{"id":1303,"date":"2023-04-01T07:53:27","date_gmt":"2023-04-01T05:53:27","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1303"},"modified":"2023-04-01T07:54:59","modified_gmt":"2023-04-01T05:54:59","slug":"arthos-e-il-fronte-della-tradizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2023\/04\/01\/arthos-e-il-fronte-della-tradizione\/","title":{"rendered":"Arthos e il fronte della Tradizione"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 80px\"><em>\u00c8 in distribuzione il nuovo numero della rivista <\/em><strong>Arthos <\/strong>&#8211; <em>che continua la sua battaglia culturale a favore della Tradizione &#8211;\u00a0 ma che questa volta coincide con la scomparsa di Renato Del Ponte, suo fondatore e direttore. Un volume denso di saggi e articoli (quasi trecento pagine)\u00a0 e di cui, qui di seguito, riproduco integralmente lo scritto di Luca Fumagalli dedicato a Robert Hugh Benson<\/em>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px;text-align: center\">***<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px;text-align: center\"><strong>Lo scrittore che contemplava l\u2019Apocalisse<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">La comparsa sulle colonne del British Weekly di una scritta a caratteri cubitali come \u201cNO MORE HUGH BENSON!\u201d basterebbe da sola a far intuire l\u2019importante e scomodo ruolo che mons. Robert Hugh Benson ricopr\u00ec nell\u2019alveo della letteratura britannica d\u2019inizio Novecento, distinguendosi in particolare quale alfiere di una narrativa d\u2019impronta cattolica, finemente apologetica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Nel settembre del 1903 la notizia della sua conversione alla Chiesa di Roma sconvolse l\u2019opinione pubblica, \u201cessendo la pi\u00f9 destabilizzante, per quanto concerne l\u2019impatto sulla gerarchia anglicana e sulla cultura generale, da quella di Newman, avvenuta quasi sessant\u2019anni prima\u201d. Benson, infatti, non era un semplice prelato anglicano, ma il figlio dell\u2019ex arcivescovo di Canterbury, il primate della Chiesa nazionale. Mai prima di allora un uomo che poteva vantare legami cos\u00ec importanti con le alte sfere protestanti aveva abbandonato ogni comodit\u00e0 e privilegio per farsi cattolico. Per di pi\u00f9 l\u2019evento parve confermare il progressivo indebolimento dell\u2019anglicanesimo, incalzato dalla secolarizzazione e azzoppato non solo dalle diatribe interne, ma pure dalle storture prodotte da un legame troppo stretto tra potere temporale e spirituale, che vedeva sovente il parlamento nazionale o i tribunali locali intervenire a gamba tesa negli affari religiosi. Per molti intellettuali britannici il cattolicesimo divenne allora una sorte di oasi felice, una torre davidica la quale, in virt\u00f9 della sua compattezza dottrinale e della guida certa e sicura del Papa, poteva costituire una valida alternativa allo scetticismo dilagante. Tra l\u2019altro, la Chiesa aveva ripreso regolarmente la sua missione in Inghilterra soltanto da poco, da quando nel 1850 Pio IX con il breve Universalis Ecclesiae aveva ristabilito la gerarchia, soppressa sin dai tempi della Riforma, ricostituendo le diocesi e abbandonando definitivamente il sistema dei vicari apostolici.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Per Benson la decisione di passare dalla parte dei \u201cpapisti\u201d \u2013 il termine con cui gli inglesi chiamavano spregiativamente i cattolici \u2013 non fu affatto facile, anzi, venne presa solo a seguito di una meditazione lunga e sofferta, ampiamente descritta dai vari studiosi che, nel corso del tempo, ne hanno tracciato la parabola biografica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Classe 1871, dopo gli studi superiori a Eton e la laurea ottenuta a Cambridge, Benson fu convinto dal padre, Edward White, a prendere gli ordini anglicani. Se, almeno all\u2019inizio, lo zelo apostolico lo tenne