{"id":1471,"date":"2025-09-04T12:32:00","date_gmt":"2025-09-04T10:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1471"},"modified":"2025-09-05T16:39:48","modified_gmt":"2025-09-05T14:39:48","slug":"lovecraft-e-labisso-del-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2025\/09\/04\/lovecraft-e-labisso-del-moderno\/","title":{"rendered":"Lovecraft e l\u2019abisso del moderno"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1472\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/09\/Immagine-2025-09-04-123024-194x300.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/09\/Immagine-2025-09-04-123024-194x300.jpg 194w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/09\/Immagine-2025-09-04-123024.jpg 393w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 320px\">Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco, coppia consolidata nel panorama degli studi sul fantastico e su H.P. Lovecraft, tornano a confrontarsi con il celebre autore di Providence, riprendendo un lavoro del 1979 e arricchendolo con nuovi capitoli e saggi inediti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 320px\">Il volume <em>H.P. Lovecraft. Poeta dell\u2019abisso<\/em> (Bietti, p. 310) si presenta, questa volta, non solo come un manuale esaustivo, ricco di informazioni di ogni tipo, adatto a letture di diversa intensit\u00e0, e quindi con una narrazione che include dettagli biografici e aneddoti curiosi, ma anche come un\u2019analisi approfondita dell\u2019intera opera. Esplora infatti le connessioni letterarie, filosofiche ed esoteriche della sua produzione, senza tralasciare uno sguardo critico e attento alla vasta letteratura secondaria e ai contesti editoriali che hanno contribuito alle scomposizioni pi\u00f9 o meno positive dei testi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 320px\">Quando Lovecraft fece il suo debutto in Italia negli anni \u201830, era poco conosciuto dal grande pubblico. Il contesto culturale influenz\u00f2 non solo la qualit\u00e0 delle traduzioni, ma le stesse edizioni, spesso compromesse da tagli e revisioni le quali, anzich\u00e9 migliorare i testi, finivano per alterarne il senso. E tale situazione perdur\u00f2 per molti anni. Partendo da questa constatazione, De Turris e Fusco decidono in primo luogo di affrontare la cosiddetta \u201cquestione Lovecraft\u201d, facendo luce sulle operazioni editoriali degli anni passati, tra cui per esempio la revisione curata da Fruttero e Lucentini per una loro antologia del 1962, che arriv\u00f2 addirittura a semplificare e modificare in modo significativo le opere del maestro dell\u2019orrore. E poi, in secondo luogo, esplorando con grande attenzione tutto il panorama intellettuale che si mosse intorno all\u2019opera lovecraftiana, fornendo nomi e dettagli su editori e traduttori avvicendatisi nel corso del tempo e che, nel genuino tentativo di diffonderne l\u2019opera, lo hanno fatto spesso senza una piena consapevolezza della complessit\u00e0 filologica e dei contenuti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 320px\">De Turris e Fusco non si limitano ovviamente a un\u2019analisi delle dinamiche editoriali. Offrono infatti una riflessione approfondita sull\u2019evoluzione del pensiero e della scrittura di Lovecraft. Esaminano la sua giovinezza, la sua esperienza poetica, l\u2019ampio epistolario, le sue teorie filosofiche e la vasta mitologia che ha dato vita a un intero universo narrativo. In questo contesto, gli autori propongono una visione che non solo rende omaggio a Lovecraft \u2013 il quale, pur morendo nel 1937 senza raggiungere la fama che avrebbe poi conquistato, \u00e8 oggi riconosciuto come uno dei pilastri della letteratura fantastica del Novecento \u2013 ma lo colloca finalmente al posto che merita.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 320px\">Particolarmente interessante \u00e8 la tesi riguardante il rapporto tra il pensiero dello scrittore e il concetto di \u201ccultura della crisi\u201d. Secondo i due autori, per una comprensione piena della condizione contemporanea, \u00e8 fondamentale fare riferimento a tre pensatori che hanno esplorato il fantastico in modo profondamente originale: Jorge Luis Borges, John Ronald Reuel Tolkien e, naturalmente, Howard Phillips Lovecraft. E forse hanno ragione! Lovecraft, in particolare, si configura come un punto di riferimento imprescindibile per chi desidera accedere alle \u201cchiavi della prigione\u201d della realt\u00e0, intraprendendo un viaggio che si svolge nell\u2019interiorit\u00e0 dell\u2019animo umano ancor rima di decrittare tutti i deficit del moderno e dell\u2019et\u00e0 del materialismo. Un viaggio che perci\u00f2 porta in un abisso che non \u00e8 semplicemente una fuga nell&#8217;immaginario, ma una discesa consapevole negli inferi del nostro inconscio. Per Lovecraft, infatti, il sogno non \u00e8 un semplice atto di evasione, ma una via per confrontarsi con le proprie paure pi\u00f9 profonde, portandole alla luce e, in qualche modo, rendendole controllabili e non distanziabili.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 320px\">Nel volume si mette in evidenza l\u2019evoluzione dell\u2019opera di Lovecraft, che passa dal suo approccio iniziale alla scrittura, spesso influenzato da una formazione autodidatta, fino alle ultime e pi\u00f9 complesse fatiche, nelle quali la visione cosmica del male e l\u2019indifferenza dell\u2019universo diventano sempre pi\u00f9 pregnanti. Ci\u00f2 che emerge, infatti, \u00e8 la sua costante riflessione sul destino dell\u2019uomo, imprigionato in una realt\u00e0 che sembra sfuggirgli di mano e che va ricompresa e non solo definita nella sua cornice terrificante. Qui si trova lo snodo cruciale: l\u2019orrore non proviene solo dal mondo esterno, ma anche dall\u2019individuo stesso, cio\u00e8 dall\u2019accettazione e dalla consapevolezza della propria condizione di essere finito e vulnerabile. Il mostro diventa cos\u00ec la rappresentazione di queste forze interiori, delle paure ancestrali a cui l\u2019uomo non pu\u00f2 sfuggire, se non attraverso l\u2019arte, la fantasia e una visione poetica. In quest\u2019ottica, a farsi portatori di una resistenza contro le forze della massificazione e della banalizzazione della vita non possono che essere, per l\u2019appunto, l\u2019esteta, il sognatore e l\u2019artista.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 320px\">Il volume di De Turris e Fusco, dunque, non solo offre una panoramica dettagliata sull\u2019opera, ma fornisce strumenti critici per interpretare la sua eredit\u00e0 nel contesto della cultura moderna. La visione lovecraftiana, infatti, non \u00e8 mai stata cos\u00ec attuale proprio perch\u00e9 permane come un invito a scoprire, attraverso l\u2019orrore, la possibilit\u00e0 di una nuova forma di consapevolezza, in cui il male e il mostro non sono da temere, ma da comprendere come segni di una coscienza del s\u00e9 che pu\u00f2 precedere il cambiamento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco, coppia consolidata nel panorama degli studi sul fantastico e su H.P. Lovecraft, tornano a confrontarsi con il celebre autore di Providence, riprendendo un lavoro del 1979 e arricchendolo con nuovi capitoli e saggi inediti. Il volume H.P. Lovecraft. Poeta dell\u2019abisso (Bietti, p. 310) si presenta, questa volta, non solo come un manuale esaustivo, ricco di informazioni di ogni tipo, adatto a letture di diversa intensit\u00e0, e quindi con una narrazione che include dettagli biografici e aneddoti curiosi, ma anche come un\u2019analisi approfondita dell\u2019intera opera. 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