{"id":1180,"date":"2021-05-26T09:52:56","date_gmt":"2021-05-26T07:52:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1180"},"modified":"2021-05-26T09:52:56","modified_gmt":"2021-05-26T07:52:56","slug":"contro-la-tecnica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/05\/26\/contro-la-tecnica\/","title":{"rendered":"Contro la tecnica"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Di seguito, l&#8217;intervista che Luca Caddeo mi ha fatto per L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: center\">* * * *<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><em>Critica della ragion tecnica<\/em>, l&#8217;ultimo saggio di Luigi Iannone, rievoca nel titolo il capolavoro di Immanuel Kant. Ma, in un tempo in cui la ragione diventa \u201ctecnica\u201d, \u00e8 ancora possibile condurla dinnanzi al tribunale di se stessa? La risposta non \u00e8 scontata e Iannone si confronta con l\u2019arduo problema facendo propria la convinzione di Martin Heidegger secondo cui, nonostante la sua foggia ammaliante e apparentemente rassicurante, la tecnica moderna non sia affatto un mezzo neutrale. I fenomeni che \u2013 a dispetto dei vari e innegabili vantaggi \u2013 ne accompagnano l\u2019inarrestabile avanzamento, non lascerebbero al riguardo alcun dubbio: standardizzazione, uniformazione, spersonalizzazione, automatismo, accelerazione, quantit\u00e0 che prevale sulla qualit\u00e0, distruzione di ogni limite, desacralizzazione, deiezione, dominio sulla natura. Nel libro, pubblicato da Idrovolante Edizioni e introdotto dal filosofo Roger Scruton, lo studioso casertano prende le mosse dal mito di Prometeo per proseguire con la filosofia classica, transitare per il cristianesimo e arrivare all\u2019et\u00e0 moderna esplicitando i mutamenti di paradigma che hanno condotto a interpretare ogni volta diversamente la tecnica, l\u2019uomo e la natura e che, parimenti, si mostrano quali tappe di un unico itinerario \u201cmetafisico\u201d. Quantunque l\u2019oggettivazione del mondo proceda incontenibilmente, relegando all\u2019irrazionale tutto ci\u00f2 che resiste alla quantificazione, emergerebbe una inquietante \u201cangoscia anteica\u201d che testimonierebbe non solo l\u2019impossibilit\u00e0 di irretire definitivamente il dolore e le forze elementari, ma anche l\u2019affiorare della dimensione tellurica di cui appunto, j\u00fcngerianamente, il mito di Anteo sarebbe il simbolo. Dopo aver menzionato come negli anni Trenta tantissimi filosofi abbiano vagliato il tema della tecnica moderna, Iannone riesamina l\u2019argomento alla luce di un fattore decisivo: gli autori del passato hanno previsto ci\u00f2 che sarebbe accaduto e noi staremmo vivendo l\u2019attuazione di queste precognizioni \u2013 senza che, malgrado il contributo dei filosofi menzionati, sia sorto un pensiero in grado di arginare l\u2019avanzamento del nulla sotteso alla mobilitazione totale e alla \u201csatanica\u201d inversione dei mezzi in fini. Il pensatore campano, d\u2019altronde, non \u00e8 nuovo a siffatte esegesi in-attuali essendosi occupato in questi anni non solo di J\u00fcnger, Heidegger e Schmitt, ma anche di tanti altri pensatori non allineati al cosiddetto pensiero unico, pensatori insomma, alla stregua dello stesso Iannone, \u201cribelli\u201d \u2013 come recita il titolo dell\u2019omonimo saggio del 2019, <em>Il pensiero Ribelle<\/em> e come emerge da altri evocativi lavori quali, per citarne solo alcuni, <em>Manifesto antimoderno<\/em>, <em>L\u2019ubbidiente democratico<\/em>, <em>Il profumo del nichilismo<\/em> e <em>Sull\u2019inutilit\u00e0 della destra.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><em>Critica della ragion tecnica<\/em>, saggio definito da Scruton \u201cintenso, raffinato ed efficacemente esposto\u201d, oltre a contenere una originale interpretazione della tecnica, ha altres\u00ec il merito di essere scritto in modo chiaro e di non scadere in una narcisistica esibizione di erudizione. Questi brevi cenni non esauriscono minimamente le complesse tematiche affrontate in <em>Critica della ragion tecnica<\/em>, ma sono propedeutici al dialogo che abbiamo l\u2019occasione e la fortuna di intrattenere con Luigi Iannone.