{"id":1496,"date":"2025-12-24T10:39:41","date_gmt":"2025-12-24T09:39:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1496"},"modified":"2025-12-24T10:39:41","modified_gmt":"2025-12-24T09:39:41","slug":"chateaubriand-e-laspirazione-alla-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2025\/12\/24\/chateaubriand-e-laspirazione-alla-liberta\/","title":{"rendered":"Chateaubriand e l\u2019aspirazione alla libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1497\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/12\/7777-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"217\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/12\/7777-217x300.jpg 217w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/12\/7777.jpg 636w\" sizes=\"(max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>Riporto di seguito il paragrafo dedicato a Fran\u00e7ois-Ren\u00e9 de Chateaubriand tratto dal mio volume <em>Il pensiero ribelle<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0Fran\u00e7ois-Ren\u00e9 de Chateaubriand (1868-1848), tanto lontano dal tempo e dall\u2019epoca di cui discorreremo in queste pagine, pu\u00f2 allora divenire paradigma di un lavor\u00eco intellettuale sinuoso, non completamente etichettabile ma che pu\u00f2 porsi come premessa del tutto. Sarebbe stato infatti molto pi\u00f9 semplice prendere le mosse dal pensiero controrivoluzionario, oppure tracciare le coordinate del primo liberalismo che, in maniera del tutto disorganica, si pone prima su un fronte liminare agli antimoderni, per poi \u2013 lungo il Novecento \u2013 navigare in campo aperto e solcare i mari di un pensiero progressista, o almeno progressivo, che tutto ricomprende.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0Chateaubriand, pur essendo particolarmente lontano nel tempo, \u00e8 tuttavia simbolo di questo spaesamento, di una circumnavigazione che tocca l\u2019antimodernismo, il liberalismo, le nuove istanze di natura sociale, istituzionale e politica che sembrano il pi\u00f9 delle volte tessere qualche impercettibile connessione per poi disgiungersi e scontrarsi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0Per comprendere l\u2019evoluzione di un tempo e di un\u2019epoca, sar\u00e0 conveniente intercettare opere complesse che ne segnano l\u2019alba, proprio come il suo <em>Saggio sulle rivoluzioni<\/em>. Fondamentale per decrittare le posteriori e molteplici derivazioni di un pensiero anti-progressista che subisce per\u00f2, pi\u00f9 o meno indirettamente, le influenze filosofiche del periodo. Dai furori illuministici alla lezione di Rousseau, che cattur\u00f2 Chateaubriand negli anni giovanili, quest\u2019opera \u00e8 infatti un\u2019analisi spietata di quei fermenti culturali e sociali ed \u00e8 costruita e scritta da un pensatore nel quale esigenza intellettuale e stile letterario fanno il paio con un\u2019inquietudine di tipo religioso.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0Non \u00e8 un caso se, in una edizione italiana dell\u2019opera, sulla copertina risalti <em>La libert\u00e0 che guida il popolo<\/em> di Eug\u00e8ne Delacroix, quadro che fa riferimento alla Rivoluzione di luglio del 1830, e che d\u00e0 anche il segno della difficolt\u00e0 di definire in maniera rigidamente compatta una traiettoria di pensiero e uno studioso che non pochi accusarono di ambiguit\u00e0 anche rispetto all\u2019Illuminismo. Paradigma di quanto accadr\u00e0 nel Novecento dove movimenti modernisti si rifaranno alla classicit\u00e0 e, al contrario, fenomeni cultural-politici tesi a difendere le memorie e le tradizioni del passato guarderanno con benevolenza e favore le fascinose sollecitazioni del progresso. Ci\u00f2 accade perch\u00e9 Chateaubriand indaga la realt\u00e0 senza il velo ipocrita dell\u2019ideologia. Non nasconde le colpe di un potere monarchico divenuto nel tempo sempre pi\u00f9 opprimente e di una aristocrazia involutasi negli intrighi di potere ma, al contempo, non assolve chi incautamente esalti formulazioni astratte di democrazia ed egualitarismo