{"id":1025,"date":"2020-06-19T13:46:11","date_gmt":"2020-06-19T11:46:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1025"},"modified":"2020-06-19T13:47:52","modified_gmt":"2020-06-19T11:47:52","slug":"gentile-e-la-filosofia-della-nuova-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2020\/06\/19\/gentile-e-la-filosofia-della-nuova-italia\/","title":{"rendered":"Gentile e la filosofia della nuova Italia"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;padding-left: 630px\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/pesce_la_filosofia_nuova_italia.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1026\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/pesce_la_filosofia_nuova_italia-200x300.jpg\" alt=\"pesce_la_filosofia_nuova_italia\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/pesce_la_filosofia_nuova_italia-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/pesce_la_filosofia_nuova_italia.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 330px\"><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 330px\"><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 330px\"><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 330px\"><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 330px\"><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 330px\"><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 330px\"><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 330px\"><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 330px\"><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 300px\"><span style=\"color: #000000\">\u00abPer lungo tempo si \u00e8 voluto credere che il giovane Gentile fosse indifferente al problema politico, incontrato tardi e affrontato senza gli strumenti concettuali adatti. Invece, seguendo la lezione del maestro, Donata Jaja, Gentile rintraccia nel corso degli eventi la struttura ideale ad esso sottesa. E rilegge Rosmini e Gioberti, suoi punti di riferimento fino alla morte, in chiave antisensista, come trasvaluta i concetti chiave del marxismo, riconducendolo nell&#8217;alveo dell&#8217;hegelismo. Sullo sfondo, per\u00f2, la battaglia contro il positivismo, l&#8217;antropologia e la politica che ne derivano\u00bb. <\/span><\/h5>\n<p style=\"padding-left: 300px\"><span style=\"color: #000000\">Cos\u00ec, Antonio Giovanni Pesce, sintetizza nella seconda di copertina, il suo ultimo lavoro, <em>La filosofia della nuova Italia<\/em> (Algra editore, p.130, euro 12) nel quale tratteggia il progetto etico-politico del giovane Giovanni Gentile.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000\">Di seguito, un breve stralcio tratto dall&#8217;<em>Introduzione<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 210px;text-align: center\">*\u00a0 \u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 \u00a0 *<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Fare storia della filosofia significa, per chi non si limita a raccontare \u2013 \u00e8 possibile tuttavia limitarsi a raccontare? \u2013 ma vuole creare lo spazio perch\u00e9 qualcosa di pi\u00f9 profondo di una teoria emerga, significa fare una storia dell\u2019apologia del filosofare. Non vi \u00e8 epoca dell\u2019umanit\u00e0, e ciascuno di noi lo sperimenta in ogni stagione del proprio impegno speculativo, in cui non ci si debba preoccupare di difendere il valore dell\u2019atto del filosofare, soprattutto quando questo non si fa moda, n\u00e9 si ricerca lo scandalo spiccio da diffondere nel mondo dei <em>bit<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Perch\u00e9 \u00e8 necessario ancora difendere la filosofia? Si nota subito se la filosofia \u00e8 svago, e non impegno etico attraverso cui esprimere il proprio essere, ed esprimendolo, farlo ogni giorno \u2013 caratteristica di quell\u2019essere che pu\u00f2 dire Io. Lo si nota non appena, davanti a coloro i quali \u00absi trovano sempre facilmente d\u2019accordo, dietro alle spalle del filosofo, ad ammiccare, sorridere o sghignazzare come briachi, di questa veramente divina attivit\u00e0, che pur li sostiene\u00bb<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, e per i quali nulla o poco si pu\u00f2 fare per farli tornare sobri, si battono due strade: chiudersi in un mestierante logorio di parole, di glosse ad altre glosse, senza neppure la responsabilit\u00e0 di dialogare con i classici, che \u00e8 ancora filosofia, perch\u00e9 i maestri si incontrano, non si scelgono; o lamentare la durezza dei tempi, il degrado dei costumi. Dimentichi che Socrate ebbe, tra i suoi detrattori, Aristofane, e che semmai oggi manca un commediografo che pensi, mentre la scena del mondo trabocca di saltimbanco della politica e funamboli del pensiero.