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>Prima di sondare il significato del tuo ultimo saggio, ci piacerebbe inaugurare questo dialogo partendo da te. Qual \u00e8 la storia di Luigi Iannone e da dove deriva l\u2019interesse per la Filosofia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Credo sia una storia comune a tanti. Avevo una passione smodata per la politica e per la lettura. Per un po\u2019 viaggiarono insieme. Ma i libri che solleticavano il mio interesse non erano previsti nel programma scolastico e cos\u00ec diventai esperto di librerie fuori dal circuito delle grandi catene. Il quarto anno di liceo venne per un seminario un professore di Storia delle dottrine politiche. Rimasi fulminato. Avevo scoperto una materia che combinava temi politici e pensiero filosofico. Lo rincontrai dieci anni dopo. Diventammo amici. Lui era iscritto al partito radicale: liberale, liberista, antiproibizionista eccetera. Io non avevo (e non ho) nulla in comune con quel mondo.Ma aveva interessi simili ai miei: Carl Schmitt, i controrivoluzionari, J\u00fcnger, Prezzolini, il mondo delle riviste fiorentine del primo novecento, la rivoluzione conservatrice tedesca, il revisionismo storiografico, le riviste conservatrici italiane degli anni cinquanta. E ne parlavamo tutto il tempo. Purtroppo, da qualche anno non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, ma l\u2019unica dedica che ho fatto in un mio libro \u00e8 stata per lui.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>Dunque sei arrivato alla filosofia un po\u2019 per caso, quasi attraverso il contrasto. Sar\u00e0 ora interessante capire come tra i tanti argomenti sia giunto a trattare proprio il cruciale tema della tecnica che costituisce l\u2019oggetto del tuo ultimo saggio. Per indagare una tematica cos\u00ec complessa ti servi dei grandi pensatori del Novecento come J\u00fcnger e Heidegger \u2013 per citarne soltanto alcuni. Questi pensatori avrebbero profetizzato ci\u00f2 che staremmo attualmente vivendo. <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Loro pi\u00f9 di altri. Ma anche Friedrich J\u00fcnger, il fratello di Ernst. Poi, Spengler, Romano Guardini, lo stesso Freud. E se vogliamo, anche l\u2019industria cinematografica. Charlie Chaplin, con <em>Tempi moderni<\/em>, intu\u00ec le derive dell\u2019industrialismo e, ancor prima, <em>Metropolis<\/em>, il film di Fritz Lang, che \u00e8 del 1927, del quale forse solo oggi comprendiamo appieno le visioni preconizzanti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>Nel testo noti come proprio ora che gli eventi previsti si sarebbero appalesati, non saremmo in grado di pensarli in maniera adeguata. Il problema che si impone \u00e8 dunque il seguente: \u00e8 possibile pensare la tecnica in modo non tecnico all\u2019interno di quel sistema che Jacques Ellul definisce con la felice espressione di \u201cMegamacchina\u201d? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00c8 difficile pensare un tema cos\u00ec complesso dal di fuori, cio\u00e8 \u201cpensandolo\u201d alla maniera di Heidegger. In fondo, l\u2019uomo convive con la tecnica da sempre. Sin dalla notte dei tempi abbiamo interagito con la natura e per farlo ci siamo serviti di ogni tipo di artificio. Abbiamo compreso che per gestire e governare la quotidianit\u00e0 e gli imprevisti avremmo dovuto dotarci di supporti. La ragione umana ha dunque portato avanti dei processi selettivi servendosi sia dell\u2019esperienza che degli errori e, in questo modo, siamo giunti alle attuali conoscenze. La consuetudine, la regolarit\u00e0, gli errori fatti disvelano i percorsi pi\u00f9 semplici da seguire e meno dispendiosi in termini di