{"id":1052,"date":"2020-07-11T08:43:46","date_gmt":"2020-07-11T06:43:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1052"},"modified":"2020-07-11T08:43:46","modified_gmt":"2020-07-11T06:43:46","slug":"autunno-in-sardegna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2020\/07\/11\/autunno-in-sardegna\/","title":{"rendered":"Autunno in Sardegna"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/07\/fsdf.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1053\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/07\/fsdf-211x300.jpg\" alt=\"fsdf\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/07\/fsdf-211x300.jpg 211w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/07\/fsdf-722x1024.jpg 722w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/07\/fsdf.jpg 735w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: left\">\n<p style=\"text-align: left;padding-left: 120px\">\n<p style=\"text-align: left;padding-left: 240px\">\u00c8<em>\u00a0<\/em>\u00a0uscito da qualche giorno, per le edizioni Le Lettere, il volume a cura di Mario Bosincu (ricercatore in Letteratura tedesca\u00a0presso l\u2019Universit\u00e0 di Sassari),\u00a0nel quale sono\u00a0raccolti e commentati tre testi di Ernst J\u00fcnger, <em>San Pietro<\/em>, <em>Serpentara<\/em> e\u00a0<em>Autunno in Sardegna.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;padding-left: 240px\">Di seguito, uno stralcio tratto dalla <em>Introduzione<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px;text-align: center\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: left;padding-left: 240px\">\n<p style=\"padding-left: 240px\">L\u2019esperienza del viaggio in Sardegna, intrapreso da Ernst J\u00fcnger per la prima volta nel 1954 e raccontato in <em>San Pietro<\/em> (1957), <em>Serpentara<\/em> (1957) e <em>Autunno in Sardegna<\/em> (1965), rappresenta il confronto con un microcosmo prossimo al tramonto in cui si vanno gi\u00e0 moltiplicando i segni della modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">L\u2019isola appare cos\u00ec come un laboratorio in cui \u00e8 possibile osservare il verificarsi accelerato di fenomeni il cui attuarsi, invece, in Germania ha richiesto un secolo. In questo senso, lo scrittore tedesco eleva la descrizione della profonda trasformazione che sta avvenendo in Sardegna al rango di una parabola generale del dramma della modernizzazione tecnologica,e la svolta avvenuta nel suo pensiero traspare chiaramente dai toni elegiaci con cui egli celebra un mondo patriarcale in via di dissoluzione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Su un piano pi\u00f9 profondo, il viaggio in Sardegna avviene entro un paesaggio insieme archetipico e metafisico in cui si muovono uomini e animali. In <em>Serpentara<\/em> si legge che la vera felicit\u00e0 risiede nei <em>ricordi<\/em>, e in <em>San Pietro<\/em> si parla dell\u2019\u201cengramma\u201d che guida i tonni. Non stupisce, quindi, che in <em>Autunno in Sardegna<\/em> la descrizione del piccolo Eden rappresentato da un giardino culmini\u00a0 nell\u2019epifania della \u201cVecchia Madre\u201d Terra.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Di qui l\u2019esaltazione della Sardegna quale specola privilegiata per accedere all\u2019intuizione delle energie vive nel cosmo: \u00abQuando si arriva dalla Sicilia si percepisce con chiarezza l\u2019indiviso, ci\u00f2 che non \u00e8 stato ancora spezzettato dal tempo suddiviso in parti. In Sicilia l\u2019intrico di nomi, luoghi ed episodi storici celebri \u00e8 cos\u00ec spesso e pesa con tale forza da coprire quanto \u00e8 avvenuto prima. Tucidide, il primo storico nel senso moderno del termine, ha descritto i percorsi ed i movimenti di eserciti sul suo suolo con una tale precisione che sembra di poterli decifrare sulla carta topografica di un generale. Perdono cos\u00ec la loro forza le figure del mito. Su quest\u2019isola, tuttavia, agisce sullo spirito qualcosa di ben pi\u00f9 potente del ricordo storico o preistorico. Di rado, persino nel corso di catastrofi, usciamo dalle dimore dell\u2019umano per accedere alla lingua cifrata ed ai movimenti di un\u2019immediata forza creatrice. In questi frangenti le tracce delle epoche storiche divengono simili alla scritta che \u00e8 stata lasciata da delle zampette di formica sulla sabbia e che pu\u00f2 essere letta prima dell\u2019arrivo delle onde. Questo \u00e8 il vero sapere, il trionfo che vive nella lingua dei profeti. Il mondo, coi suoi vortici e le sue profondit\u00e0 astrali, \u00e8 solo un velo ornato di decorazioni di fiamma e di ghiaccio e sollevato da un profondo respiro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8\u00a0\u00a0uscito da qualche giorno, per le edizioni Le Lettere, il volume a cura di Mario Bosincu (ricercatore in Letteratura tedesca\u00a0presso l\u2019Universit\u00e0 di Sassari),\u00a0nel quale sono\u00a0raccolti e commentati tre testi di Ernst J\u00fcnger, San Pietro, Serpentara e\u00a0Autunno in Sardegna. Di seguito, uno stralcio tratto dalla Introduzione *** L\u2019esperienza del viaggio in Sardegna, intrapreso da Ernst J\u00fcnger per la prima volta nel 1954 e raccontato in San Pietro (1957), Serpentara (1957) e Autunno in Sardegna (1965), rappresenta il confronto con un microcosmo prossimo al tramonto in cui si vanno gi\u00e0 moltiplicando i segni della modernit\u00e0. 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