{"id":1499,"date":"2025-12-28T07:54:19","date_gmt":"2025-12-28T06:54:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1499"},"modified":"2025-12-28T07:54:19","modified_gmt":"2025-12-28T06:54:19","slug":"jean-paul-sartre-e-la-dinamica-rivoluzionaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2025\/12\/28\/jean-paul-sartre-e-la-dinamica-rivoluzionaria\/","title":{"rendered":"Jean Paul Sartre e la dinamica rivoluzionaria"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1500\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/12\/sartre-300x217.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"217\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/12\/sartre-300x217.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/12\/sartre-1024x740.jpeg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/12\/sartre-768x555.jpeg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2025\/12\/sartre.jpeg 1436w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n<p style=\"padding-left: 160px\"><strong>Riporto di seguito il paragrafo dedicato a<\/strong> Jean Paul Sartre <strong>tratto dal mio volume<\/strong> <em>Il pensiero ribelle<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0 Nelle tribolazioni e negli sbandamenti della borghesia del dopoguerra vanno segnalate anche non poche figure di ma\u00eetre \u00e0 penser che assurgono a guide morali, civili, sociali e politiche. Una di esse corrisponde all\u2019immarcescibile Jean-Paul Sartre (1905-1980), un volto e un\u2019opera che, ad intervalli regolari, ritorna all\u2019attenzione del grande pubblico. Sparito da qualche anno da certi teatri sperimentali e da noiosi convegni, quando fa capolino, obbliga il dibattito culturale ad una inversione di marcia. L\u2019icona dell\u2019ideologia, l\u2019incarnazione dell\u2019intellettuale organico, nonostante in alcuni brevi tratti della vita si fosse sforzato di venir fuori dalle secche della pura utopia (capit\u00f2 quando, per rispondere agli attacchi dei cattolici e dei marxisti, prov\u00f2 a dare vita al <em>Rassemblement d\u00e9mocratique r\u00e9volutionnaire<\/em>, una improbabile terza forza politica da opporre al blocco occidentale e a quello sovietico), \u00e8 stato sistematicamente riproposto con tutta la sua forza comunicativa alla nostra attenzione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0 Per chi, invece, non si \u00e8 fatto abbindolare dai suoi contorti percorsi culturali, Sartre rimane il \u00abcompagno di strada\u00bb dei comunisti francesi, che raggiunse l\u2019apoteosi con alcuni articoli pubblicati tra il 1952-1954 che indussero Camus e Merleau-Ponty a definire la sua posizione come \u00abultrabolscevismo\u00bb. Le parziali abiure come quelle del 1956, di fronte alle ammissioni del rapporto Kruscev al XX congresso del Pcus e alla repressione della rivolta in Ungheria che lo portarono alla pubblicazione dell\u2019articolo <em>Il fantasma di Stalin<\/em>, non segnarono un definitivo distacco. La tormentata e lunga riflessione sul marxismo che diede luogo a <em>Questioni di metodo<\/em>, uscito su una rivista polacca nel 1957, imbastiva infatti improbabili giustificazioni teoriche in difesa del marxismo: \u00abTuttavia bisogna intenderci: questa sclerosi non corrisponde a un invecchiamento normale. \u00c8 prodotta da una congiuntura mondiale di tipo particolare; lungi dall\u2019essere esaurito, il marxismo \u00e8 ancora giovanissimo, quasi nell\u2019infanzia: ha appena cominciato a svilupparsi. Esso rimane dunque la filosofia del nostro tempo: \u00e8 insuperabile perch\u00e9 le circostanze che l\u2019hanno generato non sono ancora superate. I nostri pensieri, quali che siano, non possono formarsi che su questo humus; devono contenersi nella struttura che esso fornisce loro o perdersi nel vuoto o retrocedere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0 La militanza ideologica non si interruppe mai e rimase incisiva anche quando sembrava intraprendere percorsi paralleli. Basti ricordare le vicende che videro protagonista Brasillach. Dopo la condanna, moltissimi intellettuali levarono la voce in favore di una grazia. Mauriac, pur ritenendo giusta la condanna, giudic\u00f2 sbagliata l\u2019esecuzione. Altrettanto fece Albert Camus. Solo Sartre si disse convinto della giustezza di quella sentenza perch\u00e9, in realt\u00e0, egli rimaneva l\u2019intellettuale che sanciva il totale asservimento della cultura al potere politico ma, ancor di pi\u00f9, all\u2019ideologia: si schier\u00f2 contro la politica francese per i fatti d\u2019Algeria, fece parte del tribunale Russell sui crimini americani in Vietnam e poi condivise le tensioni e gli ideali del movimento studentesco. Cos\u00ec, dai contestatori ai militanti, dagli anarcoidi che rivendicavano la moralizzazione della politica a quelli organici, quasi tutti gli intellettuali furono coinvolti e ammaliati dal verbo sartriano.