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">C\u2019\u00e8 bisogno ancora di filosofia, perch\u00e9 ci sono ancora coscienze che devono essere presenti a se stesse, e la presenza di s\u00e9 a se medesimo \u00e8 come svegliare forze inaudite, ed evocare l\u2019ispirazione per la stesura dell\u2019unico dramma che poi, infine, importi: il nostro esistere. Dimenticarsi invece \u00e8 ancora quiete, seppur a buon mercato. L\u2019inquietudine non \u00e8 pazzia, e viene normalizzata, <em>standardizzata<\/em>, quando viene ridotta a maniera. L\u2019inquietudine \u00e8 la coscienza che vuole farsi autocoscienza, per dirla nel linguaggio di Gentile: \u00e8 l\u2019atto del pensiero che anela a farsi uno con il pensato. Anelito che \u00e8 gi\u00e0 denuncia di una metafisica non formalizzata, ma agente nei meandri dell\u2019idealismo attualistico.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Virt\u00f9 e demeriti di Gentile come uomo del suo tempo sono tutte racchiuse nel suo concetto di filosofia, il quale si ampli\u00f2 in circa trent\u2019anni senza mai smentirsi. Ha ragione chi, anch\u2019egli divenuto maestro, ha colto un punto fondamentale<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, dimenticando il quale non si coglie, sotto la corazza del linguaggio hegeliano, la grandezza a cui aveva spinto il pensiero il filosofo di Castelvetrano: Gentile aveva portato fuori dalle secche dello <em>gnoseologismo<\/em> la filosofia. Questo \u00e8 il punto: la filosofia non \u00e8 raccolta di teorie o suggerimento di comportamenti, ma \u00e8 la luce che illumina l\u2019emergere dell\u2019Io che si fa persona, cio\u00e8 relazione con altri, e infine mondo.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">La filosofia per Gentile non \u00e8 pi\u00f9 posizione di problemi teorici, n\u00e9 pu\u00f2 ridursi a manifesto di idee politiche. Perch\u00e9 farlo significherebbe ridurla a metodologia, uscere che introduce a camere pi\u00f9 importanti. Significherebbe distruggere la dialettica di pensiero e pensato, di persona e mondo cio\u00e8, riducendo la prima al secondo, quando, semmai, \u00e8 il pensiero ad essere atto, principio e culmine del processo dialettico.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">A pi\u00f9 di vent\u2019anni dai lavori giovanili, quali <em>La filosofia di Marx <\/em>o <em>il Rosmini e Gioberti<\/em>, Gentile scriver\u00e0, negli ultimi capitoli del secondo tomo del <em>Sistema di logica<\/em>, il suo manifesto filosofico, in cui vibra la conquista di una concretezza dell\u2019esistere, che poi ricorder\u00e0 su <em>Primato<\/em> ai partecipanti alla discussione sull\u2019esistenzialismo:<\/span><\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 300px\"><span style=\"color: #000000\">L\u2019uomo, \u00e8 vero, prima di pensare vive. Ma in che senso? Egli prima di proporsi quei problemi astratti nel cui dibattito altri fa consistere il pensiero, l\u2019uomo si propone e risolve nella prassi i problemi della vita. Se non che appunto in questa prassi, in cui si vengono ponendo tutti i problemi concreti che soli hanno valore filosofico, si realizza il vero pensiero dell\u2019uomo e l\u2019uomo viene perci\u00f2 filosofando. [\u2026] Ogni soluzione che l\u2019uomo verr\u00e0 tentando del suo problema, consister\u00e0, e dovr\u00e0 consistere, in un incremento e in un\u2019assicurazione della sua vita, di quella che \u00e8 la vita della sua stessa vita, trionfo di quell\u2019Io con cui egli vive la sua vita, la quale \u00e8 sempre sostanzialmente pensiero<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/span><\/h5>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Non c\u2019\u00e8 prassi, non c\u2019\u00e8 teoria \u2013 c\u2019\u00e8 vita, concretezza nell\u2019atto con cui l\u2019uomo cerca sempre di conquistare la vetta pi\u00f9 alta, <em>se stesso<\/em>. \u00c8 questo il modo di fare filosofia che accomuna tutti i grandi e che il nostro secolo ha dimenticato: non dare per diviso ci\u00f2 che diviso non \u00e8. Forse, ci ha indotti ad errare lo stesso linguaggio gentiliano, focalizzato sul termine <em>Io<\/em>. Ma se l\u2019Io tramutasse in <em>Identit\u00e0<\/em>, quell\u2019identit\u00e0 che sono sempre io stesso, allora non ci sarebbe corpo e non ci sarebbe mente senza l\u2019Identit\u00e0 che le vive in s\u00e9, e i mutamenti in una parte e dell\u2019altra non sarebbero i mutamenti di una parte e di un\u2019altra, e non essendo mutamenti di una parte e dell\u2019altra, ma in una parte o nell\u2019altra, forse li riconosceremmo per quello che sono realmente \u2013 mutamenti di me, dell\u2019Identit\u00e0 che sono io.