{"id":1157,"date":"2021-03-18T17:39:48","date_gmt":"2021-03-18T16:39:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1157"},"modified":"2021-03-18T17:39:48","modified_gmt":"2021-03-18T16:39:48","slug":"leco-della-germania-segreta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/03\/18\/leco-della-germania-segreta\/","title":{"rendered":"L&#8217;eco della Germania segreta"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1158 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/03\/SESSA-2-197x300.jpg\" alt=\"\" width=\"197\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/03\/SESSA-2-197x300.jpg 197w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/03\/SESSA-2-671x1024.jpg 671w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/03\/SESSA-2-768x1172.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/03\/SESSA-2-1007x1536.jpg 1007w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/03\/SESSA-2.jpg 1063w\" sizes=\"(max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p style=\"text-align: right\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\"><em>La \u201cGermania segreta\u201d \u00abevocata dapprima, sul piano artistico ed estetico, dalla musica di Wagner, quindi esplicitamente riecheggiata in una lirica di George del 1919 e poi celebrata, nel 1933, in opposizione al nazismo, dallo storico di origine ebraica Ernst Kantorowicz quale anima nascosta e rimossa del genius tedesco pi\u00f9 nobile, serenamente eroico e creativo\u00bb \u00e8 ancora quel luogo dell&#8217;anima e della mente e quella terra misterica e profonda poco sondata e conosciuta dai contemporanei. <\/em><em>Questo \u00e8 quanto scrive Romani Gasparotti nella prefazione all\u2019ultimo libro di Giovanni Sessa,<\/em> <strong>L&#8217;eco della Germania segreta. \u00abSi fa di nuovo primavera\u00bb<\/strong> (Oaks edizioni, p.200, euro 18) <em>nel quale si ripercorrono le biografie intellettuali di cinque grandi pensatori (Stefan George, Ludwig Klages, Ernst J\u00fcnger, Walter Benjamin e Karl L\u00f6with) attraverso opere memorabili che si intrecciano nello snodo composito tra antica e nuova Germania e nei riverberi tra noto e ignoto. Un <\/em><em>volume denso di richiami e annotazioni, che si sostanzia anche della introduzione di Marino Freschi (di cui riporto il testo completo qui di seguito) e di un\u2019Appendice di Giovanni Damiano<\/em> .<\/p>\n<p style=\"text-align: center;padding-left: 80px\"><strong>***\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;text-align: center\"><em>Stefan George: La primavera del mito <\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 120px\">\u201cC\u2019era una volta la Germania Segreta\u201d, quella proclamata, anelata con nostalgia e con la fiducia dell\u2019immemorare, per usare un\u2019espressione centrale nel lavoro di Giovanni Sessa. In una conferenza del 2015 su Ernst Kantorowicz il pi\u00f9 noto divulgatore italiano di storia, Alessandro Barbero ricorda che il giovane studioso di Posen-Poznan nel 1920 incontr\u00f2 a Heidelberg il suo vero maestro Stefan George, poeta che, a detta di Barbero, sarebbe oggi completamente dimenticato. Affermazione azzardata che non tiene conto dei numerosi studi internazionali, soprattutto tedeschi, francesi, inglesi e italiani, tra cui alcuni intriganti contributi, saggi e monografie come quella di Margherita Versari, <em>La poesia di Stefan George. Strategie del discorso amoroso<\/em>, (Carocci, Roma 2004) e il decisivo saggio del 2011 di Maurizio Pirro, <em>Come corda troppo tesa. Stile e ideologia in Stefan George<\/em>, per i tipi di Quodlibet. Possiamo anche menzionare varie antologie, ricche di annotazioni, da quella a cura di Giulio Schiavoni del 1986: Stefan George, <em>Giorni e gesta. Annotazioni e abbozzi<\/em>, Marsilio,Venezia (riproposta da SE, Milano nel 2015), come pure la silloge georgeana del 2009 a cura di Umberto Colla, <em>Poesie<\/em>, per le edizioni AR, Padova 2009, nonch\u00e9 sempre di George le <em>Prose d\u2019arte e di letteratura. Introduzioni ai \u201cFogli per l\u2019arte\u201d e Giorni e opere<\/em>, a cura di Giancarlo Lacchin, con traduzioni di Lacchin e Maria Luisa Roli, (Agor\u00e0 &amp; Co., Lugano 2016), mentre