lontano dai numerosi dubbi che gi\u00e0 all\u2019epoca ne tormentavano la coscienza, con l\u2019improvvisa scomparsa del genitore crebbe vieppi\u00f9 il disagio nei confronti di una realt\u00e0 ecclesiastica frammentata e dalla vocazione tutt\u2019altro che universale. A tal proposito Evelyn Waugh, uno dei suoi estimatori d\u2019eccezione, scrisse: \u201cSuperficialmente era un esteta, ma la Chiesa cattolica lo stuzzic\u00f2 poco dal punto di vista estetico [\u2026]. Quello che lui cerc\u00f2 e trov\u00f2 nella Chiesa era l\u2019autorit\u00e0 e la cattolicit\u00e0\u201d. Decise cos\u00ec di abbandonare tutto e di rinunciare alla sicura carriera che gli avrebbero garantito le importanti amicizie familiari. Fortunatamente il disappunto dei parenti e degli amici si stemper\u00f2 nel giro di qualche tempo; gli rimasero ostili solo gli ambienti pi\u00f9 bellicosi del protestantesimo, che continuarono ad accusarlo di aver tradito la memoria paterna. Studi\u00f2 quindi in seminario a Roma, dove venne ordinato sacerdote nel 1904, e, una volta rientrato in patria, trascorse un breve periodo a Cambridge \u2013 allevando una nidiata di promettenti scrittori cattolici, i cosiddetti \u201cBensonians\u201d \u2013 per poi ritirarsi presso l\u2019abitazione di Hare Street, poco a nord di Londra.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Instancabile predicatore e conferenziere, intraprese diversi viaggi nel continente e in America. Ogni volta le sale erano gremite e le persone erano disposte anche a pagare il prezzo del biglietto d\u2019ingresso pur di assistere ai suoi brillanti sermoni. Davanti alla folla, per nulla intimorito, Benson subiva una strana metamorfosi: la timidezza e la balbuzie scomparivano per lasciare spazio al fervore di un\u2019anima sinceramente innamorata di Cristo. Le parole, che all\u2019inizio fluivano lente, acquistavano improvvisamente vigore, stregando l\u2019uditorio. Persino gli anglicani ammiravano la sua straordinaria eloquenza, e c\u2019era chi a mezza voce si lamentava della mancanza di predicatori con pari qualit\u00e0 tra i ministri della Chiesa nazionale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">La crescente notoriet\u00e0 valse a Benson il grado onorifico di ciambellano papale e il titolo di monsignore. L\u2019episodio, che \u00e8 testimonianza della stima di Papa Pio X, non cambi\u00f2 nulla delle sue abitudini che, anzi, negli ultimi anni di vita divennero sempre meno vincolanti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Sebbene non volle mai essere nominato parroco, fu direttore spirituale di numerosi convertiti e ci\u00f2, oltre a richiedere grande flessibilit\u00e0, esigeva un impegno non indifferente.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Al netto di un\u2019educazione teologica frammentaria \u2013 \u201cistruito velocemente e ordinato velocemente, non ebbe l\u2019opportunit\u00e0 di acquisire tutto l\u2019equipaggiamento cattolico necessario\u201d \u2013 e di una curiosit\u00e0 per l\u2019occulto poco ortodossa, Benson associava allo studio dei pi\u00f9 complessi problemi spirituali il gusto per la semplicit\u00e0 della preghiera e della celebrazione eucaristica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Nella sua corposa bibliografia figurano diversi opuscoli a tema religioso, costruiti spesso come una risposta alle principali accuse rivolte dai protestanti alla Chiesa di Roma. Appront\u00f2 anche alcuni volumetti appositamente dedicati alla catechesi dei pi\u00f9 piccoli in cui presentare, nell\u2019affascinante collaborazione tra poesia e arte, i principali articoli della Fede.