{"id":1131,"date":"2021-02-01T15:56:26","date_gmt":"2021-02-01T14:56:26","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1131"},"modified":"2021-02-01T15:56:26","modified_gmt":"2021-02-01T14:56:26","slug":"nel-vortice-di-mishima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/02\/01\/nel-vortice-di-mishima\/","title":{"rendered":"Nel vortice di Mishima"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1132\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/02\/fdghtyftgn-209x300.jpg\" alt=\"\" width=\"209\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/02\/fdghtyftgn-209x300.jpg 209w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/02\/fdghtyftgn.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 209px) 100vw, 209px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Moravia defin\u00ec Yukio Mishima \u00abun conservatore decadente\u00bb. E fu \u2013 all\u2019interno di argomentazioni quasi del tutto avverse &#8211; una delle determinazioni meno rancorose che la critica italiana riserv\u00f2 nei decenni passati allo scrittore giapponese.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Quell\u2019impenetrabile Mishima, sempre in bilico tra la eccellenza di una catarsi spirituale, l\u2019inappuntabilit\u00e0 della compiutezza estetica, la lotta inesauribile contro la degenerazione dei costumi politici e la difesa di una tradizione sempre pi\u00f9 inafferrabile ed esile tanto da esser pronta ad esser spazzata via al primo refolo di occidentalismo, fu simbolo e mito di una nazione che si avviava a scomparire almeno nei suoi tratti pi\u00f9 arcaici e tradizionali. Eppure, quando Giuseppe Grazzini lo intervista per <em>Epoca<\/em> e gli chiede \u201cse sente di dovere qualche cosa alla cultura occidentale\u201d, Mishima risponde in questo modo: \u00abDebbo molto, in assoluto. E debbo molto anche relativamente. Io ho ritrovato i valori profondi del mio mondo soltanto quando ho conosciuto il vostro\u00bb. Perch\u00e9 il suo patriottismo si rafforz\u00f2 non grazie ad una asfittica autarchia di valori ma ad una conoscenza diretta, profonda, del nemico naturale&#8230; quell\u2019occidente che lo intrigava ma che rappresentava l\u2019impero nascente che avrebbe ingurgitato e poi sostituito il <em>suo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">E poi l\u2019ossessione erotica e la questione della morte che tenevano insieme un quadro articolato di questioni filosofiche e spirituali che pur si riannodavano plasticamente nella figurazione del martirio di San Sebastiano. Perch\u00e9, anche qui, la classica formulazione che si utilizza in casi del genere, ridefinendo la vicenda biografica e intellettuale di uno scrittore all\u2019interno del binomio \u201carte e vita\u201d, ben si addice a Mishima, che si sent\u00ec martire sin da subito, trasfigurando ogni singolo elemento psicologico, letterario o politico nella sua elegante scrittura.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">La percezione costante e irrisolvibile di uno spaesamento che fu individuale e collettivo, che riguard\u00f2 il suo quotidiano ma anche la patria la quale, non solo era lacerata dalle ferite della guerra, ma sub\u00ec il flusso delle fregole consumistiche e dei luccichii occidentali, lo accompagn\u00f2 lungo tutta la seconda fase della sua vita. Capricci materialistici da cui Mishima non si tir\u00f2 fuori senza per\u00f2 esserne del tutto preda.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Si erse ad ultimo difensore del Giappone tradizionale proprio perch\u00e9 \u2013 paradossalmente \u2013 conosceva e aveva introiettato parte della cultura occidentale. Tra le letture di riferimento tanti non-giapponesi, taluni proprio marchiati da quelle fregole e luccichii di cui dicevo prima (Gide, Cocteau, Novalis, Henry Miller, Fitzgerald, Truman Capote, Hemingway). E poi, abiti di classe, soprattutto italiani, sigari cubani e cos\u00ec via&#8230; in un dandismo che \u2013 almeno all\u2019apparenza &#8211; poco si confaceva alla figura dell\u2019eroe nazionalista che andava intanto costruendosi nell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Eppure, in lui tutto questo si sublimava e trasfondeva quasi miracolosamente, come solo per i grandissimi scrittori pu\u00f2 accadere, in qualcosa di pi\u00f9 &#8221;alto&#8221; e per certi aspetti indefinibile. Queste parziali fughe in avanti parevano talvolta un limite e, infatti, subivano