{"id":1518,"date":"2026-02-05T09:33:44","date_gmt":"2026-02-05T08:33:44","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1518"},"modified":"2026-02-05T18:32:28","modified_gmt":"2026-02-05T17:32:28","slug":"quattro-passi-nella-terra-di-mezzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2026\/02\/05\/quattro-passi-nella-terra-di-mezzo\/","title":{"rendered":"Quattro passi nella Terra di Mezzo"},"content":{"rendered":"<div class=\"xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a\"><\/div>\n<p style=\"padding-left: 160px\">  ,          &#8216;    ,      &#8221;     &#8221;      .<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">        (\u00ab  \u00bb),                       ,     &#8216;    ,      \u2019&#8230;   \u0300 ,       .<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\n<p style=\"padding-left: 240px\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">La critica militante ha per lungo tempo confinato Tolkien all\u2019interno di circoscritti stilemi, perci\u00f2 tentando di marginalizzarne l\u2019opera attraverso un falso disinteresse o un artificioso disprezzo; talvolta, con forzate scremature del profilo letterario, quasi sempre con disapprovazioni sul fronte interpretativo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Il marchio d\u2019infamia fu posto sin dall\u2019inizio, e anche per via indiretta, quando si palesarono forti pregiudizi sulla triade che fece conoscere <em>Il Signore degli anelli<\/em> (Alfredo Cattabiani, Quirino Principe e El\u00e9mire Zolla) ma, sin da quel momento, prese per fortuna il via l\u2019intenso, ossessivo, prolungato lavoro di Gianfranco de Turris, tra i pochi ad assumersi l\u2019ingrato compito di ribattere colpo su colpo alle fandonie della critica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Una controffensiva agevolata dal fatto che l\u2019algido professore di Oxford, autoesiliato tra alberi parlanti, elfi e draghi, che scolp\u00ec dal nulla mitologie e lingue inquadrandole in un universo cosmogonico di cui fu sub-creatore nel tentativo di regalare all\u2019Inghilterra una propria mitologia, aveva marchiato senza forzature, atrofizzazioni retoriche o appesantimenti politici la peculiarit\u00e0 della sua produzione che sarebbe diventata in breve tempo patrimonio dei lettori dell\u2019intero pianeta.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Bench\u00e9 i tentativi di marginalizzazione non arretrassero di un millimetro la \u201cmoda Tolkien\u201d dilag\u00f2 infatti dappertutto. Il professore divent\u00f2 negli anni sessanta autore di culto per pacifisti, hippie e giovani dei campus universitari americani e poi, come ricorda Oronzo Cilli, la crescente fama travalic\u00f2 gusti, classi sociali, ambiti geografici tanto \u00e8 vero che, scandagliando gli archivi si scoprono tutta una serie di aneddoti divertenti e contorni inediti. John Wayne, per esempio, nella sua biblioteca conservava un\u2019edizione dello <em>Hobbit<\/em> e i tre volumi della trilogia, tutti del 1966. I Led Zeppelin inserirono chiari riferimenti alla Terra di Mezzo in <em>Over the Hills and Far Away<\/em>, <em>The Battle of Evermore<\/em> e <em>Misty Mountain<\/em>. Christopher Lee, il Saruman del film di Peter Jackson, leggeva <em>Il Signore<\/em> una volta l\u2019anno, era una delle voci del gruppo musical \u00abTolkien Ensemble\u00bb ed \u00e8 stato l\u2019unico della troupe ad aver mai incontrato Tolkien. Leonard Nimoy, il dottor Spock di <em>Star Trek<\/em>, scrisse e interpret\u00f2 la canzone <em>Ballad of Bilbo Baggins<\/em>. Margrethe II, regina di Danimarca, sotto lo pseudonimo di Inghaild Grathmer, realizz\u00f2 delle illustrazioni per <em>Il Signore degli Anelli<\/em> che furono incluse in una edizione dopo che Tolkien ne rimase affascinato. Il biografo di Neil Armstrong ipotizz\u00f2 che l\u2019astronauta avesse potuto rifarsi per la sua famosa frase (\u00abQuesto \u00e8 un piccolo passo un uomo, un grande balzo per l\u2019umanit\u00e0\u00bb) al capitolo V dello <em>Hobbit<\/em> in cui c\u2019\u00e8 una espressione molto simile.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">De Turris si muove ad ampio raggio stanando tutto ci\u00f2 che andava oltre le genericit\u00e0 del gradimento consumistico di massa, che poi trova pieno compimento &#8211; e a livelli eccelsi &#8211; nella trilogia filmica di Peter Jackson, e nonostante restasse aperto quel complesso percorso di critica in cui si agitavano disinteresse, disprezzo e disapprovazioni \u00e8 sempre riuscito a riconfigurare la sua analisi sui puntelli teoretici indicati da Tolkien.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">La produzione narrativa del professore fu, infatti, solo in parte, incantevole frutto di talento mentre molto doveva ad una maturata tecnicalit\u00e0 da esperto filologo che attingeva alle pi\u00f9 svariate fonti letterarie. Si trattava di un lavoro di scavo profondo. Traduttore di testi antichi, studioso di letteratura anglosassone, amante dei miti del Nord, tradizioni, simbologie e di saghe europee, fu primariamente un impegno legato alla sua professione e, in second\u2019ordine, al tentativo, ironicamente confessato in pi\u00f9 di una intervista, di scostarsi dalle scartoffie dell\u2019amministrazione universitaria, dalla burocrazia statale, dall\u2019industrializzazione pervadente e dai suoi correlati ansiogeni.