{"id":1571,"date":"2026-09-30T08:11:02","date_gmt":"2026-09-30T06:11:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1571"},"modified":"2026-09-30T08:11:02","modified_gmt":"2026-09-30T06:11:02","slug":"molti-conservatori-poco-conservatorismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2026\/09\/30\/molti-conservatori-poco-conservatorismo\/","title":{"rendered":"Molti conservatori, poco conservatorismo"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1572\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2026\/09\/wertewrtewrt-182x300.jpg\" alt=\"\" width=\"182\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2026\/09\/wertewrtewrt-182x300.jpg 182w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2026\/09\/wertewrtewrt.jpg 367w\" sizes=\"(max-width: 182px) 100vw, 182px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Non c\u2019\u00e8 nessuna infatuazione tardiva o conversione di comodo nell\u2019ultimo libro di Gennaro Malgieri, <em>Il conservatore. Viaggio in un\u2019Italia senz\u2019anima<\/em> (Edizioni Straborghese, p.210). Dietro queste pagine c\u2019\u00e8 un cammino intellettuale documentabile, fatto di scelte editoriali concrete e di un lavoro che prosegue.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Un quarto di secolo fa fond\u00f2 <em>Percorsi<\/em>, che divenne il principale laboratorio teorico del conservatorismo italiano, offrendo asilo a una tradizione di pensiero trascurata dal dibattito dominante di allora. Non era il primo progetto di questo tipo di cui si facesse promotore. Alla guida del <em>Secolo d\u2019Italia<\/em> aveva reso le pagine culturali il fulcro del quotidiano, aprendole in modo sistematico ad autori poco letti e poco frequentati. Aveva poi ideato e coordinato riviste, convegni, collane e cicli di incontri per dare a quella cultura continuit\u00e0 e cittadinanza, sottraendola all\u2019occasionalit\u00e0. Per alcuni anni aveva animato <em>Pantheon<\/em>, una piccola ma operosa casa editrice d\u2019area, che licenzi\u00f2 un numero cospicuo di volumi dedicati a questo ambito. Tutto ci\u00f2 accadeva in un\u2019epoca in cui, per gran parte della classe politica italiana, il conservatorismo si esauriva quasi per intero in due sole figure \u2014 Reagan e la Thatcher \u2014 al di l\u00e0 delle quali non sapeva, o non si curava di, riconoscere alcun altro riferimento; i modelli di Malgieri, invece, guardavano molto pi\u00f9 lontano.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Questa lunga semina gli consente oggi di osservare con distacco critico una tendenza: dirsi conservatori \u00e8 infatti diventato un obbligo di stagione. Il termine \u00e8 infatti un ampio mantello sotto cui si confondono il moderato e il liberale, il governativo e il neodestrista, e trovano riparo un po\u2019 di populismo, qualche marcato accento demagogico, invocazioni securitarie di maniera e citazioni di seconda mano di qualche filosofo di grido utile per solleticare la platea mediatica. Sono ormai cos\u00ec numerosi, i conservatori, da risultare indistinguibili l\u2019uno dall\u2019altro. Un\u2019etichetta indossata con disinvoltura, senza cognizione delle implicazioni storiche e culturali che porta con s\u00e9. Ed \u00e8 qui che si misura la distanza. Il conservatorismo della migliore tradizione, quella che da Burke passa a Prezzolini e giunge a Scruton, non \u00e8 una collocazione politica n\u00e9 un vessillo da opporre alla vista dell\u2019avversario. \u00c8 un terreno di coltura, un modo di stare al mondo, di guardare al rapporto tra individuo e comunit\u00e0, di attenersi a principi che non mutano da un\u2019epoca all\u2019altra. Precede l\u2019emiciclo parlamentare ed eccede la destra: non coincide con un partito n\u00e9 con i suoi rappresentanti, ed \u00e8 anzitutto una disposizione dell\u2019animo. Per i pi\u00f9, invece, \u00e8 soltanto un modo nuovo e pi\u00f9 presentabile di dirsi di destra, una riformulazione lessicale che riconduce ancora una volta all\u2019asse consueto della contrapposizione partitica. Lettura in parte veritiera, ma incapace di esaurire integralmente la definizione. Anche perch\u00e9 quella tradizione \u00e8 talvolta contraddittoria e anarcoide proprio in quanto non ideologica: tende cio\u00e8 al realismo e al pragmatismo, che possono, se non maneggiati con cura, declinare verso il cinismo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Le pagine del libro mostrano quanto l\u2019interpretazione corrente sia spesso lontana dalla sostanza del conservatorismo, che non \u00e8 uno schieramento e meno che mai una strategia di ammorbidimento per conquistare chi prima diffidava della destra. \u00c8 uno stile di vita, un insieme di sensibilit\u00e0, quasi una condizione prepolitica. Da qui muove l\u2019intera opera: un compendio ragionato dei principi conservatori e della storia culturale nazionale ed europea, costruito su fatti, teorie e personalit\u00e0 e sostenuto da una vena in cui si fondono senso pratico e malinconia. Il sottotitolo, \u00abViaggio in un\u2019Italia senz\u2019anima\u00bb, non \u00e8 infatti una formula a effetto: \u00e8 la chiave del volume. \u00c8 la nostalgia, venata di disincanto, per ci\u00f2 che si sarebbe potuto edificare e non \u00e8 stato, per una nazione che ha volto altrove il proprio cammino.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Si parte da un disagio prima di tutto sociale per approdare a una riflessione sul ruolo dello Stato, sul rapporto tra autorit\u00e0 e libert\u00e0, e sulle questioni pi\u00f9 urgenti del presente. La sovranit\u00e0, anzitutto, e la distanza che la separa dal sovranismo; l\u2019ambiente, tema che il progressismo sembra essersi intestato; la famiglia e la scuola; e poi l\u2019Europa, oggi pi\u00f9 matrigna che comunit\u00e0 di valori e di intenti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">Il viaggio di Malgieri \u00e8 una ricerca ostinata, e forse sconsolata, di un filo di continuit\u00e0 con la tradizione, impresa che nel tempo presente rasenta l\u2019utopia. Ne discende un tono che alterna la vena polemica a un fondo di amara rassegnazione: quello di chi non depone le armi e continua a custodire ci\u00f2 che, pure, teme di veder gi\u00e0 scomparso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Non c\u2019\u00e8 nessuna infatuazione tardiva o conversione di comodo nell\u2019ultimo libro di Gennaro Malgieri, Il conservatore. Viaggio in un\u2019Italia senz\u2019anima (Edizioni Straborghese, p.210). 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