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0 \u00a0Tra i pochi, solo Aron, peraltro oggetto di accuse violentissime da parte dei sartriani, riusc\u00ec a tirarsi fuori da questo circolo vizioso, denunciando tutti i deficit di quella che era diventata una vera e propria moda pubblicando, a met\u00e0 degli anni \u201850, l\u2019<em>Opium des intellectuels<\/em>. Il saggio pi\u00f9 severo sugli intellettuali organici per la prima volta obbligati ad analizzare nel profondo la disastrosa situazione della Polonia, dell\u2019Ungheria, della Germania dell\u2019Est, dell\u2019Urss e in cui finalmente si mostravano le crepe di un perverso connubio tra ideologia e cultura militante: \u00abIl concetto di rivoluzione, il concetto di sinistra, non cadr\u00e0 mai in disuso. \u00c8 l\u2019espressione di una nostalgia che durer\u00e0 quanto l\u2019imperfezione intrinseca nella societ\u00e0 umana e il desiderio degli uomini di riformarla\u00bb. Ed il Sartre che pur sempre si commemora (\u00abl\u2019agit\u00e9 du bocal\u00bb lo defin\u00ec C\u00e9line) \u00e8 anche quello che vuole rinnegare il suo pubblico, quello borghese (da cui per\u00f2 riceve lauti compensi) perch\u00e9 si sente vicino alle avanguardie proletarie, al castrismo, al maoismo, fomentando un suo personale utopismo per \u00abl\u2019uomo nuovo e migliore\u00bb, come scrive nella prefazione dei <em>Dannati della terra<\/em> di Franz Fanon, in cui condanna all\u2019unisono capitalismo, colonialismo e stalinismo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 \u00a0 Con il \u201868 ritiene di aver trovato una via d\u2019uscita. Avvedutosi dei danni del comunismo russo ma non volendo ammetterlo, si rifugia nel mito tutto giovanilistico della rivoluzione studentesca, diventando uno dei massimi esponenti di una stagione di contraddizioni e di violenze. L\u2019episodio simbolico \u00e8 quello di Billancourt dove, fra le altre cose, afferm\u00f2, e con spietato cinismo, di non voler parlare dei gulag e della situazione sovietica perch\u00e9 \u00abnon bisogna turbare gli operai della Renault\u00bb. Su questo punto si consum\u00f2 la rottura con Camus perch\u00e9, pur riconoscendo le contraddizioni del sistema sovietico, continuava imperterrito a ritenere nemico principale il capitalismo e l\u2019America, chiudendo gli occhi su ci\u00f2 che c\u2019era di marcio ad Est.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Riporto di seguito il paragrafo dedicato a Jean Paul Sartre tratto dal mio volume Il pensiero ribelle \u00a0 \u00a0 Nelle tribolazioni e negli sbandamenti della borghesia del dopoguerra vanno segnalate anche non poche figure di ma\u00eetre \u00e0 penser che assurgono a guide morali, civili, sociali e politiche. Una di esse corrisponde all\u2019immarcescibile Jean-Paul Sartre (1905-1980), un volto e un\u2019opera che, ad intervalli regolari, ritorna all\u2019attenzione del grande pubblico. Sparito da qualche anno da certi teatri sperimentali e da noiosi convegni, quando fa capolino, obbliga il dibattito culturale ad una inversione di marcia. L\u2019icona dell\u2019ideologia, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2025\/12\/28\/jean-paul-sartre-e-la-dinamica-rivoluzionaria\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1086,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[47],"tags":[372687,372686,38662],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1499"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1086"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1499"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1499\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1501,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1499\/revisions\/1501"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1499"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1499"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1499"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}