di quest\u2019anno \u00e8 la riproposta della significativa allocuzione di Gottfried Benn: <em>La giovent\u00f9 chiama gli d\u00e8i al risveglio. Professione di espressionismo. Allocuzione in onore di Stefan George<\/em>, ancora per le Edizioni di AR. In stampa \u00e8 inoltre il 59\u00b0 fascicolo monografico, tutto dedicato a Stefan George, della rivista \u00abCultura Tedesca\u00bb a cura di Gabriele Guerra (autore nel 2013 di un importante saggio su Benjamin lettore di George) e di Maurizio Pirro, gi\u00e0 citato quale principale studioso italiano del poeta renano. Insomma anche da noi si conferma una fiorente rinascita di studi dedicata al \u2018vate\u2019, al maestro del <em>George-Kreis<\/em>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">In Germania nel 2012 si \u00e8 conclusa un\u2019opera storico-critica fondamentale in tre volumi dedicata a George, a cura di Achim Aurnhammer e altri. La bibliografia della <em>George-Forschung<\/em> comincia a essere cos\u00ec vasta da richiedere volumi specifici sugli ormai innumerevoli studi sul poeta di Bingen. Nel mare magnum degli studi su George un posto centrale \u00e8, inoltre, assunto dalla \u201cGermania Segreta\u201d, su cui in Italia aveva gi\u00e0 richiamato l\u2019attenzione Furio Jesi, che, sulla scia dell\u2019intuizione di Ker\u00e9nyi sul pensiero e l\u2019esperienza mitica, intendeva la \u2018Germania Segreta\u2019, piuttosto che un tema o un topos letterario,come annuncio mitico, come un mitologema della modernit\u00e0, ossia una funzione mitopoietica in continua evoluzione, in grado di organizzare diversi, perfino contrastanti contenuti intorno a un significato unificante, che li aggregava attraverso il ricorso a immagini cariche di valori simbolici. E proprio sul mito del <em>Geheimes Deutschland<\/em>, cos\u00ec intensamente vivente negli anni Venti &#8211; fino all\u2019ascesa al potere di Hitler, il falso F\u00fchrer &#8211; sono sorti di recente, come si \u00e8 detto, studi validi che chiariscono la cartografia delle scritture di George e dei suoi discepoli, sostenendo la tesi che proprio simile mito costituisca il fondamento della poetica e dell\u2019ideologia del poeta e dei suoi discepoli.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Come ha ben messo in luce Giovanni Sessa, il complesso di formule e di motivi calamitati dal mito (ma non tutti gli studiosi ne accettano l\u2019interpretazione mitica) del <em>Geheimes Deutschland<\/em> \u00e8 sorto in un momento cruciale della storia della Germania, e si \u00e8 sviluppato sorprendentemente dopo la grave sconfitta del 1918. Come sintagma era gi\u00e0 comparso nel saggio di Karl Wolfskehl del 1910, uno dei primi discepoli del Maestro di Bingen e uno dei primi che seppe coniugare ebraismo e germanesimo, insieme a Friedrich Gundolf, Ernst Kantorowicz e l\u2019\u2018eretico\u2019 Rudolf Borchardt. Il fortunato mitologema torna centrale nel 1915 nella conferenza \u2018in divisa\u2019 di Norbert Hellingrath, il geniale editore e riscopritore di H\u00f6lderlin, che lega indissolubilmente il grande poeta svevo al George-Kreis. Alla sua conferenza, che dedicava a H\u00f6lderlin la nuova giovent\u00f9 in armi, assistevano oltre a Wolfskehl, Rilke, Alfred Schuler e Ludwig Klages, i due protagonisti dei \u2018cosmici\u2019, su cui si soffermano Sessa, nonch\u00e9 Giovanni Damiano nell\u2019illuminante contributo <em>Evola e i \u201cCosmici monacensi\u201d <\/em>a conclusione del presente volume.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Hellingrath mor\u00ec pochi mesi dopo nella battaglia di Verdun, con opere di H\u00f6lderlin e George nello zaino: era un segno di fedelt\u00e0, ma anche la proposta fondativa di un nuovo canone che integrava (o addirittura sostituiva) Goethe con il poeta svevo quale vero precursore di George, che ne diveniva l\u2019erede. Il Maestro di Bingen assumeva quell\u2019esperienza che Sessa chiama, rifacendosi a Benjamin, l\u2019<em>Eingedenken<\/em>, l\u2019immemorare, \u00abcondizione che apre al \u201cfuturo ricordato\u201d, caratterizzante la concezione \u201caperta\u201d della storia\u00bb di Benjamin.