingue la nostra epoca, garantisce un cambiamento radicale di valori che hanno perso o tendono a modificare del tutto il loro significato originario. E, cos\u00ec, ci sono parole come queste che ci spiazzano tanto da sembrare addirittura nuove, assumendo i tratti dei pi\u00f9 sofisticati neologismi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Ma il terrorismo verbale, fenomeno irrefrenabile che si nutre di dosi esponenziali di mieloso buonismo, questa volta non \u00e8 l\u2019unico responsabile della cacciata del termine dai nostri orizzonti culturali e civili perch\u00e9 \u00e8 la complessiva dimensione della modernit\u00e0 che, nel farci condividere una serie di pseudo-valori e nel farci accettare formati culturali unificanti, deprime e annulla sia l\u2019individuo che il senso della comunit\u00e0. E l\u2019onore, bisogna ricordarlo, \u00e8 legato sia all\u2019individuo che alla comunit\u00e0 in una sorta di interdipendenza che, per\u00f2, almeno in passato lo connotava e lo qualificava in maniera positiva. Al contrario, se tutto \u00e8 diluito nel globale non vale la pena di sacrificarsi. Oggi siamo di fronte a meccanismi impersonali che ci fanno perdere la consapevolezza del reale significato delle parole, cosicch\u00e9 ci sembra pi\u00f9 utile rincorrere obiettivi immediati e concreti: \u00abNel formicaio \u2013 scriveva Jean Cau \u2013 nessuno ha un onore. Vi sono soltanto delle regole funzionali. Delle leggi. Quanto meno la morale \u00e8 affare di ciascuno, tanto pi\u00f9 si moltiplicano le leggi. Direi che il numero delle leggi \u00e8 inversamente proporzionale al senso dell\u2019onore di coloro che le subiscono. E la pace uccide l\u2019onore, il quale come tutte le virt\u00f9 muore se ogni tanto non viene posto al cimento supremo. S\u00ec, ogni virt\u00f9 ha bisogno, spasmodicamente di venire esaltata\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Certo nel definire questo termine c\u2019\u00e8 il rischio che si possa da una parte scadere nella retorica e dall\u2019altra assistere inermi all\u2019ennesimo \u2018complesso di minorit\u00e0\u2019 rispetto alle sensibilit\u00e0 attuali e alla capacit\u00e0 soggettiva di ogni persona di interpretarlo correttamente, ma resta il fatto che esso, se ben inteso, pu\u00f2 rappresentare anche una particolare dimensione della libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Per definirlo, bisogna innanzitutto sgombrare il campo da ogni ipotesi di collegamento con stili e contenuti del nostro tempo sempre pi\u00f9 caratterizzato dalle nuove forme del pensiero debole anche perch\u00e9, come ci ricorda Veneziani, \u00abil senso dell\u2019onore \u00e8 il blasone dell\u2019etica comunitaria\u00bb. E noi, che viviamo in un\u2019epoca dove non prevalgono n\u00e9 forme, n\u00e9 contenuti di un\u2019etica comunitaria, dobbiamo essere eccessivamente ottimistici per rintracciarne i segni. E poi la convinzione che tutti gli uomini abbiano nascosto, in un angolo della loro anima, questo senso dell\u2019onore da tirar fuori all\u2019occorrenza, quello \u00abstimulo ardente\u00bb come lo definiva Guicciardini , \u00e8 una pretesa oltre che una convinzione azzardata.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">L\u2019onore indica il codice morale di un individuo e di un gruppo e deve essere maneggiato con cura. Un utilizzo sbagliato pu\u00f2 fargli assumere una vocazione che non gli si addice. Non \u00e8 un sentimento e non va affrontato in maniera contraddittoria, nonostante su di esso permangono interpretazioni fluide come i suoi sinonimi moderni, \u2018salvarsi la faccia\u2019 o \u2018pretendere rispetto\u2019, che tendono a farne oscillare continuamente il significato.