{"id":1036,"date":"2020-06-27T08:09:18","date_gmt":"2020-06-27T06:09:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1036"},"modified":"2020-06-27T08:09:18","modified_gmt":"2020-06-27T06:09:18","slug":"montanelli-e-il-suo-giornale-testimonianze-e-interviste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2020\/06\/27\/montanelli-e-il-suo-giornale-testimonianze-e-interviste\/","title":{"rendered":"Montanelli e il suo Giornale. Testimonianze e interviste"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/fondatori_giornale_montanelli-1000x600.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1037 aligncenter\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/fondatori_giornale_montanelli-1000x600-300x180.jpeg\" alt=\"fondatori_giornale_montanelli-1000x600\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/fondatori_giornale_montanelli-1000x600-300x180.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/06\/fondatori_giornale_montanelli-1000x600.jpeg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"padding-left: 120px\">\u00c8 da pochi giorni uscito <em>Montanelli e il suo Giornale<\/em>, un libro di Federico Bini in cui si tenta di ricostruire la storia di quel legame sin dalla fondazione del quotidiano.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Il volume \u00e8 corredato da testimonianze e interviste tra le quali quelle di Gian Galeazzo Biazzi Vergani, Giorgio Torelli, Livio Caputo, Alberto Pasolini Zanelli, Giancarlo Mazzuca, Fedele Confalonieri, Roberto Gervaso, Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro, Paolo Guzzanti, Giancarlo Perna, Luigi Iannone, Pietrangelo Buttafuoco, Marcello Veneziani, Nicola Porro, Alessandro Sallusti,\u00a0Carlo Grandini, Vittorio Frigerio, Alfonso Izzi, Francesco Damato, Alfio Caruso, Fernando Mezzetti, Livio Caputo, Alberto Pasolini Zanelli, Catterina Arpino, Paolo Longanesi, Tiziana Abate, Alberto Mazzuca, Marco Vitale,<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\u00a0Quella che ripropongo qui, di seguito, \u00e8 l\u2019intervista fatta da Bini al sottoscritto (pp.235-242).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: center\">*\u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 *<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Giuseppe Prezzolini come si sarebbe posto nei confronti dei nascenti e affermati movimenti sovranisti? Sull\u2019Europa a rileggerlo fu lungimirante. <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Difficile dirlo. Sarebbe stato spiazzante, come sempre. Magari si sarebbe tirato fuori dalla contrapposizione manichea tra sovranisti e globalisti, europeisti e patriottici, e cos\u00ec via. Ma qui entriamo nel campo delle interpretazioni postume e si fa un cattivo servizio se continuiamo a decifrare il possibile o l\u2019eventuale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Non crede tuttavia che un\u2019Europa debole e divisa rischi di rimanere schiacciata e ininfluente dinanzi al sempre pi\u00f9 forte tripolarismo tra Stati Uniti, Cina e Russia? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Gi\u00e0 lo \u00e8! Se ancora l\u2019Ue ha una parvenza di centralit\u00e0 nelle questioni internazionali, lo deve alla sua storia millenaria. Ci sono tanti fronti caldi e anche chi \u00e8 poco attento alla geopolitica si rende conto che, nonostante una economia mediamente solida, il futuro si sta dispiegando da tutt\u2019altra parte. Il capitalismo dirigista cinese, pur con tutte le sue drammatiche contraddizioni, la rinata potenza russa, con limiti in tema di democrazia interna e diritti, gli Stati Uniti, con la loro finta politica isolazionista ed effettiva visione imperiale, sono i tre pilastri che reggono le sorti del mondo attuale. La storia la stanno facendo loro.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Quali sono le origini del successo della linea sovranista e cosa la differenzia dai passati nazionalismi?<\/strong>Proprio il fatto che la decadenza e il tramonto di una certa idea dell\u2019Europa non \u00e8 pi\u00f9 solo strumento di propaganda politica ma triste realt\u00e0 quotidiana. I popoli europei hanno prima intuito e poi compreso che questa Unione \u00e8 stata fatta in maniera sbrigativa, senza solide basi politiche e una piattaforma ideale comune. La discussione sulle radici cristiane portata avanti per qualche tempo e poi relegata nei cassetti dei burocrati di Bruxelles ne \u00e8 una riprova.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Ritiene che sia una fase transitoria o che abbia solide basi politiche e culturali nonch\u00e9 sociali da creare un consistente blocco sociale? