{"id":1476,"date":"2025-09-22T11:24:00","date_gmt":"2025-09-22T09:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1476"},"modified":"2025-10-07T10:39:42","modified_gmt":"2025-10-07T08:39:42","slug":"il-cinema-visto-da-flaiano-riflessioni-e-stroncature","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2025\/09\/22\/il-cinema-visto-da-flaiano-riflessioni-e-stroncature\/","title":{"rendered":"Il Cinema visto da Flaiano. Riflessioni e Stroncature"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 160px\">Le sceneggiature di Ennio Flaiano per i film di Monicelli, Rossellini, Ferreri, Zampa, Antonioni e, soprattutto, Fellini sono un vero miracolo di intelligenza e armonia. Flaiano fu per\u00f2 anche un critico cinematografico di grande acume. Sapeva analizzare una trama senza filtri e, attraverso di essa, raccontare un\u2019Italia che lasciava alle spalle le cicatrici del dopoguerra per entrare nel miracolo economico degli anni \u201950.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Il suo sguardo acuto, sempre accompagnato da sarcasmo e pungenti allusioni, non concedeva nulla al superfluo: \u00abPer anni ho scritto critiche sui giornali, senza cavarne altro che inimicizie ed errori tipografici\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><em>Chiuso per noia<\/em>, da poco pubblicato da Einaudi con la curatela di Anna Longoni, raccoglie le sue recensioni per giornali e riviste: ritratti personali e stroncature spietate che, per\u00f2, mai scivolano nel moralismo. La raccolta comprende scritti dal periodo fascista al dopoguerra (1939-1948), quelli pubblicati su <em>Il Mondo<\/em> (1949-1951) e, nella parte finale (1967-1970), testi che uniscono rigore critico a riflessioni pi\u00f9 personali, con un ricordo di Tot\u00f2, una recensione di <em>2001: Odissea nello spazio<\/em> e un\u2019analisi sulla crisi del cinema.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">La sua straordinaria capacit\u00e0 di raccontare i mutamenti dell\u2019immaginario collettivo, insieme all\u2019analisi della qualit\u00e0 del prodotto cinematografico, emerge anche nei dettagli pi\u00f9 minuti. Una singola inquadratura, un dialogo incerto o una sceneggiatura appesantita da inutili barocchismi trovano sempre posto all\u2019interno di pagine che sono veri capolavori di scrittura.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">La recensione di <em>Via col vento<\/em> ne \u00e8 un esempio: parte dalla stroncatura del romanzo con l\u2019ironica confessione: \u00abNoi apparteniamo a quei pochi fortunati che non hanno avuto occasione di leggere <em>Via col vento<\/em> e siamo certi, dopo aver visto il film che ne \u00e8 stato fatto, che nessuna forza umana potr\u00e0 obbligarci a leggerlo\u00bb. L\u2019opera viene quindi definita un pastrocchio, privo di \u00abpersonaggi a tutto tondo\u00bb e popolato soltanto da \u00abbassorilievi, spesso soltanto di profili\u00bb. La stessa attenzione al dettaglio e al paradosso emerge anche nelle pagine dedicate alle bizzarre produzioni del genere \u201cpeplum\u201d, che mescolavano senza logica mitologia greca, tradizione biblica e storia reale, fino a sfociare nella farsa, e che irride gi\u00e0 nel titolo dell\u2019articolo: <em>Sansone alla riscossa<\/em>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Una versatilit\u00e0 da vero artigiano della scrittura che gli permise di eccellere in ogni ambito artistico: dalla letteratura \u2013 Premio Strega con <em>Tempo di uccidere<\/em> \u2013 al cinema e al giornalismo, arricchendo ogni contesto che entrava nel suo orizzonte creativo. Le sue opere, costantemente ripubblicate, insieme ad aforismi e calembour oggi rilanciati in modo ossessivo anche sui social, testimoniano la capacit\u00e0 di parlare a generazioni diverse, sempre con lo stesso rifiuto del virtuosismo sterile e dell\u2019ampollosit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Queste recensioni sono un concentrato di genio e di cinismo mai greve, che conferisce ai testi una leggerezza paradossale da aumentarne la forza espressiva. <em>Stromboli <\/em>\u00e8 elogiato per l\u2019equilibrio narrativo, \u00abspietato nella sua semplicit\u00e0, senza personaggi che chiedono la nostra simpatia\u00bb. Mai compiacente n\u00e9 alla ricerca di facili colpi di scena, il film di Rossellini \u00e8 apprezzato per l\u2019asciuttezza e perch\u00e9 i luoghi non sono \u00abcontaminati di letteratura ed estetismo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Negli anni del fascismo aveva infatti criticato il cinema finto e retorico, sempre pronto a privilegiare la dissimulazione sulla realt\u00e0. Al contempo, interpreta l\u2019esplosione del neorealismo come una grande opportunit\u00e0 per \u00absgranchire le coscienze\u00bb. Quando, per\u00f2, la vena creativa del movimento si esaurisce, e viene un po\u2019 alla volta assorbita dalle logiche del mercato, Flaiano intuisce il definitivo scivolamento verso il manierismo, da cui per\u00f2 riesce comunque a estrapolare qualche capolavoro. Le righe dedicate, per esempio, a <em>Viale del tramonto<\/em>, storia di una vecchia diva del cinema che non si rassegna all\u2019oblio, sintetizzano le coordinate immutate della sua condotta: \u00abCi\u00f2 che ammiriamo maggiormente nel film di Wilder \u00e8 l\u2019asprezza dell\u2019azione, quel marciare verso la tragedia senza sfiorare il melodramma. Mai un tentativo di adattarsi al gusto corrente, al dolorismo, al sentimentalismo cinematografico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">La qualit\u00e0 dei film era per\u00f2 sempre pi\u00f9 influenzata dai ricavi del botteghino. Flaiano ammette di essersi pi\u00f9 volte addormentato al cinema e di aver notato come le prime pellicole violente provenienti da America e Francia (\u00abSullo schermo non facevano che sparare\u2026 uccisioni a bruciapelo, furti, disastri ferroviari\u2026\u00bb) mirassero ormai furbescamente a consolare il pubblico che \u00abcercava un po\u2019 di inferno nel quotidiano purgatorio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Pur campando grazie al cinema, e sebbene in alcuni casi riuscisse a sorprenderlo \u2013 come accadde con <em>Monsieur Verdoux<\/em> di Chaplin dove \u00abtutto porta il marchio cos\u00ec semplice e raro del genio\u00bb \u2013 a prevalere \u00e8 sempre il disincanto, che gli permette di dire la verit\u00e0 senza indulgenza, fino al punto da riservare al cinema un posto di second\u2019ordine nel suo ideale canone artistico: \u00abNessun film potr\u00e0 mai emozionarmi come una sonata di Bach, due versi di Leopardi o Catullo, o un ritratto di Tolstoj o Manzoni\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Le sceneggiature di Ennio Flaiano per i film di Monicelli, Rossellini, Ferreri, Zampa, Antonioni e, soprattutto, Fellini sono un vero miracolo di intelligenza e armonia. 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