{"id":1223,"date":"2022-01-04T16:05:32","date_gmt":"2022-01-04T15:05:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1223"},"modified":"2022-01-04T16:05:32","modified_gmt":"2022-01-04T15:05:32","slug":"la-fionda-di-junger","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2022\/01\/04\/la-fionda-di-junger\/","title":{"rendered":"La fionda di J\u00fcnger"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 160px\"><em>Ripropongo, di seguito, il mio articolo uscito qualche giorno fa sulla rivista<\/em> Pangea<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">***<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n<p style=\"padding-left: 160px\">Ernst J\u00fcnger\u00a0\u00e8 sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Wilflingen. Durante la funzione con rito cattolico che si tenne nel febbraio del 1998, tra i vari cori anche due canti mariani; il primo, intonato dalla nipote Irina e l\u2019altro, un canto collettivo con la confessione a Cristo (\u00aba Lui mi voglio dare; e l\u00e0 trapasso in pace\u00bb). Una sorpresa per molti. Al ricevimento che segu\u00ec la sepoltura fece da sottofondo uno strano bisbiglio su questa conversione. In realt\u00e0, il sacramento del battesimo lo aveva ricevuto due anni prima e questa scelta era frutto di un processo graduale iniziato nel 1929 quando, recensendo positivamente un volume di Bernanos, prese spunto dal testo per celebrare il cattolicesimo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">L\u2019inizio dei suoi studi teologici vanno collocati intorno al 1933: \u00abDurante quell\u2019anno giunsi alla conclusione che nel cristianesimo si celano ancor oggi imponenti riserve che potranno essere disvelate facendo uso degli strumenti a disposizione del XX secolo\u00bb. Ne\u00a0<em>La pace<\/em>, scritto in piena Seconda guerra mondiale, arriva invece a piena maturazione la tesi che \u00abla vera vittoria sul nichilismo e la pace stessa saranno possibili solo con il sostegno delle Chiese\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00c8 con questo stile che J\u00fcnger attraversa il Novecento, muovendosi nel solco di una risoluta spiritualit\u00e0 e di una ribellione all\u2019esaltazione razionalistica per la quale ogni cosa\u00a0<em>\u00e8<\/em>\u00a0solo se pu\u00f2 essere misurata e quantificata. Un secolo dominato dal positivismo, dalla psicoanalisi, dalla rivoluzione scientifica, dai grandi sistemi ideologici e grazie al quale si \u00e8 strutturato un processo di riduzione per cui tutto ci\u00f2 che non rientra nella logica matematica viene scartato e considerato magma limaccioso sospeso tra l\u2019irrazionale e il superstizioso.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Lo attraversa destreggiandosi all\u2019interno di questa dualit\u00e0 da cui \u00e8 impossibile sottrarsi del tutto, e abbracciando con sguardo stereoscopico sia le superfici che le profondit\u00e0 delle cose. Da una parte, leggendo con capacit\u00e0 profetica lo sfondo razionalistico della nostra epoca (\u00abogni razionalismo sfocia nel meccanismo, e ogni meccanismo nella tortura, che \u00e8 la sua logica conseguenza\u00bb), e dall\u2019altra, tentando la resistenza individuale. E forse la conversione al cattolicesimo fu proprio la chiave di volta per superare questa dualit\u00e0 di cui racconter\u00e0 gli stilemi pure nei suoi romanzi distopici. In\u00a0<em>Eumeswil<\/em>\u00a0\u2013 per esempio \u2013 la citt\u00e0 tiranneggiata da Condor, limitata da un deserto alle spalle e dal mare davanti, ci racconta di Martin Venator il quale, incalzato da un ordine che esige sottomissione, tenta di sfuggire tentando una via iniziatica individuale e quindi si sdoppia: storico di giorno e barista notturno nella casbah.