{"id":1044,"date":"2020-07-06T08:01:35","date_gmt":"2020-07-06T06:01:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1044"},"modified":"2020-07-06T08:01:35","modified_gmt":"2020-07-06T06:01:35","slug":"lemigrazione-interna-nel-terzo-reich","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2020\/07\/06\/lemigrazione-interna-nel-terzo-reich\/","title":{"rendered":"L\u2019emigrazione interna nel Terzo Reich"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 180px\">\n<p style=\"padding-left: 180px\">La categoria degli intellettuali reietti ha avuto sempre una discreta fama ma picchi di notoriet\u00e0 solo in epoche specifiche. In Germania, subito dopo la Seconda guerra mondiale, a cucire la lettera scarlatta sul petto di molti fu Thomas Mann. I suoi anatemi contribuirono a mettere una pietra tombale su un ambiente culturale variegato e prolifico che, con difficolt\u00e0, si era mosso sotto il nazismo. Proprio colui che aveva scritto le <em>Considerazioni di un impolitico<\/em>, capolavoro da cui germin\u00f2 gran parte della pubblicistica successiva, con le sue parole del dicembre 1945, marchi\u00f2 ogni ulteriore e diversa esegesi: \u00abSar\u00e0 superstizione, ma ai miei occhi dei libri che hanno comunque avuto la possibilit\u00e0 di uscire in Germania fra il \u201933 e il \u201945 sono del tutto privi di valore, e non si dovrebbe neppure prenderli in mano. Sono impregnati tutti di un certo odore di sangue e di vergogna; meglio varrebbe mandarli tutti al macero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">A uscire illesi da una scomunica di tale potenza fu solo chi emigr\u00f2 per tempo. Gli altri, quelli restati in Germania, a cui si rivolgeva Mann, furono immediatamente tacciati di collaborazionismo. Per loro si parl\u00f2 di \u201cemigrazione interna\u201d (concetto, peraltro, derivato da uno scritto di Trotsky) contrassegnando in questo modo parte di una generazione che, a conti fatti, non si era mai segnalata per eccessiva ruffianeria nei confronti del regime. Anzi, come sempre \u00e8 capitato in ogni parte del pianeta, vi furono intellettuali avversi al regime, quelli facili a cedimenti e compromessi, e gli opportunisti. Vale a dire, coloro i quali scoprirono una fervente passione democratica solo in prossimit\u00e0 della sconfitta.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Questi dell\u2019emigrazione interna furono per\u00f2 tutti tacciati di velleitarismo, sprezzantemente definiti \u00ab<em>minor poets\u00bb<\/em>, e pagarono il fatto di non essere andati via. La verit\u00e0 era pi\u00f9 banale e si scopr\u00ec poi che, in molti casi, non si erano mossi per motivi familiari o economici. E la scrittura aveva rappresentato un riparo, un viaggio nel bosco per difendersi dalla temperie della guerra. Ma fu anche la figurazione visiva di una tradizione letteraria e spirituale che trovava forma e sostanza grazie a un contesto brutale. Quell\u2019emigrare all\u2019interno del proprio paese, fu fatto fisico, spaziale, ancor prima che moto dell\u2019anima.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Per via della stretta sorveglianza della Gestapo, abbandonarono infatti le grandi citt\u00e0 e si trasferirono nei villaggi e nelle campagne alla ricerca di qualcosa di antico, che traesse spunto dell\u2019eredit\u00e0 romantica, \u00abanzi gi\u00e0 st\u00fcrmeriana, come provava l\u2019inizio del <em>Werther<\/em>, con il giovane che lasciava la citt\u00e0 per Wahlheim, il \u2018luogo eletto\u2019\u00bb. \u00c8 cos\u00ec che la interpreta Marino Freschi, nel suo ultimo libro, <em>Germania 1933-1945: l\u2019emigrazione interna nel Terzo Reich<\/em> (Nino Aragno Editore, p. 166) in cui coglie nella incapacit\u00e0 di recidere il legame \u00abcon la patria e la cultura come categoria dello spirito e dell\u2019interiorit\u00e0\u00bb, il vero motivo della rinuncia alla fuga. Perch\u00e9 gli esiliati, quelli che avevano deciso di andar via e poi avuto un discreto successo all\u2019estero, non si erano mai posti questo dilemma.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Quelli che invece rimasero, immaginarono di poter alimentare una spinta eroica in grado di annullare ogni dimensione spaziotemporale e cos\u00ec esercitare una vocazione metastorica. Se la soluzione, per molti, fu l\u2019esilio e per altri il suicidio, per costoro si aliment\u00f2 un dramma tutto personale, nella convinzione che esperienza letteraria e via della salvezza potessero convivere con le brume del totalitarismo. E infatti fu spesso un salto all\u2019indietro, verso il seducente mito antimodernista della <em>Naturlyrik<\/em> in cui si alimentava la controversia contro la civilt\u00e0 delle macchine e i processi di massificazione gi\u00e0 perfettamente abbozzati nelle grandi citt\u00e0. E cos\u00ec i vari Bergengruen, Carossa, Fallada, Haecker, Ernst e Friedrich George J\u00fcnger, Muth, Reck-Malleczewen, Schr\u00f6der e Wiechert, immaginarono di poter trovare conforto nel sogno di una <em>Heile Welt<\/em>, il piccolo mondo rimasto intatto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Certamente furono obbligati anche dalle contingenze a persistere in questo prolifico e disordinato caos creativo. Da una parte per via dell\u2019autocensura, dall\u2019altra per l\u2019impossibilit\u00e0 di avere dei contatti tra loro continuarono a scrivere clandestinamente, perci\u00f2 sviluppando una \u00abpeculiare inventiva, una particolare scrittura criptica, catacombale, segreta, clandestina\u00bb, con una tendenza a un lirismo intrigante e allusivo, che port\u00f2 taluni a parlare di \u00abscrittura nascosta e di pratiche di occultamento\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px\">Eppure, questo caos, se opportunamente vivisezionato, svela delle perle sorprendenti. Anche i tanti frammenti, raccolti solo dopo la fine della guerra, mantengono intatta una straordinaria potenza evocativa, in tal modo smontando la tesi di Mann per cui quel groviglio fosse solo legato ad una contingenza storica e mai avrebbe superato le barriere del tempo e i confini della Germania.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La categoria degli intellettuali reietti ha avuto sempre una discreta fama ma picchi di notoriet\u00e0 solo in epoche specifiche. In Germania, subito dopo la Seconda guerra mondiale, a cucire la lettera scarlatta sul petto di molti fu Thomas Mann. I suoi anatemi contribuirono a mettere una pietra tombale su un ambiente culturale variegato e prolifico che, con difficolt\u00e0, si era mosso sotto il nazismo. 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