mediante l\u2019irrefrenabile pulsione utopica che spinge per la societ\u00e0 perfetta, nonostante ne sia, pi\u00f9 o meno inconsapevolmente, succube. Lontano dalle astrazioni giacobine, di cui il Saggio ne testimonia le conseguenti tragedie nelle applicazioni reali, si muove facendo del realismo politico la sua musa ispiratrice, convinto come Montesquieu dell\u2019inscindibile connessione tra le istituzioni politiche, le particolarit\u00e0 e le storie dei singoli Paesi. Critico nei confronti dei Lumi e con una peculiare lucidit\u00e0 nel leggere i fatti storici pari solo a quella di Edmund Burke, si batte per la restaurazione della monarchia ma contro ogni ipotesi assolutistica, tanto da far scartare l\u2019ipotesi di uno Chateaubriand controrivoluzionario tout-court. Una traiettoria tanto sinuosa per cui Franco Cardini ne ha dovuto sottolineare contiguit\u00e0 sia con le <em>Consid\u00e9rations sur la France<\/em> di Joseph de Maistre che con le <em>Reflections on the Revolution in France<\/em> di Burke.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0In realt\u00e0, egli legge la complessit\u00e0 del periodo in maniera del tutto libera. Restauratore ma non nostalgico, tantomeno reazionario, lucido e rigoroso nel tener sotto controllo l\u2019intero quadro storico di riferimento, ma convinto della inutilit\u00e0 per una societ\u00e0 progredita di una forma di governo come quella repubblicana, forse pi\u00f9 utile per comunit\u00e0 e societ\u00e0 ancora giovani. Gli sarebbe invece gradita l\u2019ipotesi monarchica proprio perch\u00e9 capace di adattarsi, grazie ad un potere esecutivo energico e riconosciuto, al sistema corrotto dei popoli civilizzati e progrediti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0Paradossalmente, invece, sarebbe tipico del progresso infiacchire la societ\u00e0 rendendola caotica e disordinata moralmente: e in questi deficit strutturali, Chateaubriand trova la spinta necessaria per rafforzare l\u2019ipotesi monarchica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0La sua vita, nonostante le origini nobili facessero prevedere esiti pi\u00f9 tranquilli, fu burrascosa e tortuosa cos\u00ec come l\u2019opera, tanto da far scrivere ad un quattordicenne Victor Hugo, sul suo diario dell\u2019epoca: \u00abVoglio essere Chateaubriand o nulla\u00bb. Breve carriera militare e poi in giro per l\u2019America del Nord, dove furono pensate novelle come <em>Les Natchez, Atala e Ren\u00e9<\/em>. Un viaggio decisivo che stimola la fantasia di letterato ma ancor di pi\u00f9 fornisce strumenti per comprendere gli scombussolamenti politici europei. L\u2019arresto di Luigi XVI, il rientro in patria a fianco dei lealisti, l\u2019esilio di sette anni in Inghilterra fino al 1800, e poi ambasciatore di Napoleone a Roma, anche se l\u2019idillio dura poco.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0Con il pamphlet <em>Buonaparte e i Borboni<\/em>, scritto fra l\u2019inverno e la primavera del 1814, scopre le carte schierandosi apertamente con la Restaurazione, per preservare \u00abl\u2019esperienza e i costumi dei nostri padri\u00bb contro chi vuole fondare \u00absu una ragione incerta una societ\u00e0 senza passato e senza avvenire\u00bb. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Questo libello dotato di impressionante capacit\u00e0 profetica riesce ad intravedere, attraverso la cornice napoleonica, la costruzione del mito del dittatore che tanta fortuna riscuoter\u00e0 nel Novecento. E non solo ne abbozza i contorni ma li inquadra con precisione quasi didascalica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0Per decifrare Chateaubriand bisogna per\u00f2 tornare al <em>Saggio sulle rivoluzioni<\/em>, che rappresenta l\u2019aspirazione alla libert\u00e0 e contemporaneamente \u2013 come in un contraddittorio ma esaltante cortocircuito \u2013 anche la consapevolezza che essa non si raggiunga n\u00e9 con un cieco assolutismo n\u00e9 con una rivoluzione cruenta e dai risultati ancora pi\u00f9 tragici come quella francese, nonostante