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Il linguaggio gentiliano non pu\u00f2 essere accettato fuori dalla tradizione di pensiero dentro la quale \u00e8 venuto a formarsi. Sembra, ancora, un cedimento ad un misticismo gnoseologista, ma non \u00e8 cos\u00ec.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Ma se non c\u2019\u00e8 teoria e non c\u2019\u00e8 prassi in astratto, ma solo come momenti del vivere<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, di un vivere che si amplia al superamento del problema che ci si pone innanzi, allora ogni pensare come ogni attivit\u00e0 sono \u00abpur sempre filosofia\u00bb<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Cos\u00ec, la filosofia non \u00e8 pi\u00f9 materia di studio, specialismo gerarchizzato in strutture di ricerca, ma ci\u00f2 per cui e di cui visse e mor\u00ec Socrate, all\u2019esempio del quale forse bisogna ritornare, se continua ad affascinarci il mistero dell\u2019essere, e non la vanit\u00e0 del mondo. Non fosse che per il fatto che il mondo va in pezzi, non appena ci disgreghiamo come identit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Ora, si pu\u00f2 capire perch\u00e9, nei primi due scritti dell\u2019esordio filosofico (se si escludono quelli di scuola e qualche recensione), Gentile prendesse di mira due concetti: l\u2019intuito e il materialismo. E perch\u00e9 lo facesse: Spaventa aveva fatto partire la filosofia moderna dall\u2019umanesimo italiano e, attraverso un lungo percorso, tramite Rosmini e Gioberti l\u2019aveva fatta tornare in Italia, inserendo cos\u00ec, almeno culturalmente, la nascente nazione nella Storia dell\u2019Europa e con piena dignit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Tutto, allora, doveva passare il vaglio di Kant ed Hegel, che di questo processo erano state le vette pi\u00f9 alte. La tesi di laurea fu un momento non meno importante del ben pi\u00f9 visibile lavorio sui testi di Marx e di Labriola, perch\u00e9 si estese anche alla discussione epistolare con il maestro, Donato\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Jaja<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Proprio Jaja, in una memoria letta in qualit\u00e0 di socio all\u2019Accademia di scienze morali e politiche della societ\u00e0 reale di Napoli, aveva risollevato il problema dell\u2019intuito, del quale \u2013 scriveva \u2013 non si sentiva pi\u00f9 parlare, quantunque ritenesse che a cader in disuso fosse stato solo \u00abil nome\u00bb<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. E quando Jaja, pi\u00f9 avanti<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, facendo l\u2019esempio di un minerale, scriver\u00e0 che l\u2019oggetto, veduto, \u00e8 affermato nell\u2019atto mentale, \u00e8 con Kant che concluder\u00e0 il ragionamento. Nella <em>Dottrina trascendentale degli elementi<\/em>, nella prima <em>Critica<\/em>, Kant afferma:<\/span><\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 300px;text-align: justify\"><span style=\"color: #000000\">Senza sensibilit\u00e0 nessun oggetto ci sarebbe dato, e senza intelletto nessun oggetto pensato. I pensieri senza contenuti sono vuoti, le intuizioni senza concetti sono cieche. \u00c8 quindi necessario tanto rendersi i concetti sensibili (cio\u00e8 aggiungervi l\u2019oggetto nell\u2019intuizione), quanto rendersi intelligibile le intuizioni (cio\u00e8 ridurle sotto concetti). Queste due facolt\u00e0 o capacit\u00e0 non possono scambiarsi le loro funzioni. L\u2019intelletto non pu\u00f2 intuire nulla, n\u00e9 i sensi nulla pensare. La conoscenza non pu\u00f2 scaturire se non dalla loro unione. Ma non perci\u00f2 si devono confondere le loro parti; ch\u00e9, anzi, si ha grande ragione di separarle accuratamente e di tenerle distinte<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/span><\/h5>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Invero, tutta la tesi sul <em>Rosmini e Gioberti<\/em> sar\u00e0 incentrata sull\u2019unione, pi\u00f9 che sulla distinzione, di intuito e ragione, e pi\u00f9 avanti negli anni il problema sar\u00e0 assorbito dentro quello del sentimento. Ma \u00e8 perch\u00e9 il kantismo \u2013 checch\u00e9 se ne dica, la vera cifra dell\u2019attualismo \u2013 deve comunque concordare con Hegel, del quale il giovane filosofo ricordava quando si legge <em>nell\u2019Enciclopedia della scienze filosofiche in compendio <\/em>a partire dal