{"id":1089,"date":"2020-08-18T21:26:07","date_gmt":"2020-08-18T19:26:07","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1089"},"modified":"2020-08-19T08:35:42","modified_gmt":"2020-08-19T06:35:42","slug":"chi-ha-paura-di-lovecraft","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2020\/08\/18\/chi-ha-paura-di-lovecraft\/","title":{"rendered":"Chi ha paura di Lovecraft?"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\"><em>Da qualche settimana \u00e8 uscito per i tipi di Oakmond Publishing l\u2019ultimo lavoro di Rosario De Sio, dal titolo <\/em><strong>Chi ha paura di H.P. Lovecraft<\/strong><em> (p.290, euro 14). Una monografia articolata e piena di spunti, che vaga nel mondo letterario horror ma anche nelle vicende private e pubbliche del cantore pi\u00f9 popolare e conosciuto di questo genere che tale poi, in realt\u00e0, non \u00e8&#8230; visto che \u2013 proprio grazie a scrittori di primissimo livello come Lovecraft \u2013 si riesce a travalicare questi confini e si \u00e8 in grado di tratteggiare, non solo sul fronte simbolico e allegorico, fenomeni compositi e certamente non legati solo a fantasie letterarie o a ricercati ambiti romanzeschi come la crisi dell\u2019uomo moderno e il declino spirituale.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\"><em>Ad incorniciarne i tratti di questo lavoro di De Sio sono due esperti del settore come Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco che, nell\u2019ampia prefazione che qui di seguito riportiamo integralmente, rammendano con maestria tutte le coordinate entro le quali si muove l\u2019opera di Lovecraft.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\u00a0 \u00a0*\u00a0 \u00a0 *\u00a0 \u00a0*<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Esattamente sessant\u2019anni fa, nel 1960, apparve in Francia un libro straordinario e terribile, che ha avuto un grande influsso (anche se non pienamente riconosciuto) su tutta la cultura occidentale. Il libro era <em>Le matin des magiciens<\/em>, di Louis Pauwels e Jacques Bergier, intitolato Il mattino dei maghi nella traduzione italiana, apparsa tre anni dopo, con un\u2019importante introduzione di Sergio Solmi. In quel libro, si legge la frase seguente: \u00abPer aver tentato di superare i limiti dell\u2019Universo, immaginando un numero pi\u00f9 grande di tutto ci\u00f2 che si potrebbe concepire nell\u2019Universo stesso, per aver tentato di concepire un concetto che l\u2019Universo stesso non potrebbe riempire, il geniale matematico Cantor \u00e8 stato ingoiato dalla follia. Ma c\u2019\u00e8 un\u2019ultima porta, che neppure l\u2019intelligenza analogica pu\u00f2 disserrare. Poche opere eguagliano in grandezza metafisica quelle in cui H.P. Lovecraft tenta di descrivere l\u2019impensabile avventura dell\u2019uomo risvegliato, ovvero di colui che giunge a socchiudere quella porta e, cos\u00ec facendo, avanza la pretesa di introdursi l\u00e0 dove Dio regna oltre l\u2019infinito\u2026\u00bb <em>Il Mattino dei maghi<\/em> ebbe il merito di scuotere la cultura europea ingessata dal <em>realismo socialista<\/em>, ricordando che nella vita c\u2019\u00e8 anche qualcosa di pi\u00f9 che si pu\u00f2 perseguire oltre alla soddisfazione del proletariato. A parte ci\u00f2, ebbe anche il merito non secondario di proporre all\u2019attenzione del pubblico un autore pressoch\u00e9 dimenticato, come appunto Lovecraft.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Ci sono autori che segnano intere epoche, nel senso che, dopo il loro passaggio, il panorama culturale non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso. Nell\u2019ultimo ventennio del secolo scorso, due autori sono emersi, soprattutto nella cultura giovanile, a scardinare il sepolcro, che sembrava definitivo, in cui il realismo aveva rinserrato la letteratura: J.R.R. Tolkien e, appunto H.P. Lovecraft. Il loro fascino sugli intelletti ancora in formazione \u00e8 testimoniato dallo stesso autore del libro che avete fra le mani, che li colloca al principio del suo bel viaggio all\u2019interno della narrativa dell\u2019immaginario alla ricerca delle radici della paura.