{"id":1373,"date":"2024-12-01T08:22:34","date_gmt":"2024-12-01T07:22:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1373"},"modified":"2024-12-01T08:22:34","modified_gmt":"2024-12-01T07:22:34","slug":"pound-oltre-loblio-della-cultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2024\/12\/01\/pound-oltre-loblio-della-cultura\/","title":{"rendered":"Pound oltre l&#8217;oblio della cultura"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1374\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/12\/q-210x300.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/12\/q-210x300.jpg 210w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/12\/q-716x1024.jpg 716w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/12\/q-768x1098.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/12\/q-1074x1536.jpg 1074w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/12\/q-1432x2048.jpg 1432w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2024\/12\/q.jpg 1759w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px;text-align: left\">Ezra Pound, nei <em>Cantos<\/em>, ha esplorato la sublime bellezza dello stile intrecciandola con straordinaria forza evocativa alle antinomie fondamentali del nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px;text-align: left\">Intorno ai cinquant\u2019anni, tuttavia, si dedica a qualcosa di inedito: un\u2019opera saggistica, che in una lettera al suo ex-professore di letteratura, J.D. Ibbotson, descrive come \u00abuna storia universale di tutta la Kulchur umana, o qualcosa del genere\u00bb. Un caleidoscopio di temi e argomenti che spazia dai Vangeli al romanzo ottocentesco, dai sussidiari scolastici al cibo, dal pacifismo alla musica (\u00abNessuno, nel 1938, sa niente di Vivaldi. Pochi &#8211; meno di sei &#8211; studiosi hanno idee approssimativamente rispettabili delle sue composizioni\u00bb).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px;text-align: left\">In realt\u00e0, <em>Guida alla cultura<\/em>, pubblicata ora dalle edizioni Medhelan (prefazione di Luca Gallesi, p.400) \u00e8 un\u2019opera imponente, realizzata in poco pi\u00f9 di due mesi, tra febbraio e aprile del 1937. In essa, non solo emerge una prosa personale che, a un lettore poco attento, potrebbe apparire come una sequenza di audaci digressioni e percorsi non convenzionali, ma che rappresenta un tassello essenziale per cogliere appieno lo spirito e i numerosi passaggi dei <em>Cantos<\/em>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px;text-align: left\">Un viaggio attraverso 2500 anni di evoluzione culturale, con l\u2019obiettivo disorientante di riflettere su \u00abci\u00f2 che persiste dopo aver dimenticato tutto ci\u00f2 che si \u00e8 appreso\u00bb. Ed \u00e8 infatti in quel dubitativo finale: \u00ab\u2026 o qualcosa del genere\u00bb, in cui si svela la temerariet\u00e0 di un artista che plasma la sua analisi critica con un timbro personale intriso di irriverenza e creativit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px;text-align: left\">Sfida infatti l\u2019accademismo, concependo la cultura non come sterile erudizione, ma insieme di principi guida per una vita virtuosa e dinamica. Conia il termine \u201cKulchur\u201d, frutto di una crasi tra il vocabolo tedesco \u201cKultur\u201d e la fonetica della parola inglese \u201cculture\u201d. Allo stesso modo, quasi con orgoglio e una certa vaghezza, descrive questa <em>Guida<\/em> come una sorta di sintesi tra un\u2019autobiografia intellettuale e un \u00absussidiario di quinta elementare\u00bb destinato alla figlia Mary, con l\u2019obiettivo di trasmetterle \u00able cose principali, cio\u00e8 tutto: religione, storia, geografia, matematica, scienze e la vita dell\u2019uomo\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px;text-align: left\">Il volume si apre riprendendo un opuscolo pubblicato a Milano nel 1937 dall\u2019editore Scheiwiller, contenente l\u2019edizione curata da Pound di un <em>Compendio degli Analecta confuciani<\/em>. Nella lingua cinese, il pensiero intuitivo \u00e8 agevolato dalle immagini evocative dell\u2019ideogramma e Pound \u00e8 profondamente influenzato dagli insegnamenti di Confucio, descritto come un uomo pratico, distaccato da una speculazione metafisica \u00abche condiziona la lingua e la logica d\u2019Occidente\u00bb, e profondamente appassionato di poesia e musica. A differenza di filosofi come Aristotele (sul quale si accanisce per tutto il libro chiamandolo <em>Arry Stotl<\/em>) accusati di dedicare gran parte del loro tempo a discussioni sterili, considera la filosofia confuciana pi\u00f9 pragmatica di quella greca poich\u00e9, a suo avviso, evita di sprecare energie nell\u2019analisi degli errori.