{"id":1420,"date":"2025-01-31T11:43:35","date_gmt":"2025-01-31T10:43:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1420"},"modified":"2025-01-31T11:43:35","modified_gmt":"2025-01-31T10:43:35","slug":"il-pensiero-dellalterita-da-nietzsche-a-friedrich-junger","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2025\/01\/31\/il-pensiero-dellalterita-da-nietzsche-a-friedrich-junger\/","title":{"rendered":"Il pensiero dell&#8217;alterit\u00e0. Da Nietzsche a Friedrich J\u00fcnger"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1421\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/01\/aaaa-191x300.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/01\/aaaa-191x300.jpg 191w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/01\/aaaa.jpg 542w\" sizes=\"(max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">\n<p style=\"padding-left: 80px\">Mario Bosincu, ricercatore presso l\u2019Universit\u00e0 di Sassari, dirige una deliziosa collana editoriale per Le Lettere dedicata ai temi della letteratura e della filosofia tedesca. Di recente ha pubblicato, a sua firma, <em>Stranieri in terra straniera. Dal romanticismo a Nietzsche<\/em>, un volume che indaga il pensiero di autori vissuti tra la fine del Settecento e la Seconda Guerra Mondiale (Novalis, Chateaubriand, Coleridge, Byron, Carlyle, Thoreau, Nietzsche e Friedrich J\u00fcnger), accomunati dall\u2019esperienza dell\u2019alterit\u00e0 e dell\u2019isolamento culturale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Per comprendere appieno le forme in cui si manifesta questa alterit\u00e0, concentrer\u00f2 l\u2019attenzione su Friedrich Georg J\u00fcnger, fratello minore del pi\u00f9 celebre Ernst, il cui nome figura nell\u2019indice in chiusura del volume. Sebbene sia l\u2019autore meno riconducibile allo schema generale adottato da Bosincu, la sua presenza nell\u2019elenco \u00e8 tutt\u2019altro che marginale proprio perch\u00e9 nella sua apparente non contiguit\u00e0 potrebbe celarsi la chiave per svelare l\u2019intero mosaico.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Poeta, saggista e narratore, Friedrich \u00e8 stato molte cose, financo associato all\u2019avanguardia del pensiero ecologista, diventando negli anni una figura di riferimento dei Verdi tedeschi. Il suo percorso attraversa una prima fase di radicalismo politico, segnata dal coinvolgimento con i Wanderv\u00f6gel, dalla partecipazione alla Prima Guerra Mondiale nei Corpi Franchi e dal legame con la pubblicistica nazional-bolscevica di Ernst Niekisch. Nel tempo, per\u00f2, sviluppa una riflessione autonoma e originale, vicina ma non del tutto sovrapponibile a quella del fratello. Gran parte della critica ha continuato a considerarlo una figura marginale, senza mai riconoscergli il giusto valore. Tuttavia, adottando un approccio rigorosamente analitico e procedendo ad una lettura comparata dei testi della prima met\u00e0 del secolo, alla luce della loro cronologia di pubblicazione, emerge chiaramente un reciproco scambio di influenze. Vi sono esempi tangibili in cui \u00e8 stato Ernst a trarre ispirazione dalle idee di Friedrich, come dimostrerebbero le riflessioni sulla \u00abtitanische Welt\u00bb, e altri in cui le traiettorie divergono o procedono in parallelo, sempre in piena autonomia, ma senza mai entrare in conflitto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Superata la fase nazionalistica, entrambi entrano a far parte della <em>Innere Emigration<\/em> e la loro scrittura si distingue per temi quali il rifugio, la fuga e il ripiegamento interiore, spesso espressi attraverso metafore, allegorie o allusioni di difficile decifrazione, sia per la complessit\u00e0 linguistica che per le restrizioni imposte dal regime. Centrale \u00e8 la scelta di considerare la realt\u00e0 attraverso una lente metastorica. Friedrich, infatti, fece propria la massima di Epicuro: \u00abVivere nascosti senza doversi nascondere significa vivere bene\u00bb. Un principio che potremo applicare anche alla visione di Ernst.