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Carl Schmitt diceva che a fronte di un mondo che tende sempre pi\u00f9 all\u2019uniformizzazione si sarebbero creati dei grandi imperi, delle grandi aree geopolitiche pi\u00f9 o meno omogenee, tali da fungere l\u2019uno da contrappeso all\u2019altro. Gli Usa sono una potenza da tempo. La Cina lo \u00e8 diventata da poco. L\u2019Europa, se non si impone un repentino cambio di marcia, sar\u00e0 destinata a frantumarsi e a quel punto realt\u00e0 politiche sovraniste saranno sempre pi\u00f9 legittimate a far sentire la loro voce.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Il successo di Salvini, la presidenza Trump, la vittoria della Brexit, il lepenismo e l\u2019ascesa di Kurz. Si sta creando a livello mondiale, in particolare in occidente un sovranismo internazionale? Se s\u00ec, quali sono i punti in comune? (Salvini ha gi\u00e0 parlato di una Lega <em>europea<\/em>. Steve Bannon ha lanciato il progetto di <em>The Movement<\/em> ). <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Il punto in comune \u00e8 l\u2019evidente idiosincrasia verso un ordine globale che profuma di \u2018totalitarismo morbido\u2019 come ebbe a dire G\u00fcnther Anders. Tuttavia, per definizione, i sovranismi sono tra loro confliggenti sul medio-lungo periodo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Quale significato hanno oggi fascismo e comunismo? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Per chi ha un minimo di sale in zucca dovrebbero rappresentare dei fenomeni che appartengono al passato. Ma sappiamo bene che non \u00e8 cos\u00ec. Oggi, fascismo e fascista sono sostantivi e aggettivi intercambiabili e chiunque non accetti o proponga percorsi diversificati dal pensiero unico globale, rischia di veder se stesso o le sue idee classificate sotto quella categoria. L\u2019uso strumentale che se ne fa \u00e8 evidente a tutti ma continuiamo a far finta di niente.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>I conservatori possono essere rivoluzionari? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Solo i conservatori possono essere rivoluzionari. Che cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 rivoluzionario, in un tempo asfittico come il nostro, di difendere la famiglia tradizionale? Che cosa di pi\u00f9 rivoluzionario e trasgressivo di difendere l\u2019idea che i figli debbano nascere da un uomo e una donna, e che i genitori debbano appartenere ad entrambi i sessi? Che non si debba scadere nel burocratese e chiamarli \u00abgenitore 1\u00bb o \u00abgenitore 2\u00bb? Che cosa di pi\u00f9 trasgressivo del difendere gli usi, i costumi, le lingue, le specificit\u00e0 dei popoli e delle singole culture? Che cosa di pi\u00f9 sovversivo del tirarsi fuori dalle secche del politicamente corretto e del buonismo?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Quale ruolo riveste Firenze tra fine \u2018800 e inizio \u2018900 sul piano letterario e culturale? Sar\u00e0 proprio nella citt\u00e0 un tempo medicea che nasceranno il <em>Leonardo<\/em>, <em>Lacerba<\/em> e <em>La Voce<\/em>. <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Accadde uno di quegli eventi straordinari, quasi irripetibili, cui contribuirono una serie di fattori ambientali, politici, culturali e generazionali. In linea temporale siamo dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia e poco prima la Prima guerra mondiale. Gi\u00e0 solo questo ci permette di comprendere in quale vortice si cacciarono questi ragazzi poco pi\u00f9 che ventenni. Le riviste, tutte, furono un laboratorio d\u2019idee con una forte tensione ideale e morale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Come si differenziavano e quali battaglie ideali portavano avanti queste tre riviste? E qual \u00e8 la loro eredit\u00e0, soprattutto in riferimento alla <em>Voce<\/em>? <\/strong>Le riviste toscane del primo Novecento sono \u2018inclassificabili\u2019. Possiamo semplificare dicendo che rappresentarono un punto d\u2019approdo per tutti gli spiriti controcorrente che non vollero supinamente arrendersi al disfacimento morale e politico. D\u2019altra parte, come si fa a trovare una definizione per una rivista, per esempio, come <em>La Voce<\/em>, dove collaborarono Salvemini e Mussolini, Croce e Gentile, Soffici e Papini, Amendola e Saba. E infatti, se solo restiamo al piano politico, la migliore definizione la diede Curzio Malaparte quando disse: \u201c<em>La Voce<\/em> fu la serra calda del fascismo e dell\u2019antifascismo\u201d. Lo stesso potremmo dire per le altre due riviste. Un coacervo di personalit\u00e0 e di idee che quasi mai trovarono una sintesi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Dalla <em>Voce<\/em> di Prezzolini al <em>Giornale \u201cnuovo\u201d<\/em> di Montanelli, <em>Il Borghese<\/em> di Longanesi, il <em>Candido<\/em> di Guareschi\u2026 per citare i pi\u00f9 famosi. In realt\u00e0, l\u2019Italia ha espresso una prestigiosa e variegata stagione conservatrice, nonostante la famosa frase prezzoliniana: \u201cI conservatori? Ci vorrebbero ma non ci sono\u00bb. <\/strong>Questa dei conservatori \u00e8 allo stesso tempo una benedizione e una dannazione. \u00c8 davvero desolante il fatto che tutte quante queste personalit\u00e0 non abbiano mai trovato il modo per dar vita ad un blocco politico compatto. Non siano, cio\u00e8, mai riusciti a tradurre questa enorme produzione culturale in concreta attivit\u00e0 politica. Ma forse \u00e8 stato meglio cos\u00ec. Lei si immagina Longanesi, Prezzolini, Papini, Montanelli e Guareschi seduti allo stesso tavolo per trovare una sintesi politica o scrivere un programma di governo?