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Ma se ancora oggi il suo nome \u00e8 noto ai cattolici di tutto il mondo, lo si deve soprattutto alle indubbie qualit\u00e0 di romanziere. La passione per i libri era nata nell\u2019infanzia, a stretto contatto con il raffinato ambiente domestico; pure i suoi due fratelli, Arthur Christopher ed Edward Frederic, acquisirono una certa fama come autori, mentre la sorella Margaret divenne una rinomata egittologa. Benson inizi\u00f2 a scrivere poesie e articoli sin dai tempi dell\u2019universit\u00e0, ma fu solamente nel 1903, con la pubblicazione del suo primo volume, che l\u2019attivit\u00e0 di scrittore inizi\u00f2 ad affiancarsi sempre pi\u00f9 stabilmente a quella di sacerdote. Intenzionato a piegare lo strumento letterario alle esigenze apologetiche, non concepiva la narrativa se non in stretta simbiosi con l\u2019azione missionaria: il suo intento era quello di donare \u201cuna prospettiva cattolica in forma di racconto, finalizzata a contrastare alcuni degli orribili stereotipi anticattolici presenti nei romanzi popolari dei suoi giorni; ma soprattutto [\u2026] scriveva per \u201cesplorare\u201d il concetto di vocazione, la chiamata di ciascuno nell\u2019esistenza\u201d. Del resto il romanzo era un mezzo divulgativo singolarmente efficace in anni in cui la cultura iniziava, seppur timidamente, a trasformarsi in un fenomeno di massa.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Sempre a corto di soldi per finanziare i diversi progetti che gli suggeriva una mente in costante ebollizione, Benson scriveva a ritmi serratissimi, riposandosi solo dopo aver terminato il libro a cui stava lavorando. Preda di un vero e proprio furore creativo, usciva dalla sua stanza esclusivamente per i pasti o per una breve passeggiata, quando le idee cominciavano a latitare. Un tale stato di cose fin\u00ec alla lunga per minarne la salute. Ci\u00f2 spiega la morte prematura, avvenuta nel 1914, poco prima di compiere quarantatr\u00e9 anni. L\u2019esempio di Benson, a cui va il merito di essere stato tra i primi a infrangere con la fama ottenuta quella marginalit\u00e0 culturale a cui il cattolicesimo inglese sembrava inevitabilmente destinato solo qualche decennio prima, spian\u00f2 la strada a brillanti autori, alcuni dei quali, come Hilaire Belloc, Ronald Knox, Maurice Baring e Hugh Ross Williamson, rivelano un profondo debito nei suoi confronti. Il monsignore rivest\u00ec pure un ruolo decisivo per lo sviluppo spirituale e intellettuale di Maisie Ward, di Jacques e Raissa Maritain e del teologo Teilhard de Chardin; fu inoltre letto e apprezzato dallo storico Christopher Dawson e da Scott Fitzgerald. Ciononostante la produzione di Benson, dotato di un talento non comune, si scontr\u00f2 con evidenti limiti: se la sua breve carriera letteraria fu singolarmente feconda, il risultato fu ottenuto a scapito della qualit\u00e0 dei testi, alcuni dei quali contraddistinti da uno stile compositivo troppo frenetico e istintivo. In questi casi diversi errori e piccole incoerenze minano trame piuttosto somiglianti, suscitando nel lettore la fastidiosa impressione di una costante variazione peggiorativa del medesimo canovaccio. A ci\u00f2 va aggiunto il carattere spigoloso del monsignore, che contribu\u00ec a renderlo inviso a tanti. Gi\u00e0 il gesuita Martindale \u201cnon si azzard\u00f2 a spiegare come Benson rimaneggiasse costantemente le sue memorie drammatizzandole; ma sugger\u00ec in che misura questi divenne completamente isterico verso la fine della propria vita e credeva che nessun genere letterario fosse al di l\u00e0 delle sue possibilit\u00e0\u201d. Anche secondo Edward Frederic, il fratello circondava se stesso con l\u2019aura della propria unicit\u00e0, un atteggiamento che, accanto alla petulanza, si acu\u00ec dopo la conversione. Questo non riusc\u00ec per\u00f2 a ostacolare il grande successo di pubblico che rese Benson uno degli autori pi\u00f9 stimati della sua epoca. In poco pi\u00f9 di un decennio \u201cscrisse venti volumi tra romanzi e raccolte di racconti, quattro lavori teatrali, un libro di poesie, e un numero sterminato di articoli e saggi di teologia e apologetica\u201d.