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">La chiave adottata da Bosincu, quella della prospettiva psicologica, \u00e8 particolarmente interessante perch\u00e9 permette di comprendere la scelta di Friedrich senza per forza dover seguire i multiformi percorsi del fratello. Pur tenendo conto di quanto scrive Ernst &#8211; : \u00abDa tempo mio fratello ed io ci siamo occupati, sia soffrendone che essendone spettatori, del ritirarsi degli d\u00e8i e dell\u2019avvento dei titani\u00bb, l\u2019analisi di Friedrich si concentra sulla questione del mito, mettendo in luce \u00able forze numinose che agiscono all\u2019interno della psiche\u00bb. Un disvelamento che non si limita a una regressione al passato, ma si configura come un tentativo di intercettare il mito, &#8211; o almeno intravederlo, adottando le giuste cautele-, in ogni attivit\u00e0 umana. \u00c8 una ricerca della luce attraverso l\u2019elementare, ma sempre condotta da una prospettiva distaccata. Non \u00e8 solo un dato simbolico, infatti, che Ernst abbia poi scelto di \u201critirarsi\u201d a Wilflingen, mentre Friedrich sul lago di Costanza.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Friedrich cerca di tracciare dei <em>segnavia<\/em> distinti da quelli del fratello, ma in alcuni momenti i loro percorsi esistenziali si sfiorano in una dimensione liminare. Come accennato, anche lui inizialmente si allinea all\u2019ideologia nazionalista e a posizioni ultra-radicali (\u00abogni vite di una mitragliatrice, ogni perfezionamento della guerra combattuta coi gas \u00e8 pi\u00f9 importante della societ\u00e0 delle nazioni\u00bb), contribuendo a quella reazione collettiva di tipo palingenetico che immaginava una rigenerazione totale dell\u2019uomo e della societ\u00e0. La guerra, con la sua forza distruttiva, veniva concepita come il mezzo per raggiungere una \u00abvita originaria\u00bb, intesa come il recupero di un\u2019energia vitale primordiale progressivamente affievolitasi nel corso dei secoli.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Quel movimento nazional-rivoluzionario, infatti, non si limita a invocare un ritorno alla potenza prussiana, ma aspira a forgiare un nuovo tipo di uomo, anticipando per certi aspetti l\u2019esaltazione della violenza e del culto della guerra tipici del nazismo. Egli vede la guerra come una manifestazione prometeica, un efficace presupposto della volont\u00e0 di potenza, un impulso che si riflette nella creazione di una \u00abcomunit\u00e0 del sangue\u00bb, che \u00e8 simbolo di un legame trascendentale e spirituale pi\u00f9 che biologico, e dunque mai legato a concetti razziali. Il suo pensiero si concentra sull\u2019uso concreto della tecnologia \u2014 \u00abferrovie, aerei, navi da guerra, metropolitane, condutture per il trasporto dell\u2019alta tensione, centrali elettriche non sono costruite perch\u00e9 rappresentano gli strumenti di un\u2019economia superiore. Sono forze ed espressioni di una vita (\u2026)\u00bb &#8211; e segue il versante filosofico adottato da Heidegger, secondo cui la tecnica \u00e8 potenza che agisce senza interrogarsi su elementi di ordine morale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Col tempo, Friedrich si distacca progressivamente da un\u2019accettazione quasi inoperosa, avvicinandosi a una concezione pi\u00f9 affine alla filosofia schilleriana, che rifiuta la disumanizzazione provocata dall\u2019avanzamento tecnologico. La \u201cferita della modernit\u00e0\u201d di cui parla Schiller, con la sua deriva gelida e concettuale, favorisce l\u2019affermazione dell\u2019artificio e spinge oltre i confini apparentemente imposti dalla natura. Risanarla significa forgiare un nuovo ordine capace di trovare un equilibrio mutevole tra artificio e natura. Per Friedrich, dunque, la natura non pu\u00f2 essere solo una cornice storica, ma un principio divino che attraversa tutta l\u2019esistenza, compresa la tecnologia. Quest\u2019ultima, da lui interpretata anche come una manifestazione di forze mitologiche e titaniche, spezza l\u2019armonia al punto da rendere l\u2019uomo lacerato dalla disumanizzazione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Nel