{"id":1394,"date":"2025-01-11T11:44:59","date_gmt":"2025-01-11T10:44:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1394"},"modified":"2025-01-11T11:44:59","modified_gmt":"2025-01-11T10:44:59","slug":"tempeste-dacciaio-e-scatti-di-guerra-il-mondo-di-junger","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2025\/01\/11\/tempeste-dacciaio-e-scatti-di-guerra-il-mondo-di-junger\/","title":{"rendered":"Tempeste d&#8217;Acciaio e Scatti di Guerra. Il mondo di J\u00fcnger"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1395\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/01\/foto-209x300.jpg\" alt=\"\" width=\"209\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/01\/foto-209x300.jpg 209w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/01\/foto.jpg 631w\" sizes=\"(max-width: 209px) 100vw, 209px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Ernst J\u00fcnger \u00e8 tra i pochi scrittori del Novecento a distinguersi per una straordinaria capacit\u00e0 di scandagliare la realt\u00e0 con uno sguardo pervasivo che trascende i confini delle discipline e gli consente di dialogare con una molteplicit\u00e0 di ambiti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Sin dalle sue prime opere, dedicate agli scenari di guerra, approfondisce la realt\u00e0 della tecnica e gli orizzonti inediti che essa apre in ogni ambito. Ne analizza le imposizioni, dirette e indirette, tracciandone i profili con lucidit\u00e0, fino poi a soffermarsi anche sulle trasformazioni artistiche che da esse scaturiscono. Una peculiare attenzione \u00e8 rivolta alla fotografia e al cinema, che l\u2019autore considera strumenti di massima oggettivit\u00e0 e riproducibilit\u00e0 e che soppianterebbero l\u2019unicit\u00e0 irripetibile del teatro, con rappresentazioni destinate a una riproduzione infinita. La peculiarit\u00e0 delle arti industriali segnerebbe il declino del gesto epico, il quale, tuttavia, trova nuova espressione nella guerra moderna, caratterizzata da un\u2019azione rapida e impersonale che, proprio grazie a tali strumenti, pu\u00f2 essere per\u00f2 eternata.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Questo cambiamento emerge con particolare evidenza durante la Grande Guerra, il primo conflitto documentato in modo sistematico grazie all\u2019impiego di dispositivi fotografici montati su palloni aerostatici e aerei. La fotografia, definita \u00abil modo di osservare il mondo del Lavoratore\u00bb, si rivela cos\u00ec lo strumento ideale per cogliere l\u2019essenza profonda della nuova realt\u00e0, andando oltre la mera registrazione dei dettagli, e mostrando come l\u2019essere umano stia per trasformare radicalmente il proprio modo di percepire e interpretare il mondo, inaugurando una prospettiva inedita capace di unire tecnica e osservazione assoluta.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">J\u00fcnger abbraccia pienamente questa prospettiva, non solo attraverso il filtro dell\u2019analisi filosofica e del racconto letterario, ma cercando di fissarla in forme visive. Nel breve arco di quattro anni, infatti, d\u00e0 alle stampe una serie di volumi fotografici che offrono una rappresentazione inquietante del terrore diffuso e della costante condizione di rischio, nell\u2019intenzione di dimostrare che essi stiano per diventare tratti distintivi della societ\u00e0 anche al di fuori del contesto bellico. Nel 1930, a Lipsia, pubblica due opere: una dedicata all\u2019aviazione e un\u2019altra alle esperienze dei soldati tedeschi al fronte. L\u2019anno seguente esce un terzo volume, focalizzato sul nemico e sulle vicende di guerra degli avversari. Nel 1933 vede la luce <em>Il mondo mutato<\/em>, scritto in collaborazione con l\u2019amico giornalista e fotografo Edmund Schulz, e <em>L\u2019attimo pericoloso<\/em>. Quest\u2019ultimo \u00e8 accompagnato da un\u2019introduzione che esplora i \u00abmomenti pericolosi\u00bb della vita dell\u2019uomo moderno, prendendo le mosse dalla figura emblematica dell\u2019Operaio, che appare come l\u2019incarnazione perfetta di questa nuova realt\u00e0. I volumi spaziano dalla meraviglia dell\u2019aviazione alle esperienze belliche di entrambe le