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Tra i suoi romanzi migliori, oltre a quelli ambientati nel XVI e nel XVII secolo, un posto di riguardo lo occupa Il Padrone del mondo (The Lord of the World), una sorta di distopia dal sapore \u201cparabolico\u201d apprezzata sia dal \u201cPapa emerito\u201d Benedetto XVI che da Francesco. Il libro \u00e8 ormai diventato un classico della letteratura cristiana e non si contano le edizioni e le traduzioni che si sono susseguite a partire dal 1907, l\u2019anno in cui la casa editrice Sir Isaac Pitman &amp; Sons lo pubblic\u00f2 per la prima volta. Con una breve Prefazione Benson introduce immediatamente il lettore nel mondo cupo de Il Padrone del mondo: \u201cQuesto libro produrr\u00e0 senz\u2019altro sensazioni di sconforto e sar\u00e0 (per ci\u00f2 e per altri motivi) oggetto di ogni tipo di critica; ma mi \u00e8 sembrato che il mezzo migliore per esprimere valori e principi che mi stanno a cuore e che io credo veri e infallibili fosse quello di tradurli in avvenimenti che possono commuovere\u201d.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Alla fine del XX secolo l\u2019uomo ha raggiunto gli estremi confini del progresso materiale e intellettuale. La vittoria del socialismo, l\u2019eliminazione della guerra, la legalizzazione dell\u2019eutanasia, l\u2019adozione di cibi artificiali e l\u2019uso dell\u2019esperanto quale lingua internazionale sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano la nuova realt\u00e0. Con il trionfo dell\u2019umanitarismo laico le religioni sono ormai quasi completamente scomparse. Il cristianesimo ha ritrovato la sua unit\u00e0 nel cattolicesimo, ma l\u2019eresia modernista e il complesso di inferiorit\u00e0 rispetto alla cultura dominante \u2013 alimentato da alcuni intellettuali \u2013 hanno dato il via a un\u2019apostasia di massa che ha ridotto gravemente il numero dei fedeli. Inoltre il Papa, pur avendo riacquistato il controllo della citt\u00e0 di Roma, da cui \u00e8 bandita ogni tecnologia, \u00e8 isolato sul piano internazionale. I due protagonisti del romanzo non potrebbero essere pi\u00f9 diversi: Julian Felsenburgh, socialista e massone dall\u2019oscuro passato, governa l\u2019intero Occidente grazie alle brillanti doti di oratore e alla personalit\u00e0 magnetica, mentre Percy Franklin, le cui fattezze sono modellate su quelle di Pio X, \u00e8 uno degli ultimi sacerdoti rimasti fedeli alla Chiesa, recentemente colpito dalla defezione di tanti confratelli, tra cui l\u2019amico Francis. Il terzo polo narrativo \u00e8 costituito dai coniugi Mabel e Oliver Brand, militanti politici e accaniti sostenitori del progresso; con le prime persecuzioni dei cristiani, per\u00f2, Mabel cade preda di una disillusione crescente e, stanca di una vita che appare senza senso, opta infine per il suicidio assistito. Quando vengono scoperti i piani per un attentato ordito dai cattolici in occasione della celebrazione delle nuove festivit\u00e0 laiche, Felsenburgh getta la maschera e decide di distruggere Roma. Tocca a Percy \u2013 \u201cil cui nome potrebbe essere inteso come una forma breve di \u201cPercival\u201d, [\u2026] il leggendario e visionario protagonista della ricerca del Santo Graal\u201d \u2013 nel frattempo eletto Papa, affrontare una situazione apparentemente senza scampo: il misterioso politico \u00e8 infatti l\u2019Anticristo profetizzato dalle Scritture.