{"id":1485,"date":"2025-11-22T08:14:23","date_gmt":"2025-11-22T07:14:23","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1485"},"modified":"2025-11-22T08:18:07","modified_gmt":"2025-11-22T07:18:07","slug":"into-the-wild-avventura-o-fuga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2025\/11\/22\/into-the-wild-avventura-o-fuga\/","title":{"rendered":"Into the wild: avventura o fuga?"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1486\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/11\/66666666666665-300x126.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"126\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/11\/66666666666665-300x126.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/11\/66666666666665-1024x431.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/11\/66666666666665-768x323.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/11\/66666666666665.jpg 1478w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>La vicenda dei tre bambini della famiglia anglo-australiana, che vivevano in una casa nel bosco in provincia di Chieti e sono stati costretti a lasciare la loro abitazione per trasferirsi in una comunit\u00e0 educativa, dove resteranno con la madre per un periodo di osservazione, mi ha subito richiamato alla mente la storia di Christopher Johnson McCandless, il cui tragico percorso \u00e8 stato raccontato nel film <em data-start=\"451\" data-end=\"466\">Into the Wild<\/em> di Sean Penn. Le somiglianze sono evidenti, cos\u00ec come le differenze. <\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>In ogni caso, ripropongo qui di seguito il capitolo che ho a lui dedicato nel volume <em data-start=\"621\" data-end=\"651\">Il cinema delle stanze vuote<\/em>, scritto a quattro mani con Isabella Cesarini.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px;text-align: center\"><strong>***<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">E se per scardinare questa mestizia ricorrente si dovesse allontanare lo sguardo da Dio e dagli uomini? E se la soluzione fosse la fuga e le ragioni da ricercarsi dentro di noi?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Fuga non solo interiore, e pertanto al di l\u00e0 della soglia del razionale, ma fisica, come quella di Christopher Johnson McCandless, il puro idealista che precipita nell\u2019utopia e in una progressiva derealizzazione dell\u2019Io, la cui vicenda biografica fu adattata nella pellicola <em>Into the wild<\/em> di Sean Penn.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">La cornice di questa storia \u00e8 chiara sin dall\u2019inizio. Christopher il giorno stesso della laurea conseguita con ottimi voti in Storia e Antropologia, pianifica una fuga. Ma non \u00e8 uno sbandato, anche se in molti momenti gli si possa cucire addosso un siffatto vestito. Ha come nemico giurato il materialismo in tutte le sue declinazioni; quel Dio edonista e gaudente intorno al quale gravita la societ\u00e0 americana e che dopo gli studi universitari lo avrebbe accolto a braccia aperte con un lavoro ben retribuito, un\u2019esemplare carriera, una famiglia borghese e una casa confortevole.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Christopher vuole fuggire da una societ\u00e0 e da una cerchia di conoscenti che non corrispondono pi\u00f9 alle sue pretese morali. Sente il bisogno di inabissarsi nel mondo, decidendo di farlo \u2013 appunto \u2013 per sottrazione. Non opta per un\u2019indagine sociologica su larga scala; non vuole raccontare una storia; non \u00e8 neanche il cantore di una vita <em>on the road<\/em> persa tra bevute, derive orgiastiche e puro nichilismo; e dunque non vi \u00e8 nulla di paragonabile al malessere generazionale e ultrapolitico dei \u2018figli dei fiori\u2019. Qui siamo di fronte a un gioco della vita, uguale e contrario a quelli pi\u00f9 volte menzionati in questo libro, dove il grado di consistenza biografica lentamente si annichilisce.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Egli impone sin da subito un personale sigillo alla fuga, tant\u2019\u00e8 che una volta partito, i genitori non lo rivedranno pi\u00f9. Attraversa tanta parte di quell\u2019America profonda per raggiungere le terre selvagge e incontaminate dell\u2019Alaska; metafora perfetta per una catarsi con tutte le insolubili problematicit\u00e0 di una definizione stringente come questa, dove la purificazione \u00e8 solitudine assoluta.