{"id":1068,"date":"2020-08-01T08:10:07","date_gmt":"2020-08-01T06:10:07","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1068"},"modified":"2020-08-01T08:10:07","modified_gmt":"2020-08-01T06:10:07","slug":"virus-e-diritti-ritorno-a-berlino-est","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2020\/08\/01\/virus-e-diritti-ritorno-a-berlino-est\/","title":{"rendered":"Virus e diritti. Ritorno a Berlino Est"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 160px\"><em>Sotto gli occhi di tutti quanti noi la progressiva limitazione dei diritti e delle libert\u00e0 fondamentali durante il \u00ablockdown\u00bb che, ora, in una fase di abbassamento della curva dei contagi e delle morti, sembra solo segnare il passo ma non attenuarsi del tutto. <\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><em>Federico Cenci, giornalista e scrittore, ci conduce lungo questi mesi difficili grazie ad un romanzo (<\/em><strong>Berlino Est 2.0<\/strong><em>, Eclettica Edizioni, euro 12) che \u00e8, allo stesso tempo, distopia e racconto, analisi su un tempo bislacco e inquiete confessioni. Un prospettiva di lettura diversa su un evento che sta cambiando le forme del nostro vivere.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><em>Di seguito, grazie all\u2019editore, riproduciamo il prologo e un capitolo dal titolo \u201c<\/em>La Messa \u00e8 finita! Andate sul web<em>\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n<p style=\"text-align: center;padding-left: 160px\">***<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n<p style=\"padding-left: 160px\">Uscire di casa un giorno dello scorso marzo \u00e8 stato come entrare in una macchina del tempo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Nelle strade era improvvisamente calata un\u2019atmosfera di mestizia. Complice anche il cielo grigio, ho rivissuto le stesse sensazioni che avevo provato, cinque mesi prima, a Berlino, dinnanzi all\u2019installazione Panorama Die Mauer dell\u2019artista Yadegar Asisi. Un\u2019immagine gigante, fissata su una parete cilindrica, accompagna i visitatori in una giornata autunnale nella Berlino degli anni Ottanta. Anche grazie a effetti sonori e di luci, si viene assorbiti dalle scene di vita quotidiana a ridosso del Muro. Della zona Est della citt\u00e0 colpisce la desolazione di strade deserte, di palazzi monotoni, delle ciminiere accese, delle saracinesche dei negozi abbassate. L\u2019artista riesce a raccontare efficacemente l\u2019oppressione di un controllo pervasivo da parte delle autorit\u00e0 della DDR: trincee, telecamere, torri di guardia dalle quali zelanti in uniforme e colbacco puntano binocoli e macchine fotografiche.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Ecco, all\u2019indomani dell\u2019approvazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che rendeva ancora pi\u00f9 restrittive le misure per contenere l\u2019epidemia di coronavirus, mi sembrava d\u2019essermi ritrovato in una Berlino Est 2.0. L\u2019inopinata sospensione di alcune libert\u00e0 individuali, la solerzia delle forze dell\u2019ordine nel neutralizzare i trasgressori, la paura negli occhi della gente: \u00e8 come se avessi varcato il confine della finzione per immergermi &#8211; carne, ossa e anima &#8211; in Panorama Die Mauer, trasferito per\u00f2 nella Roma del 2020. Il clima da regime sembra aver permeato anche la gente. Diffusa \u00e8 la smania da delazione. Se in Germania dell\u2019Est, ai tempi della DDR, si aveva il maggior numero di delatori pro capite di tutti i Paesi del Patto di Varsavia, ovvero una spia ogni 59 abitanti (meno del 2%), nell\u2019Italia ai tempi del coronavirus 3 cittadini su 4 (il 72%) ritengono giusto segnalare alle forze dell\u2019ordine comportamenti altrui scorretti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Necessario da parte delle autorit\u00e0 attuare misure per frenare la propagazione dei contagi, ma contestualmente occorre riflettere sulle conseguenze che tali misure potrebbero comportare. Guai a subire inermi la frase che stiamo sentendo continuamente: niente sar\u00e0 pi\u00f9 come prima. Se cambiamenti del nostro stile di vita dovranno esserci, che siano ponderati alle nostre reali esigenze, guidati dalla saggezza della classe politica e dall\u2019attenzione della societ\u00e0 civile. Non sia mai che, in nome della lotta al virus, si legittimino effetti collaterali duraturi capaci di corrodere libert\u00e0 e clima sociale, violare la privatezza, censurare le opinioni. E poi la vita non pu\u00f2 essere vissuta da remoto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">La socialit\u00e0 \u00e8 un tratto inestinguibile dell\u2019esistenza umana, che non pu\u00f2 realizzarsi al di fuori della comunit\u00e0. Se accettiamo che il web sostituisca la relazione fisica, ci condanniamo all\u2019emarginazione individualista. Si evoca per il futuro prossimo la scuola a distanza.