{"id":1313,"date":"2023-04-29T08:12:27","date_gmt":"2023-04-29T06:12:27","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1313"},"modified":"2023-04-29T08:12:27","modified_gmt":"2023-04-29T06:12:27","slug":"sovranita-e-fantasmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2023\/04\/29\/sovranita-e-fantasmi\/","title":{"rendered":"Sovranit\u00e0 e fantasmi"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1315\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2023\/04\/8l-180x300.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2023\/04\/8l-180x300.jpg 180w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2023\/04\/8l.jpg 340w\" sizes=\"(max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n<p style=\"padding-left: 240px\">Il mondo globale sorto sulle ceneri del bipolarismo est-ovest si \u00e8 caricato di una missione universale civilizzatrice e agli occhi di gran parte dei cittadini del pianeta \u00e8 raffigurato come uno spazio di opportunit\u00e0. In questo senso, ogni declinazione del patriottismo, sia pure misurata e ragionevole, appare deleteria.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">L\u2019interdipendenza tra gli Stati, oramai legati ad una serie di irrinunciabili relazioni, trattati e alleanze militari, sembra infatti irreversibile. Peraltro, nel nostro caso \u2013 come appurato sin da primo giorno di guerra in Ucraina \u2013 il fatto di essere privi di autonomia energetica ci racconta anche della inevitabilit\u00e0 delle alleanze commerciali e di quanto esse siano sempre pi\u00f9 destinate a produrre conseguenze dirette nelle scelte politiche interne e nelle azioni dei singoli governi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Abbiamo dunque necessit\u00e0 vitale di aprirci al mondo pur tuttavia, stiamo scoprendo l\u2019altra faccia di un Leviatano che, mai privo di tratti utopici, fagocita le identit\u00e0 particolari incatenandole al giogo della economia finanziaria, allo strapotere delle grandi multinazionali e alle derive tecnocratiche di una Europa iper-burocratica e a tratti autoritaria. La pressione dominante spinge infatti verso la globalizzazione la quale, nonostante salvaguardi formalmente gli stilemi della democrazia liberale (elezioni, parlamenti democratici e istituzioni statali), tende sempre pi\u00f9 a ridurre e addomesticare gli spazi di decisione particolari.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">\u00c8 proprio dinnanzi a ci\u00f2 che possono evidenziarsi i limiti di una proposta sovranista che per ribattere a tale deriva corre il rischio di arroccarsi sempre pi\u00f9 in un atteggiamento difensivo e di chiusura e perci\u00f2 scadere in una dimensione anacronistica. Il pericolo che la trimurti sovranista \u201cDio, patria, famiglia\u201d venga sopravanzata con particolare fervore da un indistinto populismo, ancor pi\u00f9 impetuoso di quello conosciuto in passato, diventa cos\u00ec reale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Si pu\u00f2 infatti anche sostenere una critica radicale alla globalizzazione; o meglio, si pu\u00f2 ritenere che la attuale internazionalizzazione dei mercati e delle merci sia spesso penalizzante e produca povert\u00e0 e disuguaglianze pi\u00f9 di quanto ci si potesse aspettare qualche decennio addietro. E perci\u00f2, legittimamente sostenere la difesa delle frontiere, del commercio interno, delle proprie aziende e dei lavoratori, insieme all\u2019urgenza di tutelare le identit\u00e0 culturali e religiose e di valorizzare le specificit\u00e0. Ma tali concetti e valori assumono credibilit\u00e0 politica se riescono non solo a farsi spazio come artificio retorico nella discussione pubblica ma a scrostarsi di ogni radicalismo residuo per porsi come argine realistico all\u2019aggressione globale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Alessandro Campi mette in fila le tappe storiche di questo moderno patriottismo in un libro accurato (<em>Il fantasma della nazione. Per una critica del sovranismo<\/em>, Marsilio, p.208). Parte dalla costruzione mitico identitaria risorgimentale, passa poi alle differenze tra la piega pi\u00f9 aggressiva che aveva preso il nazionalismo alla vigilia del Prima guerra mondiale con il fronte guidato da Rocco e Corradini rispetto a quello di Prezzolini e Papini, si sofferma sul socialismo tricolore di Craxi, sul patriottismo repubblicano di Ciampi, sulla patria padana, e arriva fino ai giorni nostri con la destra di governo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Mette in luce molte zone d\u2019ombra di un fronte nel quale sembra prevalere l\u2019anelito protezionista, che inneggia al ritorno a un\u2019unit\u00e0 perduta, bandisce lo straniero, punta a chiudere le frontiere, \u00absi nutre di stereotipi, derive ideologiche, risentimenti e dunque privo di respiro progettuale e politico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">C\u2019\u00e8 del vero nelle sue affermazioni tuttavia, a questo punto della storia, servirebbe un sovrappi\u00f9 di immaginazione da tutte le parti: sia dal fronte \u201cinternazionalista\u201d che da quello \u201cnazionale\u201d. L\u2019idea dello Stato regolatore e interventista che programma e determina le condizioni per lo sviluppo mostra oramai il passo. Ma, d\u2019altro canto, bisogna ammettere anche che le delocalizzazioni, le alterazioni peggiorative del diritto del lavoro, il dumping sociale, il \u201cmito del pareggio del bilancio\u201d diventato norma costituzionale e mille altre questioni hanno pesanti ricadute sull\u2019istituto democratico e rischiano definitivamente di infiacchirlo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Insomma\u2026 c\u2019\u00e8 un equivoco di fondo che, prima o poi, dovranno sciogliere sia gli assertori del delirio globalista che i sovranisti. La democrazia \u2013 come asserito da Scruton &#8211; non esiste al di fuori della nazione e del delimitato spazio di uno Stato nazionale, cosicch\u00e9 la vera sfida sar\u00e0 tenere sullo stesso tavolo, come obiettivi politicamente realistici, sia la competizione tra Stati che la cooperazione. Nessuno dovrebbe genuflettersi all\u2019altro ma tutti lavorare ad una sorta di continuo equilibrio tra la difesa delle specificit\u00e0 e il rispetto della \u00abconvivenza sociale\u00bb fra diversi. In realt\u00e0, ci\u00f2 che invece sembra far capolino anche dietro la celebrazione persistente e acritica della UE, \u00e8 la figurazione dello stato mondiale\u2026 continuare a ritenerla un argine alla globalizzazione mentre rischia di rappresentarne solo un passaggio intermedio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Il mondo globale sorto sulle ceneri del bipolarismo est-ovest si \u00e8 caricato di una missione universale civilizzatrice e agli occhi di gran parte dei cittadini del pianeta \u00e8 raffigurato come uno spazio di opportunit\u00e0. In questo senso, ogni declinazione del patriottismo, sia pure misurata e ragionevole, appare deleteria. 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