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">E le vicende familiari, l\u2019infedelt\u00e0 del padre e una madre succube del marito non possono essere le uniche cause scatenanti della fuga, come pure si \u00e8 affrettata ad asserire certa critica. La decisione di adottare come nuovo nome Alexander Supertramp (<em>tramp<\/em> significa vagabondo) non \u00e8 solo figlia del rifiuto di un nome. Oltre al \u2018super vagabondo\u2019, si agita in lui un\u2019ambizione nuova. Sa che il passato lo ha marchiato e non pu\u00f2 reciderlo con taglio netto, ma solo proiettarsi verso una sorta di eterno divenire da costruirsi per sottrazione. Lungo il percorso cerca di adattare (e adottare), quasi in maniera pirandelliana, le varie maschere impostegli dai contesti sociali e con cui viene in contatto, ma nel tentativo di sfuggire a ognuna di esse attraverso un itinerario vitalistico alle fonti della verit\u00e0; e pertanto le consuma ancor prima di averle fatte totalmente proprie.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Sembra quasi sulle tracce di Schopenhauer quando proietta la soluzione di questo continuo \u2018desiderare\u2019 tipico della societ\u00e0 americana nell\u2019annullamento del s\u00e9 che anela la catarsi. Nello sbarazzarsi passo dopo passo di tutta la zavorra materialistica si rintraccia quella sorta di nirvana che passa anche dalla castit\u00e0, dalla liberazione degli oggetti fisici e dalla negazione del buon vivere; almeno del vivere la vita di tutti gli altri. E perci\u00f2 annullare il materialismo e i desideri non per incrociare un vago trascendente ma per incontrare se stesso.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Ovvio che le rimarcate sottolineature del regista testimoniano una radicalit\u00e0 che veste volutamente i panni ideologici. Sean Penn era talmente affezionato al progetto da aver aspettato dieci anni per ottenere i diritti per la trasposizione filmica del libro, ma attinse molto, forse troppo, dal suo retroterra politico. Nelle settimane successive l\u2019uscita nelle sale, fece il giro delle sette chiese per pubblicizzarlo e imporre un personale indirizzo interpretativo. E forse proprio taluni temi troppo vicini al suo radicalismo hanno fatto s\u00ec che non poche recensioni fossero distorte e quasi ridotte a un campo di battaglia in cui si menavano fendenti luddisti e neo modernisti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Tuttavia, tolti gli appesantimenti retorici, resta la vicenda reale di questo ragazzo che snida l\u2019altra faccia della luna, l\u2019angolo buio del nostro mondo interiore; ci\u00f2 che tiene ancora viva la fiammella della selvatichezza, dell\u2019anarchia, oseremmo dire dalla poesia. Supertramp sfonda il muro rinsecchito delle banalit\u00e0 quotidiane. Attraverso sentieri inesplorati va alla ricerca di quella fiammella facendo appello al reale e perci\u00f2, in primo luogo, alla natura.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Per certi aspetti, \u00e8 il contraltare de <em>Lo Straniero<\/em> di Camus. Quello sfugge e cerca nuove avventure; questi affoga nella noia, recitando un\u2019appartenenza a un mondo che non gli appartiene e che pur subisce perch\u00e9 non \u00e8 scosso da alcun fremito o sentimento; e tutto scorre in un\u2019apatia segnata da una frase ricorrente (\u00abma questo non significa nulla\u00bb) ogni qualvolta fa ingresso sulla scena della vita qualche piccolo o grande imprevisto. Il viaggio di Christopher \u00e8 invece \u2018iniziatico\u2019, alla maniera di von Trier, connotato per\u00f2 dall\u2019elemento della sottrazione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Il libro mostra quanto con lo scorrere del tempo egli consolidi certezze e abbandoni talune presunte verit\u00e0; ma lo faccia avvolgendosi alla natura, quasi abbandonandosi ad essa, e immergendosi in una sorta di enorme e protettivo liquido amniotico.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Non a caso, nel suo Magic Bus, quella sorta di sgangherato pulmino e ultima dimora in cui fu ritrovato morto, nel parco del Denali, in Alaska, recuperarono libri di Tolstoj, Jack London e Henry David Thoreau. Strumenti di percezione per una realt\u00e0 \u2018altra\u2019 che tendenzialmente unificava contorni tra mondo esteriore e interiore ma sempre gravitanti intorno alla reciproca collocazione tra il carattere figurativo dell\u2019esistente e l\u2019Io. Libri annotati, e perci\u00f2 vivi. Su tantissime di quelle pagine aveva segnato impressioni e pensieri, anche rispetto all\u2019intensit\u00e0 estetica e filosofica di quella fuga. In una incisione ritrovata poi nel Magic Bus c\u2019\u00e8 la traccia profonda e definitiva di quella scelta: \u00abDue anni lui gira per il mondo: niente telefono, niente piscina, niente cani e gatti, niente sigarette. Libert\u00e0 estrema, un estremista, un viaggiatore esteta che ha per casa la strada. Cos\u00ec ora, dopo due anni di cammino arriva l\u2019ultima e pi\u00f9 grande avventura. L\u2019apogeo della battaglia per uccidere il falso essere interiore, suggella vittoriosamente la rivoluzione spirituale. Per non essere pi\u00f9 avvelenato dalla civilt\u00e0 lui fugge, cammina solo sulla terra per perdersi nella natura selvaggia\u00bb3.