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">\u00a0Nonostante la pubblicazione risalga a oltre un secolo fa, Il Padrone del mondo, graffiante satira del secolarismo dell\u2019Inghilterra edoardiana, continua ad essere uno strumento utilissimo per decifrare il presente. Il legame con l\u2019oggi emerge nel momento in cui l\u2019autore individua come male della modernit\u00e0 non tanto le ideologie storiche \u2013 nel testo il socialismo passa rapidamente in secondo piano \u2013 quanto l\u2019umanitarismo, una sorta di religione spuria, senza Dio, che fa appello a istanze tipiche del cattolicesimo per svuotarle dall\u2019interno, pervertendole nel significato: come la tolleranza religiosa si tramuta in laicismo, anche la carit\u00e0 diventa una solidariet\u00e0 generica e senz\u2019anima. \u00c8 un sovvertimento progressivo, lento e silenzioso, teso a ridurre tutto a un livello meramente umano (\u201cl\u2019umanitarismo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sta per divenire esso stesso una religione, una religione per\u00f2 antisoprannaturale: \u00e8 panteismo. Sotto l\u2019influenza della massoneria sta perfezionando il suo rituale e ha anch\u2019esso un suo credo: l\u2019uomo \u00e8 Dio\u201d). Ben presto pure la patina pacifista si sgretola per lasciare posto all\u2019intolleranza e alla violenza.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">L\u2019essenza dell\u2019umanitarismo, il nuovo pensiero unico dominante, \u00e8 la sostituzione di Cristo con l\u2019uomo. \u00c8 lo stesso orribile sofisma che \u00e8 a fondamento del grande rifiuto di Satana e del peccato d\u2019Adamo. Il \u201cNon servir\u00f2\u201d del demonio \u00e8 il motto dell\u2019universo immaginato da Benson. Come ricorda il filosofo Augusto Del Noce, che ebbe a lodare la forza profetica del romanzo, \u201cla secolarizzazione cerca la propria giustificazione ultima nel porsi come strumento, unico strumento, di liberazione e di emancipazione umana da ogni forma di alienazione e di servit\u00f9\u201d.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Anche il riferimento alla massoneria, un\u2019istituzione iniziatica sorta nell\u2019Inghilterra del XVIII secolo, si inserisce nel medesimo solco. Il mondo tracciato dallo scrittore obbedisce alla logica agnostica della filosofia massonica per cui l\u2019inconoscibilit\u00e0 del divino apre le porte al relativismo morale. Il nuovo e corrotto umanesimo \u00e8 quindi l\u2019esaltazione luciferina dell\u2019egoismo, dell\u2019elevazione dell\u2019uomo a re e giudice di se stesso. Tale ribaltamento valoriale \u00e8 esemplificato in uno dei brani pi\u00f9 inquietanti del libro, in occasione di un drammatico incidente: \u201cPrima di rendersi ragione dell\u2019accaduto, Mabel si sent\u00ec spinta in avanti come da una pressione violenta, finch\u00e9, tremando dalla testa ai piedi, venne a imbattersi in qualche cosa di simile al corpo sfracellato di un uomo che mandava gemiti, disteso ai suoi piedi. Nel linguaggio articolato che veniva da quel corpo, ud\u00ec pronunciare ben distintamente i nomi di Ges\u00f9 e di Maria, poi una voce sussurrarle improvvisamente: \u201cMi lasci passare, signora, sono un prete\u201d. Rest\u00f2 un momento ancora, stordita da quell\u2019avvenimento imprevisto, e vide, pur senza capirne il motivo, quel giovane prete dai capelli bianchi inginocchiato estrarre un crocifisso dalla veste aperta sul davanti, chinarsi e fare velocemente un segno con la mano: dopo di che, ud\u00ec un mormorio sommesso in un linguaggio sconosciuto. Quindi il prete si alz\u00f2 con il crocifisso in mano e si mise a spostarsi sul pavimento insanguinato da questa o da quella parte come a un cenno ricevuto. Nel frattempo, dalla scalinata del grande ospedale a destra, calarono alcuni figuri a capo scoperto, tenendo ciascuno una specie di vecchio mantice da fotografie. Mabel fu rincuorata nel riconoscere in quelli i ministri dell\u2019eutanasia\u201d.