{"id":1423,"date":"2025-02-04T12:04:53","date_gmt":"2025-02-04T11:04:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1423"},"modified":"2025-02-04T12:44:49","modified_gmt":"2025-02-04T11:44:49","slug":"loperaio-in-junger-la-lettura-di-alain-de-benoist","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2025\/02\/04\/loperaio-in-junger-la-lettura-di-alain-de-benoist\/","title":{"rendered":"L\u2019Operaio in J\u00fcnger. La lettura di Alain de Benoist"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1424\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/02\/uuuuuu-201x300.jpg\" alt=\"\" width=\"201\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/02\/uuuuuu-201x300.jpg 201w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/02\/uuuuuu.jpg 587w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><em>Der Arbeiter<\/em>, una delle opere pi\u00f9 celebri di J\u00fcnger, nasce nel contesto del declino della Repubblica di Weimar, con l\u2019intento di analizzare il rapporto tra tecnica e libert\u00e0 all\u2019interno di una modernit\u00e0 al tempo stesso seducente e disorientante. In questo scenario, l\u2019Operaio, emancipato dalla sua classe di appartenenza, si trasforma &#8211; mentre le distinzioni sociali si dissolvono &#8211; in una Figura universale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Due scuole di pensiero si sono avvicendate nella lunga disputa sulla traduzione del termine <em>Arbeiter<\/em> come \u201cOperaio\u201d o \u201cLavoratore\u201d. La scelta della resa lessicale \u00e8 variata nel tempo, influenzata dal contesto e dall\u2019interpretazione desiderata. Gi\u00e0 nel 1935, Delio Cantimori adott\u00f2 l\u2019espressione \u201cmilite del lavoro\u201d, avvicinandola alla figura del guerriero. Andrea Anselmo, nella prefazione al volume di Alain De Benoist, <em>L\u2019operaio fra gli D\u00e8i e i Titani: Ernst J\u00fcnger \u00abSismografo\u00bb dell\u2019era della tecnica<\/em> (che ora viene riproposto da Polemos editrice, con postfazione di Alessandro Autiero), amplia la prospettiva introducendo il concetto di \u201cArtefice\u201d, ritenuto pi\u00f9 adatto a esprimere la volont\u00e0 di trasmutazione alchemica insita in questa figura.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Saltiamo per\u00f2 a pi\u00e8 pari questa che, a prima vista, pu\u00f2 apparire come una cavillosit\u00e0 e restiamo all\u2019analisi di Alain de Benoist, anche perch\u00e9 J\u00fcnger non solo rielabor\u00f2 profondamente i propri testi nel corso dei decenni, ma manifest\u00f2 anche una certa indecisione riguardo ad alcuni titoli, avendo per esempio ricordato pi\u00f9 volte che, <em>Nelle tempeste d\u2019acciaio<\/em> avrebbe dovuto intitolarsi <em>Il rosso e il grigio<\/em>, con esplicito riferimento a Stendhal: il rosso del sangue e il grigio delle armi. Se la traduzione \u00e8 importante per comprendere a fondo ogni singolo termine, \u00e8 perci\u00f2 ancora pi\u00f9 utile fare riferimento direttamente ai brani di J\u00fcnger.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Partiamo da elementi assodati, come il fatto che <em>La mobilitazione totale<\/em> vada letta come una sorta di introduzione a <em>L\u2019Operaio<\/em>. \u00c8 paradossalmente l\u2019esperienza bellica a rappresentare la svolta sul piano teoretico: \u00e8 in quel contesto che \u00abl\u2019uniforme e il tipico si sostituiscono all\u2019unico e individuale\u00bb. Ci\u00f2 avverr\u00e0 grazie a un tipo di uomo che incarna l\u2019impersonalit\u00e0 e che, con il suo stile anonimo e funzionale alla mobilitazione, \u00e8 gi\u00e0 emerso nelle trincee della Prima guerra mondiale. In <em>Boschetto 125<\/em>, la descrizione del comandante delle truppe d\u2019assalto ne anticipa infatti tutti i tratti distintivi: \u00abgli uomini che marciano alla testa dei loro uomini, quelli che maneggiano i carri d\u2019assalto, l\u2019aereo, il sottomarino, sono tutti dei sorprendenti tecnici: ed \u00e8 da loro che lo Stato moderno si fa rappresentare in battaglia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Una mobilitazione che \u00e8 totale, perch\u00e9 coinvolge ogni aspetto, tanto da utilizzare il termine <em>Interregnum<\/em> per definire una fase in cui si stanno preparando forze nuove, differenti da quelle del passato. Queste forze non ricalcheranno gli antichi ordinamenti, le istituzioni o i partiti, ma apriranno le porte all&#8217;epoca dei Titani. La sensazione che ne deriva \u00e8 quella di essere immersi nella temporalit\u00e0 nicciana, in cui i vecchi valori non sono ancora del tutto scomparsi e quelli nuovi sono solo agli inizi, ma anche in un processo che, per certi aspetti, richiama le visioni di Evola e Gu\u00e9non sul Kali Yuga. L\u2019interregno apre al nuovo, ma mantiene al contempo un legame con ci\u00f2 che \u00e8 stato. In questa fase, J\u00fcnger non considera la tecnica uno strumento del male, ma piuttosto l\u2019elemento capace di facilitare il superamento dell\u2019individualit\u00e0 