{"id":1256,"date":"2022-06-24T07:52:04","date_gmt":"2022-06-24T05:52:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1256"},"modified":"2022-06-24T07:52:04","modified_gmt":"2022-06-24T05:52:04","slug":"il-mediterraneo-non-e-piu-mare-nostrum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2022\/06\/24\/il-mediterraneo-non-e-piu-mare-nostrum\/","title":{"rendered":"Il Mediterraneo non \u00e8 pi\u00f9 &#8220;mare nostrum&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1257\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2022\/06\/61qVTxglC9L-197x300.jpg\" alt=\"\" width=\"197\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2022\/06\/61qVTxglC9L-197x300.jpg 197w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2022\/06\/61qVTxglC9L-671x1024.jpg 671w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2022\/06\/61qVTxglC9L-768x1171.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2022\/06\/61qVTxglC9L.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\">Il Mediterraneo \u00e8 stato un incantevole crocevia di identit\u00e0. In questo spicchio di mondo che si concentra fra il sud dell\u2019Europa, le coste settentrionali dell\u2019Africa e lambito ad est dall\u2019Asia abbiamo visto nascere e svilupparsi alcune delle pi\u00f9 importanti civilt\u00e0 con il correlativo incrocio delle tre grandi religioni monoteiste. E l\u2019Italia, che di questo mare e di queste identit\u00e0 ne \u00e8 intersezione perfetta, nonostante una contingenza attuale assai sfavorevole sia per demeriti endogeni che per fattori esterni, non pu\u00f2 abdicare a questa storica vocazione. L\u2019Europa stessa non dovrebbe abdicare alla sua Storia, confidando in una visione altera e non solo compiaciuta o stupidamente altezzosa, capace di andare oltre l\u2019idea stessa del continente che abbiamo ereditato negli ultimi decenni ma sempre predisponendosi alla maniera di quanto fatto in passato quando, le pur dissimili relazioni e forme sociali si dipanavano, talvolta anche velatamente, in un destino comune che riusciva a marchiare nel medio e lungo periodo il resto del pianeta.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\">Non si pu\u00f2 negare che le cose siano mutate rispetto a qualche decennio fa. I grandi fatti del mondo non restano pi\u00f9 inaccessibili alla comprensione di tutti e la portata epocale della insufficienza energetica e agroalimentare, le aree di crisi internazionali che scaricano i riverberi negativi nel nostro continente e la presenza dalle nostre parti &#8211; e sempre pi\u00f9 in pianta stabile &#8211; di nuovi attori come la Cina, la Turchia o la Russia svelano oramai ad ogni singolo cittadino l\u2019incapacit\u00e0 di ridare centralit\u00e0 al Mediterraneo. Pur restando un\u2019attrazione commerciale e soprattutto un richiamo alle varie civilt\u00e0 che animano e segnano i vari continenti, pare del tutto evidente che si sia persa la centralit\u00e0 geopolitica e ogni egemonia sul fronte culturale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\">Marco Valle, giornalista, saggista e viaggiatore indomito, ha di recente pubblicato un gioiellino dal titolo <em>Patria senza mare<\/em> (Signs Books, p.540) nel quale con grande acume prova ad intersecare rilievi geografici, appunti storici, relazioni internazionali, battaglie, rotte commerciali, storie di grandi uomini e di pessimi politici all\u2019interno del quadro di riferimento del Mediterraneo. Una sorta di Bibbia del \u201cmare nostro\u201d in cui si racconta ci\u00f2 che siamo stati ma si disegnano realistiche prospettive su ci\u00f2 che potremmo ancora essere nel medio e lungo periodo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\">Il libro si apre con due riferimenti centrati. A Napoleone che amava ripetere che \u00abla politica degli Stati \u00e8 nella loro geografia\u00bb e a Carl Schmitt e alla sua teoria dei <em>Grandi spazi<\/em>. Considerazioni che oggi paiono stranianti ma sono per molti aspetti complementari e giustificate. Valle mette infatti la giusta efficacia dialettica sulle configurazioni di dominio del mare esercitato dalle potenze marittime italiane le quali avevano ereditato dal mondo romano, in forme e tempi diversi, l\u2019idea di predominio del Mediterraneo, sottolineando quanto al contempo le classi dirigenti attuali sentano poco l\u2019esigenza (o siano del tutto incapaci) di invertire la rotta.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\">Un discorso che vale soprattutto per l\u2019Italia che potrebbe avere non solo un ruolo centrale ma rappresentare quella sorta di arteria da cui far fluire l\u2019energia vitale dell\u2019intero continente e porsi come sponda per ogni connessione esterna. Ma di quella potenza marittima \u00e8 forse rimasta solo la velleit\u00e0, un flebile ricordo che viene alimentato ad arte da figure di quart&#8217;ordine che non hanno altra abilit\u00e0 se non quella della finzione oratoria. Eppure, il Mediterraneo, come scrive Valle, rimane per l\u2019Italia una prospettiva forte e l\u2019unica via percorribile per tornare ad essere una media potenza a vocazione globale. Non si pu\u00f2 aspirare ad avere un qualsiasi posto di rilievo nello scacchiere internazionale senza pensare di strutturare una &#8220;presenza&#8221; forte nel cuore del Mediterraneo. Non esiste altra via d&#8217;uscita!<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Il Mediterraneo \u00e8 stato un incantevole crocevia di identit\u00e0. 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