{"id":1352,"date":"2024-06-06T16:14:58","date_gmt":"2024-06-06T14:14:58","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1352"},"modified":"2024-06-06T16:15:57","modified_gmt":"2024-06-06T14:15:57","slug":"manuale-critico-di-sopravvivenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2024\/06\/06\/manuale-critico-di-sopravvivenza\/","title":{"rendered":"Manuale critico di sopravvivenza"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1353\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/06\/dddde-300x158.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/06\/dddde-300x158.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/06\/dddde-1024x538.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/06\/dddde-768x403.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/06\/dddde.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\"><em>Da qualche giorno \u00e8 uscito il mio ultimo libro (<\/em><strong>Come sopravvivere al pensiero unico. Breviario contro il conformismo della nostra epoca<\/strong><em>, Historica edizioni, p. 130) che \u00e8 una sorta di ricognizione su\u00a0quella cultura mortifera propagandata dalla religione woke che ha la pretesa di &#8220;decostruire&#8221; radici e principi non negoziabili.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\"><em>Quella che che segue \u00e8 la prefazione di <\/em><strong>Marcello Veneziani<\/strong> <em>dal titolo<\/em> &#8220;Un manuale critico di sopravvivenza&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;padding-left: 240px\"><strong>****<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\"><strong>Come definire lo spirito dominante della nostra epoca, almeno in Occidente? Luigi Iannone usa l\u2019espressione \u201comologazione\u201d ma se ne potrebbero trovare altre, in relazione alla decostruzione della nostra civilt\u00e0 e dei suoi fondamenti, alla perdita di identit\u00e0 e differenza, allo sradicamento e alle camicie di forza ideologiche indossate da un mondo sempre pi\u00f9 ristretto e costretto in alcuni pregiudizi woke, politically correct, cancel culture e via dicendo. Ma si potrebbero anche spostare i riferimenti in senso temporale e riconoscere che ristretto \u00e8 anche l\u2019orizzonte storico, ormai piegato e risolto nel presente, in quello che Iannone stesso definisce \u201cipertrofia\u201d del presente. In passato ho dedicato vari saggi a questi temi, che ho poi riassunto ne <em>La Cappa<\/em>. Il destino verso cui stiamo andando, per Iannone e non solo per lui, \u00e8 la disumanizzazione; e non so se possiamo davvero circoscriverla all\u2019Occidente, come indica l\u2019autore, o se \u2013 trattandosi di uno sradicamento planetario e di un trionfo globale della tecnica e del mercato elevati da mezzi a scopi \u2013 dobbiamo parlare di una disumanizzazione globale. La volont\u00e0 di potenza, unita al desiderio permanente di essere altro da s\u00e9 e altrove, distrugge l\u2019essere e la realt\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\"><strong>La situazione, del resto, ormai \u00e8 nota, come diffuso e non certo nascosto \u00e8 il malessere che ne discende con le varie patologie. Dobbiamo aspettare che si compia il ciclo, e che si arrivi a una definitiva anestesia delle coscienze e del pensiero critico, in modo da non avvertire pi\u00f9 nemmeno il disagio, l\u2019alienazione e la scontentezza, ma di aderire automaticamente al processo, seguire le procedure e attenersi passivamente al suo flusso? O dobbiamo porre qualche argine, qualche resistenza, e di quale tipo? Sul piano politico non mi pare di ravvisare possibili antagonismi in campo, salvo sposare l\u2019idea che ci salveranno coloro che sono percepiti come \u201ci nemici dell\u2019Occidente\u201d: la Russia, la Cina, l\u2019Islam, le periferie asiatiche, africane e sudamericane del mondo. Al suo interno l\u2019Occidente presenta spesso moti contrari all\u2019establishment e al flusso dominante \u2013 opposizioni radicali, populiste, sovraniste, identitarie \u2013 ma vengono neutralizzati ed emarginati finch\u00e9 restano all\u2019opposizione o assorbiti e cooptati dentro l\u2019apparato, appena assumono una forza maggioritaria e di conseguenza un ruolo di governo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\"><strong>Sicch\u00e9 alla fine non resta che la denuncia intellettuale, l\u2019analisi critica, la ribellione di singoli o di gruppi, l\u2019ascetismo monacale o il passaggio al bosco, insomma la ritirata in un ambito non pi\u00f9 direttamente incisivo sul mondo esterno. Tutte variazioni di un principio elementare di condotta gi\u00e0 noto nel pensiero tradizionale: fai in modo che ci\u00f2 su cui tu non puoi far niente nulla possa fare su di te. Se non puoi cambiare il mondo che non ti piace, impegnati affinch\u00e9 il mondo non possa cambiare te. Ossia mantieni attivo il tuo spirito critico, la tua coscienza e la tua distanza, non farti omologare, tutela e coltiva la tua identit\u00e0 e la tua differenza. Discorso minimalista nel suo raggio d\u2019azione pur nel suo massimalismo sul piano del dissenso; discorso realista e forse un po\u2019 consolatorio. Iannone esorta allo \u201csforzo di sottrarre e mantenere, eliminare e custodire\u201d ed esorta alla \u201ctrasmissione e custodia plasmate dall\u2019esperienza e dall\u2019incontro col reale\u201d. Come diceva Pasolini: \u201cDifendi, conserva, prega\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 280px\"><strong>Alla fine, dunque, la risposta a cui attenersi vale come manuale di sopravvivenza e di resistenza (altri direbbero resilienza); ma pur sempre delimitato al singolo, a pochi e al nostro arco di vita. Tema troppo grande, risoluzione troppo piccola. Ma chi ne trova un\u2019altra credibile e praticabile \u00e8 pregato di farcelo sapere. Per ora non resta che fare la propria parte, fino in fondo, e confidare nelle sorprese e negli imprevisti della storia.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Da qualche giorno \u00e8 uscito il mio ultimo libro (Come sopravvivere al pensiero unico. Breviario contro il conformismo della nostra epoca, Historica edizioni, p. 130) che \u00e8 una sorta di ricognizione su\u00a0quella cultura mortifera propagandata dalla religione woke che ha la pretesa di &#8220;decostruire&#8221; radici e principi non negoziabili.\u00a0 Quella che che segue \u00e8 la prefazione di Marcello Veneziani dal titolo &#8220;Un manuale critico di sopravvivenza&#8221; **** Come definire lo spirito dominante della nostra epoca, almeno in Occidente? 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