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">L\u2019onore era uno dei principi ispiratori delle societ\u00e0 tradizionali e intercettava vari livelli e classi sociali. Si costruiva grazie a una cultura di riferimento, all\u2019ambiente sociale, alla storia e alla geografia. Nel senso che su di esso hanno influito i luoghi e il periodo storico. E questo non \u00e8 certamente il suo tempo. Una parola, dunque, essenzialmente legata alle societ\u00e0 tradizionali, dove forte era il senso comunitario e che, pur tra tante declinazioni, riusciva a mantenere un profilo chiaro. Oggi di quel codice d\u2019onore, che era poi il codice morale dei nostri cavalieri feudali, restano solo dei cascami. Certamente, il ritorno a queste tradizioni nelle forme che i nostri sistemi hanno assunto sarebbe impensabile, oltre che improponibile, e il fatto che si \u00e8 definitivamente voltata pagina lo aveva compreso gi\u00e0 Edmund Burke quando nelle sue <em>Riflessioni<\/em> ammoniva che al tempo dell\u2019antica cavalleria sarebbe seguito quello dei sofisti, degli economisti e dei calcolatori. Ma sul fatto che l\u2019onore desse un significato trascendente alla vita lo avevano confermato, seppur implicitamente, anche Marx ed Engels che avevano cos\u00ec spiegato la forza e la longevit\u00e0 di questi archetipi: \u00ab[\u2026] durante il tempo in cui l\u2019aristocrazia era dominante, i concetti di onore, fedelt\u00e0, eccetera erano dominanti, durante la dominazione della borghesia lo erano i concetti di libert\u00e0, equit\u00e0, eccetera\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">La sfida che per\u00f2 si presenta \u00e8 quella della multiformit\u00e0 dei significati e degli utilizzi attuali di questo concetto e, certo, non possiamo rimettere in gioco statiche inquadrature interpretative, visto che non sono mancati nel corso dei secoli punti di vista diversificati. Nell\u2019E<em>tica nicomachea<\/em>, Aristotele scrive che l\u2019onore \u00e8 il premio della virt\u00f9; Erasmo da Rotterdam (\u00abl\u2019onore alimenta la virt\u00f9\u00bb) e Tommaso d\u2019Aquino (\u00abl\u2019onore \u00e8 il premio di qualsiasi virt\u00f9\u00bb) lo legavano alla buona reputazione, quella che, per esempio, acquisivano in battaglia i cavalieri medievali. Cos\u00ec come \u00e8 stato anche legato al risentimento pi\u00f9 pratico per un torto subito o per un affronto, come ci ricorda Machiavelli nei <em>Discorsi sulla prima deca di Tito Livio<\/em>: \u00ab[\u2026] la roba e l\u2019onore sono quelle due cose che offendono pi\u00f9 gli uomini che alcuna altra offesa, e delle quali il principe si debbe guardare: perch\u00e9 \u00e8 non pu\u00f2 mai spogliare uno, tanto, che non gli rimanga uno coltello da vendicarsi: non pu\u00f2 mai tanto disonorare uno, che non gli resti uno animo ostinato alla vendetta\u00bb. Tuttavia, nei tempi moderni \u00e8 la perdita di un senso etico condiviso ad aver provocato un processo di dissoluzione e di corruzione del termine e ad averlo portato su traiettorie meno omogeneamente in linea con quanto descritto finora: il campo si \u00e8 ristretto dall\u2019onore mafioso al <em>cursus honorum<\/em> (anche se \u00abil titolo di studio \u2013 dir\u00e0 Marcel de Corte \u2013 non tiene conto dei fattori esistenziali alla vita, carattere, volont\u00e0, onore, dovere, senso morale e estetico. Il titolo di studio giudica soltanto dell\u2019intelligenza formale e rimane tutt\u2019altra cosa dall\u2019uomo nella sua interezza\u00bb). Il nostro immaginario si limita a poche declinazioni e anche \u00abin politica \u2013 scrive Veneziani \u2013 \u00e8 rimasta solo la grottesca eredit\u00e0 di un aggettivo tramutato in sostantivo: l\u2019onorevole. Una forma di pomposo ossequio fuori posto e fuori tempo. Nel linguaggio corrente dell\u2019onore sono rimasti in giro due sgradevoli succedanei: l\u2019onorario, eufemismo sussiegoso per un compenso che si preferisce chiamare in modo ipocrita; e le onoranze, che evocano le s pese funerarie\u00bb. Ma in passato l\u2019onore non era mai scaduto