fazioni, culminando ne <em>L\u2019attimo pericoloso<\/em>, un\u2019opera che mette in evidenza il contrasto perpetuo tra ordine e minaccia. In essa, si riconoscono la tensione, costante ma latente, che Baudrillard avrebbe definito il \u00abnuovo regime delle catastrofi\u00bb: una condizione in cui terrore e stabilit\u00e0, caos e controllo convivono paradossalmente. Da questo punto in poi, tali dinamiche diverranno il fulcro centrale della riflessione di J\u00fcnger sulla modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Un esempio significativo di questa riflessione si ritrova ne <em>Il mondo mutato<\/em>, dove il tema del lavoro nell\u2019era della globalizzazione viene esplorato in tutte le sue varianti. Attraverso la fotografia, che diventa strumento privilegiato, sono catturati sia gli istanti di intensa espressivit\u00e0 umana sia le dinamiche che fondono l\u2019individuo con la realt\u00e0 del lavoro e della mobilitazione totale. L\u2019impiego della fotografia e dell\u2019iconografia non solo accompagna la straordinaria evoluzione intellettuale di J\u00fcnger, ma riflette talvolta un intento di svelare il \u201cnuovo\u201d e, allo stesso tempo, quello di velare significati complessi, in parallelo con l\u2019affinamento di uno stile letterario sempre pi\u00f9 rarefatto ed enigmatico, come osservato da Heimo Seferens, che racchiude tutto ci\u00f2 nel concetto di \u00abermetismo frenante\u00bb. Tale approccio si manifesta nell\u2019attenzione dedicata proprio alle rappresentazioni visive, che evocano stati di coscienza alterati oppure possono aprire a inedite prospettive interpretative. Di conseguenza, la fotografia non rappresenta pi\u00f9 soltanto una scelta stilistica, ma assume i connotati di un vero e proprio itinerario filosofico.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">In questo contesto, il volume di Nils Fabiansson,<em> Ernst J\u00fcnger nelle tempeste d\u2019acciaio della grande guerra<\/em>, recentemente pubblicato dalla casa editrice Italia Storica, si rivela di grande interesse. L\u2019opera si presenta come una raccolta documentaria arricchita da un\u2019ampia selezione di fotografie provenienti da archivi pubblici e privati, oltre che da materiali inediti tratti dai numerosi diari, immagini dei luoghi di combattimento, mappe e disegni originali realizzati dallo stesso scrittore. Un considerevole apparato documentale che offre una prospettiva storica e geografica dettagliata, permettendo una comprensione pi\u00f9 profonda del contesto narrato e dell\u2019opera che, in quella fase, gli diede assoluta notoriet\u00e0: <em>Nelle tempeste d\u2019acciaio<\/em>, pubblicata in almeno sette edizioni, dal 1920 al 1978, ciascuna di esse sottoposta a modifiche e revisioni significative.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Il testo \u00e8 accompagnato da questo apparato fotografico che, appunto, ne amplifica il valore documentario. Il racconto prende avvio nel gennaio 1915, quando giunge al fronte occidentale dopo un anno trascorso tra addestramenti e spostamenti e, da quel momento, descrive con precisione quasi chirurgica i preparativi per gli attacchi, le tattiche militari adottate e ogni elemento naturale o urbanistico, componendo un resoconto straordinariamente meticoloso di ogni singolo elemento.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Ma la narrazione si intreccia strettamente con il suo sguardo fotografico. La sua visione rimane glaciale, distaccata, legata a una percezione \u00abstereoscopica\u00bb, cio\u00e8 alla capacit\u00e0 di osservare e analizzare simultaneamente il livello fisico e quello spirituale degli eventi, degli oggetti e degli esseri viventi. J\u00fcnger stesso confess\u00f2 di possedere una sorta di \u201cdoppia vista\u201d, che gli permetteva di cogliere sia i dettagli materiali che i significati pi\u00f9 profondi. Durante la Seconda Guerra Mondiale, racconta l\u2019episodio del bombardamento osservato dal tetto dell\u2019Hotel Raphael a Parigi, dove si trovavano tutti gli ufficiali tedeschi. Con in mano un bicchiere di Borgogna in cui spuntavano delle fragole, descrive l\u2019evento come uno spettacolo estetico di pura potenza, mentre