{"id":1018,"date":"2020-06-13T10:48:33","date_gmt":"2020-06-13T08:48:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1018"},"modified":"2020-06-13T10:57:39","modified_gmt":"2020-06-13T08:57:39","slug":"i-quaderni-neri-una-lettura-di-matteo-simonetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2020\/06\/13\/i-quaderni-neri-una-lettura-di-matteo-simonetti\/","title":{"rendered":"I Quaderni Neri. Una lettura di Matteo Simonetti"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 180px\">Se chiedessimo ad un pubblico di lettori quali siano stati gli scritti pi\u00f9 biasimati del Novecento e al centro di polemiche pi\u00f9 furiose e incattivite, la quasi totalit\u00e0 di essi non avrebbe alcun dubbio: citerebbe i <em>Quaderni Neri<\/em> di Martin Heidegger. Quei taccuini rilegati \u2013 appunto, in tela di colore nero \u2013 e che riprendono annotazioni filosofiche per un periodo che va dall\u2019inizio degli anni trenta alla fine degli anni sessanta, sono il caso filosofico e culturale del secolo. Lo scritto intorno al quale si sono mosse analisi trasversali, puntute, dotte o anche parziali ed interessate. E su questo non v\u2019\u00e8 alcun dubbio. Anche perch\u00e9 il triangolo nazismo, ebraismo e Heidegger, \u00e8 di quelli che non lasciano scampo a valutazioni equilibrate o pilatesche. In qualunque fronte d\u2019analisi ci si schieri il pericolo \u00e8 infatti quello di bruciarsi col fuoco dal momento che, nonostante siano passati decenni, gli interrogativa \u2013 nonostante si veli tutto dietro arzigogolamenti filosofici &#8211; restano gli stessi di sempre e, per tanti versi ancora insoluti: Heidegger fu nazista? Fu antisemita? E i <em>Quaderni neri<\/em> sono una propaggine filosofica rilevante di posizionamenti che intaccarono la sua sfera personale e politica?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Come mi \u00e8 capitato di scrivere anche in altre occasioni, ho il timore che non se ne possa venire definitivamente a capo. E per due motivi essenziali. In primo luogo, perch\u00e9 la scrittura, il filosofare, i percorsi, le inclinazioni di Heidegger sono assimilabili ad una pietra preziosa a cui si pu\u00f2 rivolgere uno sguardo veloce o una analisi approfondita ma da diverse angolature e che, perci\u00f2, gli stessi temi e i medesimi approcci e punti d\u2019approdo si possano confutare e contraddire a vicenda. In secondo luogo, c\u2019\u00e8 da ammettere che le sue connessioni personali dirette o indirette col nazismo, hanno fagocitato e tuttora fagocitano ogni lettura che voglia essere fredda e scientifica. Anche il testo pi\u00f9 serio su Heidegger, gira e rigira, come in una sorta di incredibile gioco dell\u2019oca, torna sempre al punto di partenza.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Ebbi modo di \u201csentire\u201d, un paio di anni fa, Francesco Alfieri ( docente alla Pontificia Universit\u00e0 Lateranense) per <em>Il Giornale<\/em>. Alfieri aveva pubblicato un voluminoso saggio insieme a Friedrich-Wilhelm von Herrmann (ultimo assistente di Heidegger), nel quale si mettevano in luce gli errori di traduzione e le glosse che avevano distorto il pensiero del filosofo. Per i due, molte delle distorsioni si sarebbero prodotte da termini mal interpretati come, per esempio, la parola <em>W\u00fcste<\/em> (\u00abdeserto\u00bb) che non doveva essere in alcun modo legata al popolo ebraico. Ma, ovviamente, non era l\u2019unica bizzarria segnalata. Un lavoro certosino, di traduzione e di riconversione perch\u00e9 il trasferimento da una versione all\u2019altra \u00e8 questione filologica, interpretativa ma anche di contenuti. E furono mesi in cui questo quadro analitico costruito negli anni da Donatella Di Cesare, una delle pi\u00f9 assidue studiose del filosofo tedesco, fu messo pesantemente al vaglio e sottoposto a fuoco incrociato.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/unnamed.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1019\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/unnamed-300x203.jpg\" alt=\"unnamed\" width=\"300\" height=\"203\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/unnamed-300x203.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/unnamed.jpg 512w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Da qualche tempo \u00e8 andato in stampa un volume di Matteo Simonetti, <em>I Quaderni Neri di Heidegger. Una lettura politica<\/em> (Idrovolante edizioni, p.270, euro 20) che ha il pregio di riprendere in maniera sistematica l\u2019intero arcipelago di queste interpretazioni operando, su ognuna di esse, analisi e controanalisi sistematiche.