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Tolkien os\u00f2 far saltare il bastione principale della narrativa realistica, ovvero l\u2019intangibilit\u00e0 della storia, soprattutto quella raccontata dai vincitori. Con i suoi libri ha mostrato che le nostre emozioni possono essere toccate nel profondo anche da una storia che non esiste di per s\u00e9, ma soltanto nel rapporto intimo fra autore e lettore. Ed \u00e8 una storia che non ha fondamento allegorico, cio\u00e8 non vuole indicare, sotto mentite spoglie, qualcosa che in realt\u00e0 riguarda la storia vera (su questo, Tolkien fu chiarissimo), ma crea un mondo emotivo tutto nuovo, che vive di per s\u00e9 e commuove per ci\u00f2 che \u00e8. Sappiamo, attraverso gli infiniti romanzi, film, serie televisive, giochi, che sono nati in seguito a questo concetto, quanta importanza esso abbia avuto nel plasmare la cultura popolare contemporanea. E sappiamo anche quanto aspra sia la critica degli estremi e stentorei difensori del sepolcro realista contro un\u2019evidenza dei fatti che viene a vulnerare i loro vetusti schemi ideologici. Dopo Tolkien, il <em>mundus imaginalis<\/em> della nostra cultura non \u00e8 stato pi\u00f9 lo stesso.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">L\u2019azione di Lovecraft \u00e8 stata pi\u00f9 sottile, ma non per questo meno profonda. A differenza di Tolkien, che si muove sul terreno epico ed eroico, l\u2019autore di Providence si apre la strada in quella che lui stesso giudica la pi\u00f9 intensa delle emozioni umane: la paura, che &#8211; scrive de Sio nel suo saggio &#8211; \u00abnel senso ideologico costituisce una sorta di risposta speculare al rapido processo di trasformazione del secolo e all\u2019inquietudine che avrebbe caratterizzato successivamente il passaggio al 900\u00bb, ed \u00e8 quindi anche una delle chiavi, se non la principale, per capire il mondo di oggi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Per affrontare questo tema, Lovecraft riesamina e rielabora le caratteristiche della paura quali vennero codificate in due secoli di letteratura gotica, nella quale la paura \u00e8, sottolinea sempre de Sio, \u00abquell\u2019elemento che sta alla base della fabula, muove l\u2019azione, (\u2026) l\u2019impalcatura invisibile che regge l\u2019intera struttura narrativa.\u00bb L\u2019elemento di assoluta originalit\u00e0 di Lovecraft, \u00e8 che la sua paura non muove da origini interamente nascoste nell\u2019animo umano, come per esempio in Poe, ma lo trascende. Indicano questo, con grande sottigliezza d\u2019ingegno, i citati Pauwels e Bergier quando parlano della sua \u00abpretesa di introdursi l\u00e0 dove Dio regna oltre l\u2019infinito\u00bb. Trascendere l\u2019umano \u00e8 ambizione di tutti. Trascendere il divino, ridurre gli d\u00e8i stessi a strumenti della propria elevazione spirituale, \u00e8 impresa destinata a pochi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">C\u2019\u00e8 un\u2019opera di Edvard Munch che conosciamo tutti: il quadro, eseguito in molte versioni, intitolato L\u2019urlo (1895). Lo stesso artista ce ne racconta la genesi: \u00abUna sera camminavo lungo un viottolo in collina con due compagni. Era il periodo in cui la vita aveva ridotto a brandelli la mia anima. Il sole calava fiammeggiando sotto l\u2019orizzonte, Sembrava una spada infocata di sangue che tagliasse la volta celeste. Il cielo era di sangue\u2026 Esplodeva il rosso sanguinante mentre i miei amici assumevano un pallore luminescente, e ho avvertito un grande urlo, l\u2019ho udito realmente\u2026 le linee e i colori risuonavano vibrando\u2026 e poi ho dipinto L\u2019urlo.