gli altri corrono precipitosamente nei rifugi. Ancora una volta, non rivisita quei fatti con ordinario sentimentalismo, ma con una sorta di sguardo fotografico, mantenendo un approccio all\u2019apparenza separato dal contesto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">J\u00fcnger era questo! Nel 1992, durante l\u2019inaugurazione del Museo della Grande Guerra a P\u00e9ronne, a chi gli chiedeva quale fosse la sua esperienza pi\u00f9 drammatica, rispose: \u00abQuella di aver perso la guerra\u00bb. Una figura difficile da classificare, proprio come lo descrisse Bruce Chatwin, che lo incontr\u00f2 negli anni Settanta e lo dipinse come estraneo alle riflessioni pastorali di Siegfried Sassoon o Edmund Blunden, privo della codardia di Hemingway, del masochismo di T.E. Lawrence o della compassione di Remarque.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Nel tono analitico e distaccato della narrazione ammette di subire l\u2019influenza di Cesare e del suo <em>De bello Gallico<\/em> e dia ver messo ormai da parte l\u2019ispirazione derivante da <em>La Campagna di Francia del 1792<\/em> di Goethe. Un cambio di cifra stilistica che coincide con questa prospettiva glaciale la quale giustificherebbe \u2013 anche agli occhi di molti &#8211; la riduzione e l\u2019eliminazione di alcuni episodi nelle varie ristampe, come nel caso di <em>Boschetto 125<\/em> che, nel 1933, viene abbreviato di un terzo rispetto alla versione originale. Lo stesso vale per alcuni episodi personali, come una breve avventura amorosa nel 1916 con una ragazza che chiama \u00abJeanne d\u2019Arc\u00bb, presenti in alcune edizioni dei suoi scritti, ma eliminati in altre.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Uno sguardo distaccato, che gli consente perci\u00f2 di apprezzare il paradigma fotografico, e che si riflette anche nei suoi interessi scientifici, come la passione costante per l\u2019entomologia, che \u00e8 altro elemento anomalo: \u00abDel resto si tratta solo di un pregiudizio che durante le guerre, la caccia sottile debba essere sospesa. Al contrario essa consente all\u2019iniziato una delle possibili assenze, anche se solo per uno sguardo sfuggente. Questo ripristina l\u2019ordine interiore\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Nel volume di Fabiansson sono riprodotte fotografie dei taccuini o dei fogli contenenti una serie di disegni. Durante la guerra, compil\u00f2 un taccuino chiamato <em>Fauna coleopterologica douchyensis<\/em>, in cui catalog\u00f2 143 specie di coleotteri trovati in trincea e che non entr\u00f2 a far parte integralmente delle <em>tempeste d\u2019acciaio<\/em>. Nel libro si menzionano 125 citt\u00e0 e villaggi francesi e belgi, oltre a 160 nomi di persone, grazie ai quali si pu\u00f2 costruire una mappa che non \u00e8 solo quella di un teatro di guerra, ma topografia e antropologia di varia umanit\u00e0. Ma fu, appunto, una ricognizione dall\u2019espressivit\u00e0 quasi fotografica. Fu lui stesso ad ammetterlo. Decenni dopo, si mostr\u00f2 quasi sempre disinteressato a rivisitare quei luoghi (che, nel volume di Fabiansson, possiamo ritrovare nelle antiche configurazioni e in quelle pi\u00f9 recenti afferenti a tempi pi\u00f9 recenti), criticando il turismo commemorativo dei campi di battaglia. Gi\u00e0 nel 1929, durante un viaggio a Parigi, scrisse: \u00abNon provo alcun richiamo per questi luoghi, che stimolano il gusto museale del nostro tempo, reso ancora pi\u00f9 sgradevole dai turisti americani con i loro banali \u2018Here you can see\u2026,\u2019 proprio come accadde durante la mia visita al Forum Romanum\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Tutto ci\u00f2 perch\u00e9 quei suoi diari e quelle fotografie avevano eternizzato un tempo e un mondo interno non pi\u00f9 rievocabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Ernst J\u00fcnger \u00e8 tra i pochi scrittori del Novecento a distinguersi per una straordinaria capacit\u00e0 di scandagliare la realt\u00e0 con uno sguardo pervasivo che trascende i confini delle discipline e gli consente di dialogare con una molteplicit\u00e0 di ambiti. 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