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Ecco&#8230; se nella <em>Prefazione<\/em> di Diego Fusaro, nella <em>Introduzione<\/em> e nel <em>Primo Capitolo<\/em>&#8230; quello sull\u2019eredit\u00e0 di Ernst Nolte, si ricompone lo scenario filosofico, il contesto generale, e si fa accenno ai rapporti del filosofo col nazismo, nei capitoli successivi si entra nella critica pi\u00f9 strutturata, tentando di valutare ogni singolo approccio. E dunque ritroviamo, l\u2019<em>Heidegger<\/em> di Donatella Di Cesare, quello di Peter Trawny, di Von Hermann e Alfieri, e poi quello di Faye, Farias, Fuchs, e ancora proseguendo, di molti altri.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Il lavoro di Simonetti \u00e8 una mappa, una sorta di cartina che ripercorre gli scenari ermeneutici ma non disdegna, anzi mette al centro, personali punti di vista e di approdo. Pu\u00f2 essere dunque letto seguendo entrambi gli approcci o, magari, mantenendo la barra dritta solo su uno di essi. Ci\u00f2 che tuttavia risalta, \u00e8 il taglio interpretativo che, come evidenziato nel sottotitolo, connette ogni tipo di rilettura innanzitutto al fronte politico e alla battaglia delle idee.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Per essere chiari: Simonetti non si sofferma pi\u00f9 del dovuto sulle controversie linguistiche e di traduzione\/interpretazione che, pure, sono fondamentali ed essenziali, ma volge la sua diagnosi occupando il campo della analisi politologica. Anche i rimandi a contesti, personalit\u00e0 e fatti che, ad una prima lettura, poco o nulla sembrerebbero avere a che fare con i <em>Quaderni Neri<\/em> e il suo contenuto, qui rientrano appieno in una logica di interconnessione grazie alla quale si tenta poi di ricomprendere i singoli posizionamenti di Heidegger. E perci\u00f2, riconduce il tutto ad una fisionomia generale in grado di tenere insieme il quadro sistemico, e di cui ne diamo un ampio stralcio, qui di seguito, riportando un brano tratto dalla sua <em>Introduzione<\/em>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: center\">\u00a0******************************************************<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: center\">*********************************<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: center\">***********<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Tutti i maggiori contributi sul tema, i quali qui tratteremo singolarmente e in maniera dettagliata, si sono risolti pi\u00f9 o meno in un atto di condanna o di assoluzione di Heidegger, senza che per\u00f2 si sia speso un attimo del proprio tempo a ripensare le leggi e la casistica giurisprudenziale a partire dalle quali pronunciarsi. Heidegger ha davvero detto queste cose? Ci credeva? Dava loro peso? Quanto? Se s\u00ec, allora \u00e8 derubricato a mostro e condannato al confino o alla pena capitale, se no allora avanti cos\u00ec, magari con qualche \u201caggiustamento\u201d necessario alla sua permanenza nei sacri e segnati <em>solchi<\/em> della correttezza, intesa nella sua attuale accezione. Questo \u00e8 lo stato dell\u2019arte intorno ai Quaderni Neri, anche quando si pervenga ad esso dopo analisi che d\u2019acchito sembravano puntigliose e assolutamente non \u201cdi parte\u201d.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: justify\">Detto in altri termini: \u201cSe cos\u00ec si \u00e8 davvero espresso sugli ebrei e sul nazionalsocialismo allora non \u00e8 un filosofo!\u201d oppure \u201cSiccome \u00e8 un grande filosofo allora non pu\u00f2 essersi espresso cos\u00ec e quindi mi metto alla ricerca di relative pezze d\u2019appoggio\u201d. Questi, semplificando, i due termini della questione. Non v\u2019\u00e8 alcuno, tra i \u201cfilosofi laureati\u201d, che si sia chiesto &#8211; dopo aver osannato il maestro per decenni e magari conformato il proprio pensiero al suo perch\u00e9 \u201cfa fico\u201d in un salotto o dalle pagine di una rivista &#8211; se magari quel grande pensatore, per giungere a dire ci\u00f2 che dice partendo da premesse che io stesso condivido, abbia pensato qualcosa che io non riesco ancora a pensare. E che cos\u2019\u00e8 che non riesco a pensare e perch\u00e9, a causa di cosa, non riesco a pensarlo? Eppure \u201cripensare\u201d, uscendo dal \u201csi\u201d impersonale che paralizza l\u2019essere, dovrebbe essere un\u2019abitudine per filosofi sedicenti heideggeriani.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: justify\">Io non sono un heideggeriano, nel senso che, per quanto sia possibile aderire al pensiero di un singolo uomo come se fosse una muta da sub, mi sento certamente pi\u00f9 nicciano. Anche perch\u00e9, lo ammetto, a mio parere il linguaggio a cui Heidegger \u00e8 costretto nel tentativo di uscire dalle maglie dell\u2019inautentico \u00e8 stancante e riesce meno nel suo intento rispetto all\u2019aforisma. Heidegger lo sa e, presentendo l\u2019insufficienza di neologismi e ripensamenti semantici, pur necessario in un linguaggio in prosa, ricorre ad H\u00f6lderlin. Anche Nietzsche lo sa ma pu\u00f2 ricorrere a se stesso. Un grande vantaggio, senza dubbio.