\u00bb<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Chi osserva il quadro, non vede motivo apparente per cui l\u2019uomo debba urlare il suo terrore. Nulla, nel disegno, \u00e8 irreale, o spaventoso, o anomalo. Tuttavia, dall\u2019insieme dei simboli raffigurati, emerge un\u2019inquietudine, un senso di dispossessione che taglia il reale \u00abcome una spada di sangue\u00bb e genera un\u2019angoscia invincibile, un orrore profondo e inspiegabile. L\u2019uomo che urla \u00e8 ridotto a una figura grottesca, un coagulo di opacit\u00e0 minerale scosso fino a spaccarsi da una tensione interna che lo strazia, e che si sublima in un grido prodromo di follia.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Per molti, la tensione lacerante espressa dalla figura che urla \u00e8 un punto d\u2019arrivo. Per Lovecraft fu un punto di partenza. Ce lo rivela lui stesso nelle sue lettere, parlando degli incubi orrendi che insegnarono, a lui bambino, la durezza dell\u2019esistenza, dopo la morte del padre, impazzito sembra per la sifilide, la rovina economica della famiglia, le prime dimostrazioni della follia della madre. Incubi che presero la forma di creature orrende, i night gaunts, o magri notturni, diaboliche entit\u00e0 predatrici sorte dalle tenebre a perseguitare le sue notti di fanciullo ipersensibile e solitario. Fu nel 1895 (lo stesso anno in cui Munch dipinse L\u2019urlo e H.P. Lovecraft aveva solo cinque anni) che si manifestarono per la prima volta i magri notturni. Fino al 1937, per quarantadue anni, che sono pi\u00f9 di quindicimila notti, Lovecraft visse gomito a gomito in un intermittente delirio, con i fantasmi della sua angoscia. Non fu una convivenza semplice. Burattino e burattinaio, regista e attore di uno spettacolo infinito, prigioniero di un gioco di specchi che eternamente rimandano la medesima immagine distorta, nel groviglio delle frustrazioni, delle ansie, dei disgusti e delle sconfitte, egli dovette individuare il filo cui aggrapparsi per evitare il naufragio, per scampare alla rovina mentale che gi\u00e0 aveva travolto i suoi genitori.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Aveva vent\u2019anni, Lovecraft, quando comprese definitivamente che il suo mondo era l\u00ec, nella sua stanza. Pochi metri quadrati di buio in cui avvenne l\u2019evocazione del pi\u00f9 compiuto universo fantastico di tutta la storia della letteratura fino ad allora. Non fu, come ha sostenuto qualche mal ispirato biografo, un atto di fuga da un reale insopportabile. Al contrario, fu il segno di un coraggio disumano e incredibile. \u00abLa vita o si vive o si scrive\u00bb, dice Pirandello nel suo romanzo Il fu Mattia Pascal. Lovecraft risolve di vivere e scrivere a un tempo la propria vita: tanto pi\u00f9 dolorosamente vivendola, quanto pi\u00f9 fervidi erano i panorami fiabeschi che gli schiudeva la sua fantasia onirica. Nel far ci\u00f2, egli \u2013 inconsapevolmente, perch\u00e9 fu il pi\u00f9 feroce critico della propria opera \u2013 fa da spartiacque nel genere fantastico, ergendosi come \u00abun vero e proprio innovatore del genere e questo lo vediamo soprattutto dal percorso artistico che Lovecraft compie, un percorso che affonda le radici nella narrativa gotica ma che poi si evolve sempre di pi\u00f9 raggiungendo uno stile di scrittura particolare e inconfondibile, affrontando tematiche del tutto rivoluzionarie rispetto alla tradizione<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">precedente; in tal modo Lovecraft si pone come un rinnovatore del genere stesso, svecchiandolo e incanalandolo in una nuova direzione. Getta in tal modo le basi per la nascita di un nuovo filone narrativo che lui stesso denomin\u00f2 orrore soprannaturale\u00bb, scrive sempre de Sio.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">All\u2019origine dell\u2019universo lovecraftiano non vi sono n\u00e9 sillogismi, n\u00e9 filosofemi, n\u00e9 compiacenze letterarie, n\u00e9 allegorie ideologiche. C\u2019\u00e8 viceversa lo sforzo doloroso e amaro d\u2019infrangere la solitudine di un\u2019esistenza disperata tendendo l\u2019orecchio a quel raspare d\u2019ali d\u2019incubo che s\u2019avverte oltre la porta della stanza in penombra. Come un tenebroso sipario, le ali dei <em>magri notturni<\/em> si sollevano a rivelare l\u2019apparenza grottesca di entit\u00e0 che sono il simbolo delle nostre pulsioni recondite, dei nostri desideri inconfessabili, delle nostre ambizioni e dei nostri terrori.