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">E difatti, oltre a Jack London, cita spesso Henry David Thoreau. Ne racconta l\u2019avventura e ne riporta impressioni in un diario che nel film \u00e8 letto dalla voce fuori campo della sorella, Carine McCandless. Tramite Christopher sembra di risentirli ancora una volta gli echi di <em>Walden: ovvero vita nei boschi<\/em> il famoso libro di Thoreau. Quei due anni, due mesi e due giorni vissuti da solo nella campagna del Massachusetts, sulle rive del lago Walden, in cui c\u2019\u00e8 un padroneggiamento poetico della vita attraverso la natura selvaggia: \u00abandai nei boschi \u2013 scrive Thoreau \u2013 perch\u00e9 desideravo vivere in modo autentico, per affrontare soltanto i problemi essenziali della vita, per vedere se avrei imparato quanto essa aveva da insegnare, e per non scoprire, in punto di morte, di non aver vissuto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Scelta inconsueta per i cittadini civilizzati del terzo millennio. Eppure, una maggiore identificazione con la prima parte, e cio\u00e8 quella relativa all\u2019esperienza della fuga, non \u00e8 rara rintracciarla in molti pensatori e scrittori anche se, va ribadito, qui siamo oltre la semplice fuga. Perch\u00e9 non si tratta nemmeno di una velleitaria rivolta generazionale che si pone come solo compito quello di dissacrare un modello familiare, una piatta vita borghese e la civilt\u00e0 dei consumi. Il suo allontanarsi dalla civilt\u00e0 \u00e8 un penetrare in quella dimensione della natura che lo invita sia ad un principio distruttivo quanto ad uno costruttivo quindi meditante, che si estrinseca grazie a un rapporto diretto e ancestrale con la selvatichezza e le origini.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Ma la natura ha le sue leggi. Il viaggio di Christopher \u00e8 infatti verso una perfezione impossibile su questa terra. E l\u2019oltrepassare di continuo i limiti lo porter\u00e0 ad ambire all\u2019assenza di ogni frontiera: a una ricerca che, non conoscendo estremi, pecca di hybris.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">La sua morte, smarrito in una foresta fattasi nemica, \u00e8 elemento significante; quell\u2019Ovest cercato (come l\u2019Ovest di Thoureau) \u00e8 spazio di epifania e di morte perch\u00e9 la rinascita non pu\u00f2 fare a meno di una natura che \u00e8 accogliente e matrigna, provvidenziale e mortale. E in simili frangenti l\u2019uomo \u00e8 destinato quasi sempre a soccombere: scalare una montagna, attraversare un deserto, o proiettarci in qualunque altra impresa ci esponga alla \u2018hybris\u2019, \u00e8 azione che non pu\u00f2 non scontrarsi con l\u2019immagine plastica della supremazia della natura.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Ci si pu\u00f2 \u2018realizzare\u2019 solo nella piena consapevolezza di un tutto organico dove la natura \u00e8 in piena armonia con gli altri esseri viventi; e che, per\u00f2, non va intesa come un macrocosmo dove regni eterna quiete ma spazio in cui ambire al costante equilibrio fra le parti e in cui l\u2019uomo \u00e8 integrato e non dominatore assoluto, partecipe del cambiamento e non Signore. E pertanto, malinconicamente cosciente della sua fallibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; La vicenda dei tre bambini della famiglia anglo-australiana, che vivevano in una casa nel bosco in provincia di Chieti e sono stati costretti a lasciare la loro abitazione per trasferirsi in una comunit\u00e0 educativa, dove resteranno con la madre per un periodo di osservazione, mi ha subito richiamato alla mente la storia di Christopher Johnson McCandless, il cui tragico percorso \u00e8 stato raccontato nel film Into the Wild di Sean Penn. Le somiglianze sono evidenti, cos\u00ec come le differenze. 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