fatica fisica. Le risorse economiche hanno fatto il resto. Tuttavia, sono passaggi che stanno via via andando sullo sfondo rispetto a una mega-macchina consumistica e tecnologica che spinge verso il postumano. Ho parlato, in questo senso, di scenario <em>alla<\/em> Matrix, film peraltro a cui i due registi chiesero una consulenza (poi negata) a Jean Baudrillard; un mondo in cui vi \u00e8 una umanit\u00e0 che avanza grazie alle macchine e vive nell\u2019illusione che quella percepita sia la realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>L\u2019argomento ci conduce a una domanda radicale: in che senso la tecnica moderna, a dispetto delle rassicuranti esegesi moderne, non \u00e8 un mezzo neutrale e in che senso la sua stessa essenza, come rivela Heidegger, non \u00e8 nulla di tecnico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Qui, bisogna proprio seguire Heidegger. Dobbiamo portare alle estreme conseguenze il ragionamento fatto prima. Nel nostro tempo, dove tutto \u00e8 calcolo e utilit\u00e0, la tecnica \u00e8 diventata ambiente; quindi non solo condizione ineludibile per l\u2019esistenza, e non solo supporto o strumento, ma potenza in grado di rendere la natura spazio residuale. E lo snodo \u00e8 questo: se la tecnica rappresenta il nostro ambiente, sar\u00e0 essa a dettare, costruire e organizzare in maniera diretta o indiretta le regole e gli scenari: \u201cPoich\u00e9 la realt\u00e0 si regge sull\u2019omogeneit\u00e0 al calcolo pianificabile, anche l\u2019uomo vi si deve uniformare, per restare all\u2019altezza della realt\u00e0\u201d, dice Heidegger. Su questo specifico punto, Emanuele Severino ha scritto pagine notevoli.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>Ma allora, se la tecnica \u00e8 l\u2019ambiente all\u2019interno del quale ne va della nostra stessa essenza e se, come scrivi, il principio di responsabilit\u00e0 di Jonas appare insufficiente a causa della infinita mutevolezza della \u201cmobilitazione totale\u201d, come possiamo \u201csalvarci\u201d? Mi pare che tu apra a una possibile risposta riprendendo, tra l\u2019altro, sia il celebre confronto tra J\u00fcnger e Heidegger sul nichilismo che le stesse figure j\u00fcngeriane del W\u00e4ldganger e dell\u2019Anarca.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u2026che, in realt\u00e0, sono sempre e solo delle riposte individuali. C\u2019\u00e8 stato tutto un fronte culturale, quello maggioritario nel Novecento (e lo \u00e8 ancora adesso!), che ritiene questo approccio sbagliato. Partendo dal presupposto che la tecnica sia sempre e comunque uno strumento, arrivano alla conclusione che la direzione di marcia, i limiti, le regolamentazioni possano tranquillamente passare attraverso atti politici e legislazioni mirate. Questa per\u00f2 \u2013 come dicevo \u2013 non \u00e8 pi\u00f9 la mia posizione. E aggiungo che i punti di vista di J\u00fcnger e Heidegger sono, in un certo senso, distinti ma complementari. Il primo vede la salvezza nel \u201cbosco\u201d; il secondo auspica o, almeno, presagisce come via d\u2019uscita una frattura nella Storia, quel \u201csolo un Dio ci pu\u00f2 salvare\u2019\u2019 che, per\u00f2, sarebbe esterno alla nostra soggettivit\u00e0. Il tutto \u2013 come si vede \u2013 fuori dalla misera battaglia partitica perch\u00e9 oramai la cornice \u00e8 sempre e solo globale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>Staremmo quindi assistendo alla realizzazione dello Stato mondiale preconizzato da J\u00fcnger \u2013 come se la tecnica stesse mostrando tutta la sua valenza \u201cmetafisica\u201d. Nel testo per\u00f2 asserisci che la tecnica racchiude una essenza \u201cmetafisica\u201d anche perch\u00e9 contiene in s\u00e9 alcune istanze tipiche delle religioni, ad esempio la promessa di felicit\u00e0 e di immortalit\u00e0. Tuttavia si tratterebbe di una sorta di illusione giacch\u00e9 la tecnica avrebbe quale unico fine soltanto la sua stessa espansione. Puoi argomentare questo importante passaggio del tuo libro?