in queste diverse forme di riduzionismo, mentre era sempre stato in relazione a un\u2019etica che fondeva individuale e collettivo. D\u2019Annunzio ha coltivato l\u2019onore della Patria e lo ha fatto in stretta relazione al suo senso estetico che apparteneva alla sua sfera soggettiva. E a Fiume, con qualche migliaio di legionari che ne condividevano i furori ideali, lo speriment\u00f2. Cos\u00ec come accadde per il nazionalismo o per la Resistenza, che pur in tutte le loro variegate sfumature si sono sempre abbeverati alla fonte dell\u2019onore. Certo, anche in questo caso, a fronte di problemi e situazioni nuove, la reale comprensione del termine e della sua \u2018applicazione\u2019 si gioca sul filo del rasoio, in un rimando di interpretazioni e re-interpretazioni con tutte le conseguenze che ne possono derivare: \u00abPatria, sacra; sangue versato per essa, santo \u2013 scrive Federico Chabod \u2013. Ed ecco che da allora, effettivamente, voi sentite parlare di martiri per l\u2019indipendenza, la libert\u00e0, l\u2019unit\u00e0 della patria: i martiri del Risorgimento in genere, e in ispecie i martiri dello Spielberg, di Belfiore, eccetera. Gran mutare del senso delle parole! Per diciotto secoli, il termine di martire era stato riservato a coloro che versavano il proprio sangue per difendere la propria fede religiosa; martire era chi cadeva col nome di Cristo sulle labbra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">E proprio il pessimo uso fatto dalla storiografia moderna delle macerie belliche dell\u2019ultimo secolo ne ha inficiato il valore e il reale significato. Ci\u00f2 favoriva anche la nascita del senso di appartenenza a un gruppo politico dove si fortificheranno un nuovo senso dell\u2019onore, della dignit\u00e0, del sacrificio. Ma andando indietro nel tempo potrebbe essere un\u2019interessante operazione intellettuale giungere a una comprensione pi\u00f9 profonda del fenomeno controrivoluzionario e poi reazionario, attraverso solo la nota distintiva dell\u2019onore da salvare. Il pensiero cosiddetto reazionario, che non ha mai avuto diritto di cittadinanza nella nostra cultura, annovera intellettuali come Giacinto de\u2019 Sivo che accettano il rischio dell\u2019incomprensione e della galera per salvare l\u2019onore personale e collettivo. Con simile ottica si muove Spengler che elogia la sentinella di Pompei, che per non essere stato sciolto dalla consegna resta al suo posto ad attendere la fine.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Gianfranco De Turris, nel suo <em>Manualetto di autodifesa per il 2000 e oltre<\/em>, mostrava tutta la sua attenzione verso una auspicabile \u00absevera disciplina\u00bb che potesse far ritrovare \u00abnella propria coscienza e nella propria cultura il seme dei valori perenni, allo scopo di recuperare la Tradizione in modo rivoluzionario ed innovativo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Onorare la tradizione diventa, dunque, un fatto rivoluzionario, socialmente \u00e8 l\u2019unica trasgressione possibile. Siamo, tuttavia, spiritualmente fiaccati dalla modernit\u00e0 e perci\u00f2 sacrificare qualcosa per dei principi diventa pratica complicatissima. L\u2019onore \u00e8 scaduto, si \u00e8 laicizzato ed \u00e8 stato relegato in un angolo, al pari di ogni altra sensazione o sentimento esclusivamente personale; slegato dalla cultura, dagli ideali e, quindi, da una prospettiva comunitaria che lo poteva qualificare positivamente.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Brano tratto da <em>Manifesto antimoderno\u00a0<\/em><\/strong><strong>(Rubbettino editore, pp.80-87)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Bisogna concedere parecchio all\u2019immaginario per definire in maniera precisa che cosa sia e\/o rappresenti, il termine \u2018onore\u2019. 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