{"id":1048,"date":"2020-07-08T15:59:45","date_gmt":"2020-07-08T13:59:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1048"},"modified":"2020-07-08T15:59:45","modified_gmt":"2020-07-08T13:59:45","slug":"un-dandy-nelle-tempeste-dacciaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2020\/07\/08\/un-dandy-nelle-tempeste-dacciaio\/","title":{"rendered":"Un dandy nelle tempeste d&#8217;acciaio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/07\/download.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1049 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/07\/download.jpg\" alt=\"download\" width=\"207\" height=\"243\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\u00abCoscienza stilistica della Germania\u00bb: cos\u00ec Nicolaus Sombart, figlio del pi\u00f9 celebre Werner, defin\u00ec J\u00fcnger, di cui parl\u00f2 in un ampio saggio, uscito su \u00abDer Tagesspiegel\u00bb il 29 marzo 1995, e che Bietti pubblica per la prima volta in Italia.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">Di seguito, l\u2019introduzione integrale di Luca Siniscalco<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: center\">\u00a0*\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 *<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">\n<p style=\"padding-left: 150px\">Due dandy s\u2019incontrano. Accade spesso, tuttora, nei salotti mondani e negli ambienti boh\u00e9mien. Quando per\u00f2 gli esteti in questione sono anche scrittori, sismografi del proprio tempo e palombari dello spirito, accade il miracolo.\u00a0Nel 1995, sulle pagine di \u00abDer Tagesspiel\u00bb, un Nicolaus Sombart (1923-2008) settantenne incontra letterariamente un Ernst J\u00fcnger (1895-1998)<br \/>\ncentenario. Un evento epocale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Lo storico delle religioni Mircea Eliade teorizz\u00f2 il paradosso della \u201cirriconoscibilit\u00e0 del miracolo\u201d: sebbene tutto il cosmo sia intriso di mistero e\u00a0non faccia che parlarne incessantemente, esso appare, incarnato nella storia e\u00a0nella natura, come un\u2019alterit\u00e0 mai conoscibile nella sua interezza, percepibile\u00a0soltanto nei suoi camuffamenti. Si tratta j\u00fcngerianamente di avvicinamenti\u00a0all\u2019Ineffabile, a quel dominio dell\u2019Origine le cui irradiazioni giungono an der\u00a0Zeitmauer, al Muro del Tempo. Di questa pulsione spirituale prepotente, insopprimibile eppure mai dogmatica, si ha piena contezza nella sublimazione estetica tramite cui Nicolaus Sombart foggia il proprio omaggio a Ernst\u00a0J\u00fcnger.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">\nFiglio di Werner, il celebre rivoluzionario-conservatore studioso della metafisica del capitalismo, Nicolaus \u00e8 uno scrittore poliedrico e raffinato. Intinge\u00a0il suo calamaio nei nervi pi\u00f9 intimi e controversi della cultura germanica, vivendone l\u2019identit\u00e0 in un complesso \u2013 e, a tratti, contraddittorio \u2013 rapporto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">Formatosi per estrazione familiare negli ambienti dell\u2019intellighenzia tedesca, sin da giovanissimo nutre rapporti amicali e intellettuali con Carl Schmitt\u00a0e Sergiu Celibidache. Dopo la Seconda guerra mondiale, \u00e8 tra i fondatori del\u00a0movimento culturale Gruppe 47 e si avvia a un\u2019autonoma carriera intellettuale. Entra in contatto con Gershom Scholem (probabilmente nell\u2019autunno del\u00a01981), con cui intrattiene un denso epistolario sulla questione dell\u2019antisemitismo. Studia la Germania guglielmina, rileva i nessi degeneri di cui, a suo avviso, la tradizione prussiana, militarista e patriarcale si \u00e8 fatta alfiere, e che nel\u00a0Nazionalsocialismo hanno dispiegato tutta la propria potenza tanatofila \u2013 un\u00a0annichilimento antimoderno del femminile, cos\u00ec lo definisce, in termini simbolici e psicologici. Sombart critica tale tradizione, ma al contempo la provoca e interroga senza posa: mai subir\u00e0 il fascino castrante della postmoderna\u00a0cultura del piagnisteo, abbeverandosi piuttosto al cosmopolitismo di marca europea e alla secolare cultura del Grand Tour. Per lui, infatti, come sottotitola\u00a0un suo saggio, l\u2019illuminismo \u00e8 sempre erotico. Pi\u00f9 vicino a un Goethe che a un\u00a0Bernard-Henri L\u00e9vy, per intenderci.