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Oltre questo, permanevano per\u00f2 come invalicabili colonne d\u2019Ercole quei puntelli teorici su cui de Turris ha legittimamente imbullonato tutti i suoi studi. Attraverso di essi \u00e8 possibile risalire alla cornice interpretativa di una produzione letteraria che navigando tra storie, personaggi e condotte lessicali strabilianti palesa sempre e solo il tentativo di riplasmare dei precisi valori di riferimento, a dimostrazione che, negli anni, chi gli ha affibbiato strambe casacche ideologiche legava il suo giudizio a discriminanti parziali, e pi\u00f9 o meno consapevolmente cadeva preda di mode del momento.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Non sono mancate corruzioni interpretative e contaminazioni. Il carico ostativo fu innanzitutto posto per un preconcetto verso la letteratura fantastica da parte di chi, in una prima fase, addirittura confondeva generi letterari, allegorie e simbolismi, i vampiri con i lupi mannari e gli elfi. Esperti che ritenevano bizzarrie le magie e i mostri e, di conseguenza, predisposti a denigrare la sua poetica, a smontare l\u2019importanza della fantasia che, invece, volevano incatenata al pregiudizio della presunta fuga dalla realt\u00e0, e in questo modo accusandolo di non essere un autore impegnato (\u00abTolkien\u2026 quello per bambini, no? O per adulti ritardati\u2026\u00bb, affermava lo scrittore Howard Jacobson).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">In seguito, le varie pregiudiziali si sono amalgamate in una miscela esplosiva. La critica \u00e8 passata dal rifiutarsi di ammettere di aver letto Tolkien, all\u2019oltraggio irridente sui significati reconditi, all\u2019apertura partecipe verso esegesi pi\u00f9 articolate ma capziose fino alla docile rilettura nel momento in cui si soppianta la storica traduzione di Vittoria Alliata con stravaganti trasposizioni. Elementi che per\u00f2 perdono di rilevanza quando si scorrono con sguardo asettico scritti e interviste. A toglierci dagli imbarazzi interpretativi \u00e8 infatti lo stesso Tolkien definendosi di volta in volta antiquato, reazionario, patriottico, monarchico, denunciando con forza le crepe delle democrazie moderne sempre pi\u00f9 colonizzate del materialismo o facendo risaltare il rapporto conflittuale tra Natura e Tecnologia come sintomatico dell\u2019intero processo della modernit\u00e0 ed esprimendolo attraverso una sequela infinita di divertenti personaggi come per esempio gli Hobbit oppure, gli Ent, i pastori degli alberi, che guidati da Barbalbero si ribellano alla potenza distruttiva della tecnica e liberano la foresta di Fangorn dalla sottomissione a Saruman.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Valori di riferimento che mai navigano sotto traccia perch\u00e9 fu un uomo profondamente religioso tanto da portare un Rosario che recitava regolarmente, da parlare di spiritualit\u00e0 e devozione nelle lettere ai figli, da faticare ad accettare le riforme del Concilio Vaticano II e, fedele a Cristo e devoto della Madonna, da mostrare molte perplessit\u00e0 \u2013 anzi, disapprovare \u2013 l\u2019abolizione del latino nella Messa.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">Valori che non navigano sotto traccia e si riverberano nelle sue opere che, tuttavia, non sono smaccatamente religiose, nel senso che l\u2019utilizzo furbo di divinit\u00e0 o riti \u00e8 del tutto assente. Al contempo, non cedono al sincretismo, non precipitano nella new age o in una sulfurea paccottiglia di elementi religiosi. Lo spirito che anima Tolkien, in cui sono evidenti i tratti del Vangelo cos\u00ec come dell\u2019Edda, quelli dei cicli arturiani come della mitologia germanica, agisce in maniera carsica muovendosi sotto il manto di quella gigantesca epopea ma sempre pronto a rendere manifesta la continua definizione della Tradizione perenne che non \u00e8 chincaglieria da utilizzare come strumento di consenso commerciale. Ma \u00e8 azione allo stesso tempo percepibile e nascosta, visibile ed eterea.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px\">In questo senso \u00e8 ancora una volta de Turris a venirci in soccorso quando ci ricorda che abbiamo di fronte un \u00abconservatore, cattolico tradizionalista, antimoderno al punto tale da preferire i fulmini ai lampioni, i cavalli alle automobili, che ha insegnato a diverse generazioni ad amare il Medioevo e il fantastico e a non considerarli entrambi come qualcosa di negativo, di cui vergognarsi o addirittura di \u201cpericoloso\u201d. Tolkien, della Evasione del Prigioniero dal carcere della Modernit\u00e0, ne ha fatto un atteggiamento positivo e costruttivo\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>, &#8216; , &#8221; &#8221; . (\u00ab \u00bb), , &#8216; , \u2019&#8230; \u0300 , . \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 *** &nbsp; La critica militante ha per lungo tempo confinato Tolkien all\u2019interno di circoscritti stilemi, perci\u00f2 tentando di marginalizzarne l\u2019opera attraverso un falso disinteresse o un artificioso disprezzo; talvolta, con forzate scremature del profilo letterario, quasi sempre con disapprovazioni sul fronte interpretativo. 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