{"id":1187,"date":"2021-06-13T10:46:18","date_gmt":"2021-06-13T08:46:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1187"},"modified":"2021-06-13T10:47:14","modified_gmt":"2021-06-13T08:47:14","slug":"la-rivoluzione-del-sovranismo-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/06\/13\/la-rivoluzione-del-sovranismo-sociale\/","title":{"rendered":"La rivoluzione del sovranismo sociale"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1188\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/06\/Di-Lello-140x200_15ar-207x300.jpg\" alt=\"\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/06\/Di-Lello-140x200_15ar-207x300.jpg 207w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/06\/Di-Lello-140x200_15ar.jpg 405w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Il fenomeno della globalizzazione correlato allo sviluppo tecnologico e alla diffusione pervasiva e su larga scala della comunicazione informatica e della conoscenza porta con s\u00e9 aspetti ambivalenti la cui piena comprensione \u00e8 ormai alla portata di ogni singolo individuo. Quando, per esempio, si rammenta il continuo e progressivo depauperamento della classe media si sta affermando una verit\u00e0 largamente condivisa: il trionfo di un Leviatano globale che tutto fagocita e che rimodula e ridefinisce i fondamenti sociali che avevano regolato ogni struttura del recente passato. Tuttavia, \u00e8 necessario ponderare non soltanto i presupposti attuali della globalizzazione e dei consorzi sia pubblici (statali o internazionali) che privati (per esempio, le multinazionali) che ne reggono gli stilemi, ma gli effetti futuri di un simile assetto E non \u00e8 azzardato fare delle previsioni pessimistiche, perch\u00e9 la traiettoria dello Stato regolatore sembrerebbe essere infatti allo stadio declinante, e non solo su suolo europeo, nonostante la fase pandemica ne abbia favorito un provvisorio risveglio.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Ci\u00f2 che pare evidente \u00e8 che democrazia liberale ed economia di mercato siano formalmente alleate per questa fase, che \u00e8 per\u00f2 solo interlocutoria fino a che, la prima sar\u00e0 relegata in un angolo remoto e disagevole dalla seconda. Perch\u00e9, molto probabilmente, rispetto ad ansie crescenti di ampi strati della popolazione, per qualche anno si tenter\u00e0 di correggere alcuni errori e smussare, almeno in superficie, i dogmi di cui si nutre questo Leviatano che fagocita Stati nazionali e identit\u00e0 particolari, fino poi ad arrivare alla certificazione della sua intangibilit\u00e0. Pur salvaguardo infatti le forme della democrazia liberale, e cio\u00e8 libere elezioni, parlamenti democratici con maggioranze e minoranze, istituzioni statali, altres\u00ec si riducono progressivamente gli spazi di decisione e le forme di una democrazia addomesticata diventano il quadro ordinario generale. Basti dare uno sguardo alla Cina, nuova superpotenza mondiale, che riesce a combinare tutto ci\u00f2, a far pulsare il capitalismo pi\u00f9 avanzato nell\u2019involucro autoritario di un Leviatano che sopprime libert\u00e0 politiche e civili.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Su uno sfondo del genere si riproducono, con alterne fortune, le vicende di questo nuovo fenomeno politico che si ridefinisce nel concetto di \u201csovranismo\u201d e che in un simile contesto di complessit\u00e0 a pi\u00f9 livelli sembra non raramente far albeggiare soluzioni vaghe ed esemplificate. Nondimeno, nelle analisi sul suo conto, c\u2019\u00e8 un equivoco di fondo: non esiste democrazia al di fuori della nazione e del delimitato spazio di uno Stato nazionale! E se talune soluzioni e parecchi slogan sovranisti sono marchiati da pacchiana demagogia e da dosi eccessive di populismo restano pur sempre inquadrati in una condivisibile e inconfutabile cornice generale che parrebbe, per ora, l\u2019unica risposta politica praticabile al delirio globalista.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Se la discussione pubblica ha imperniato \u2013 in specie negli ultimi anni &#8211; ogni fronte dialettico intorno alle implicazioni pericolose derivanti da fenomeni come localismo e sovranismo invece di soffermarsi sulle cause generali e strategiche di ci\u00f2 che \u00e8 stato rideterminato dalle crisi finanziarie e dai conseguenti assetti politici che ne ripropongono in chiave legislativa e decisionale quelli stilemi (i cosiddetti \u201cgoverni tecnici\u201d, per esempio), ci\u00f2 \u00e8 dovuto proprio all\u2019impronunciabilit\u00e0 della reale condizione del nostro tempo e dei fenomeni globali ad esso connessi che mai svelano i reali obiettivi di lungo periodo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Ma questi avvenimenti ci dicono una cosa importante; e cio\u00e8 che l\u2019idea dello Stato regolatore cos\u00ec come lo abbiamo vissuto finora sta mostrando il passo. E qui, non \u00e8 tanto un \u201criandare\u201d alla mesta fascinosit\u00e0 dello Stato interventista che abbiamo conosciuto nei decenni passati, che programma e gestisce, che determina le condizioni per lo sviluppo e redistribuisce i profitti, ma quella di uno Stato che abbia la forza di porre la Politica al centro di ogni processo di sviluppo e, attraverso di essa, adottare autonomamente strategie e metodi di governo senza esserne totalmente succube.