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: justify\">Pur non essendo heideggeriano, mi piace quando dalle elucubrazioni di Heidegger emerge d\u2019un tratto una illuminazione che dona nuova tonalit\u00e0 ad un tema che mi tocca da vicino, in modo esistenziale direbbero alcuni ma magari non Heidegger. E questo succede molto spesso, frequentandolo. \u00c8 come quando uno, non esperto di elettricit\u00e0, ottica e meccanica, si mettesse ad osservare qualcun altro che ripara un televisore, spiegando nel contempo ci\u00f2 che sta facendo (mi si passi la similitudine tecnica, quindi poco heideggeriana). Si pu\u00f2 idealmente stargli dietro ma quando poi ricompare l\u2019immagine sullo schermo \u00e8 tutta un\u2019altra cosa.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: justify\">Personalmente, \u00e8 dalla presenza dell\u2019immagine che sono spinto all\u2019indietro all\u2019indagine sul procedimento. \u00c8 questa, in sintesi, la maestria di Heidegger: che un signore, da solo, in una baita delle Foresta Nera ci sveli l\u2019origine dell\u2019attuale scadimento che ci attanaglia partendo dai modi in cui si dice \u201cessere\u201d. Ebbene, questo ha qualcosa di magico.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: justify\">Si sar\u00e0 capito che sono poco interessato all\u2019aspetto teoretico del pensiero filosofico, ma lo sono molto a ci\u00f2 che della filosofia giunge poi alla vita politica e sociale dell\u2019individuo calato nel mondo. \u00c8 cio\u00e8 il mondo che va reso filosoficamente sensato e non sono le astrusit\u00e0 della filosofia a dover essere vivificate, come se dovessero avere per forza rispondenza nel mondo. Altrimenti hanno ragione Wittgenstein e Carnap e conviene farla finita con questo \u201cgiuoco delle perle di vetro\u201d, il quale non mira nemmeno alla costruzione di una qualsiasi casta aristocratica, visto il ruolo marginale oggi riservato ai pensatori.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: justify\">Questo saggio quindi, per calarsi nella realt\u00e0, che non significa nella quotidianit\u00e0 ma in un progetto di essa, prender\u00e0 in considerazione il testo dei <em>Quaderni Neri<\/em>, la letteratura critica disponibile su di essi, il pensiero di Heidegger nella sua interezza per chiarificarne l\u2019inquadramento, ma sar\u00e0 anche una messa a fuoco del periodo storico nel quale essi si situano e degli accadimenti ai quali si riferiscono.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: justify\">Ad esempio mi servir\u00f2 dei <em>Quaderni Neri<\/em> per mettere alla prova la vulgata storica che ci \u00e8 pervenuta dal tribunale di Norimberga, dalla propaganda dei vincitori angloamericani, dai modelli e dagli stereotipi culturali da costoro promossi nell\u2019Europa dei due dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;text-align: justify\">Lo far\u00f2 partendo dal presupposto metodologico, banale ma purtroppo non praticato, che Heidegger non fu schizofrenico. Quale sia il quadro generale della suddetta vulgata sar\u00e0 chiarito strada facendo, perch\u00e9 \u00e8 molto composito. Mettere alla prova non significa negare in toto o rifiutare, ma semplicemente ripensare criticamente perch\u00e9, pur volendo alla fine rifar proprie tali posizioni, esse non saranno pi\u00f9 le stesse, ma verranno vivificate dal passaggio nella fornace del dubbio. Se poi alcune periranno nel fuoco, amen.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/quaderni-neri-simonetti.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1021\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/quaderni-neri-simonetti-217x300.jpeg\" alt=\"quaderni-neri-simonetti\" width=\"217\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/quaderni-neri-simonetti-217x300.jpeg 217w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/quaderni-neri-simonetti.jpeg 600w\" sizes=\"(max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\"><a href=\"http:\/\/www.idrovolanteedizioni.it\/libri\/i-quaderni-neri-di-heidegger\/\">http:\/\/www.idrovolanteedizioni.it\/libri\/i-quaderni-neri-di-heidegger\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se chiedessimo ad un pubblico di lettori quali siano stati gli scritti pi\u00f9 biasimati del Novecento e al centro di polemiche pi\u00f9 furiose e incattivite, la quasi totalit\u00e0 di essi non avrebbe alcun dubbio: citerebbe i Quaderni Neri di Martin Heidegger. 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