{"id":1362,"date":"2024-10-20T08:57:46","date_gmt":"2024-10-20T06:57:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1362"},"modified":"2024-10-20T08:57:46","modified_gmt":"2024-10-20T06:57:46","slug":"loccidente-tra-crisi-di-identita-e-scelte-future","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2024\/10\/20\/loccidente-tra-crisi-di-identita-e-scelte-future\/","title":{"rendered":"L&#8217;Occidente tra crisi di identit\u00e0 e scelte future"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1363\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/10\/IMG_20241020_084617-201x300.jpg\" alt=\"\" width=\"201\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/10\/IMG_20241020_084617-201x300.jpg 201w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/10\/IMG_20241020_084617-685x1024.jpg 685w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/10\/IMG_20241020_084617-768x1148.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/10\/IMG_20241020_084617-1027x1536.jpg 1027w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/10\/IMG_20241020_084617-1370x2048.jpg 1370w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/10\/IMG_20241020_084617-scaled.jpg 1712w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">La crisi dell\u2019Occidente pu\u00f2 essere interpretata in due modi opposti e, paradossalmente, \u00e8 possibile trovare valide argomentazioni a sostegno di entrambi. Da un lato, c\u2019\u00e8 chi &#8211; correndo il rischio di un\u2019eccessiva enfatizzazione \u2013 esalta i progressi compiuti, come il drastico calo della mortalit\u00e0 infantile, l\u2019aumento del livello di alfabetizzazione, l\u2019ampliamento dei diritti o la maggiore longevit\u00e0, frutto di un\u2019intensa ricerca scientifica. Dall\u2019altro, chi sottolinea i deficit strutturali e cade nell\u2019effetto opposto; vale a dire, lo scivolamento nell\u2019autocommiserazione che degenera in una condizione di inerzia e depressione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Una situazione di conflitto in cui emerge per\u00f2 un dato di fatto innegabile, comune ad entrambi gli schieramenti: la percezione di un declino morale e culturale, accompagnato da un crescente divario tra \u00e9lite di varia natura (potere polito, universit\u00e0, mass-media) e il popolo. L\u2019Occidente sembra infatti sprofondare in un\u2019autoflagellazione che arriva ad imporre la censura a chiunque non aderisca al politicamente corretto, in particolare nella sua versione ultramoderna del woke, e l\u2019emarginazione per chi non accetta passivamente un ambientalismo radicale, spesso ridotto a ideologia, mentre invece guarda con deferenza minoranze etniche e sessuali nel frattempo elevate a sentinelle della morale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Nel suo ultimo libro <em>Occidente noi e loro. Contro la resa a dittatori e islamisti<\/em> (Piemme, p. 224), Daniele Capezzone prende di mira \u00abi nemici della libert\u00e0, della democrazia politica e del libero mercato\u00bb, con particolare riferimento a quei guru, perlopi\u00f9 progressisti, verso i quali rivolge l\u2019invito polemico a farsi da parte: \u00abChiss\u00e0 perch\u00e9 questi signori faticano a trasferirsi a Pechino, Mosca o Teheran. Molto meglio restare nei loro comodi salotti di Roma, Parigi, Berlino o New York, per dirci quanto la nostra parte del mondo faccia schifo, sia colpevole di antiche e nuove atrocit\u00e0, e moralmente responsabile di tutti i mali del pianeta\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Esiste, tuttavia, un\u2019altra prospettiva. Emmanuel Todd, nel suo volume <em>La sconfitta dell&#8217;Occidente<\/em> (Fazi, p. 360), adotta un approccio opposto, basato su un paio di decenni di analisi e previsioni a medio-lungo termine. Todd parte dall\u2019esame dei modelli familiari, delle statistiche demografiche ed economiche, per mettere in luce punti di forza e debolezze dei due paesi in guerra (Russia e Ucraina), dei paesi scandinavi, dell\u2019Europa orientale ma soprattutto dei principali paesi occidentali (Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia) di cui evidenzia i difetti strutturali, come le ricorrenti crisi finanziarie, la crescente sfiducia nelle istituzioni democratiche, l\u2019ampliamento delle disuguaglianze e la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Ma soprattutto una cecit\u00e0 nei confronti del nuovo ordine multipolare &#8211; in cui gli Stati Uniti non detengono pi\u00f9 l\u2019egemonia incontrastata del passato-, per cui una vicenda come la guerra in Ucraina non andrebbe pi\u00f9 letta soltanto come un conflitto locale, bens\u00ec come un confronto strategico tra potenze in competizione per l\u2019influenza globale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Presentata in questi termini, entrambe le posizioni sembrano avere valide ragioni e un solido fondamento, sebbene la preferenza si orienterebbe verso il nostro modello, che, pur con i suoi limiti, continua a garantire una partecipazione pubblica e relazioni sociali perlopi\u00f9 pacifiche e non violente, a fronte dell\u2019emergere di nuove autocrazie caratterizzate dalla persecuzione di dissidenti, dal crescente fondamentalismo religioso e dall\u2019affermarsi di modelli politici che limitano i diritti individuali e sociali.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Per non cadere tuttavia negli eccessi dell\u2019una o dell\u2019altra tesi, c\u2019\u00e8 forse un\u2019unica via d\u2019uscita: accettare l\u2019idea spengleriana di una storia ciclica, in cui le civilt\u00e0 passano attraverso fasi di crescita, trasformazione e lunghi periodi di declino. Fatta questa ammissione \u00e8 poi possibile riconoscere il fatto che l\u2019Occidente, dopo aver toccato apici di potere e influenza, si trovi effettivamente in una fase di profonda trasformazione in cui le insufficienze si palesano ancora di pi\u00f9 del passato, e il cui esito finale rimane imprevedibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; La crisi dell\u2019Occidente pu\u00f2 essere interpretata in due modi opposti e, paradossalmente, \u00e8 possibile trovare valide argomentazioni a sostegno di entrambi. Da un lato, c\u2019\u00e8 chi &#8211; correndo il rischio di un\u2019eccessiva enfatizzazione \u2013 esalta i progressi compiuti, come il drastico calo della mortalit\u00e0 infantile, l\u2019aumento del livello di alfabetizzazione, l\u2019ampliamento dei diritti o la maggiore longevit\u00e0, frutto di un\u2019intensa ricerca scientifica. 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