{"id":1138,"date":"2021-03-01T16:29:10","date_gmt":"2021-03-01T15:29:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1138"},"modified":"2021-03-01T16:29:10","modified_gmt":"2021-03-01T15:29:10","slug":"critica-della-ragion-tecnica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/03\/01\/critica-della-ragion-tecnica\/","title":{"rendered":"Critica della ragion tecnica"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 80px\"><em>Da qualche giorno \u00e8 uscito il mio libro <\/em><strong>Critica della ragion tecnica<\/strong><em> (prefazione di Roger Scruton, Idrovolante edizioni, pp.220) di cui, qui di seguito, riproduco la parte iniziale.<\/em><\/p>\n\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 33%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-1138 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/03\/01\/critica-della-ragion-tecnica\/dfbzdr\/'><img width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/03\/dfbzdr-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl>\n\t\t\t<br style='clear: both' \/>\n\t\t<\/div>\n\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">La questione della tecnica si \u00e8 venuta evolvendo negli ultimi due secoli sempre pi\u00f9 in una dimensione totalizzante e quindi rivelatasi imprescindibile problema etico e sociale, ancor prima che filosofico. Dal momento che, nel senso comune, non se ne coglie per\u00f2 il tratto essenziale, potremmo facilmente lasciarci indurre alla convinzione che la tecnica, lavorando solo per appagare i pi\u00f9 essenziali bisogni, sia in nostro potere e, in un futuro ormai prossimo, sia possibile \u2013 grazie ad essa \u2013 dominare il mondo e tenere sotto controllo ogni cosa.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Questa adesione acritica pu\u00f2 farci cadere nell\u2019equivoco di intendere in modo riduttivo tutte le determinazioni che la qualificano e conducono necessariamente alla creazione di una tesi inconfutabile, la quale tende a demistificare la complessit\u00e0 di un problema che, invece, presenta una vigenza gi\u00e0 attuale. Non bisogna dunque cadere nell\u2019assai diffuso errore interpretativo per cui ogni tipo di argomentazione si muova innanzitutto dalla condizione contraddittoria che la tecnica, in s\u00e9, non sia n\u00e9 buona n\u00e9 cattiva, e che l\u2019efficacia o gli svantaggi dipendano da come la si utilizzi perch\u00e9, nonostante le modalit\u00e0 di lettura della realt\u00e0 derivino sempre da come si riveli questa caratterizzazione strumentale, simili affermazioni solo in parte possono corrispondere al vero.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Non cogliendo in ci\u00f2 la forma pi\u00f9 radicale di totalitarismo, si cela ai nostri occhi il fatto che la tecnica incida in ogni settore dell\u2019attuale organizzazione sociale, tanto da produrre una sempre maggiore omologazione dal punto di vista delle immagini prodotte, dell\u2019impianto teorico e delle verit\u00e0 di cui si fa portatrice, ma soprattutto della nostra capacit\u00e0 di orientarci nel mondo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Ma qui il piano interpretativo \u00e8 ulteriore. Pare del tutto evidente che, in virt\u00f9 di queste considerazioni, la tecnica si imponga subito all\u2019attenzione per un dato sostanziale che prescinde dalla ordinaria soggettivit\u00e0 di ogni singola vita e approdi a esiti originali. Essa produce una costruzione simbolica di un orizzonte planetario tale da non poter essere quasi mai percepita nella sua pericolosit\u00e0, specialmente nel momento in cui dota ogni singolo uomo di strumenti di una siffatta qualit\u00e0 e quantit\u00e0 rispetto al passato da provocare mutamenti radicali nelle relazioni con gli altri, nell\u2019ambiente che lo circonda e nel suo stesso essere \u00abumano\u00bb. (&#8230;). \u00c8 proprio questa difficolt\u00e0 nella comprensione del fenomeno \u2013 che poi prescinde da qualsivoglia interpretazione negativa \u2013 a far s\u00ec che possano essere sempre spostati in avanti i limiti di ogni singolo progresso della tecnica senza che ci\u00f2 ci faccia preventivamente porre dei parametri etici i quali, a loro volta, vengono comunque ritenuti inattendibili o pesante zavorra del passato.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Una difficolt\u00e0 di comprensione che si compie per la nostra \u201cnaturale\u201d familiarit\u00e0 con la tecnica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Da sempre, infatti, l\u2019uomo ha ideato e fabbricato utensili per il lavoro e per rendere meno ostile il mondo intorno a lui. Ma l\u2019intervento sulla natura \u00e8 diventato via via pi\u00f9 incisivo nel momento in cui ha percepito che malattie, necessit\u00e0 sociali, povert\u00e0 o benessere potevano essere modellati, e quindi attenuati o ampliati, grazie all\u2019utilizzo della tecnica. Questo sta a significare che il legame atavico con la tecnica costituiva soltanto una iniziale premessa, utile per farne esaltare la natura strumentale, per poi lasciare spazio a una pi\u00f9 che logica relazione con il mondo circostante che imponeva limiti, ritmi e opportunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Solo ora ci si accorge che l\u2019et\u00e0 della tecnica descrive per la prima volta nella storia dell\u2019uomo una duplicit\u00e0 interconnessa di elementi positivi e negativi dove, all\u2019infinit\u00e0 di mezzi, pu\u00f2 corrispondere l\u2019annullamento degli scopi, (&#8230;).L\u2019essere umano come materia plasmabile, sostanza in continua trasformazione, e una tecnica quale espressione massima della titanica potenza del progresso scientifico che fagocita ogni istanza di proiezione superiore, svelano l\u2019attuale scenario. Una relazione fintamente simmetrica in cui l\u2019uomo ritiene di poter appagare i suoi bisogni grazie ad una crescita veloce e smisurata dello sviluppo tecno-scientifico mentre, invece, ricreandosi dipendenze e attivandosi profonde trasformazioni, egli continua a rincorrerli e ad essere insoddisfatto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">\n<p style=\"padding-left: 80px\">(http:\/\/www.idrovolanteedizioni.it\/libri\/critica-della-ragion-tecnica\/)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Da qualche giorno \u00e8 uscito il mio libro Critica della ragion tecnica (prefazione di Roger Scruton, Idrovolante edizioni, pp.220) di cui, qui di seguito, riproduco la parte iniziale. &nbsp; La questione della tecnica si \u00e8 venuta evolvendo negli ultimi due secoli sempre pi\u00f9 in una dimensione totalizzante e quindi rivelatasi imprescindibile problema etico e sociale, ancor prima che filosofico. 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