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">La massoneria detiene il ruolo di fucina delle idee, una sorta di contro-Chiesa il cui compito \u00e8 quello di spargere i germi della rivoluzione anticristiana. Dietro il suo aspetto innocuo si nasconde il lato oscuro di una malattia spirituale che contamina il globo. La pace universale non \u00e8 quindi l\u2019esito della cristianizzazione, ma il frutto di un\u2019obnubilazione collettiva, di un diffuso disinteresse verso qualsiasi ricerca di senso e significa[1]to; quando Mabel si confronta seriamente con le aspirazioni del suo cuore, scopre un vuoto cos\u00ec incolmabile<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">da spingerla a togliersi la vita: \u201cDio! Io son certa che non sei lass\u00f9! Non sei in alcun luogo! Ma se ci fossi, oh! Saprei bene cosa vorrei dirti! Ti direi quanto sono grandi la mia angoscia e la mia amarezza! Ma no\u2026 non occorrerebbe, perch\u00e9 lo vedresti da solo! Ti direi allora che tutto quello che faccio lo detesto con tutta l\u2019anima! Ma tu vedresti anche questo, senza che te lo dicessi! Oh Dio! Che dirti allora? Ah! Ti direi di vegliare sul mio Oliver e sui tuoi poveri cristiani. Oh, quante terribili prove dovranno affrontare! E tu, mio Dio, mi comprenderesti? Mi ascolteresti? [\u2026] Coraggio! Addio! Addio a tutto!\u201d.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">L\u2019annientamento di ogni residuo di umanit\u00e0 anticipa di poco la distruzione della terra. La venuta di Cristo, al contrario di quella di Julian Felsenburgh \u2013 il cui nome, un rimando all\u2019Apostata, imperatore romano del IV secolo, fa il paio con la sinistra ambiguit\u00e0 del cognome \u2013 provoca una profonda frattura tra uomo e mondo: \u201cNon crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada\u201d (Mt. 10, 34-38). Una separazione che, se da una parte genera il dramma, dall\u2019altra restituisce sapore alla vita, fatta di quegli imprevisti che avvicinano alla consapevolezza di dipendere da altro. Al contrario, nel libro si assiste alla negazione di s\u00e9 e dei propri desideri con il risultato che i protagonisti diventano rarefatti, fantasmi senza pi\u00f9 direzione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Il Padrone del mondo, l\u2019appellativo biblico dell\u2019Anticristo, \u00e8 un titolo cos\u00ec evocativo da assommare in s\u00e9 il senso dell\u2019intera opera narrativa di Benson, tanto dei suoi romanzi storici quanto di quelli d\u2019ambientazione moderna. Felsenburgh rappresenta al massimo grado la tentazione del male e dell\u2019autocompiacimento tipica di un\u2019anima ferita dal peccato originale, la stessa tentazione che fu dei sovrani inglesi ai tempi della Riforma o degli uomini e delle donne dell\u2019Inghilterra edoardiana. Naturalmente vi \u00e8 anche tanto della biografia del monsignore, ed ecco perch\u00e9 per Luigi Negri \u201cIl Padrone del mondo \u00e8 una grande opera letteraria, ma soprattutto \u00e8 una grande testimonianza di vita\u201d. In egual misura il romanzo nasconde dietro i colori della finzione narrativa una cristallina fotografia sia del XX che del XXI secolo. La nuova religione, con feste e riti codificati celebrati da sacerdoti apostati, come tante mode contemporanee \u00e8 un pallido tentativo di corrispondere alle aspirazioni spirituali dell\u2019umanit\u00e0. La prospera societ\u00e0 del racconto, al pari di quanto scritto nel libro del profeta Daniele \u2013 a cui Il Padrone del mondo ammicca in pi\u00f9 punti \u2013 \u201csar\u00e0 la desolazione dell\u2019abominazione\u201d (Daniele 9, 27).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Quando fa la sua comparsa l\u2019affascinante politico, si \u00e8 toccato il fondo della malvagit\u00e0. Alimentato dai peccati delle nazioni, l\u2019Anticristo pu\u00f2 finalmente incarnarsi per condurre l\u2019attacco finale al cristianesimo. Con sarcastica inversione, tutti lo acclamano come il salvatore e qualcuno gi\u00e0 lo considera un dio, il \u201cDominus et Deus noster\u201d. Qualcosa di simile accade pure nel romanzo Il racconto dell\u2019Anticristo, in cui Vladimir Solov\u2019ev, qualche anno prima di Benson, aveva a sua volta delineato la figura di un imperatore solo in apparenza benevolo, ma in realt\u00e0 diabolico. L\u2019unica residua opposizione \u00e8 costituita da Percy Franklin, nascosto a Nazareth con i pochi cattolici sopravvissuti alle persecuzioni, dove tutta la storia