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">\n<p style=\"padding-left: 150px\">Professionalmente ricopre per trent\u2019anni l\u2019importante carica di funzionario del Consiglio d\u2019Europa a Strasburgo, finch\u00e9 l\u2019Heimweh, il romantico \u201cmal\u00a0di patria\u201d teutonico, lo riporta a Berlino, dove trascorre gli ultimi anni della\u00a0sua vita, dedicati all\u2019insegnamento (anche nella prestigiosa Freie Universit\u00e4t),\u00a0alla scrittura e alla pubblicazione delle sue opere pi\u00f9 significative. \u00abSono tornato in Germania perch\u00e9 avevo bisogno di sentire parlare tedesco attorno a\u00a0me\u00bb rivel\u00f2 in un musicale italiano alla studiosa Silvia Gajani, in visita alla sua\u00a0casa berlinese.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">\nSombart non smetter\u00e0 mai di studiare e interpretare il pluriverso della\u00a0Konservative Revolution, da letterato, sociologo, storico e psicologo (in senso nietzschiano, ricorrendo a una \u201cfisio-psicologia\u201d delle pulsioni). Formula,\u00a0inoltre, un\u2019utopica teoria della \u201cliberazione\u201d sessuale all\u2019interno di un progetto di rinnovamento socio-politico funzionale alla tutela della libera possibilit\u00e0 di sviluppo e determinazione da parte dell\u2019individuo. Entro una prospettiva che, tuttavia, non si limitava al razionalismo freddo e calcolatore. Bruno\u00a0Goetz gli insegn\u00f2, infatti, a \u00abdominare la sfera profana\u00bb, facendosi catturare\u00a0da quella sacra, tanto da asserire: \u00abIl famoso disincanto del mondo, in realt\u00e0,\u00a0non mi ha mai irritato, visto che conoscevo il mistero del suo incantamento,\u00a0che dovevamo derivare ogni volta dal fondamento sacro della nostra esistenza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">\nCon Carl Schmitt, come racconta nei suoi diari, trascorse moltissime giornate a passeggiare nel Grunewald, immerso in un profondo dialogo filosofico\u00a0che lo segn\u00f2 indelebilmente su un piano umano. Alla disamina critica del suo\u00a0pensiero politico \u2013 e al processo di distanziamento intellettuale dal suo mentore \u2013 dedic\u00f2, nel 1991, il testo Gli uomini tedeschi e i loro nemici: Carl Schmitt,\u00a0un destino tedesco fra ordine virile e mito del matriarcato. Difficile comprendere\u00a0\u2013 lo si deve pur ammettere \u2013, partendo da alcuni dei pregiudizi modernisti\u00a0che albergano in Sombart, l\u2019immensa teologia politica di Schmitt: il suo intelletto raffinato, tuttavia, unito a una vasta cultura, lo ha fatto approdare a\u00a0riflessioni affascinanti, che evocano la grande letteratura del passato.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">\nCon Ernst J\u00fcnger, come emerge dalle pagine qui tradotte, intrattenne un\u00a0dialogo ugualmente sottile, sebbene soltanto interiore. Di J\u00fcnger Sombart rifiuta l\u2019orizzonte politico e il mito del Lavoratore. Gli \u00e8 certamente pi\u00f9 vicino,\u00a0per stile e postura, lo J\u00fcnger romanziere, il narratore di viaggi, l\u2019entomologo\u00a0del mondo dei miti e il vaticinatore della societ\u00e0 che ci attende. Ma, soprattutto, ad affascinarlo \u00e8 il dandy, quel maestro di stile ed estetica che eccelle nel\u00a0coltivare la Bellezza, collezionare raffinati aforismi e intarsiare con ogni suo\u00a0gesto i misteriosi e caotici anfratti chiaroscurali della vita, i suoi enigmatici\u00a0labirinti. L\u2019uomo, sembra dirci Sombart, non ha alcuna verit\u00e0 da contraddire:\u00a0\u00e8 piuttosto la verit\u00e0 a contraddire il suo stesso agire, mettendone in mostra la\u00a0costitutiva fragilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">\nJ\u00fcnger viene letto da Sombart come un crocevia fra identit\u00e0 provinciale\u00a0tedesca e ideale di vita occidentale: il dandy attraversa le scogliere di marmo per\u00a0abitare, infine, una foresteria.