paragrafo 446 (culmine il 450): \u00abL\u2019intelligenza rivolge essenzialmente la sua attenzione anche verso e contro questo proprio essere-fuori-di-s\u00e9, ed \u00e8 il destarsi a se stessa in questa sua immediatezza, \u00e8 il suo <em>ricordarsi entro s\u00e9<\/em> in questa immediatezza. In tal modo, l\u2019intuizione \u00e8 questa concretezza materiale e di se stessa, \u00e8 il <em>Suo<\/em>, per cui non ha pi\u00f9 bisogno di questa immediatezza e di trovare il contenuto\u00bb<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Pi\u00f9 avanti, Gentile non dimenticher\u00e0 questo problema: la teoria dell\u2019intuito non garantisce l\u2019oggettivit\u00e0 della verit\u00e0, perch\u00e9 la verit\u00e0 si d\u00e0 come pensiero, e il pensiero, se mai fosse possibile, nell\u2019intuito non c\u2019\u00e8<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Se mai fosse possibile! Perch\u00e9, in realt\u00e0, possibile non \u00e8, e non lo \u00e8 perch\u00e9 non pensare non si pu\u00f2, e l\u2019oggetto intu\u00ecto \u00e8 ancora un oggetto pensato, ancorch\u00e9, in questo caso, il pensiero si fissi sul suo essere altro.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Questa continua presenza di s\u00e9 a se medesimo \u00e8 la cifra portante dell\u2019attualismo. Ma non \u00e8 questo il momento di fare bilanci. \u00c8 il momento di notare come la lotta contro il materialismo, che anima la rinascita dell\u2019idealismo, questo visto in chiave antipositivista, si dia nel giovane Gentile nel rapporto dialettico tra la tesi di laurea e i saggi su Marx. Intuito e materialismo storico rientrano nei ranghi dell\u2019idealismo, per farvi rientrare anche Rosmini, Gioberti e Marx. Soprattutto quest\u2019ultimo, dato che sui primi due s\u2019era espresso gi\u00e0 Bertrando Spaventa.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Da questa operazione, una nuova concezione dell\u2019etica, della politica, perfino della stessa storia italiana. La libert\u00e0 c\u2019\u00e8 e va coltivata, non \u00e8 mai eslege, e ciascuno di noi pu\u00f2 disporre di s\u00e9 solo nel rapporto con quanto \u00e8 gi\u00e0 divenuto. Non ci si inventa una persona che non si \u00e8 mai stata, n\u00e9 ci si inventa nazione. Ciascuno \u00e8 nel rapporto con se stesso, con la propria storia. Un rapporto dinamico tra <em>pensare<\/em> e <em>pensato<\/em>, perch\u00e9, come scriveva Hegel nei <em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, \u00abil pensiero libero non resta fermo al <em>dato<\/em> \u2026 ma procede da se stesso e, appunto per questo, pretende di sapersi unito, nella sua pi\u00f9 profonda interiorit\u00e0, con la Verit\u00e0\u00bb.<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a> Non c\u2019\u00e8 un dato, perch\u00e9 dato \u00e8 fissita astratta. Ma il dato, in quanto \u00e8 cercato, diventa sempre pi\u00f9 parte del soggetto, che non potr\u00e0 mai annientarlo in se stesso, ma neppure, in quanto ricercato, lasciarlo slegato da s\u00e9. Ecco, dunque, che la societ\u00e0 non si rivoluziona, ma la si riforma. E la si riforma non a proprio capriccio, ma in un dialogo costante con <em>ci\u00f2 che \u00e8 stato<\/em>, che \u00e8 il <em>dato<\/em>, ma non fisso e immutabile.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Per questo la filosofia non \u00e8 sterile chiacchiera da accademici n\u00e9 chiosa da studiosi, ma la coscienza profonda di ogni esistere. Ed \u00e8 sempre per questo che teoria e prassi sono unite, ma in Gentile la prassi \u00e8 <em>pensata<\/em>, cio\u00e8 perfino nei primissimi studi non \u00e8 l\u2019agire che fa il pensiero, bens\u00ec \u00e8 il pensiero che rischiara il senso dell\u2019agire. Questo, ovviamente, distingue nettamente la filosofia di Gentile, a partire dai suoi primi bagliori, dal marxismo. Non <em>rivoluzione<\/em>, ma <em>tradizione<\/em>, cio\u00e8 <em>innovare conservando<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">Se, nel proseguo della vita, Gentile non riprese i suoi studi su Marx, fatta accezione per una nuova edizione di questi scritti negli anni Trenta, \u00e8 perch\u00e9 riteneva di aver chiuso i conti col marxismo, dimostrandone l\u2019hegelismo carsico. Riprender\u00e0 fino all\u2019ultimo il suo <em>Rosmini e Gioberti<\/em>, che, forse, doveva essere la strada per riconquistare un cattolicesimo sempre sentito interiormente, ma distante nelle sua storia filosofica. Una nuova tensione, di cui la <em>Filosofia dell\u2019arte<\/em> \u00e8 documento, sollecitato dai patti tra Stato e Chiesa.