\u201cFuturo ricordato\u201d: il pensatore berlinese aveva intuito l\u2019energia concettuale ed esistenziale, originale-originaria del poeta di Bingen, che per lui -sempre secondo Sessa- divenne \u00abl\u2019eroe del movimento della giovent\u00f9 tedesca: dai suoi versi, stando alla lezione di Walter Benjamin, i giovani trassero il \u201ccoraggio della conoscenza\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">L\u2019intreccio tra il poeta e il suo <em>Kreis <\/em>si rafforz\u00f2 con gli studi sulla figura carismatica del <em>Dichter<\/em>, del poeta-maestro, -apprezzati da Benjamin-, di Max Kommerell, altro esponente di spicco del circolo di George. Affiora una fitta trama che unisce le principali esperienze poetiche e metapolitiche del dopoguerra, ancora segnate dalla clamorosa e quasi imprevista resa militare tedesca, con quelle aspirazioni che si erano fatte strada nel movimento giovanile, la cui \u2018anima\u2019 -ammesso che ce ne fosse una e una sola- non poteva essere ricondotta nell\u2019alveo delle concezioni della Germania guglielmina, statuendo, poeticamente e concettualmente, quel \u201cNuovo Inizio\u201d, che non si realizz\u00f2, quell\u2019origine, quell\u2019\u2018<em>Ur-sprung<\/em>\u2019, che, appena intravisto, disparve. Era, quella della Germania Segreta\u2019, un\u2019\u2018anima\u2019 che rivendicava nel suo immemorare, nella rivivificazione della tradizione una nuova e insieme antica, metastorica valenza. Il ri-cordo era etimologicamente un\u2019esperienza vissuta, un <em>Erlebnis <\/em>unico del cuore, del centro dell\u2019uomo, dell\u2019umanit\u00e0, come l\u2019avevano compreso i greci e i tedeschi, i nuovi Elleni. S\u00ec, era la Germania Segreta che affiorava, quella che si era annunciata con Winckelmann, con Goethe e Schiller, con i romantici, con H\u00f6lderlin e infine quella che con George e il suo Circolo aveva ribadito la radice greca, nietzschianamente apollinea-dionisiaca del \u2018Nuovo Inizio\u2019, irrorato dalla vocazione ellenica. Era la nostalgia che, per quella generazione stretta intorno a George, avrebbe dovuto additare, &#8211; sempre per Sessa -, la: \u00abvia dei pochi e del divino: \u201cUn piccolo gruppo percorre taciti sentieri\/ Fieramente discosto dal fermento operoso\/ E come motto porta sulle sue bandiere:\/Alla Grecia in eterno il nostro amore\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Sono noti i rapporti di Benjamin con la <em>Jugendbewegung<\/em>, coi <em>Wanderv\u00f6gel<\/em>, con quella manifestazione spontanea e aurorale di una comunit\u00e0 alternativa alle correnti di massificazione e industrializzazione distruttivamente egemoni a partire dal Secondo Reich. Non a caso il movimento giovanile prese le mosse proprio da Berlino, dai liceali di Steglitz, che, pervasi di romanticismo, di Nietzsche e di <em>Volkslieder<\/em>, diffusero il loro esempio fulmineamente in tutta la Germania a testimonianza dell\u2019impetuoso desiderio di ritrovare la sorgiva esperienza della natura, quella romantica e quella mitica dei nobili Elleni. Era l\u2019affermazione di una nostalgia antimodernista che tentava di inventare nuovi rituali e nuove liturgie nei boschi, attorno ai fuochi in nuove fratellanze appassionate, celebrate nei fini settimana, quando i nostri giovani erano liberi dalla scuola: erano, infatti, anche entusiasti studenti studiosi. E qui, in quelle <em>Wanderungen<\/em> nelle foreste, come pure nelle biblioteche le fila si intrecciano tra George, i suoi discepoli, Benjamin e la tradizione mistica ebraica, a cui il pensatore di Berlino rimase sempre legato, come ha esaurientemente dimostrato Gershom Scholem, l\u2019amico di una vita. Lo stesso marxismo del Benjamin maturo \u00e8 assai discusso e discutibile, ancorch\u00e9 esistente come testimoniano le sue frequentazioni capresi con Asja Lacis e soprattutto con Brecht, ma Sessa approfondisce le categorie del materialismo benjaminiano tutt\u2019altro che connesso alla dialettica marxista, specie quella sovietica del dopoguerra, proponendo un intrigante \u00abmaterialismo stoico\u00bb piuttosto che storico. Un atteggiamento concettuale &#8211; ed esistenziale &#8211; che si pu\u00f2 collegare alla \u201csobria inquietudine\u201d \u2013 come la chiama Sessa- di Karl L\u00f6with, l\u2019altro grande pensatore ebreo-tedesco, aperto ai temi avanzati da George e da Benn.