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Su tutti questi temi ragiona Aldo Di Lello col suo <em>Sovranismo sociale<\/em> (Armando editore, p.260, euro 23), volume nel quale tenta con dotte ricostruzioni e piglio divulgativo di ricostruire ogni singolo passaggio che ha portato al sovvertimento del vecchio ordine, per poi soffermarsi sui motivi di questa radicale trasformazione in negativo derivante soprattutto dalle delocalizzazioni, dalle alterazioni peggiorative del diritto del lavoro, dal dumping sociale, dalla questione del debito pubblico e dal \u201cmito del pareggio del bilancio\u201d che diventa norma costituzionale. Da qui parte infatti la sua ricognizione intorno al \u201csovranismo sociale\u201d che, pur non tralasciando le questioni identitarie tipiche di quel mondo, sposta l\u2019attenzione ai temi di carattere economico; e in specie, sulla riconquista della sovranit\u00e0 monetaria. Ma ci\u00f2 potrebbe essere fatto solo \u00abliberandosi di antiquate concezioni della destra e della sinistra\u00bb, perch\u00e9 scrive Di Lello: \u00abNon che, in s\u00e9, destra e sinistra siano diventate obsolete, il problema \u00e8 che, per capire realmente quello che sta avvenendo, serve un surplus di immaginazione e di eresia. I processi che portano al sovranismo sociale sono innovativi proprio perch\u00e9, se intesi in modo serio, sciolgono le vecchie gabbie ideologiche, o, se vogliamo, disattivano i riflessi condizionati che sono sopravvissuti al famoso \u201ctramonto delle ideologie\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Deduciamo che il sovranismo sociale potrebbe porsi come soluzione ma imponendo un cambio di prospettiva anche da parte dei suoi sostenitori. La questione, infatti, non si risolverebbe nelle annose e intricate vicende dei singoli leader o dei vari movimenti perch\u00e9 \u00abnulla torner\u00e0 come prima e perch\u00e9 la politica occidentale \u00e8 terremotata\u00bb dalle fondamenta; pur tuttavia, sarebbe utile non ritenere che \u00abi \u201ctempi rivoluzionari\u201d sfocino autonomamente in una rivoluzione. Possono anzi comportare una transizione lunga e complessa. Il problema pi\u00f9 rilevante, per costruire l\u2019alternativa possibile, \u00e8 liberare le risorse pubbliche da destinare alla spesa sociale e agli investimenti per ammodernare e restituire un po\u2019 di efficienza ai famosi beni comuni. Il macigno da rimuovere \u00e8 l\u2019enorme debito che grava sugli Stati\u00bb. Per Di Lello si dovrebbe dunque ripartire \u00abdalla contestazione dell\u2019ideologia del debito pubblico come colpa, dalla confutazione cio\u00e8 dell\u2019idea che il debito stesso costituisca un limite a politiche di sviluppo economico (&#8230;). Per liberarsi dal potere di ricatto dei mercati e dello spread (&#8230;) non occorre soltanto predisporre adeguati meccanismi politico-finanziari di autodifesa, occorre prima di tutto liberarsi da una gabbia psicologica e ideologica insieme: quella del debito come palla al piede inemendabile e ineliminabile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Essendo di fronte a un gigantesco esproprio di democrazia, di futuro e di sovranit\u00e0, rispetto al fronte oppositivo, dovremmo dunque organizzarci intorno a tre ipotesi di azione: 1) la creazione di moneta spetta allo Stato; 2) la Banca centrale deve agire di concerto con il governo; 3) il debito pubblico non \u00e8 un dogma intangibile, ma solo una misura contabile.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Lo snodo per\u00f2 mi sembra irrisolvibile se non ipotizzando una grave e profonda frattura epocale che possa sconvolgere e ribaltare l\u2019intero quadro economico e cos\u00ec predisporre un nuovo ordine. Tutto questo perch\u00e9 constatiamo che, nel frattempo, siamo sempre pi\u00f9 dipendenti \u2013 sia in termini individuali che collettivi &#8211; dalla <em>globalizzazione <\/em><em>e mai riusciamo ad andare concretamente oltre l\u2019espressione della nostra <\/em>insoddisfazione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Ne \u00e8 riprova &#8211; nonostante dimensioni elefantiache &#8211; anche l\u2019Unione Europea, dinnanzi alla quale direttive e atti di indirizzo di un singolo governo nazionale sono inoffensivi e restano formalizzati in atti burocratici che mai impattano sui processi decisionali ma sempre subordinati alla visione globale. E peraltro, solo incidentalmente va ricordato che \u2013 in una fase caotica come quella attuale -, proprio un modello incancrenito come quello europeo parrebbe essere per paradosso l\u2019ultimo baluardo prima del decisivo collasso di ogni globale forma politica istituzionalizzata. L\u2019Unione Europea subisce infatti le medesime pressioni dei singoli stati nazionali e pur con dimensioni simil-imperiali non riesce a non genuflettersi dinnanzi alle richieste del potere economico globale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Come venirne fuori? Beh, qui forse il punto \u00e8 proprio quello segnalato da Aldo Di Lello. Se si crede nell\u2019ipotesi sovranista, non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente un\u2019azione culturale che, pur legittimamente, si limiti al fronte della difesa identitaria ma abbiamo necessit\u00e0 di un integrale e assoluto innervamento del fronte oppositivo capace di penetrare nelle viscere della teoria economica, sovvertendola e imponendole nuovi paradigmi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Il fenomeno della globalizzazione correlato allo sviluppo tecnologico e alla diffusione pervasiva e su larga scala della comunicazione informatica e della conoscenza porta con s\u00e9 aspetti ambivalenti la cui piena comprensione \u00e8 ormai alla portata di ogni singolo individuo. 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