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Montanelli che di Prezzolini fu amico e grande estimatore, che tipo di conservatorismo espresse nell\u2019Italia della contestazione, del compromesso storico e poi del pentapartito? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Il conservatore \u00e8 portatore di valori antichi ma &#8211; a differenza di quello che comunemente definiamo \u2018progressista\u2019 &#8211; \u00e8 sempre legato al tempo e al luogo in cui vive. Un conservatore dell\u2019Ancien R\u00e9gime non sar\u00e0 mai simile ad un conservatore americano di inizio Novecento, e cos\u00ec via. Montanelli, pur in un riconoscibile quadro ideale complessivo, \u00e8 un conservatore che vive il tempo dei blocchi contrapposti e della guerra fredda. Fu aspro fustigatore di costumi e critico acerrimo della Democrazia Cristiana, ma quando il pericolo del sorpasso comunista sembr\u00f2 imminente invit\u00f2 gli italiani a turarsi il naso e votare scudocrociato. Prezzolini, sia perch\u00e9 viveva all\u2019estero che per il fatto di volersi tenere sempre fuori da diatribe di questo tipo, non scese mai nell\u2019agone politico. Anzi ripeteva con una punta di orgoglio: \u201cMi domandarono che cosa preferivo fra la Sagrestia e la Camera del Lavoro. Risposi: la Cantina\u201d.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>E soprattutto non trova che si posero sulla stessa linea critica alla borghesia italiana seppur muovendo da periodi storici diversi? Corradini la defin\u00ec \u201csentina del socialismo\u201d, una definizione che li avrebbe trovati pienamente d\u2019accordo. <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Molti erano figli della borghesia e avvertivano forte il senso di una responsabilit\u00e0, oserei dire, di \u2018classe\u2019. Non dimentichiamo che l\u2019inizio secolo fu caratterizzato da fortissime lotte sociali, violenti scioperi, guerriglie urbane e tumulti verso l\u2019ordine costituito. Furono il segnale che questo giovane stato nazionale doveva ancora strutturarsi e se talune di quelle rivendicazioni erano condivisibili, per il resto l\u2019ambiente vociano, quello nazionalista e poi anche quello futurista iniziavano ad immaginare qualcosa di diverso dalla rivoluzione rossa.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Di quale rinnovamento fu portatore Prezzolini? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Un rinnovamento morale e civile di una nazione che tardava a diventare tale. E lo intendeva come fatto catartico, come rigenerazione spirituale che doveva imporsi primariamente sulla societ\u00e0 e poi su chi aveva poteri decisionali. E giustamente Giovanni Spadolini in <em>Ritratto dell\u2019Italia moderna<\/em> ha affermato che le riviste rappresentarono il tentativo di \u201cdenudare tutte le miserie e ipocrisie e banalit\u00e0 del positivismo, in base ad un acuto, esasperato bisogno di rinnovamento morale, di sincerit\u00e0, di spirituale eroismo, non senza accenni a un\u2019esigenza religiosa\u201d. Ma Prezzolini si accorse sin da subito che questi suoi tentativi erano destinati a fallire. La sua scelta di diventare <em>apota<\/em> \u00e8 del settembre 1922, un mese prima della Marcia su Roma.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Il giolittismo. Partito su una linea ferocemente critica verso Giolitti, Prezzolini ebbe poi modo di ricredersi affermando: \u201cIn fondo quest\u2019uomo freddo e burocratico, industriale e pratico, \u00e8 quel che ci voleva per un popolo che si lasciava troppo spesso trascinare dall\u2019entusiasmo e dalla retorica\u201d. <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Cambi\u00f2 parere. E non fu l\u2019unica volta perch\u00e9 amava affrontare ogni questione in maniera razionale e, quindi, sempre, pronto a mutare posizione. Gli riconobbe dei meriti di \u2018comando\u2019 in una situazione sociale caotica e sempre pre-rivoluzionaria.