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Emergono cos\u00ec da buio i profili immondi delle divinit\u00e0 nate dal profondo, incubi ai quali Lovecraft ha dato un connotato simbolico ben preciso: Shub-Niggurath, la sessuofobia latente sfogata dissacrando il sesso, che un tempo era il dato fondamentale della sacralit\u00e0; Cthulhu, la brama di potere assoluto che dorme in attesa di riaffiorare quando la tempesta \u00e8 al culmine; Nyarlathotep, la tentazione di sconvolgere l\u2019ordine a favore di una rivoluzione permanente il cui esito \u00e8 il caos; YogSothoth, l\u2019illusione che possiamo comprendere e dominare l\u2019Essere sondandone soltanto la materialit\u00e0, e impadronendoci dei <em>sali fattizi<\/em> delle cose; e infine il culmine degli orrori: Azathoth, il cupio dissolvi che ha ormai invaso irresistibilmente la civilt\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Non sono incubi personali. Come mise in luce gi\u00e0 cinquant\u2019anni fa Dirk W. Mosig, che resta il critico lovecraftiano pi\u00f9 percettivo di sempre, sono gli incubi di un\u2019intera cultura, quella occidentale, che va smarrendo se stessa dietro le paure che genera da sola o che le vengono inoculate.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Evocare figure simili, misurarsi con esse e farne lo strumento per ribaltare la propria condizione esistenziale, non \u00e8 poca cosa. L\u2019ambizione, il desiderio, la razionalit\u00e0, il confronto con i proprio simili e con i <em>diversi<\/em> sono, per tutti noi, esperienze comuni del vivere. Per Lovecraft, figlio di genitori entrambi nevrotici, vissuto nella reminiscenza di un passato di glorie familiari ormai estinto e sepolto, cresciuto timido e introverso, incapace di affermarsi, tutte queste cose erano figurazioni d\u2019incubo, emerse a tormentarlo nella sua solitudine, specie negli anni formativi della prima giovinezza.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">\u00abCome mosche per ragazzi oziosi, tali siamo per gli d\u00e8i: ci uccidono per divertirsi\u00bb, scrive Shakespeare nel <em>Re Lear<\/em>. Le divinit\u00e0 di Lovecraft sono ancora peggiori: del tutto indifferenti alla nostra miseria, lasciano che le nostre paure ci trascinino in fondo, insensibili alle nostre grida. Sono molti quelli che, al posto di Lovecraft, chiudono gli occhi di fronte all\u2019incubo e s\u2019accontentano di vivere un\u2019esistenza inerte, senza speranze e senza ambizioni. Lovecraft si rifiut\u00f2. Non soltanto guard\u00f2 dritto negli occhi i suoi incubi, ma diede loro forme e connotazioni simboliche ben precise, per ciascuno andando a scavare l\u2019origine profonda negli abissi dell\u2019anima. Ne fece divinit\u00e0 grottesche e crudeli, quali in effetti sono: ma nel tempo stesso ne indic\u00f2 le intrinseche debolezze, fornendo i mezzi per dominarle, come fa l\u2019evocatore che suscita i demoni dal suo cerchio magico. Questa totale <em>disumanit\u00e0<\/em>, nota de Sio, ha una conseguenza di non poco conto: \u00abnella letteratura di Lovecraft cessa la visione antropocentrica, l\u2019interesse dello scrittore non \u00e8 pi\u00f9 rivolto all\u2019uomo o al mondo ma a ci\u00f2 che sta dietro il mondo sensibile e materiale.