{"id":1124,"date":"2021-01-30T11:10:06","date_gmt":"2021-01-30T10:10:06","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1124"},"modified":"2021-01-30T11:17:46","modified_gmt":"2021-01-30T10:17:46","slug":"un-passo-dietro-craxi-testimonianze-e-interviste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/01\/30\/un-passo-dietro-craxi-testimonianze-e-interviste\/","title":{"rendered":"Un passo dietro Craxi. Testimonianze e interviste"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 280px;text-align: left\"><em>Bettino Craxi, l&#8217;ultimo leader del Psi, ha diviso (e tuttora divide) l\u2019opinione pubblica come pochi altri politici. Una parte lo ha detestato ritenendolo il satrapo di Tangentopoli, una lo ha osannato considerandolo un modernizzatore. <\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\"><em>Accentratore, spesso risoluto e brusco, viene ritratto in quest&#8217;ultimo libro di Federico Bini (<\/em>Un passo dietro Craxi<em>, Edizioni WE, p.112, euro 11) attraverso le testimonianze di chi ha direttamente incrociato quel mondo come Zeffiro Ciuffoletti, Francesco Forte, Carlo Tognoli, Valdo Spini, Gennaro Acquaviva, oppure lo ha osservato da un punto di esplorazione diverso come Gennaro Malgieri o Gianfranco Pasquino, di cui riproduciamo qui, di seguito, parte del suo scritto.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1125 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/01\/140562931_10223859489665534_801074322920785869_n-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/01\/140562931_10223859489665534_801074322920785869_n-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/01\/140562931_10223859489665534_801074322920785869_n.jpg 639w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0*\u00a0 \u00a0 \u00a0*\u00a0 \u00a0 *<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Non ho avuto modo di incontrare Craxi tranne in un paio di frettolose occasioni. Quella che ricordo meglio \u00e8 la commemorazione di Lelio Basso al Senato nel decimo anniversario della morte (dicembre 1988) quando, arrivato leggermente in ritardo, Craxi si sedette proprio di fianco a me e come se sapesse chi ero pronunci\u00f2 con grande familiarit\u00e0 un paio di commenti politici molto critici sul modo con il quale l\u2019oratore principale veniva descrivendo il percorso politico di Basso (incidentalmente, condividevo le osservazioni di Craxi). Per quel che pu\u00f2 contare, mi sono sempre considerato socialista senza aggiunte, favorevole ad una democrazia nella quale l\u2019alternanza \u00e8 praticabile e praticata, che ritiene che buone politiche sono quelle che seguono, rincorrono la stella polare, come scrisse memorabilmente il mio maestro Norberto Bobbio, dell\u2019eguaglianza, nella mia personale concezione, l\u2019eguaglianza non di esiti, ma di opportunit\u00e0, non soltanto all\u2019inizio, ma per tutta la vita delle persone: dalla culla alla tomba. Ai tempi di Craxi ero Senatore della Sinistra Indipendente e, fra l\u2019altro, feci parte della Commissione parlamentare per le riforme istituzionali (Novembre 1983-1 febbraio 1985) presieduta dal deputato liberale Aldo Bozzi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Quando lascia l\u2019Italia per Hammamet, Craxi, senza giri di parole, \u00e8 politicamente sconfitto, e lo sa. Cercher\u00e0, invano, di preparare la riscossa. Chi gli voleva bene avrebbe dovuto allora e per tutti gli anni successivi ricordargli che, ad ogni buon conto, aveva ottenuto alcune importanti incancellabili conquiste che stanno nei libri della storia d\u2019Italia. (&#8230;).Alla vivida illuminante luce del senno di poi, tutti sono in grado di constatare che in Italia la cultura politica socialista \u00e8 sostanzialmente scomparsa e che l\u2019inizio di quella scomparsa pu\u00f2 essere collocato nel periodo di Craxi. A scanso di equivoci, mi affretto ad aggiungere che, in modi diversi, anche i comunisti italiani non seppero trasformare la loro cultura politica e, sostanzialmente, vi rinunciarono. Quel Partito Democratico di Sinistra fondato il 1 febbraio 1991 era sostanzialmente alla ricerca di fondamenta culturali che non trov\u00f2 mai e che, di conseguenza, non furono trasferite nel Partito Democratico. Per diventare pi\u00f9 influente il Partito socialista doveva ovviamente crescere. Poteva farlo attraendo nuovi elettori al loro primo voto, ma anche elettori che ritenessero inadeguata la rappresentanza politica offerta loro sia dai democristiani sia dai comunisti. A mio parere c\u2019erano molte diversamente buone ragioni a giustificazione dell\u2019abbandono da parte di molti elettori di entrambi i grandi partiti-chiesa, per usare il termine inventato da Francesco Alberoni, e della loro ricerca di una rappresentanza laica e progressista. Per\u00f2, Craxi, da un lato, continu\u00f2 a rimanere in alleanza con la DC a livello nazionale, dall\u2019altro, sfid\u00f2 il PCI, anche su tematiche importanti, come quella del sostegno da dare ai dissidenti dei paesi comunisti. Lo fece in maniera molto ostile, ma soprattutto senza mai esprimere il suo aperto, esplicito sostegno all\u2019alternativa di sinistra.