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>\u00c8 partendo da un attento studio di Machiavelli e del suo realismo e pragmatismo politico che Prezzolini rivalut\u00f2 lo statista di Dronero? <\/strong>Per capire cosa intende Prezzolini quando fa riferimento al realismo politico mi permetto di citare due frasi che possono dare il quadro di riferimento in cui si muoveva. La prima: \u201cLa politica \u00e8 una statua di fango, pu\u00f2 anche esser bellissima, ma chi la fa deve sporcarsi le mani. Chi \u00e8 convinto, col pi\u00f9 nobile dei propositi, che convenga farla per il bene dei propri concittadini, ha giusta ragione di mettercisi con tutto l\u2019impegno: purch\u00e9 non si faccia illusione che non si sporcher\u00e0 le mani\u201d. L\u2019altra \u00e8 del 1913, e credo possa essere la continuazione della prima: \u201cPolitica \u00e8 realizzare, concretare, ottenere; politica \u00e8, insomma, Cavour e non Mazzini, Giolitti pi\u00f9 che Crispi\u201d. La visione politica di Prezzolini non si esaurisce in queste due osservazioni, ma c\u2019\u00e8 molto del suo approccio e della sua visione della vita.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>In Italia abbiamo avuto tre statisti: Cavour, Giolitti e De Gasperi. Concorda e se no, chi avrebbe aggiunto e perch\u00e9? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Questa definizione &#8211; come mille altre &#8211; ha assunto una accezione morale. Ma se restiamo solo all\u2019ambito politico e il termine \u2018statista\u2019 rimane nel suo naturale alveo e, dunque, sta a significare solo chi ha rappresentato ai massimi livelli anche internazionali il nostro Paese, allora aggiungerei Mussolini, Fanfani, Andreotti e Craxi. E ne dimentico qualcuno.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Quanto fu importante per Prezzolini sul piano culturale e strettamente personale l\u2019amicizia con Papini? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Fu essenziale. Almeno nella prima parte della sua vita si tratt\u00f2 di una vera e propria osmosi; poi, di complementariet\u00e0. Erano diversissimi, e infatti litigarono di brutto, ma si completavano a vicenda. E forse senza l\u2019uno non avremmo avuto l\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>In che modo si differenziarono (nei mezzi) i tentativi di egemonia culturale elaborati su posizioni opposte da Prezzolini e Gramsci. E perch\u00e9 il secondo \u00e8 riuscito a prevalere? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">L\u2019intellettuale gramsciano aveva come scopo primario l\u2019essere strumentale al Partito e all\u2019ideologia di riferimento. Tutto era in funzione di qualcosa al di fuori del suo libero esercizio culturale. Prezzolini, sin da subito, specific\u00f2 di non voler aderire a partiti, ideologie e conventicole varie. E infatti non vot\u00f2 per tutta la vita proprio per tenersi fuori dalle contese. Non per vigliaccheria ma per giudicarle dall\u2019esterno, in piena libert\u00e0 di giudizio. Prevalse Gramsci e la sua teoria proprio per questo. L\u2019uno si muoveva individualmente, l\u2019altro sostenuto dall\u2019apparato. Non poteva esserci partita. E non vi fu.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>\u00c8 ancora<\/strong><strong> attuale <em>l\u2019Italia dei furbi e fessi<\/em>? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Ho la sensazione che sia il nostro marchio di fabbrica e che da quella condizione non verremo mai fuori.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Il vero conservatore \u00e8 realista? E quanto il realismo pu\u00f2 sfociare nel pessimismo? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Sono termini che si compenetrano in maniera naturale. In linea di massima, il pessimismo \u00e8 prerogativa dello scrittore o del romanziere, il realismo dell\u2019uomo politico. Ma un conservatore \u00e8 pessimista nella misura in cui \u00e8 consapevole che gli uomini, in fondo, non cambieranno mai e quindi avranno continuamente bisogno di un minimo di regole condivise, che sono le stesse di sempre. Avranno bisogno dell\u2019autorit\u00e0, dell\u2019ordine, di valori comuni, della disciplina, di qualcosa in cui credere, di una comunit\u00e0 familiare e sociale, di istituzioni riconosciute.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>L\u2019ultimo Prezzolini fu pi\u00f9 realista o pessimista? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Forse al limite del cinismo anche se la sua continua ricerca della fede apre interrogativi su questa presunta o reale aridit\u00e0 che non sono ancora del tutto risolti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><strong>Fu \u2018solo\u2019 un grande arcitaliano?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Le definizioni si sono sprecate. Arcitaliano, anti-italiano per troppo amore, ma quella pi\u00f9 azzeccata rimane anarchico conservatore che scelse lui stesso: \u201cSono anarchico per indole, &#8211; diceva -, e conservatore perch\u00e9 la storia e la ragione mi hanno reso tale\u201d. Ecco, fu un conservatore anarchico, come lo sono tutti i conservatori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 da pochi giorni uscito Montanelli e il suo Giornale, un libro di Federico Bini in cui si tenta di ricostruire la storia di quel legame sin dalla fondazione del quotidiano. 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