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Ma se questo pu\u00f2 essere accettato, lo \u00e8 per le contaminazioni intellettuali, allora non inusuali specie tra pensatori ebrei, con sotterranee correnti dell\u2019eterodossia marxista come confermano la filosofia di Ernst Bloch, ma anche quella del primo Luk\u00e1cs, nonch\u00e9 i lavori teorici della Scuola di Francoforte con Fritz Pollock, Max Horkheimer, Adorno e Herbert Marcuse. Si tratta di una cultura ormai lontana e di un\u2019altra Germania, quella crollata sotto i bombardamenti e dissoltasi a causa della tragedia del Terzo Reich di Hitler, il pi\u00f9 acerrimo nemico della Germania Segreta. Non a caso,come ricorda Sessa, George aveva avvisato, per tempo, i suoi discepoli poich\u00e9 \u00abFin dal 1898 aveva rivolto ai suoi un invito profetico: \u201cNon gioite!\u00a0 Sar\u00e0 forse colui che \u00e8 stato per anni nelle vostre prigioni a venire a compiere l\u2019impresa\u201d. Hitler, appunto\u00bb. Dell\u2019avvertimento se ne ricordarono bene due discepoli del Maestro, i fratelli Stauffenberg, uniti nell\u2019esecuzione dell\u2019attentato a Hitler del 20 luglio 1944. Fallito, come si sa. Klaus von Stauffenberg morendo seppe ancora gridare: \u201cViva la Germania Segreta\u201d. Alcuni affermarono che avesse detto: \u201cViva la Santa Germania\u201d. Fu una strage e a cadere furono i leali componenti dello schieramento conservatore: coloro che avevano creduto in una autentica rinascita della Germania, nel risveglio dell\u2019imperatore dormiente a Kyffh\u00e4user, il vecchio Re nella Montagna, una variante imperiale del messianismo nella sua coniugazione germanica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Rari i superstiti, tra cui Ernst J\u00fcnger, che sull\u2019altare del Moloch aveva sacrificato il figlio Ernstel, vittima nella lotta partigiana in Italia o del \u2018fuoco amico\u2019. Lo scrittore si ritir\u00f2 dal 1950 in Svevia a Wilflingen nella foresteria del castello dei von Stauffenberg. Casualit\u00e0 eloquenti di una ritirata e del tramonto di un\u2019et\u00e0 del mito che ha radici profonde. Secondo Kantorowicz il mito dell\u2019imperatore &#8211; lui pensava a Federico II di Svevia nel suo celebre libro del 1927, pubblicato nella collana dei \u2018grandi tedeschi\u2019 di George (con la svastika in copertina, prima che la stravolgessero le camicie brune) &#8211; era ancora vivente e attivo: cos\u00ec conferma con il famoso episodio del viaggio a Palermo nell\u2019anno federiciano, 1924 &#8211; a settecento anni dalla fondazione dell\u2019ateneo napoletano che porta il suo nome: Universit\u00e0 Federico II -, quando con altri sodali depose una corona sulla tomba dell\u2019imperatore con la scritta: <em>A Federico II la Germania Segreta<\/em>\u201d. Per Kantorowicz si era testimoni di una et\u00e0 senza imperatori \u2013 e ormai senza Reich. Ma gi\u00e0 Schiller aveva constato che quella realt\u00e0 senza imperatori era un\u2019et\u00e0 \u201cspaventosa\u201d. Ed \u00e8 quello spavento, quale sostanza dell\u2019attuale nichilismo innocuo, innocente e gaudente, che \u00e8 sceso sulla Germania e dunque sull\u2019Europa. Le ultime voci per un nuovo Reich &#8211; questo il titolo dell\u2019ultima composizione del 1928 di George- si diradarono velocemente. Il Maestro era riparato in Svizzera, nel Ticino per non assistere all\u2019ascesa al potere del falso F\u00fchrer. I suoi discepoli si dispersero, alcuni &#8211; gli ebrei &#8211; emigrarono: Wolfskehl in Nuova Zelanda, Ernst Kantorowicz in America. Altri aderirono perfino al Terzo Reich come Ernst Bertram, pur autore (sempre nella collana del <em>Kreis<\/em>) di una monografia assai georgeana: <em>Nietzsche. Versuch einer Mythologie <\/em>del 1918, molto apprezzata dal poeta (che aveva voluto quel titolo), ma anche da Thomas Mann. Cos\u00ec si dimostrava che finch\u00e9 si era vicino al centro del <em>Kreis<\/em>, al suo animatore, si potevano scrivere anche grandi libri, per scivolare nell\u2019insignificanza appena ci si allontanava per aderire alle volgarit\u00e0 delle schiere nazionalsocialiste. Hitler pose fine a un movimento grandioso, che ora con attenti scavi di moderna archeologia letteraria, riaffiora in studi spesso raffinati. Se quell\u2019<em>Eingedenken<\/em>, quell\u2019immemorare potr\u00e0 mai tradursi in una nuova primavera resta, con i tempi che corrono in Germania e in Europa, a dir poco, dubbioso.