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Anders riconosce le cause prime di questa deriva nella \u201cdesoggettivazione\u201d dell\u2019uomo nel momento in cui si sostituisce la realt\u00e0 con l\u2019artificio. Noi siamo in una fase molto avanzata dello sviluppo della tecnica. All\u2019inizio, ha riguardato il mondo delle macchine, la fase pioneristica dell\u2019industrialismo su cui Marx ha costruito la sua filosofia. Poi, quella attuale, che ambisce al perfetto automatismo e a una rassegnata contemplazione. Infine, si arriver\u00e0 (e non siamo molto lontani) a una fase che J\u00fcnger definisce \u201cmagica\u201d: \u201cNei pi\u00f9 importanti settori \u2013 scrive in <em>Heliopolis<\/em> \u2013 la tecnica pu\u00f2 considerarsi conclusa. La tecnica entra, inosservata, nella sua terza fase. La prima era una fase titanica e consisteva nella costruzione del mondo delle macchine. La seconda era una fase razionale e condusse all\u2019automatismo perfetto. La terza \u00e8 magica, poich\u00e9 essa anima gli automi con l\u2019intelletto. La tecnica assume un carattere magico: si fa omogenea coi desideri. Al ritmo si unisce il melos. Si \u00e8 aperta cos\u00ec una nuova forma d\u2019essere: e le chiavi possiamo metterle da parte\u201d. Se leggiamo la Storia in questo modo ci accorgiamo che in un simile contesto sprofonda anche la Chiesa che fa sempre pi\u00f9 fatica a rappresentare il <em>Katechon<\/em>. Le religioni individuavano un dopo oltre la linea temporale, la tecnica esaurisce l\u2019orizzonte all\u2019interno del tempo. Non c\u2019\u00e8 la storia come <em>\u00e9schaton<\/em> ma un orizzonte secolarizzato dove la tecnica potenzia se stessa e il corso degli eventi perde di significato. Si vive nell\u2019eterno presente.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>A tal proposito affermi che il percorso descritto va di pari passo col nichilismo e con la connessa svalutazione dei valori, dinamica amplificata dal successo dei nuovi media. Prendendo spunto dalle riflessioni di celebri autori quali McLuhan e Baudrillard, hai infatti indagato la compenetrazione tra reale e virtuale. D\u2019altro canto, tu stesso \u2013 a ribadire come dalla tecnica non si possa mai sfuggire del tutto \u2013 sei molto attivo nei social network. Puoi spiegarci questo apparente paradosso?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">La tecnica opera a tutto campo e la sua azione \u00e8 monopolizzante. E ovviamente io non ne sono immune. <strong>Modella una nuova percezione della realt\u00e0<\/strong><strong>, <\/strong><strong>fa in modo che ognuno di noi la accetti<\/strong> quasi acriticamente. E poi <strong>provoca una visibilit\u00e0 degli oggetti ma anche assuefazione<\/strong>. Siamo la prima generazione che, per esempio, oltre a comprendere l\u2019idea della \u201ctecnica come ambiente\u201d, lavive senza nessun freno inibitore. Non a caso si \u00e8 coniato il concetto di \u201cnativi digitali\u201d. Quanto al fatto di utilizzare strumenti tecnici, come dicevo, \u00e8 connaturato all\u2019uomo. Il punto \u00e8 il sovvertimento delle priorit\u00e0, l\u2019azzeramento dei valori e l\u2019incapacit\u00e0 di gestire il progresso in ogni sua forma. A noi \u2013 come individui \u2013 tocca trovare e alimentare una qualche forma di resistenza.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>Ma se il dominio della tecnica si allarga a tal punto da condizionare la fruizione degli eventi e la loro narrazione, \u00e8 veramente possibile \u201cresistere\u201d e in qualche modo incidere attraverso il dissenso e l\u2019utilizzo dello spirito critico?