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Quello che molto correttamente Giuliano Amato e Luciano Cafagna definirono <em>Duello a sinistra. Socialisti e comunisti nei lunghi anni \u201970<\/em> (Bologna, il Mulino, 1982), fin\u00ec per indebolire entrambi, certo anche per responsabilit\u00e0 del PCI, dei suoi dirigenti e delle loro inadeguatezze, ma, soprattutto, disorient\u00f2 l\u2019elettorato. Da allora, la \u201csinistra\u201d italiana non ha smesso il suo declino che, a mio modo di vedere, non \u00e8 n\u00e9 inevitabile n\u00e9 irreversibile.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Bisognava cambiare anche le regole del gioco, ma non perch\u00e9 la Costituzione italiana fosse \u201csuperata\u201d o costituisse un ostacolo ai cambiamenti quanto perch\u00e9 un gioco almeno in parte nuovo avrebbe offerto sfide e opportunit\u00e0 non soltanto ai protagonisti partitici (e sociali), ma soprattutto agli stessi cittadini. La proposta di Craxi di una <em>Grande Riforma<\/em> fu, al tempo stesso, importante, ma anche indefinita. Mirava esplicitamente a scuotere il \u201cbipolarismo\u201d DC\/PCI, ma anche a trasformare le modalit\u00e0 della competizione politica e di governo. Non so se con il suo pregevole libro <em>Una Repubblica da riformare<\/em> (Bologna, il Mulino, 1980) Giuliano Amato si ponesse anche l\u2019obiettivo di precisare contorni e contenuti di una Grande Riforma che portasse a una forma di governo semi-presidenziale non dissimile da quella della Quinta Repubblica francese (che continuo a ritenere un obiettivo da perseguire). So, per\u00f2, che non fu quella la strada intrapresa da Craxi. In Commissione Bozzi i socialisti frenarono praticamente su tutto. Oggi, quasi dimenticata, l\u2019unica riforma per la quale Craxi si batt\u00e9 con successo fu l\u2019abolizione del voto segreto nelle aule parlamentari, una riforma regolamentare importante che avrebbe potuto anche condurre a pi\u00f9 democrazia nei partiti e a migliore rappresentanza politica. In seguito, quando arriv\u00f2 l\u2019opportunit\u00e0 di scuotere il sistema politico italiano in uno dei suoi gangli costitutivi, la legge elettorale proporzionale, Craxi commise un errore politico letale non solo opponendosi, ma finendo per apparire il capofila dei conservatori istituzionali proprio mentre, a fatica e non senza divisioni interne, gli ex-comunisti approdavano alla spiaggia della preferenza unica e si apprestavano ad andare nel mare aperto di una legge elettorale non pi\u00f9 proporzionale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Insomma, sono convinto che si possa legittimamente concludere che Craxi non seppe condurre fino in fondo le importanti battaglie che aveva iniziato. Non ha bisogno di nessuna riabilitazione poich\u00e9 la sua figura politica ha effettivamente dominato gli anni Ottanta. Neppure, per\u00f2, servono gli elogi incondizionati che impediscono di predisporre gli strumenti indispensabili per una strategia riformista: partito, cultura politica, istituzioni. <em>Continuons le combat<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Bettino Craxi, l&#8217;ultimo leader del Psi, ha diviso (e tuttora divide) l\u2019opinione pubblica come pochi altri politici. Una parte lo ha detestato ritenendolo il satrapo di Tangentopoli, una lo ha osannato considerandolo un modernizzatore. Accentratore, spesso risoluto e brusco, viene ritratto in quest&#8217;ultimo libro di Federico Bini (Un passo dietro Craxi, Edizioni WE, p.112, euro 11) attraverso le testimonianze di chi ha direttamente incrociato quel mondo come Zeffiro Ciuffoletti, Francesco Forte, Carlo Tognoli, Valdo Spini, Gennaro Acquaviva, oppure lo ha osservato da un punto di esplorazione diverso come Gennaro Malgieri o Gianfranco Pasquino, di cui riproduciamo qui, di seguito, parte [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/01\/30\/un-passo-dietro-craxi-testimonianze-e-interviste\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1086,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[247],"tags":[54477,72495],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1124"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1086"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1124"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1124\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1130,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1124\/revisions\/1130"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1124"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1124"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}