poi da essa trarr\u00e0 spunti positivi. L\u2019assolutismo \u00e8 sepolto e bisognerebbe dare consapevolezza a concreti e reali aneliti di libert\u00e0 che tramite la Rivoluzione si sono svelati in ogni lembo di societ\u00e0, nobile o plebea. Tenta allora, come Vico, un raffronto tra i fatti del passato: tra la rivoluzione dell\u201989, cinque rivoluzioni del mondo antico e sette del mondo moderno (\u00abl\u2019uomo, debole nei suoi mezzi e nel suo spirito, non fa che ripetersi senza posa: percorre sempre lo stesso cerchio, cercando invano di sortirne\u00bb) ma interpreta questa ciclica frenesia rivoluzionaria come una mai sopita inquietudine religiosa. Cos\u00ec come puntualmente si ripresentano nella storia gli aneliti rivoluzionari, allo stesso modo \u00e8 sicuro che si possa ristabilire il potere monarchico, magari emancipato sul modello costituzional-parlamentare inglese. Spiegazione fondamentale che rappresenta un punto di svolta per la pubblicistica anti-rivoluzionaria e che soprattutto lo distanzia da una visione rigidamente controrivoluzionaria. Riconosce nei mali e nei deficit della societ\u00e0 moderna gli esiti negativi delle dottrine elaborate durante tutto l\u2019arco del XVIII secolo, che avevano portato al totale disprezzo delle fede religiosa, e apre un doppio fronte capace di ridare dignit\u00e0 al cristianesimo e smontare i miti illuministici. In lui si fondono letteratura e anelito religioso, o meglio ancora, fede cristiana e analisi politica: \u00abNon si trattava di riconciliare con la religione i sofisti, bens\u00ec la gente da essi traviata. L\u2019avevano ingannata col dire che il cristianesimo era un culto nato in seno alla barbarie, assurdo nei dogmi, ridicolo nelle sue cerimonie, nemico delle arti e delle lettere, della ragione e della bellezza; un culto che aveva continuamente versato il sangue, incatenato gli uomini e ritardato la felicit\u00e0 e i lumi del genere umano; si doveva dimostrare che, al contrario di tutte le religioni mai esistite, la religione cristiana \u00e8 la pi\u00f9 poetica, la pi\u00f9 umana, la pi\u00f9 favorevole alla libert\u00e0, alle arti, alle lettere; che il mondo moderno le deve tutto, dall\u2019agricoltura alle scienze astratte; dagli ospizi per gli infelici fino ai templi costruiti da Michelangelo e decorati da Raffaello\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0Analisi che, pur non inerpicandosi tra raffinatezze teologiche, riescono a leggere i fatti della storia descrivendoli con pregevole tono poetico. Cos\u00ec accade che elogi la religione cristiana pi\u00f9 di quanto sia lecito attendersi, perch\u00e9 per lui nulla di positivo \u00e8 possibile aspettarsi da chi rifiuta queste tesi. La furia iconoclasta non pu\u00f2 distruggere la bellezza della religione (\u00absi doveva dimostrare \u2013 scrive sempre nel <em>Genio<\/em> \u2013 come niente sia pi\u00f9 divino della sua morale, niente pi\u00f9 bello e solenne dei suoi dogmi, della sua dottrina e del suo culto; occorreva dire come essa favorisca il genio, purifichi il gusto, sviluppi le passioni virtuose, dia vigore al pensiero, offra nobili forme allo scrittore e perfetti stampi agli artisti\u00bb). La sua morale non sar\u00e0 riconducibile all\u2019apologia della ragione ma ad un connubio di libert\u00e0 e fede. Un intrecciarsi continuo di inestricabili e positive contraddizioni che ci fa intendere quanto il tema della libert\u00e0 e quello della difesa dei valori e dell\u2019ordine tradizionale siano sottilmente connessi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Riporto di seguito il paragrafo dedicato a Fran\u00e7ois-Ren\u00e9 de Chateaubriand tratto dal mio volume Il pensiero ribelle \u00a0 \u00a0Fran\u00e7ois-Ren\u00e9 de Chateaubriand (1868-1848), tanto lontano dal tempo e dall\u2019epoca di cui discorreremo in queste pagine, pu\u00f2 allora divenire paradigma di un lavor\u00eco intellettuale sinuoso, non completamente etichettabile ma che pu\u00f2 porsi come premessa del tutto. 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