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Ma lo far\u00e0 soprattutto ritornando sulla sua disastrosa esperienza scolastica, la sconfitta pi\u00f9 tormentosa della sua vita, l\u2019incubo ricorrente anche da vecchio, ancor pi\u00f9 delle battaglie e dei cadaveri. Quel mondo serrato in regole dure, che mai lo accett\u00f2 e che lo releg\u00f2 ai margini, appariva come perfetta metafora della et\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Ne scriver\u00e0 spesso. In maniera pi\u00f9 accurata in\u00a0<em>Cacce sottili<\/em>\u00a0(1967) e in\u00a0<em>Tre strade per la scuola<\/em>\u00a0(1991) ma sopratutto in\u00a0<em>Die Zwille<\/em> che \u00e8 del 1973 ed ora proposto dalle Edizioni Settecolori (<em>La Fionda<\/em>, 2021). Una ossessiva dualit\u00e0 che si ripropone talmente all\u2019infinito che \u00e8 presente gi\u00e0 nel titolo:\u00a0<em>Zwilling<\/em>\u00a0\u00e8 infatti il gemello, ma\u00a0<em>Zwille<\/em>, a sua volta, \u00e8 la fionda che \u00e8 giocattolo ma anche arma.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Nei personaggi del romanzo riconosciamo diversi alter ego dello scrittore. Il timido e malinconico Clamor, tredicenne della Bassa Sassonia, con la sua natura sensibile e quasi svagata, lascia la campagna per entrare in un liceo cittadino ma \u00e8 perseguitato da un senso di inadeguatezza.\u00c8 bloccato da una morbosa malinconia per ci\u00f2 che ha lasciato alle sue spalle ma, allo stesso tempo (e qui, ancora la dualit\u00e0!), ricorda la falsa dirittura morale e la rigidit\u00e0 educativa del pastore di Oldhorst, da cui lui proviene, dietro le quali si nascondevano sadismo, pederastia e abusi e su cui verter\u00e0 poi la fine del romanzo.\u00a0Ma nel nuovo liceo la situazione non muta. Il rendimento scolastico \u00e8 scarso e Clamor vive una sorta di sdoppiamento anche con la nuova realt\u00e0. Continua a chiedersi: \u00abCome sono finito qui?\u00bb, non pu\u00f2 lasciarsi andare alla lettura perch\u00e9 le sue veglie notturne sono dedicate ai problemi di geometria e alle formule di matematica e, infine, parlando una lingua diversa dai compagni, il\u00a0<em>Plattdeutsch<\/em>, il dialetto del Nord della Germania, viene ancor di pi\u00f9 isolato.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">A Clamor fa da contrappunto Teo, il compagno di classe, pi\u00f9 grande di qualche anno. Ostile ad ogni autorit\u00e0, tanto che con un morso aveva quasi evirato il padre, \u00e8 una sorta di antagonista furbo, in grado di padroneggiare ogni situazione, financo di reggere dialetticamente il confronto con gli insegnanti.\u00a0Teo \u00e8 per certi aspetti, l\u2019altro J\u00fcnger, il legionario e il combattente delle guerre mondiali, che vuole farsi beffe del buon senso borghese.\u00a0A leggere bene, in entrambi si ripropone la condizione reale del giovane J\u00fcnger. I traslochi della famiglia da una citt\u00e0 all\u2019altra e la sua avversione nei confronti della scuola lo portarono a cambiare vari licei (\u00abUna volta, credo fosse in quarta, ebbi la pagella peggiore che sia mai stata data al Liceo II di Hannover. \u201cLa promozione \u00e8 assolutamente da escludere\u201d, stava scritto in fondo a questo documento\u00bb) fino alla fuga nella legione straniera e l\u2019avventura della Grande guerra. Su queste continue e necessarie polarit\u00e0 scivoler\u00e0 la vita dello scrittore tanto da rimarcarlo al compimento del centesimo anno: \u00abRingrazio i miei amici, e pure i miei avversari. Entrambi fanno parte del karma \u2013 senza di loro nessun profilo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Polarit\u00e0 utili perch\u00e9 complementari e che acquisiscono consistenza se inquadrate nella grande metafora della scuola che lo rincorrer\u00e0 lungo l\u2019intera esistenza e nella scelta finale dell\u2019abbandono in seno alla chiesa di Dio: \u00abPerch\u00e9 una delle prospettive di riconoscere un ordine al cosmo \u00e8 quella pedagogica: lo attraversiamo affrontando una serie di esami\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ripropongo, di seguito, il mio articolo uscito qualche giorno fa sulla rivista Pangea &nbsp; *** Ernst J\u00fcnger\u00a0\u00e8 sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Wilflingen. 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