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">La risposta a un simile scenario risiede nel buon senso e nelle parole di autorevoli insegnanti, i quali avvertono che la frequentazione scolastica non pu\u00f2 essere surrogata dal digitale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Le penne di grandi scrittori di romanzi distopici &#8211; cui il mio lavoro vuole essere un tributo &#8211; hanno spesso predetto il futuro. L\u2019auspicio \u00e8 che questa breve raccolta di appunti, nei quali si mescolano scenari di fantasia a pezzi di realt\u00e0, resti un umile contributo alla coscienza critica del lettore.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n<p style=\"padding-left: 160px\">LA MESSA \u00c8 FINITA, ANDATE SUL WEB<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Andare fisicamente a Messa per un cristiano di Berlino Est \u00e8 un\u2019impresa. La funzione religiosa \u00e8 diventato un appuntamento clandestino, che si svolge in luoghi nascosti e riservati. Non \u00e8 che il Mega Partito abbia bandito la pratica religiosa, sia chiaro. \u00c8 solo che l\u2019ha assoggettata a s\u00e9. E l\u2019ha snaturata, trasferendo la liturgia sul web e sul tubo catodico. \u00c8 nata cos\u00ec la \u00abChiesa digitale\u00bb. Niente pi\u00f9 sacramenti. Tutto \u00e8 virtuale. Ogni domenica, alla stessa ora, il canale di regime manda in onda una Messa. I fedeli si piazzano davanti allo schermo e seguono in diretta, magari mentre fanno anche altro, come fosse uno dei tanti prodotti del palinsesto di regime. Innanzi alla tv, allo smartphone o al pc il popolo \u00e8 tutto uguale. Unico \u00e8 il messaggio che deve entrare nelle case. Unica \u00e8 l\u2019omelia, impregnata di quegli stessi valori di pace, umanesimo, ecologismo, fratellanza sbandierati dalla propaganda del Minculpop. La parola \u201cDio\u201d \u00e8 eliminata dal vocabolario ecclesiastico. Il celebrante non \u00e8 un prete in carne e ossa, ma un robot che indossa sul volto il simbolo del Mega Partito. Cos\u00ec la \u00abChiesa digitale\u00bb sopperisce all\u2019assenza di vocazioni. Ma non tutti i cristiani si sono adattati a questa riforma 2.0. \u00c8 nata cos\u00ec la \u00abChiesa delle catacombe\u00bb. Fortemente invisa al regime, conta tra le sue fila schiere di fedeli laici e religiosi dissidenti al pensiero unico. Sono riluttanti all\u2019idea di dover rinunciare, in nome di un feticcio virtuale, alla tradizione, alla grazia dei sacramenti, alla fede di sempre. La domenica si avvicina. Mi metto clandestinamente in contatto con i miei informatori fidati su dove poter partecipare alla Messa. Prendo nota e mi preparo ad andare, sapendo di incorrere in un qualche rischio. \u00c8 domenica mattina. Esco con una busta della spesa per non dare all\u2019occhio e mi dirigo nel luogo stabilito, non lontano da casa. Ad attendermi un ampio portone, sul quale busso accertandomi di non essere visto da nessuno. Prima di aprirmi, mi viene chiesto di pronunciare la parola chiave. Siamo nove o dieci fedeli e un celebrante. La sala \u00e8 molto ampia. Ci schieriamo a un metro di distanza l\u2019uno dall\u2019altro, per evitare che, nel caso in cui ci scoprano, ci venga contestata, oltre alla \u00abfunzione religiosa non autorizzata\u00bb, anche l\u2019aggravante di assembramento. \u00c8 curato ogni dettaglio liturgico: dalle pieghe della casula del celebrante alla disposizione degli oggetti sacri sull\u2019altare. L\u2019odore di incenso penetra nelle narici e aiuta raccogliersi in una dimensione di bellezza e realt\u00e0 piena. Si procede solennemente fin quando il clima cerimonioso non viene spezzato da un forte rumore. Irrompono in sala un pugno di agenti, uno di loro con passo spedito raggiunge il pulpito, con modi fermi fa scansare il sacerdote e si prende la scena. \u00abSignori, siete invitati a uscire immediatamente. Chi vuole partecipare a funzioni religiose, pu\u00f2 farlo in tv o via Internet. Non sono autorizzate simili assemblee\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Eloquente il messaggio del Mega Partito: la Messa \u00e8 finita, andate sul web.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1069\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/08\/Progetto-senza-titolo-74-1-235x300.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/08\/Progetto-senza-titolo-74-1-235x300.jpg 235w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/08\/Progetto-senza-titolo-74-1.jpg 744w\" sizes=\"(max-width: 235px) 100vw, 235px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sotto gli occhi di tutti quanti noi la progressiva limitazione dei diritti e delle libert\u00e0 fondamentali durante il \u00ablockdown\u00bb che, ora, in una fase di abbassamento della curva dei contagi e delle morti, sembra solo segnare il passo ma non attenuarsi del tutto. 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