corso degli anni, Friedrich sviluppa per\u00f2 una critica sempre pi\u00f9 radicale, riconoscendo nel nazismo l\u2019espressione pi\u00f9 estrema di questa corrente che \u00e8 insieme ideologica, scientifica e sociale. Qui sta il cuore della sua riflessione: \u00absenza organizzazione tecnica \u2013 scrive a Niekisch, nel 1946 &#8211; nessun nazionalsocialismo\u00bb. Pur dichiarando di voler tornare alla natura e ad una Germania quasi archetipica, il nazismo ha finito per intrecciare mito e tecnologia, creando una sintesi da laboratorio che riduce inevitabilmente l\u2019individuo a ingranaggio meccanico. Nonostante l\u2019industrializzazione e la tecnica siano state rappresentate, per esempio da Goebbels, come una sorta di \u00abnuovo Romanticismo\u00bb dove \u00abil rombare dei motori\u00bb e le creazioni tecnologiche incarnerebbero un mondo romantico purificato dalla violenza della guerra, (non a caso Jeffrey Herf parla di <em>modernismo reazionario<\/em>), il quadro appare inequivocabile e perci\u00f2 ne intuisce subito le minacce.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Nell\u2019elegia <em>Il papavero<\/em> (1934) le metafore contro il regime sono cos\u00ec esplicite da colpire anche Thomas Mann, che parla di una \u00abfenomenale aggressivit\u00e0 nei confronti dei detentori del potere\u00bb. Nello stesso anno, in un saggio su E.T.A. Hoffmann, riflette sulla duplice propensione della tecnica, che \u00e8 insieme comfort e schiavit\u00f9, avanzamento sociale e aggressione della natura, mettendo in luce i pericoli che essa comporta per la sfera dei diritti, nonostante non si tratterebbe di un fenomeno inedito n\u00e9 di un\u2019abiezione inedita, bens\u00ec di una progressione inarrestabile e pericolosa. Gi\u00e0 durante la Repubblica di Weimar, la societ\u00e0 manifestava infatti segni di frammentariet\u00e0 e si avviava a essere dominata da un\u2019azione umana sempre pi\u00f9 regolata da criteri di calcolo, efficienza e logica strumentale, con masse urbane \u00abseparate simbolicamente dalla terra tramite l\u2019asfalto\u00bb. Tuttavia, \u00e8 il nazismo a amplificare queste degenerazioni, condannando l\u2019uomo alla \u00abdisanimazione\u00bb, perch\u00e9 \u00abil tecnico ha perso quell\u2019antico senso di timore che trattiene l\u2019uomo dal ferire la terra e dal mutare la forma della sua superficie\u00bb. Sebbene possa produrre conforto, Friedrich prevede \u2013 proprio come Ernst, ne <em>Il libro dell\u2019orologio a polvere<\/em> \u2013 che questa razionalizzazione, fatta anche di sicurezza e ordine sociale, finir\u00e0 per ingabbiare l\u2019individuo, costringendolo a una ritmica meccanica e preconfigurata, relegandolo a un \u00abtempo degli orologi\u00bb che separa dalla \u00abvita originaria\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Ecco perch\u00e9, in un mondo tecnologicamente alienato, Friedrich anela alle folgorazioni dell\u2019intuito, a un ritorno all\u2019essenziale e al recupero dell\u2019autenticit\u00e0. Il libro sui Titani e quello sugli d\u00e8i greci sono dunque tentativi di svelare le dimensioni psichiche celate nei miti, che debbono essere indagati anche nella modernit\u00e0, poich\u00e9, grazie alla loro proteiforme dissomiglianza, offrono uno strumento per comprenderla e decifrarla. D\u2019altronde, la tecnica stessa affonda le sue radici nel mito di Prometeo, il titano che rub\u00f2 il fuoco agli d\u00e8i e che, alimentando costantemente l\u2019hybris, sfid\u00f2 ogni legge sapienziale greca, fondata sulla misura e sul senso del limite. Dietro la volont\u00e0 di potenza \u2013 che il fratello Ernst, almeno fino a <em>L\u2019Operaio<\/em>, sembra quasi celebrare \u2013 egli intravede invece l\u2019asservimento.