{"id":1192,"date":"2021-06-25T08:28:39","date_gmt":"2021-06-25T06:28:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1192"},"modified":"2021-06-25T08:28:39","modified_gmt":"2021-06-25T06:28:39","slug":"sulla-tradizione-filosofica-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/06\/25\/sulla-tradizione-filosofica-italiana\/","title":{"rendered":"Sulla tradizione filosofica italiana"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1193\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/06\/dfghdfgh-207x300.jpg\" alt=\"\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/06\/dfghdfgh-207x300.jpg 207w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2021\/06\/dfghdfgh.jpg 686w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">\n<p style=\"padding-left: 280px\"><em>Esiste una riconoscibile filosofia italiana e ci\u00f2 che viene internazionalmente definito come<\/em> Italian Thought <em>? Ed esiste una continuit\u00e0 logica e strutturale che possa connettere le personalit\u00e0 di primo piano del nostro tempo a Dante, Vico, Machiavelli o Gramsci, o che innervi in un unico piano analitico gli interpreti pi\u00f9 importanti del \u201cpensiero italiano\u201d del passato con pensatori quali Spaventa, Gentile, Garin o Esposito? Ed esiste &#8211; pur nelle evidente difformit\u00e0 di azioni e percorsi &#8211; un tratto distintivo comune, nazionale e non nazionalistico, internazionale e non globalista?<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\"><em>Le risposte a simili quesiti tenta di articolarle <strong>Corrado Claverini<\/strong> nel suo ultimo denso volume dal titolo<\/em> <strong>La tradizione filosofica italiana. Quattro paradigmi interpretativi <\/strong><em>(Quodlibet edizioni, p.215, euro 20) di cui, qui di seguito, riproduco una parte della introduzione<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">\n<p style=\"padding-left: 280px;text-align: center\">***<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Uno dei temi filosofici pi\u00f9 discussi degli ultimi anni \u00e8 senz\u2019altro quello relativo alla specificit\u00e0 del pensiero italiano. In particolare, le domande al centro dei dibattiti sono di due tipi: <em>a<\/em>) \u00e8 legittimo parlare di una filosofia italiana? Oppure la filosofia, in quanto tale, \u00e8 apolide e non \u00e8 determinata da fattori di tipo territoriale? <em>b<\/em>) Posto che sia ammissibile l\u2019esistenza di una filosofia specificamente italiana, qual \u00e8 la sua essenza? \u00c8 possibile individuare caratteri peculiari che la contraddistinguano rispetto ad altri patrimoni di pensiero, come quello inglese, tedesco o francese?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Oggi l\u2019argomento \u00e8, appunto, al centro dell\u2019interesse di molti studiosi. Ma occorre chiarire fin da subito che la questione riguardantela specificit\u00e0 del pensiero italiano non \u00e8 nuova.\u00a0Molti studi riconoscono che il primo a trattare in maniera consapevole questa tematica nell\u2019ambito della storiografia filosofica \u00e8 stato Bertrando Spaventa.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Nel presente saggio saranno analizzate le principali posizioni in merito al senso e alla produttivit\u00e0 che pu\u00f2 avere il costante raccordo del pensiero italiano con la propria tradizione e quanto questo raccordo possa oggi funzionare per riorientare lo sguardo filosofico liberandolo da talune \u00abincrostazioni\u00bb moderne ormai esaurite o quantomeno divenute assai problematiche.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Tale questione verr\u00e0 affrontata soprattutto attraverso lo studio di un preciso vettore filosofico \u2013 quello della \u00abstoria della filosofia italiana\u00bb \u2013 il cui iniziatore \u00e8 il gi\u00e0 menzionato Spaventa. Infatti \u2013 prima dell\u2019<em>ItalianThought <\/em>\u2013 \u00e8 stato proprio tale vettore filosofico a interrogarsi costantemente e con molta forza sull\u2019identit\u00e0 e il ruolo del pensiero italiano.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Ma, prima di esaminare le principali prospettive interpretative, dovremo discutere e cercare di risolvere tutta una serie di questioni preliminari gi\u00e0 anticipate in apertura.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Innanzitutto, occorre chiedersi se sia possibile parlare di una filosofia declinata in senso nazionale o territoriale: infatti, la filosofia aspira per sua natura all\u2019universalit\u00e0; e l\u2019essere eventualmente determinata da fattori di tipo geografico sembra contraddire questa sua vocazione costitutiva.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">In secondo luogo, bisogna chiarire, a proposito dell\u2019espressione\u00abfilosofia italiana\u00bb, il significato da dare all\u2019aggettivo \u00abitaliana\u00bb: ci riferiamo alla nozione statuale o a quella nazionale o, ancora, aquella geofilosofica di territorio?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">In terzo luogo, \u00e8 necessario ragionare anche sui pericoli che comporta una riflessione di questo tipo il cui rischio concreto \u00e8 di trasformarsi in ideologia nazionalista.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Un altro punto decisivo che dovremo affrontare \u00e8 che cosa significa e che senso ha oggi parlare di una tradizione specificamente italiana in un mondo sempre pi\u00f9 globalizzato. Per esempio, sar\u00e0 utile discutere il valore che pu\u00f2 avere la riscoperta di tale patrimonio di pensiero nell\u2019attuale contesto europeo e mondiale. Il che pu\u00f2 essere anche un\u2019occasione per riflettere sull\u2019identit\u00e0 italiana e su quella europea.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Ecco perch\u00e9 una ricerca di tal genere \u00e8 necessaria e non anacronistica. Infatti \u00e8 di fondamentale importanza oggi tentare di rispondere ad alcuni interrogativi di stringente attualit\u00e0: che valore hanno le tradizioni nazionali (nel nostro caso filosofiche)? \u00c8 opportuno continuare a usare il concetto di nazionalit\u00e0? E in che modo? Anche perch\u00e9 \u00e8 bene evitare che l\u2019utopia illuministica della pace perpetua internazionale si trasformi nella distopia di un cosmopolitismo indifferenziato.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">La soluzione non risiede certo nella chiusura nazionalistica, da respingere tanto quanto la globalizzazione transnazionale. Rifiutando sia il globalismo, sia il nazionalismo, occorre quindi chiedersi: \u00e8 pensabile una terza via alternativa tanto al nazionalismo quanto al globalismo? Ovvero, \u00e8 possibile una salvaguardia delle culture nazionali senza nazionalismo? \u00c8 concepibile un \u00abinternazionalismo\u00bb alternativo al paradigma \u00abglobalitario\u00bb?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">Sono queste le domande che ci accompagneranno lungo il tragitto che si dispiegher\u00e0 nei prossimi capitoli e a cui si \u00e8 cercato di rispondere.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Esiste una riconoscibile filosofia italiana e ci\u00f2 che viene internazionalmente definito come Italian Thought ? Ed esiste una continuit\u00e0 logica e strutturale che possa connettere le personalit\u00e0 di primo piano del nostro tempo a Dante, Vico, Machiavelli o Gramsci, o che innervi in un unico piano analitico gli interpreti pi\u00f9 importanti del \u201cpensiero italiano\u201d del passato con pensatori quali Spaventa, Gentile, Garin o Esposito? Ed esiste &#8211; pur nelle evidente difformit\u00e0 di azioni e percorsi &#8211; un tratto distintivo comune, nazionale e non nazionalistico, internazionale e non globalista? Le risposte a simili [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2021\/06\/25\/sulla-tradizione-filosofica-italiana\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1086,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[47],"tags":[419266,392315],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1192"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1086"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1192"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1192\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1194,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1192\/revisions\/1194"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1192"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1192"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1192"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}