{"id":1141,"date":"2021-03-04T10:08:52","date_gmt":"2021-03-04T09:08:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1141"},"modified":"2021-03-04T10:08:52","modified_gmt":"2021-03-04T09:08:52","slug":"considerazioni-su-de-maistre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/03\/04\/considerazioni-su-de-maistre\/","title":{"rendered":"Considerazioni su de Maistre"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1142 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/03\/dfghrths-211x300.jpg\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/03\/dfghrths-211x300.jpg 211w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/03\/dfghrths.jpg 466w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"padding-left: 120px\">Joseph de Maistre muore il 26 febbraio 1821 ed \u00e8 davvero surreale come, passati duecento anni, un pensatore di tale grandezza sia sconosciuto ai pi\u00f9, o raramente faccia capolino nel dibattito culturale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">In Italia avemmo contezza di questa singolare assurdit\u00e0 sin dagli anni sessanta. A svelarcene le trame con un aneddoto illuminante fu Alfredo Cattabiani, curatore per la Rusconi de <em>Le serate di San Pietroburgo<\/em>. Confess\u00f2 di aver scelto de Maistre come oggetto della sua tesi di laurea all\u2019universit\u00e0 di Torino e che tale atto fu considerato una inaccettabile provocazione. Il \u201cdemocratico\u201d Norberto Bobbio, che era controrelatore, all\u2019atto della discussione, prese copia della tesi e la butt\u00f2 a terra, spiegando che non avrebbe proferito alcuna parola su un \u00abteorico della schiavit\u00f9\u00bb. La vicenda si chiuse positivamente solo grazie a Luigi Firpo e ad Alessandro Passerin d\u2019Entreves.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Quell\u2019episodio, tuttavia, non deriv\u00f2 da un irrigidimento occasionale ma da un ostracismo che aveva pervaso le accademie e si era gi\u00e0 riprodotto nelle redazioni editoriali. L\u2019opera del Conte savoiardo si \u00e8 infatti via via raggrinzita nei luoghi comuni e ritenuta espressione di un oscurantismo del pi\u00f9 infimo livello. Ci\u00f2 \u00e8 accaduto per una serie di ragioni apparentemente oggettive. Innanzitutto per la nettezza di posizioni. Se solo rileggiamo i suoi giudizi su singole personalit\u00e0 come Voltaire (\u00abSospeso tra l\u2019ammirazione e l\u2019orrore, qualche volta vorrei fargli innalzare una statua&#8230; dalle mani del boia\u00bb), su Locke (\u00abChe tanfo di magazzino!\u00bb), sulla lotta all\u2019empiet\u00e0 e all\u2019ateismo, abbiamo chiaro questo zelo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">In secondo luogo perch\u00e9 \u00e8 cambiato il contesto generale e quindi chi oggi tenterebbe di riproporre nella forma e nella sostanza una analoga formulazione di quelle tesi rischierebbe l\u2019internamento in qualche padiglione di salute mentale. Talune sue argomentazioni dal taglio apologetico, pur apprezzabili per disciplina e nerbo, rischiano effettivamente di risultare datate se non proprio incomprensibili a chi si muove nel magma relativistico del nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">In terzo luogo, non pochi brani, concetti o formulazioni vengono spesso meccanicamente riprodotti, mai sfrondandoli da appesantimenti retorici, rendendoli poco funzionali al contesto post-moderno.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Tuttavia si pu\u00f2 promuovere una frequentazione meno convenzionale cos\u00ec come hanno fatto in un volume collettaneo (<em>Joseph de Maistre<\/em>, Historica, p.190) un gruppo di giovani studiosi cattolici sotto il nome, per l\u2019appunto di Campari&amp;deMaistre, nel tentativo di sbrogliare ogni singolo nodo analitico e di fissare la centralit\u00e0 delle formulazioni intorno alla data fatidica del 1789 e ai teoremi che da essa sono discesi. Perch\u00e9 \u00e8 da l\u00ec che si deve partire!<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">De Maistre era entrato in Senato ereditando la carica alla morte del padre e qualcuno lo considerava nemico dell\u2019assolutismo. Addirittura, aveva visto con favore le lotte di coloro i quali si dichiaravano per una costituzione all\u2019inglese. Ma \u00e8 il 1789 a cambiare tutto, ed \u00e8 la lettura delle <em>Reflections<\/em> di Edmund Burke a temprare le sue intuizioni. La rivoluzione inglese del 1688 e quella francese andavano ormai lette su piani separati. La prima metteva un freno alla deriva assolutistica per riconnettersi al \u201cdiritto dei padri\u201d; la seconda, in nome del \u201cnuovo\u201d, sradicava ogni cosa sin dalle radici. E ci\u00f2 era sommamente pericoloso.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Nonostante ci\u00f2, interpretare de Maistre significa non arrestarsi al pensiero controrivoluzionario e quindi ad un fronte oppositivo ma, paradossalmente, fare spazio a un pensiero sorgivo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Nasce in un ambiente familiare colto e conservatore (da piccolo, la madre lo addormentava recitando brani di Racine). Poi l\u2019incontro con la massoneria, su cui la critica si \u00e8 capziosamente soffermata pi\u00f9 del dovuto, il titolo ereditario di conte, le scuole dai gesuiti, lo studio delle lingue (inglese, spagnolo, latino, ma parlava discretamente anche il greco, il tedesco, il russo e l\u2019ebraico), i corsi universitari in diritto, in un microcosmo sempre marchiato da questa solida convinzione di fondo: la vittoria del fronte illuministico non riguardava pi\u00f9 solo il piano politico ma inaugurava un mondo nuovo: \u00abA lungo non abbiamo capito la rivoluzione di cui siamo testimoni; a lungo l\u2019abbiamo presa per un avvenimento Sbagliavano: essa \u00e8 un\u2019epoca\u00bb. Cosicch\u00e9 quando si present\u00f2 la fase della Restaurazione intu\u00ec che la battaglia non era pi\u00f9 confinata in fronti politici contrapposti perch\u00e9 ad essere sradicate erano oramai le fondamenta stesse della civilt\u00e0 (\u00ab<em>nulla pu\u00f2 cambiare in meglio tra gli uomini senza Dio<\/em>\u00bb).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Ed \u00e8 da questo punto di vista che la sua idea di sovranit\u00e0 e la spiegazione dei principi del diritto naturale immutabile avverso al diritto positivo che tutto assorbe, possono lasciare un\u2019enorme eredit\u00e0 ai posteri. Sfrondata da taluni paradossi retorici e da nostalgie legittimiste la sua teologia politica mette al centro la persona &#8211; senza per\u00f2 scadere nell\u2019antropocentrismo \u2013, accorda una preminenza ad un ordine che preesiste al disordine che ne \u00e8 la caduta (\u00ab<em>dove c\u2019\u00e8 un altare, l\u00ec c\u2019\u00e8 una civilt\u00e0<\/em>\u00bb), alle tradizioni antiche, al primato dello spirito religioso e offre un suggestivo approccio al fenomeno della secolarizzazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Joseph de Maistre muore il 26 febbraio 1821 ed \u00e8 davvero surreale come, passati duecento anni, un pensatore di tale grandezza sia sconosciuto ai pi\u00f9, o raramente faccia capolino nel dibattito culturale. In Italia avemmo contezza di questa singolare assurdit\u00e0 sin dagli anni sessanta. 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