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\"><em>Die Perfektion der Technik<\/em> descrive la tecnica come una forza che trasforma l\u2019uomo in un automa, separandolo dal tempo naturale e minacciando la sua dimensione spirituale, fino a generare un profondo vuoto esistenziale. L\u2019idea di poter dominare la tecnica, intesa come strumento \u2014 una concezione che, peraltro, pervade in modo totalizzante anche il discorso pubblico contemporaneo \u2014 \u00e8 fallace, poich\u00e9, in realt\u00e0, siamo noi ad esserne dominati: questa \u00e8 la sua tesi. Inizialmente intitolato <em>Le illusioni della tecnica<\/em>, il libro incontr\u00f2 difficolt\u00e0 editoriali e fu distrutto durante un bombardamento prima di essere finalmente pubblicato nel 1946. Ma a chiarire, anzi a mettere fine, alle voci sulle vicissitudini editoriali \u00e8 lo stesso Friedrich in un\u2019intervista del 1968: \u00abin origine ero stimolato a mostrare il carattere illusorio della tecnica, ma in seguito trovai appunto che il principio agente, in certa misura la conseguenza di questa illusione \u00e8 l\u2019aspirazione alla perfezione, cui \u00e8 sottomessa ogni altra cosa\u00bb<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Il tema del tempo diventa un filo conduttore nei suoi scritti successivi, assumendo una funzione liberatoria. Questo aspetto emerge in modo particolare nei suoi testi di viaggio, come <em>Vagabondaggi a Rodi<\/em>, dove il tempo scandito dai ritmi della natura, si scontra con quello imposto dalla modernit\u00e0 e dalla tecnica, segnando cos\u00ec una frattura con l\u2019armonia, la misura e il senso del limite, e portando a una condizione alienante. Una riflessione che si colloca all\u2019interno di una crisi ontologica che sancisce il distacco irreversibile tra cultura e natura, facendo del suo pensiero ecologico non una mera questione ambientale, ma un vero e proprio problema esistenziale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Se dal 1933 pubblica raccolte poetiche, nel pieno della seconda guerra mondiale, si dedica a uno approfondito studio della mitologia greca, che culmina nell\u2019opera sui <em>Miti greci<\/em> (con il sottotitolo <em>Apollo, Pan, Dioniso<\/em>) in cui esprime una visione della cultura europea che rimette di nuovo al centro il legame profondo con la natura, l\u2019armonia e la misura.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">L\u2019esigenza del ritorno al mito, di fronte ad una modernit\u00e0 segnata dall\u2019arretrare degli d\u00e8i e dalla venerazione della tecnologia, lo conduce alla figura dei Titani della mitologia, ribelli agli d\u00e8i dell\u2019Olimpo. Friedrich vede nell\u2019economia industriale e nella tecnologia una manifestazione di questo \u00abimpulso titanico\u00bb, gi\u00e0 all\u2019opera sotto il nazismo e ormai principio regolatore di ogni aspetto dell\u2019esistenza. In questa prospettiva, il suo interesse si rivolge all\u2019\u00abuomo panico\u00bb, che rifiuta ogni forma di razionalizzazione per aspirare a un ritorno all\u2019autenticit\u00e0, cercando una libert\u00e0 capace di riconnetterlo al suo spirito primordiale e il fatto che molti dei personaggi dei suoi racconti diventino allegorie degli antichi d\u00e8i, attraverso i quali la bellezza della parola, della danza e della dimensione pi\u00f9 pure dell\u2019<em>otium <\/em>emergono su ogni altra cosa, \u00e8 un dato fondamentale. Una delle <em>illusioni<\/em> pi\u00f9 diffuse sulla tecnica \u00e8 quella di ridurre il lavoro umano, promettendo pi\u00f9 tempo libero e facendo credere che l\u2019uomo \u00abguadagni in ozio\u00bb mentre bisogna sempre \u00abconsiderare l\u2019organizzazione tecnica come un tutto connesso\u00bb. Se negli anni Trenta Ernst crede in uno Stato che sfrutti la tecnica per accrescere la sua potenza, Friedrich afferma infatti che tale mobilitazione tecnica conduce inevitabilmente a un processo di pianificazione totale e al controllo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">La mitologia greca, in particolare Pan, simbolo della natura selvaggia (<em>Wildnis<\/em>), diventa uno degli snodi della sua riflessione. Abbandonata l\u2019idea di superare la tecnologia, Friedrich cerca \u00absoglie visibili\u00bb che, pur nella tecnicizzazione del mondo, possano restaurare il legame con l\u2019essenza primordiale. <em>Wildnis<\/em> intesa dunque non solo come spazio naturale, quasi selvaggio, che si