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px;text-align: left\">Ci\u00f2 su cui insiste \u00e8 infatti l\u2019importanza di una conoscenza integrale, simile a quella suggerita dall\u2019ideogramma ed enfatizzata dal concetto di \u201cPaideuma\u201d, introdotto dall\u2019antropologo tedesco Leo Frobenius per descrivere l\u2019essenza culturale di una civilt\u00e0. Derivato dal <em>Timeo<\/em> di Platone, il termine indica sia l\u2019anima di una civilt\u00e0 che la sua influenza sugli individui, i quali sarebbero portatori di un \u201cdestino\u201d modellato dalla cultura di appartenenza. Per Pound, \u00e8 invece necessario scendere ancor pi\u00f9 nell\u2019essenziale, traducendo questo concetto nel \u00abcomplesso di idee dominanti e germinali di un\u2019epoca e di un popolo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px;text-align: left\">Le idee fondamentali continua di fatto ad intercettarle anche nei classici, opere senza tempo che ogni generazione deve consultare per scoprire cosa sia davvero necessario per una vita piena: \u00abNon apro mai l\u2019<em>Odissea<\/em> senza trovare nuove ricchezze poetiche, musicali, metriche\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px;text-align: left\">\u00c8 proprio su questo filo sottile che il saggio intreccia i <em>Cantos<\/em>, esortando il lettore a non rimanere spettatore passivo, ma a intraprendere un percorso di ricerca della vera conoscenza, in modo da preservare quei valori \u00abper cui vale la pena di vivere\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px;text-align: center\"><strong>Il brano che segue \u00e8 tratto dal paragrafo &#8220;L&#8217;Europa o lo scenario&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px;text-align: left\"><em>La polvere sulle strade d\u2019Italia, la formazione geografica o geologica della penisola, tutto vi dice di andare in automobile. Non tentate di camminare. Avrete abbastanza da marciare quando sarete nelle citt\u00e0. Avrete una concentrazione di tesori che avr\u00e0 bisogno di tutti i muscoli dei vostri polpacci, di tutta la resistenza delle vostre caviglie. Perugia, la Galleria del Palazzo Pubblico, Bonfigli e compagni in una dozzina di chiese, Siena, analogamente la Galleria, da poco sistemata. Cortona, Fra\u2019 Angelico, in sei o otto chiese.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\"><em>Ravenna, i mosaici. Una galleria meno nota e tre chiese in Pisa, San Giorgio degli Schiavoni per Carpaccio, Santa Maria Miracoli, a Venezia, e pochi dipinti qua e l\u00e0, un Giovan Bellin\u2019 in Rimini, Crivelli a Bergamo, le pareti di Schifanoia (Ferrara), i ritratti dei Gonzaga e Mantegna a Mantova. Botticelli a Firenze e il Davanzati se ancora aperto, Firenze la pi\u00f9 dannata delle citt\u00e0 italiane, dove non c\u2019\u00e8 posto n\u00e9 per sedersi n\u00e9 per stare in piedi o per camminare. La pi\u00f9 alta aristocrazia ha o ha avuto un solo circolo molto eminente, dove sembrerebbe che non ci fossero finestre. I conti e i marchesi sporgono dal portone principale, il pi\u00f9 decrepito ha il privilegio della sedia di legno del portiere.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\"><em>Davvero questa citt\u00e0 ha espulso il suo pi\u00f9 grande scrittore, e su di lei \u00e8 scesa una maledizione di disagio, che \u00e8 durata seicento anni. Non mancate il Bargello. Non mancate il Palazzo Pubblico a Siena.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\"><em>Per il pesce, tentate Taormina, per la gloria dell\u2019antica Grecia provate Siracusa, bench\u00e9 il marmo o la pietra bianca dei romani sia altrettanto buona di qualsiasi monumento ellenico.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\"><em>Vicino come sono a un catalogo completo, tanto vale che lo finisca.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\"><em>Qualche buona scultura egiziana nel British Museum (nessuna nel Louvre, bench\u00e9 ci sia un piccolo pezzo chiamato ritratto di Chak Mool o qualcosa di simile con qualcosa che somiglia a un\u2019iscrizione cinese). Come sa anche il pi\u00f9 frettoloso dei turisti ci sono, dipinti al Louvre, alla Galleria Nazionale (e, meno strombazzati, nelle Gallerie di ritratti di Parigi e di Londra), i primitivi italiani, a Londra, ai quali manca la loro luce natale. Se un qualsiasi uomo o giovane donna coglier\u00e0 innanzi tutto questa occhiata, questo ideogramma di quel che c\u2019\u00e8 in Europa, non occorrer\u00e0 che si spieghi loro troppo perch\u00e9 sia stata omessa qualche opera molto grande.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 200px\"><em>Goya, s\u00ec, Goya. Il migliore che conosca \u00e8 a New York.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Ezra Pound, nei Cantos, ha esplorato la sublime bellezza dello stile intrecciandola con straordinaria forza evocativa alle antinomie fondamentali del nostro tempo. Intorno ai cinquant\u2019anni, tuttavia, si dedica a qualcosa di inedito: un\u2019opera saggistica, che in una lettera al suo ex-professore di letteratura, J.D. Ibbotson, descrive come \u00abuna storia universale di tutta la Kulchur umana, o qualcosa del genere\u00bb. Un caleidoscopio di temi e argomenti che spazia dai Vangeli al romanzo ottocentesco, dai sussidiari scolastici al cibo, dal pacifismo alla musica (\u00abNessuno, nel 1938, sa niente di Vivaldi. 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