\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Credo di no! Almeno nelle forme che abbiamo conosciuto nell\u2019ultimo secolo. Si pu\u00f2 tentare una resistenza parziale (\u201cil bosco\u201d) e ritenere al contempo che, prima o poi, vi possa essere quella frattura della Storia di cui si diceva prima. Ma bisogna sempre tener presente che parlo di \u201cragion tecnica\u201d proprio perch\u00e9 abbiamo di fronte qualcosa di avvolgente e fascinoso. Siamo in piena epoca nichilistica ma facciamo fatica a comprenderne gli epifenomeni e quindi a combatterla, perch\u00e9 il nichilismo \u00e8 ordine e non caos\u2026 e tutto \u201cfunziona\u201d. E se tutto \u201cfunziona\u201d perch\u00e9 a qualcuno dovrebbe venir in mente di sparigliare le carte?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>Tuttavia, forse, potremmo trarre ispirazione da alcuni grandi pensatori. E tu, certamente, hai molto da dire anche in questo senso visto che hai avuto modo di collaborare con filosofi e storici di altissimo livello quali ad esempio Alain de Benoist, Roger Scruton ed Ernst Nolte. Con chi, tra questi grandi autori, ti sei trovato maggiormente in sintonia, ci puoi raccontare qualcosa al riguardo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">A de Benoist chiesi una introduzione per un mio libro e, dopo due settimane, mi arriv\u00f2 un saggio di venti pagine. Fu una graditissima sorpresa. Con Ernst Nolte mi ha legato un sentimento di amicizia. Per qualche anno ci siamo scambiati lettere, mail, telefonate. Ci siamo visti varie volte e l\u2019ultima, poco prima che morisse, a Berlino, quando a fine giornata mi chiese di farmi carico di una parte cospicua di libri in lingua italiana che appesantivano la sua libreria. Libri di autori \u201cimportanti\u201d. Per ovvie questioni logistiche mi limitai all\u2019essenziale, non potendo caricarli tutti sull\u2019aereo. Ma, ora, li ho segnati con un \u201cNOLTE\u201d maiuscolo, e a penna, sulla copertina. Scruton \u00e8 quello sul quale ho scritto di pi\u00f9. Ho pubblicato un libro-intervista nel 2010, una piccola monografia e mi ha regalato l\u2019introduzione a <em>Critica della ragion tecnica<\/em>. E spero che una novit\u00e0 editoriale sulla quale stiamo lavorando io e Gennaro Malgieri da qualche tempo, riesca a vedere la luce entro l\u2019estate. Scruton, per\u00f2, \u00e8 un conservatore classico di stampo anglosassone che, muovendo da una matrice pessimistica tende a diradare lo scenario con dosi di fiducia e speranza nel futuro; io muovo da una posizione diversa perch\u00e9 a me manca del tutto questa seconda parte.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>Ti salutiamo con un\u2019ultima domanda: Spengler chiude <\/strong><em><strong>Il tramonto dell\u2019Occidente<\/strong><\/em><strong> con la frase \u201cDucunt volentem fata, nolentem trahunt\u201d. Alla luce del percorso delineato, quale significato assume l\u2019antico motto stoico? <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\">Forse, proprio il significato datogli da Spengler: \u201cNoi non abbiamo la possibilit\u00e0 di realizzare questo o quello; abbiamo solo la libert\u00e0 di fare ci\u00f2 che \u00e8 necessario o nulla\u201d.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px\">\n<p style=\"padding-left: 40px\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/interviste\/iannone-contro-tecnica\/<\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"E0NTOLjJSj\"><p><a href=\"http:\/\/www.idrovolanteedizioni.it\/libri\/critica-della-ragion-tecnica\/\">Critica della ragion tecnica<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;Critica della ragion tecnica&#8221; &#8212; Idrovolante Edizioni\" src=\"http:\/\/www.idrovolanteedizioni.it\/libri\/critica-della-ragion-tecnica\/embed\/#?secret=E0NTOLjJSj\" data-secret=\"E0NTOLjJSj\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; Di seguito, l&#8217;intervista che Luca Caddeo mi ha fatto per L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE &nbsp; * * * * Critica della ragion tecnica, l&#8217;ultimo saggio di Luigi Iannone, rievoca nel titolo il capolavoro di Immanuel Kant. 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