\u00bb La sua visione non \u00e8 pi\u00f9 <em>umana<\/em>, ma <em>cosmica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">In questo, Lovecraft fu scrittore di straordinaria modernit\u00e0, perch\u00e9 l\u2019ambiguit\u00e0 del reale, l\u2019incertezza del vero, il timore di un universo sempre pi\u00f9 vasto e sconosciuto, e la parallela crisi delle ideologie, sono il labirinto nel quale brancola oggi il pensiero scientifico e filosofico, che la fisica quantistica ha privato delle ultime certezze sopravvissute alla relativit\u00e0 einsteiniana. Con intelletto sbalorditivamente anticipatore, il figlio di Providence si rese conto che la descrizione della realt\u00e0 com\u2019\u00e8 percepita dai sensi ed evocata dai sentimenti non esaurisce in alcun modo la rappresentazione di un universo che \u00e8 infinitamente pi\u00f9 vasto di quanto la nostra mente e il nostro cuore possano concepire. Comprese che la nostra logica \u00e8 inadeguata a imprigionare in formule esatte fenomeni che ignorano le categorie aristoteliche, non tengono conto delle leggi di causalit\u00e0 e seguono sequenze temporali diverse da quelle dell\u2019esperienza comune.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Gli scienziati di vecchia formazione, concettualmente inadeguati ad affrontare in modo consapevole questo stato di cose, continuano ad elaborare il tutto in formule che si basano sui soliti modelli, tagliandone via le variabili di cui non sanno come tenere conto. I filosofi, digiuni di matematiche e intrisi di ottocentesco razionalismo, percepiscono tuttavia che qualcosa sta cambiando e, incapaci per difetto d\u2019ingegno di afferrare il nuovo, ricorrono ad architetture deboli per mascherare la loro inettitudine ad affrontare la rivoluzione in atto. I letterati, digiuni di tutto fuorch\u00e9 del proprio ego, non hanno ancora capito nulla di quel che sta succedendo e hanno ridotto la narrativa moderna a pamphlet politico, o a catena di montaggio per esercizi d\u2019evasione, o a pratica psico-masturbatoria. Lovecraft invece intu\u00ec l\u2019isolamento del pensiero contemporaneo in un mare di enigmi e ne consegu\u00ec un lacerante brivido di paura. I suoi incubi sono un riflesso di questa angoscia, ma hanno aperto una strada sulla quale finora nessuno, nel mondo della cultura, dopo di lui ha avuto ancora il coraggio d\u2019incamminarsi. Per questo non ha avuto eredi: \u00e8 unico e temiamo rester\u00e0 tale ancora a lungo Per i motivi che abbiamo cercato di esporre, capire Lovecraft \u00e8 anche, in un certo modo, capire le radici dell\u2019inquietudine del mondo contemporaneo, che continuamente evoca da dentro di s\u00e9 incubi che poi non riesce a dominare. La radice del fascino di Lovecraft presso le giovani generazioni \u00e8 che esse percepiscono, sia pur confusamente, che i suoi terrori non sono i terrori di un individuo, ma di tutta una cultura. Studiare Lovecraft significa studiare il nostro mondo nei suoi risvolti pi\u00f9 cupi, quelli che chiude dentro di s\u00e9 e non osa svelare neppure a se stesso.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: left\">Per rispondere alla domanda espressa dal titolo di questo libro, ad avere paura di Lovecraft sono i benpensanti, coloro che si adagiano nella tranquillit\u00e0 del normale, non vedono al di l\u00e0 delle loro pantofole e non avvertono n\u00e9 i tremori di un mondo che cambia n\u00e9 i lampi del caos che si annida sotto il velo dell\u2019ordine. A tutti costoro far\u00e0 bene la lettura del saggio che qui presentiamo. Forse, dopo, troveranno il coraggio di leggere anche Lovecraft. E comprenderanno, come conclude con acutezza de Sio, che in tutta la sua opera \u00abLovecraft non fece altro che prendere lucidamente coscienza della condizione umana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1090 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/08\/Cover-Lovecraft-KDP-01-front-300-188x300.jpg\" alt=\"\" width=\"188\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/08\/Cover-Lovecraft-KDP-01-front-300-188x300.jpg 188w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2020\/08\/Cover-Lovecraft-KDP-01-front-300.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 188px) 100vw, 188px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Da qualche settimana \u00e8 uscito per i tipi di Oakmond Publishing l\u2019ultimo lavoro di Rosario De Sio, dal titolo Chi ha paura di H.P. Lovecraft (p.290, euro 14). 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