{"id":1348,"date":"2024-06-02T09:12:08","date_gmt":"2024-06-02T07:12:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1348"},"modified":"2024-06-02T09:12:08","modified_gmt":"2024-06-02T07:12:08","slug":"in-piedi-tra-le-rovine-i-taccuini-di-dominique-venner","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2024\/06\/02\/in-piedi-tra-le-rovine-i-taccuini-di-dominique-venner\/","title":{"rendered":"In piedi tra le rovine. I taccuini di Dominique Venner"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1350\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/06\/sa-209x300.jpg\" alt=\"\" width=\"209\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/06\/sa-209x300.jpg 209w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/06\/sa.jpg 537w\" sizes=\"(max-width: 209px) 100vw, 209px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">La figura pubblica di Dominique Venner, almeno a leggere la pubblicistica pi\u00f9 recente, sembra delinearsi attraverso i tratti di una personalit\u00e0 decisa, quasi senza spigolature, seppur divisa tra l\u2019agire politico e l\u2019approfondimento teorico, la militanza e la scrittura.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Atteggiamenti che, invece, si compenetrano di continuo perch\u00e9 all\u2019attivismo dei primi decenni quando, circondato da un\u2019aura leggendaria passa anche per le patrie galere, si associa una pi\u00f9 che distinguibile postura intellettuale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Il richiamo alla disciplina interiore, la centralit\u00e0 della formazione, la volont\u00e0 di edificare una \u00abcomunit\u00e0 organica di popolo\u00bb con al fondo la rinascita di una nuova Europa sono alcuni pilastri su cui edifica i suoi manuali di resistenza che diventano best seller per la galassia identitaria ma con l\u2019intuizione che il nazionalismo rappresentasse una prospettiva minuta rispetto a quella europea.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">In questo senso, i saggi storici, e quindi il volume che narra l\u2019epopea dei Freikorps, corpi franche nati dalle ceneri dell\u2019Esercito Imperiale nella caotica Germania del dopo Armistizio del novembre 1918, o quello sulla tradizione degli europei, non rappresentano solo una trasposizione dei nessi cronologici di fatti rilevanti ma il tracciato di una sorta di Europa ancestrale e cavalleresca, non ancora cinta da un\u2019immigrazione selvaggia e succube \u00abdella ragione calcolatrice, della volont\u00e0 di potenza delle scienze e della tecnica, della religione del Progresso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">La pubblicazione del secondo volume dei suoi taccuini (<em>Pagine ribelli<\/em>, Passaggio al bosco editore, traduzione di Camilla Scarpa) \u2013 che, questa volta, copre il periodo dal 1982 al 1991\u2013, nonostante interessi letterari e filosofici policromi, mette il lettore di fronte ad un progetto che resta piantato nel reale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Queste pagine ci svelano infatti qualcosa in pi\u00f9 delle descrizioni raffazzonate di certa pubblicistica. Non un reazionario dai toni spocchiosamente crepuscolari ma uno studioso che, pur assumendo su di s\u00e9 il carico di mille contraddizioni, sperimenta e approfondisce questioni anche lontane dalle sue pi\u00f9 radicate sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Se Venner, come racconta nella prefazione Jean-Yves Le Gallou, pu\u00f2 essere considerato il degno erede di quella Rivoluzione conservatrice \u00abcompendiata dalle figure di Stauffenberg, von Salomon o J\u00fcnger\u00bb, e dunque \u00abpoeta, cantore e bardo dell\u2019identit\u00e0\u00bb, allo stesso tempo, \u00e8 animato da una incontenibile curiosit\u00e0 intellettuale. Proprio Le Gallou ricorda che quando era intento ad elaborare la teoria del \u201cgramscismo tecnologico\u201d \u2013 e quindi ad analizzare i nuovi fenomeni legati a Internet e alle reti sociali-, Venner fu tra i pochissimi del mondo identitario a persuadersi all\u2019istante della necessit\u00e0 di approfondire questi temi. E lo fece anche concretamente, dotandosi di un suo sito \u00abdalle grafiche molto eleganti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Taccuini che, dunque, trovano una loro intima coerenza nella mancanza di cristallizzazione a partire da un pantheon personale che, se per un verso, annovera filosofi e figure eroiche dell\u2019Antichit\u00e0 greco-romana, dall\u2019altro si apre poi alle pi\u00f9 diverse speculazioni.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Cos\u00ec troviamo pensieri sparsi sul gollismo, sul comunismo, sulla relazione Anima\/spirito, sulla morte, sulla scherma, sulla comunicazione dei mass media, sull\u2019assassinio di Kennedy, citazioni da romanzi o saggi, recensioni a volumi di Joseph Conrad, Goethe, Mann, Malraux, Isaiah Berlin, e suggerimenti di lettura sull\u2019occultismo, sull\u2019araldica, sul mito di Antigone, sul panteismo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Quindi, il catalogo della sua biblioteca fondamentale con una suddivisione per aggettivi: <em>Euforizzanti<\/em> (Jean Anouilh, Roger Nimier, Roger Vailland, Antoine Blondin, Jean Raspail), <em>Tonici<\/em> (Montherlant, R\u00e9gis Boyer, Sol\u017eenicyn, Evola), <em>Droghe leggere<\/em> (Julien Gracq, Andr\u00e9 Malraux, Hugo Pratt, Faulkner), <em>Stimolanti<\/em> (Paul Morand, Robert Poulet, Pierre Gripari, Dostoevskij, Spengler, Jean Cau, Konrad Lorenz), <em>Terapie a lungo termine<\/em> (Tolstoj, Stendhal, Rebatet, Mishima, Maupassant, \u0160olokhov, Jack London), <em>Depurativi &#8211; Per ripulire la lingua, inquinata dall\u2019abuso di TV e\u00a0 pubblicit\u00e0<\/em> (Barbey d\u2019Aurevilly, Saint-Simon, Monluc, Rimbaud) e <em>Droghe pesanti<\/em> (Ernst J\u00fcnger, Ernst von Salomon, T. E. Lawrence).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">E sorprendentemente anche l\u2019interesse per il cinema americano con relativi commenti positivi a vari cult-movie (<em>La grande illusione<\/em>, <em>Mezzogiorno di fuoco<\/em>, <em>Rio Bravo<\/em>, <em>Il cacciatore<\/em>, <em>Il mucchio selvaggio<\/em>,<em> L\u2019uomo del fiume nevoso<\/em>, <em>Joss il professionista<\/em>).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">La chiosa finale a questo ribollire di interessi la mette lo stesso Venner: \u00abun vero pensatore \u00e8 colui la cui opera vieta di pensare come prima si pensava\u00bb. Ma, sullo sfondo, sempre si staglia evocativo l\u2019ultimo atto di questa radicale ribellione. Il richiamo ad una morte \u201cin piedi fra le rovine\u201d come punto d\u2019incontro tra militanza attiva e analisi teoretica, e che si compie il 21 maggio 2013 quando, nel primo pomeriggio, dopo che per mesi ha programmato ogni cosa, fin nei minimi particolari, entra nella cattedrale di Notre-Dame, va verso l\u2019altare maggiore e si spara in bocca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; La figura pubblica di Dominique Venner, almeno a leggere la pubblicistica pi\u00f9 recente, sembra delinearsi attraverso i tratti di una personalit\u00e0 decisa, quasi senza spigolature, seppur divisa tra l\u2019agire politico e l\u2019approfondimento teorico, la militanza e la scrittura. 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