e, di conseguenza, assumono rilevanza le forme, destinate all\u2019annientamento per lasciare spazio alle nuove, in modo da sprigionare l\u2019alba di un nuovo ciclo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">De Benoist sottolinea l\u2019evidente affinit\u00e0 tra il concetto di <em>Gestalt<\/em>, strettamente legato alla dimensione vitale e cosmica, e la <em>Urpflanze<\/em> di Goethe, la Pianta originaria evocata dallo stesso J\u00fcnger in una lettera a Henri Plard nel 1978: \u00abil concetto di Figura si apparenta pi\u00f9 alla monade di Leibniz che all\u2019idea platonica, pi\u00f9 alla Pianta originaria di Goethe che alla sintesi di Hegel\u00bb. Dunque, a leggere le codifiche j\u00fcngeriane, siamo agli albori di qualcosa di inedito. Il tempo dell\u2019individuo \u00e8 tramontato; la transizione non \u00e8 percepita solo come una novit\u00e0, ma come un fenomeno positivo. L\u2019individuo di riferimento \u00e8 principalmente quello borghese, la cui rapida estinzione apre la possibilit\u00e0 di una ricomposizione e di una trasvalutazione a un livello superiore, poich\u00e9 J\u00fcnger ritiene che l\u2019uomo esprima la massima energia quando si mette al servizio di un comando. In una prospettiva di questo tipo, anche la questione della libert\u00e0 trova il suo compimento nell\u2019adesione totale al regno del Lavoro. Nell\u2019epoca nuova, la volont\u00e0 di libert\u00e0 coincider\u00e0 con la volont\u00e0 di lavoro, e la libert\u00e0 non sar\u00e0 pi\u00f9 determinata dal censo, dalla nascita o dalle disponibilit\u00e0 economiche, ma dal grado di intensit\u00e0 e partecipazione alla Figura dell\u2019Operaio. Quanto pi\u00f9 si intensifica questa adesione, tanto pi\u00f9 emergeranno nuovi uomini capaci di trasfigurare le forme esistenti, perch\u00e9 il lavoro diventa il mezzo attraverso cui la Forma piega a s\u00e9 il mondo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Tuttavia, non si tratta di una stantia riproduzione del Superuomo di Nietzsche, che, a suo dire, in confronto all\u2019Operaio appare ormai \u00abpaleontologico\u00bb, come scrisse in una lettera a Walter Patt nell\u2019agosto del 1980, perch\u00e9 esso \u00e8 una figura titanica, il primo dei Titani a manifestarsi nel nostro tempo. \u00c8 l\u2019unico a avere un rapporto autentico con il \u00abcarattere totale del Lavoro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">J\u00fcnger sostiene che la tecnica \u00e8 lo strumento attraverso cui l\u2019Operaio si afferma nel mondo, dominandola grazie al dispiegamento totale del Lavoro e alla mobilitazione collettiva. Cosicch\u00e9 il singolo pu\u00f2 cedere il passo al tipico, all\u2019uniforme, incarnato dall\u2019Operaio quale portatore di nuove strutture.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Ogni manifestazione del mondo contemporaneo volta alla strutturazione della realt\u00e0, ogni impiego di energia, si impone su ogni sfera sociale e, proprio per questa ragione, non pu\u00f2 essere ricondotta a una classe specifica: \u00abil tempo del pugno, del pensiero e del cuore, la vita che scorre giorno e notte, la scienza, l\u2019amore, l\u2019arte, la fede, il culto, la guerra, tutto \u00e8 Lavoro; ed \u00e8 Lavoro anche la vibrazione degli atomi, e la forza che muove le stelle e i sistemi solari\u00bb. La volont\u00e0 di potenza si manifesta attraverso il Lavoro, e questa egemonia (<em>Herrschaft<\/em>) \u00e8 \u00aboggi possibile solo come rappresentazione della Figura del Lavoratore\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Siamo nel pieno del \u201crealismo eroico\u201d, fase in cui l\u2019uomo raggiunge un tale livello di impersonalit\u00e0 da non essere pi\u00f9 asservito alla tecnica, al marxismo, al mondo borghese o alle vecchie religioni. In questa prospettiva, e di fronte all\u2019ascesa planetaria della Figura, iniziano a emergere i primi segni di un abbandono di ogni visione nazionalistica. L\u2019uomo si libera dagli ultimi residui del passato, incluso il nazionalismo, nonostante alcuni sprovveduti abbiano voluto interpretare l\u2019adozione del termine <em>Arbeiter<\/em> come un implicito legame, anche per assonanza, con la sigla del Partito Nazista (<em>Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei<\/em>). Il nazionalsocialismo viene infatti definito \u00abpensiero museologico\u00bb, caratterizzato da uno \u00abstile plebeo\u00bb e, soprattutto, molto distante dalla sua percezione del mondo, soprattutto per la sua caratterizzazione razziale, cos\u00ec come gi\u00e0 anticipato nel 1926: \u00abLa parola <em>razza<\/em> comincia a diventare altrettanto, penso, nell\u2019uso attuale, quanto la parola <em>tradizione<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">J\u00fcnger non intende altro che ribadire il concetto secondo cui la tecnica rappresenta il vettore della mobilitazione dell\u2019Operaio ed \u00e8 l\u2019unica forza in grado di conferirgli il dominio sul mondo. L\u2019Operaio riesce a controllare la tecnica