sviluppa senza intervento umano, in opposizione all\u2019artificio e al dominio tecnico, ma anche forza interiore e primitiva, impulso spontaneo e istintuale, non soggetto alle strutture della civilt\u00e0. A questo punto, l\u2019uomo che Friedrich intende rappresentare non \u00e8 pi\u00f9 un essere passivo che persegue un nascondimento pilatesco, ma un individuo forgiato da una condizione di alterit\u00e0 esistenziale. Una posizione di distacco dalla societ\u00e0 che, anzich\u00e9 tradursi in fuga, diventa fenditura verso la rigenerazione, potenza creativa in grado di generare nuovamente la percezione del mondo e di s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Le esperienze di viaggio nel Mediterraneo, insieme al fratello Ernst, e le riflessioni sulla devastazione della natura offrono in questo senso la possibilit\u00e0 di porre finalmente la domanda centrale: la natura originaria \u00e8 davvero perduta o si \u00e8 trasformata in qualcos\u2019altro? Ma soprattutto: interrogando il mito si pu\u00f2 andare oltre la superficie delle cose o si rischia di rincorrerne una parvenza?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">Per trovare risposte, basta seguire i segni disseminati nei suoi racconti. In <em>Notte di Dalmazia<\/em>, esplora il rapporto con la natura e il mito, ormai percepito non pi\u00f9 come una realt\u00e0 vivibile, ma come un pensiero che affiora solo in luoghi e momenti specifici. Lungo la costa dalmata, &#8211; ma anche in Sicilia \u2013 riconosce tracce del primordiale. Lo stesso slancio lo anima nel suo amore per i minerali, come i marmi. Friedrich, come uno scultore che \u00abtrae la forma dal rozzo marmo\u00bb, cerca di riscoprire l\u2019essenza delle cose, opponendosi alla razionalit\u00e0 scientifica e abbracciando una sensibilit\u00e0 contemplativa. L\u2019esistenza dell\u2019uomo somiglierebbe a quella dello scultore, che con la sua azione esprime il desiderio di un ritorno all\u2019essenza. Il suo pensiero propone un cammino di rigenerazione che passa attraverso il distacco dalla societ\u00e0 e la ricerca di una dimensione originaria e autentica, libera dalle alienazioni, eppure saldamente ancorata alla realt\u00e0. Non si tratta di un approccio scientifico, ma di una contemplazione profonda che riconosce nella materia stessa una lingua ancestrale. La sua ricerca dell\u2019elementare non segue il metodo della razionalit\u00e0, ma nasce dal desiderio di vivere la natura come fonte di autenticit\u00e0, in opposizione alla disumanizzazione e all\u2019inarrestabile urbanizzazione. Uno slancio che, appunto, si esprime simbolicamente anche nel suo amore per i minerali, come i marmi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px\">\u00c8 in questo senso che il percorso di Bosincu culmina nell\u2019unione del pensiero di Nietzsche con quello di Friedrich J\u00fcnger, proprio attraverso l\u2019analisi del mito. A esemplificare questa visione \u00e8, paradossalmente, una citazione di Nietzsche in un suo volume dedicato alla volont\u00e0 di potenza: \u00abSono nati postumi. (\u2026). Osservano il loro tempo e vivono dietro gli eventi. Si esercitano a liberarsi dalla loro epoca e a comprenderla soltanto, simili ad un\u2019aquila che si libri al di sopra di essa. Si limitano a cercare la massima indipendenza (\u2026). Siamo emigranti\u00bb. Distacco critico e la consapevolezza del proprio ruolo di individuo libero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Mario Bosincu, ricercatore presso l\u2019Universit\u00e0 di Sassari, dirige una deliziosa collana editoriale per Le Lettere dedicata ai temi della letteratura e della filosofia tedesca. Di recente ha pubblicato, a sua firma, Stranieri in terra straniera. Dal romanticismo a Nietzsche, un volume che indaga il pensiero di autori vissuti tra la fine del Settecento e la Seconda Guerra Mondiale (Novalis, Chateaubriand, Coleridge, Byron, Carlyle, Thoreau, Nietzsche e Friedrich J\u00fcnger), accomunati dall\u2019esperienza dell\u2019alterit\u00e0 e dell\u2019isolamento culturale. 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