della Salvezza ha avuto inizio. Felsenburgh organizza allora un piano d\u2019attacco per annientare i pochi superstiti; ma, esattamente come per Cristo agonizzante sulla croce, anche per la Chiesa il momento della sconfitta coincide con la pi\u00f9 grande vittoria. Il male non pu\u00f2 trionfare, e mentre le bombe sganciate dagli aerei radono al suolo il piccolo villaggio della Galilea, si compie ci\u00f2 che era stato profetizzato: giunge la fine del mondo, la seconda venuta di Dio, la Vita eterna per tutti coloro che hanno sofferto in Suo Nome. Alla fine, per davvero, le porte dell\u2019inferno non hanno prevalso. A seguito della pubblicazione de Il Padrone del mondo, come previsto da Benson alcuni lettori ne lamentarono le tinte eccessivamente fosche. A mo\u2019 di \u201ccompensazione\u201d, il monsignore decise allora di dare alle stampe nel 1911, per la Hutchinson, un altro testo futuristico, L\u2019alba di tutto (The Dawn of All), speculare al precedente, concepito come un provocatorio inveramento di tutto ci\u00f2 che la societ\u00e0 edoardiana professava di odiare.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Nel romanzo, in cui, come ne <em>Il Padrone del mondo<\/em>, \u201ctrova espressione un viscerale anti- modernismo\u201d, l\u2019autore, stando a Belloc, \u201cimmagina il pieno ripristino della cattolicit\u00e0, la nostra civilt\u00e0 ristabilita, rinvigorita, ancora una volta seduta, vestita e sana di mente. Perch\u00e9 in quella nuova cultura, anche se piena di imperfezione umana, la Chiesa avr\u00e0 recuperato il ruolo di guida degli uomini e ispirer\u00e0 ancora lo spirito della societ\u00e0 con proporzione e bellezza\u201d. Tuttavia, al netto del piglio suggestivo, L\u2019alba di tutto risulta nel complesso un prodotto mediocre, con una trama che per lunghi tratti d\u00e0 la fastidiosa impressione di scomparire sotto il peso di dissertazioni teologiche spesso esorbitanti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Tornando a <em>Il Padrone del mondo<\/em>, innanzi alla sua forza evocativa \u2013 cos\u00ec come alla provocatoria bellezza di altri romanzi bensoniani \u2013 viene spontaneo porsi una domanda, la stessa che il carmelitano Brocard Sewell, appassionato studioso di letteratura, rivolgeva retoricamente agli amici: \u201cQuando ci sar\u00e0 un revival di R. H. Benson, questo \u00e8 ci\u00f2 che mi piacerebbe sapere\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 in distribuzione il nuovo numero della rivista Arthos &#8211; che continua la sua battaglia culturale a favore della Tradizione &#8211;\u00a0 ma che questa volta coincide con la scomparsa di Renato Del Ponte, suo fondatore e direttore. Un volume denso di saggi e articoli (quasi trecento pagine)\u00a0 e di cui, qui di seguito, riproduco integralmente lo scritto di Luca Fumagalli dedicato a Robert Hugh Benson. *** Lo scrittore che contemplava l\u2019Apocalisse La comparsa sulle colonne del British Weekly di una scritta a caratteri cubitali come \u201cNO MORE HUGH BENSON!\u201d basterebbe da sola a far intuire l\u2019importante e scomodo ruolo che [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2023\/04\/01\/arthos-e-il-fronte-della-tradizione\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1086,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[37074,47],"tags":[491640],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1303"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1086"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1303"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1303\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1305,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1303\/revisions\/1305"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1303"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1303"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1303"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}