{"id":1436,"date":"2025-04-10T11:28:54","date_gmt":"2025-04-10T09:28:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1436"},"modified":"2025-04-10T11:45:33","modified_gmt":"2025-04-10T09:45:33","slug":"rivoluzionarie-senza-slogan-le-donne-di-ricucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2025\/04\/10\/rivoluzionarie-senza-slogan-le-donne-di-ricucci\/","title":{"rendered":"Rivoluzionarie senza Slogan. Le donne di Ricucci"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1437\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/04\/Copertina-jpg-Rivoluzionarie_Ricucci-189x300.jpg\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/04\/Copertina-jpg-Rivoluzionarie_Ricucci-189x300.jpg 189w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/04\/Copertina-jpg-Rivoluzionarie_Ricucci-644x1024.jpg 644w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/04\/Copertina-jpg-Rivoluzionarie_Ricucci-768x1222.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/04\/Copertina-jpg-Rivoluzionarie_Ricucci-966x1536.jpg 966w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/04\/Copertina-jpg-Rivoluzionarie_Ricucci-1287x2048.jpg 1287w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/04\/Copertina-jpg-Rivoluzionarie_Ricucci.jpg 1469w\" sizes=\"(max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Emanuele Ricucci ci ha abituati alla figura del pamphlettista brillante, diretto e irriverente, capace di colpire senza mezzi termini ideologie e costumi di un tempo sfaldato come il nostro. Con il suo ultimo libro, <em>Rivoluzionarie<\/em> (Edizioni Archeoares, p.120), ha per\u00f2 intrapreso un percorso pi\u00f9 intimo e profondo, dedicato a figure femminili straordinarie. Pur cambiando campo d\u2019azione, mantiene per\u00f2 intatto il tratto valoriale che caratterizza tutte le sue opere. In questa occasione, non si limita a tracciare i contorni biografici delle protagoniste \u2014 che non restano sullo sfondo come cornice \u2014 ma le rilegge con uno sguardo originale, restituendo loro una voce che sfida il tempo e i clich\u00e9.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Le donne raccontate da Ricucci sono figure molto diverse fra loro \u2014 tra le altre anche una filosofa, una musicista, una pittrice\u2014tratteggiate come protagoniste rivoluzionarie del loro tempo. Alcune, come Matilde Serao (giornalista, scrittrice e imprenditrice, fondatrice dei giornali <em>Il Mattino<\/em> e <em>Il Giorno<\/em>), sono familiari al lettore; altre, provenienti da epoche pi\u00f9 lontane, risuonano con nomi forse dimenticati come Marzia degli Ubaldini (comandante di eserciti), Anna Maria Luisa de&#8217; Medici (ultima discendente dei Medici, custode del patrimonio artistico della sua famiglia), Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (prima donna laureata al mondo, sebbene la questione resti controversa), Properzia de\u2019 Rossi (scultrice e intagliatrice), Francesca Caccini (compositrice e soprano), Sofonisba Anguissola (pittrice rinascimentale di fama internazionale).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Ogni donna, pi\u00f9 che un personaggio storico da analizzare nei suoi pregi e difetti, diventa una presenza viva, capace di parlare ancora al cuore del lettore. Il libro appare inizialmente come un omaggio, ma ben presto si rivela una riscoperta profonda, un atto maieutico che cerca di far emergere significati che vanno oltre una semplice rivendicazione femminista. Ricucci ci invita a guardare oltre il velo del politicamente corretto, che troppo spesso svuota i discorsi sui diritti delle donne e, invece di demolirli alla radice, crea ulteriori compartimenti stagni e divisioni.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Le protagoniste non hanno avuto bisogno di slogan. Hanno vissuto, scelto, lottato in contesti storici difficili e in epoche ostili alla libert\u00e0. Eppure, proprio in quei momenti, hanno affermato la propria individualit\u00e0 con forza, lasciando un\u2019impronta indelebile nella cultura, nella societ\u00e0 e nella memoria collettiva. Non erano eroine da copertina \u2014 molte di loro sono oggi poco conosciute \u2014 ma donne vere, complesse e spesso inascoltate. Ricucci le riporta al centro, con uno stile appassionato e privo di retorica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Il risultato \u00e8 un ritratto corale sorprendente, capace di ispirare riflessione e ammirazione per questi percorsi di vita dove il passato diventa presente e il femminile emerge come forza generatrice, in grado di orientare il futuro. Un libro che \u00e8 insieme memoria, atto politico e gesto d\u2019amore perch\u00e9 le donne di cui Ricucci racconta la storia non solo hanno sfidato le convenzioni sociali, ma hanno anche avuto la forza di emergere nei loro rispettivi ambiti, dimostrando una rara indipendenza. La loro capacit\u00e0 di convivere con le difficolt\u00e0 dell\u2019epoca, senza piegarsi ai limiti imposti dalla societ\u00e0, \u00e8 una testimonianza straordinaria di forza e determinazione, molto prima che questi concetti venissero inglobati dalla rigidit\u00e0 della ideologia neofemminista. Sebbene le loro attivit\u00e0 fossero non di rado considerate fuori dai canoni, sono riuscite a conquistare il loro spazio, rompendo le aspettative del loro tempo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Ha senso, allora, tornare indietro nel tempo alla ricerca di storie dimenticate, che nulla hanno a che fare con le problematiche attuali? Credo di s\u00ec. Oggi siamo spesso accusati di mancare di memoria storica e di non riconoscere la responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 stato costruito nei secoli. In questo senso, la riflessione proposta da Ricucci \u00e8 particolarmente rilevante. Non si tratta solo di raccontare singole vicende, ma di trarre uno spunto prezioso da queste esperienze.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 240px\">Le relazioni che queste donne hanno avuto con il loro contesto sociale e storico derivano da sensibilit\u00e0 individuali e aspirazioni libere da retroterra ideologico. La lotta per emergere da condizioni di minorit\u00e0, pur mutando a seconda del luogo e dell\u2019epoca, \u00e8 un tema universale. Il loro approccio, lontano da ogni retorica ideologica, ci arricchisce e ci aiuta a comprendere meglio il presente, senza ridurre l&#8217;uomo a un avversario da schiacciare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Emanuele Ricucci ci ha abituati alla figura del pamphlettista brillante, diretto e irriverente, capace di colpire senza mezzi termini ideologie e costumi di un tempo sfaldato come il nostro. Con il suo ultimo libro, Rivoluzionarie (Edizioni Archeoares, p.120), ha per\u00f2 intrapreso un percorso pi\u00f9 intimo e profondo, dedicato a figure femminili straordinarie. Pur cambiando campo d\u2019azione, mantiene per\u00f2 intatto il tratto valoriale che caratterizza tutte le sue opere. 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