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Certo l\u2019opera della testimonianza \u00e8 data come conferma con questo denso saggio, ricco di fervore teorico, il filosofo di Alatri, che tende a riaffermare la concreta speranza di illustrare e illuminare \u00abil compito, certamente non modesto, di suggerire una via atta a farci guardare il mondo quale <em>eterna fioritura<\/em>, <em>eterna primavera<\/em> dionisiaca\u00bb. \u00c8 veramente raro in questo et\u00e0 autunnale &#8211; Sessa la definisce \u2018hiemale\u2019- incontrare questi rinnovati auspici al fine di riscoprire le tracce di George e dei suoi discepoli. Era, la loro, una sensibilit\u00e0 che segnalava l\u2019accesso a un\u2019esperienza aurorale, a una \u201cnuova primavera\u201d, stagione per antonomasia sempre nuova.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Quella comunit\u00e0 d\u2019intellettuali &#8211; poeti e pensatori &#8211; aveva creduto che il mito &#8211; non nazionale, ma universale &#8211; della Germania Segreta (come universale e non nazionale \u00e8 l\u2019imperituro mito della Grecia) racchiudesse la \u00abgrande trascendenza della nuova epoca\u00bb per ricordare la definizione di Gottfried Benn nel suo discorso in memoria di George, commissionatogli, ma non confermatogli, dall\u2019Accademia delle Arti del Terzo Reich per onorare la scomparsa del poeta di Bingen. Fu l\u2019ultimo atto della rottura di Benn con il nazismo a conferma che l\u2019et\u00e0 \u2018bruna\u2019 era agli antipodi dalla sorgente primavera palingenetica intravista da George e dai suoi discepoli, nonch\u00e9, appunto, &#8211; con tutte le sfumature e le varianti personali e concettuali -, da Benn, dai Cosmici di Monaco, da pensatori ebreo-tedeschi come Benjamin e L\u00f6with, dai nazional-bolscevichi come J\u00fcnger. Erano un mondo e un\u2019epoca definitivamente tramontati, era una Germania, sconfitta, ma non vinta interiormente. La dissoluzione avvenne rapidamente con la Germania inabissatasi a causa della dittatura nazista. I testi che ci sono stati consegnati sollecitano venerazione e rispetto per quelle estreme fiaccole nell\u2019attuale notte del nichilismo passivo e perfetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\">Marino Freschi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; La \u201cGermania segreta\u201d \u00abevocata dapprima, sul piano artistico ed estetico, dalla musica di Wagner, quindi esplicitamente riecheggiata in una lirica di George del 1919 e poi celebrata, nel 1933, in opposizione al nazismo, dallo storico di origine ebraica Ernst Kantorowicz quale anima nascosta e rimossa del genius tedesco pi\u00f9 nobile, serenamente eroico e creativo\u00bb \u00e8 ancora quel luogo dell&#8217;anima e della mente e quella terra misterica e profonda poco sondata e conosciuta dai contemporanei. Questo \u00e8 quanto scrive Romani Gasparotti nella prefazione all\u2019ultimo libro di Giovanni Sessa, L&#8217;eco della Germania segreta. \u00abSi fa di nuovo primavera\u00bb (Oaks [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/03\/18\/leco-della-germania-segreta\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1086,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[47],"tags":[387519,387518,372741,259285],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1157"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1086"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1157"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1157\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1159,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1157\/revisions\/1159"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1157"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1157"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1157"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}