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">La vita venne meno, e nel modo tragico che tutti conosciamo. Cos\u00ec, il <em>credente Gentile<\/em> fu salvo con una continua professione di fede, che culmina nella conferenza del 9 febbraio 1943<a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Non cos\u00ec il <em>filosofo Gentile<\/em>, che in tutta la vita di uomo maturo tent\u00f2 di unire ci\u00f2 che, nato da presupposti sbagliati, era destinato a rimanere distinto.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Note<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Giovanni Gentile, <em>Sistema di logica come teoria del conoscere<\/em>, Le Lettere, Firenze, 2003, vol. 2, p. 266.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Gustavo Bontadini, <em>Gentile e noi<\/em>, in <em>Giovanni Gentile<\/em>. <em>La vita e il pensiero<\/em>, a cura della Fondazione Giovanni Gentile per gli studi filosofici, Sansoni, Firenze, 1948, vol. 1, pp. 103-124; e in Id, <em>Dal problematicismo alla metafisica<\/em>, Marzorati, Milano, 1952, pp. 7-26.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Giovanni Gentile, <em>Sistema di logica come teoria del conoscere<\/em>, cit., pp. 252, 254.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Cfr. Giovanni Gentile, <em>Sommario di pedagogia come scienza filosofica<\/em>, I. <em>Pedagogia generale<\/em>, Firenze, Sansoni, 1942, p. 79.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Cfr. Ivi, p. 354.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Cfr. Marialuisa Cicalese, <em>La formazione del pensiero politico di Giovanni Gentile (1896-1919)<\/em>, Marzorati, Milano, 1972, p. 35.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Cfr. Donato Jaja, <em>L\u2019intuito nella conoscenza<\/em>, Napoli, Tipografia della regia Universit\u00e0, 1894, p. 3.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Cfr. Ivi, pp. 28-29.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Immanuel Kant, <em>Critica della ragion pura<\/em>, trad. di Giovanni Gentile e Giuseppe Lombardo-Radice, Laterza, Roma-Bari 1996, p. 78.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> G.W.F. Hegel, <em>Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio<\/em>, \u00a7 450, trad. it. Vicenzo Cicero, Bompiani, Milano 2000, p. 737.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Cfr. Giovanni Gentile, <em>Sistema di logica come teoria del conoscere<\/em>, cit., vol. 1, pp. 64-65, 70-71.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> G.W.F. Hegel, <em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, trad. it. Vicenzo Cicero, Rusconi, Milano, 1998, p. 43.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\"><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Cfr. Giovanni Gentile, <em>La mia religione<\/em>, con postilla di U. Spirito, in<strong>\u00a0<\/strong><em>Giovanni Gentile. La vita e il pensiero<\/em>, a cura della Fondazione Giovanni Gentile per gli Studi filosofici, 13\u00b0 vol., Roma, 1971.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; \u00abPer lungo tempo si \u00e8 voluto credere che il giovane Gentile fosse indifferente al problema politico, incontrato tardi e affrontato senza gli strumenti concettuali adatti. Invece, seguendo la lezione del maestro, Donata Jaja, Gentile rintraccia nel corso degli eventi la struttura ideale ad esso sottesa. E rilegge Rosmini e Gioberti, suoi punti di riferimento fino alla morte, in chiave antisensista, come trasvaluta i concetti chiave del marxismo, riconducendolo nell&#8217;alveo dell&#8217;hegelismo. Sullo sfondo, per\u00f2, la battaglia contro il positivismo, l&#8217;antropologia e la politica che ne derivano\u00bb. Cos\u00ec, Antonio Giovanni Pesce, sintetizza nella seconda di copertina, il suo ultimo lavoro, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2020\/06\/19\/gentile-e-la-filosofia-della-nuova-italia\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1086,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[47],"tags":[372733,372732,38073,17493,263563,40883],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1025"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1086"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1025"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1025\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1029,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1025\/revisions\/1029"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1025"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1025"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1025"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}