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">\nIl tipo del Dandy \u2013 riconosciuto sempre pi\u00f9 rilevante su un piano filosofico, e non solo letterario \u2013 \u00e8 una figura pienamente antimoderna (lo conferma Antoine Compagnon, nel suo celebre Gli antimoderni): rifiuta con ardore\u00a0l\u2019utilitarismo e il materialismo della peggiore secolarizzazione. Non cerca il\u00a0senso dell\u2019esistenza nel concetto \u2013 sia esso teoretico o scientifico \u2013, predilige consistere nella percezione sensibile che s\u2019invera nell\u2019istante. Qui diventa\u00a0quadrimensionale, realizza che l\u2019hic et nunc \u00e8 la chiave per spezzare il tempo\u00a0diacronico e l\u2019accelerazione capitalista della temporalit\u00e0 lineare. Vive costantemente sotto lo scacco dello spleen e del dolore, in una nostalgia di cui si compiace ma che talora riesce, per pochi istanti, a spezzare. Pratica una mistica\u00a0urbana, \u00e8 un girovago apolide, un profeta dell\u2019apolit\u00eca, un Anarca. Conduce\u00a0un\u2019esistenza fatta di r\u00eaverie e fl\u00e2nerie, tesa all\u2019artificio e alla sublimazione,\u00a0mossa dall\u2019amore per la superficie (una passione greca, stando a Nietzsche).\u00a0\u00c8 un ambivalente rivale dello snob, suo affettato emulatore protagonista del\u00a0vivere in-civile \u2013 \u00abperch\u00e9 lo snob \u00e8 un demente, nell\u2019etimo \u201clontano dalla\u00a0mente\u201d, un depensante\u00bb (Alfredo de Giglio). Dato che \u00abl\u2019eroe moderno non\u00a0\u00e8 un eroe\u00bb, il dandy \u00abrecita le parti dell\u2019eroe. L\u2019eroica modernit\u00e0 si rivela una\u00a0tragedia nella quale il ruolo dell\u2019eroe \u00e8 ancora scoperto\u00bb (Walter Benjamin).<br \/>\nForse, semplicemente, il dandy conosce la bellezza della contraddizione: il\u00a0piacere estatico dello scontro tra tesi diverse \u2013 da cui solo, stando a N. G.\u00a0D\u00e1vila, emerge la verit\u00e0, \u00abl\u2019insieme delle contraddizioni in cui incorrono gli\u00a0uomini intelligenti\u00bb (Escolios a un texto impl\u00edcito).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px\">\nSombart intercetta queste riflessioni, ad alcune solo allude con verecondia.\u00a0Le sue parole hanno il pregio di offrire molteplici segnavia: dietro ogni frase\u00a0si cela un libro, un autore, un\u2019esperienza personale. Decifrandone la scrittura\u00a0ci si avvicina a quell\u2019arcanum che, come Sombart afferma altrove, \u00e8 l\u2019orizzonte dell\u2019immaginazione mitopoietica di Schmitt \u2013 ma che in J\u00fcnger, a nostro\u00a0avviso, celebra il proprio trionfo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: right\">\n<p style=\"padding-left: 150px;text-align: right\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/07\/106731589_10223698716918716_1264038488108893530_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1050\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/07\/106731589_10223698716918716_1264038488108893530_n-192x300.jpg\" alt=\"106731589_10223698716918716_1264038488108893530_n\" width=\"192\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/07\/106731589_10223698716918716_1264038488108893530_n-192x300.jpg 192w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/07\/106731589_10223698716918716_1264038488108893530_n.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 192px) 100vw, 192px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abCoscienza stilistica della Germania\u00bb: cos\u00ec Nicolaus Sombart, figlio del pi\u00f9 celebre Werner, defin\u00ec J\u00fcnger, di cui parl\u00f2 in un ampio saggio, uscito su \u00abDer Tagesspiegel\u00bb il 29 marzo 1995, e che Bietti pubblica per la prima volta in Italia. 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