proprio attraverso l\u2019attuazione integrale del Lavoro e un movimento collettivo di mobilitazione. In questo modo, l\u2019individuale e l\u2019originale vengono soppiantati dal tipico e dall\u2019omogeneo, e l\u2019irripetibile lascia spazio all\u2019Operaio \u00abche occupa il proscenio come <em>tipo<\/em> e portatore di strutture tipiche\u00bb. Anche lo stesso Niekisch riconoscer\u00e0 che questo \u00e8 il punto in cui J\u00fcnger si spinge al massimo nel concepire un\u2019eventuale rivoluzione di natura collettiva, prima di intraprendere, solo qualche anno pi\u00f9 tardi, un percorso pi\u00f9 intimo e personale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Questa trasformazione si sviluppa attraverso una fase intermedia articolata in tre livelli: alla base, la massa, intesa come potenziale umano passivo; al centro, il \u201ctipo attivo\u201d, ovvero l\u2019individuo che cerca di emergere dal caos informe; al vertice, il tipo che incarna pienamente l\u2019essenza assoluta del Lavoro. Una suddivisione che, sempre Niekisch, interpreta come una riformulazione della classica tripartizione prussiana. Tuttavia, se per Niekisch la collettivizzazione \u2013 come attuata in Russia \u2013 rappresenta il mezzo per governare la tecnica, non vede in questo inedito e bizzarro individualismo la chiave di un nuovo processo, pur riconoscendo, alle riflessioni j\u00fcngeriane, affinit\u00e0 sorprendenti con il marxismo. J\u00fcnger aveva fatto parte, per un periodo limitato, della <em>Societ\u00e0 per lo studio dell\u2019economia di piano in Russia<\/em> e aveva analizzato i piani quinquennali di sviluppo, ma, considerando il progresso storico indipendente dai fattori economici, non poteva accogliere sin dalla fonte i principi marxisti. Coglie invece la dimensione metafisica del lavoro, andando oltre la semplice configurazione sociologica. In realt\u00e0, dietro questo interesse per le vicende del comunismo sovietico, c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 ancora pi\u00f9 semplice: erano gli anni in cui le alte gerarchie naziste esercitavano forti pressioni affinch\u00e9 prendesse parte attiva alla loro politica, e quella fu quasi una provocazione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">A questo punto, possiamo chiudere il cerchio anche con la lunga disputa sulla resa del termine <em>Arbeiter<\/em> dal momento che De Benoist rileva come, con la mobilitazione totale, le Figure del Lavoratore e del Soldato si siano fuse in un\u2019unica entit\u00e0, nonostante il termine \u201cSoldato\u201d non vada inteso in senso generico, poich\u00e9 J\u00fcnger si riferisce a una tipologia precisa, quella del Guerriero. In <em>Eumeswil<\/em>, molti decenni dopo, distinguer\u00e0 il Guerriero, mosso da intuizione e coraggio e vicino all\u2019anarca, dal Soldato, che segue la catena di comando e rimane legato alla struttura istituzionale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Per concludere: questa \u00e8 la fase in cui J\u00fcnger guarda alla tecnica in una chiave quasi positiva, in netto contrasto con il fratello Friedrich. Quando torner\u00e0 sull\u2019argomento in <em>Maxima\u2013Minima<\/em> &#8211; opera che precede analiticamente <em>L\u2019Operaio<\/em> &#8211; mostrer\u00e0 una posizione gi\u00e0 pi\u00f9 vicina a Friedrich, arrivando infine a elaborare un modello metapolitico che culminer\u00e0 poi nel <em>Saggio sul dolore<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Der Arbeiter, una delle opere pi\u00f9 celebri di J\u00fcnger, nasce nel contesto del declino della Repubblica di Weimar, con l\u2019intento di analizzare il rapporto tra tecnica e libert\u00e0 all\u2019interno di una modernit\u00e0 al tempo stesso seducente e disorientante. In questo scenario, l\u2019Operaio, emancipato dalla sua classe di appartenenza, si trasforma &#8211; mentre le distinzioni sociali si dissolvono &#8211; in una Figura universale. Due scuole di pensiero si sono avvicendate nella lunga disputa sulla traduzione del termine Arbeiter come \u201cOperaio\u201d o \u201cLavoratore\u201d. La scelta della resa lessicale \u00e8 variata nel tempo, influenzata [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2025\/02\/04\/loperaio-in-junger-la-lettura-di-alain-de-benoist\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1086,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[47],"tags":[259234,259244],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1423"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1086"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1423"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1423\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1426,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1423\/revisions\/1426"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1423"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1423"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1423"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}