un contrappeso gigantesco quando Mishima metteva sul piatto della propria esistenza i valori dell\u2019Hagakure, il recupero del teatro N\u00f2 o anche la sua manifesta partecipazione emotiva nei confronti di un istituzione sacra, ma gi\u00e0 traballante e persa nelle maglie della modernit\u00e0 pi\u00f9 spiccia, come quella dell\u2019Imperatore: \u00abMentre tutti parlavano di affermazione dell\u2019umanitarismo \u2013 scrive Isoda Koichi \u2013 e della modernit\u00e0, egli parlava dell\u2019estetica della morte in giovane et\u00e0 e della volont\u00e0 di distruzione; [\u2026]. Per lui i principi del dopoguerra era tutti nemici da combattere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Rimane infatti questa traiettoria immutabile che assorbe culture e sensibilit\u00e0 ma senza muoversi da un asse fisso e granitico che piantava radici sempre nello stesso punto, in quel <em>seppuku<\/em> che giustificava idealit\u00e0, valori, appartenenze e perci\u00f2 nel riferimento \u201calto\u201d dell\u2019Imperatore: \u00abIl valore di un uomo si rivela nell\u2019istante in cui la vita si confronta con la morte, ma noi viviamo in modo tale che nulla ci costringe a testimoniare la nostra risolutezza nell\u2019affrontare la morte. \u00c8 facile dichiarare che si \u00e8 pronti a morire, ad offrire la propria vita, ma non altrettanto \u00e8 dimostrare che quanto si afferma risponde al vero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Questa dualit\u00e0 di mondi, il richiamo continuo, reiterato, quasi ossessivo alla tradizione ma anche questi effluvi occidentalisti che, pure modellarono la sua vita, sono esaminati con sottigliezza e abbondanza di elementi aneddotici nel volume di Gennaro Malgieri, <em>Yukio Mishima. Esteta del patriottismo<\/em> (Fergen edizioni, p. 200, euro 15) nel quale, appunto, si procede nella penetrazione quasi didascalica della sua opera senza tenere fuori testimonianze giornalistiche e letterarie che nei decenni scorsi accompagnarono (o tentarono di discriminare, deridere, se non proprio dileggiare come si legge dall\u2019ampia <em>Appendice<\/em> al volume) il mito di questo straordinario scrittore.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Era incomprensibile per un mondo che si beava nei lampi del boom economico e in una apparente pace sociale, che un intellettuale decidesse di togliersi la vita per questioni legate a valori e principi. Era tutto ritenuto una sorta di risibile commedia nera sospesa tra il folklore orientale e il becero radicalismo di destra oramai senza pi\u00f9 alcuna ragionevole via d\u2019uscita politica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Lo scrittore, tuttavia, non arretra di un passo. Quando quindici giorni prima che si suicidasse, i Magazzini Tobu di Tokio allestirono una mostra retrospettiva sulla sua carriera, egli volle che fosse divisa in \u201cQuattro Fiumi\u201d: Prose, Teatro, Corpo e Azione. Ed \u00e8 proprio in quest\u2019ultimo che ritrova: \u00able lacrime, il sangue, il sudore che non sono mai riuscito a trovare nel Fiume della Prosa. In questo nuovo Fiume, un\u2019anima s\u2019incontra con un\u2019anima senza doversi curare delle parole. Ma questo \u00e8 anche il pi\u00f9 distruttivo dei Fiumi, e non stento a comprendere perch\u00e9 ben pochi vi si accostino. Questo Fiume \u00e8 ingeneroso nei confronti del cittadino, non accorda pace, n\u00e9 requie, n\u00e9 ricchezza. Concedetemi peraltro di dire una cosa: io, che sono nato uomo e vivo da uomo, non potr\u00f2 mai vincere la tentazione di seguire il corso di questo Fiume\u00bb. Perch\u00e9 il vortice di Mishima, che coinvolge il lettore e i suoi compagni d\u2019armi in un\u2019agitazione che non \u00e8 disordine o caos, pur rappresentando una persistente fluidit\u00e0, \u00e8 sempre a difesa di punti fermi; pronto a marcare tracce che metabolizzino ogni sua esperienza e la aiutino a raffigurarsi plasticamente nella questione delle questioni: essere fedele fino alla fine ai suoi principi, senza alcun tentennamento o fuga in avanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Moravia defin\u00ec Yukio Mishima \u00abun conservatore decadente\u00bb. E fu \u2013 all\u2019interno di argomentazioni quasi del tutto avverse &#8211; una delle determinazioni meno rancorose che la critica italiana riserv\u00f2 nei decenni passati allo scrittore giapponese. 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