{"id":1575,"date":"2026-10-10T10:14:45","date_gmt":"2026-10-10T08:14:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1575"},"modified":"2026-10-10T10:31:27","modified_gmt":"2026-10-10T08:31:27","slug":"il-diritto-della-spada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2026\/10\/10\/il-diritto-della-spada\/","title":{"rendered":"Il diritto della spada"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1577\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2026\/10\/44-1-300x196.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2026\/10\/44-1-300x196.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2026\/10\/44-1-1024x670.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2026\/10\/44-1-768x503.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2026\/10\/44-1.jpg 1416w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px\">\u00a0 \u00a0Il duello, nelle forme in cui i secoli ce lo hanno consegnato, \u00e8 soltanto la follia di un istante o un rito romantico e fascinoso ma irrimediabilmente appartenuto a un\u2019altra et\u00e0? Oppure \u00e8 l\u2019invocazione del Caso e, per implicito, di un Dio chiamato a pronunciare un verdetto che gli uomini non sono in grado di emettere? Da questi due versanti prende le mosse <em>C\u2019era una volta il duello<\/em> (Edizioni Le Lucerne, pp. 190), l\u2019ultimo libro di Riccardo Rubino, per poi spingersi oltre e scavare in territori pi\u00f9 remoti. Gli interrogativi di partenza, in apparenza elementari, sono quelli che ciascuno di noi ha prima o poi rivolto a se stesso ma gi\u00e0 investono pi\u00f9 piani di lettura. \u00c8 forse un\u2019inclinazione ancestrale, sepolta nel fondo della nostra natura, a indurre i bambini che trovano due rami secchi a farne d\u2019istinto due spade, anzich\u00e9 qualunque altro gioco? O \u00e8 piuttosto qualcosa di profondo, che maturiamo sotto la pressione delle condizioni sociali? E quale impulso irrefrenabile spinge l\u2019adulto, un poeta come Pu\u0161kin, caduto nel 1837 per mano del barone George d\u2019Anth\u00e8s (pare per questioni di corna), o un genio della matematica come Galois, morto a vent\u2019anni nel 1832, a presentarsi all\u2019alba con una pistola in pugno e a mettere la vita sul piatto?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px\">\u00a0 \u00a0La risposta \u00e8 plurale. Chi sfida in questo modo non accetta passivamente il destino: lo costringe a pronunciarsi. E passa innanzitutto per una constatazione che oggi stentiamo a fare nostra: quella violenza era tutt\u2019altro che istintiva, governata com\u2019era da norme e consuetudini minuziose. Dall\u2019<em>Essai sur le duel<\/em> di Louis Alfred Le Blanc de Chateauvillard al <em>Codice cavalleresco<\/em> di Jacopo Gelli del 1890, il gesto gener\u00f2 una trattatistica sterminata, di cui si contano titoli a iosa, e in certe epoche penetr\u00f2 cos\u00ec a fondo nei costumi da imporsi attraverso un vero e proprio ordinamento normativo. Esistevano padrini, armi stabilite, luoghi deputati, orari, formule di sfida e di riparazione: una liturgia di cui il cinema ci ha reso familiari le scenografie, e dal cui fascino ammaliante \u00e8 nato come sottoprodotto l\u2019intero filone del \u00abcappa e spada\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px\">\u00a0 \u00a0Il duello nato da un\u2019offesa d\u2019onore e la singolar tenzone del torneo medievale hanno cause, regole e modalit\u00e0 distinte, eppure convergono nel medesimo esito: la contesa si risolve nello scontro fra due individui, e la sorte dell\u2019uno \u00e8 consegnata alla mano dell\u2019altro, fino alla morte. In verit\u00e0, non si tratta di un fenomeno cos\u00ec remoto, bench\u00e9 le ultime generazioni non ne abbiano avuto esperienza diretta: in molte regioni d\u2019Italia, fino alla prima met\u00e0 del Novecento, talvolta le contese personali e familiari trovavano soluzione anche nella lama, come attestano le cronache dell\u2019epoca, una copiosa aneddotica e una filmografia vastissima. In quel caso il duello travalica il proprio territorio per sconfinare in quello della vendetta, parente stretta ma non gemella, che a fatica si lascia definire con nettezza. Non \u00e8 questo, tuttavia, il terreno di Rubino, perch\u00e9 la differenza sta proprio nella forma: spogliato delle sue regole, il duello alto e cavalleresco confina con il crimine, ed \u00e8 perci\u00f2 la norma a farsi argine e a trattenerlo al di qua di quella soglia. Resta il fatto che, nelle sue diverse vesti, esso fu un\u2019esperienza tutt\u2019altro che rara, ricorrente nella storia di interi popoli, e che non ha conosciuto soltanto la lama o la pistola. Accanto a quello cruento ne esiste infatti uno incruento, misurato nella forma, che si combatte sul terreno del pensiero e della parola: con un ripiegamento strategico, l\u2019antico bisogno di confronto si trasmise dal corpo alla mente, per esempio nell\u2019antica Grecia, quando i primi maestri dialogavano con i discepoli in una sorta di schermaglia intellettuale in cui l\u2019argomento faceva le veci della lama, la confutazione quelle della stoccata, e l\u2019esito della disputa si faceva insieme criterio di verit\u00e0 e sentenza ultima. In tempi pi\u00f9 recenti, Schopenhauer, scrivendo <em>L\u2019arte di ottenere ragione<\/em>, non fa che dare sistema a quella tradizione, codificando l\u2019arsenale di colpi e di parate di uno scontro filosofico che non ammette pareggio. Anche qui qualcuno vince e qualcuno perde, e in questo sta la seriet\u00e0 dell\u2019impresa: chi prende la parola accetta di poter essere confutato e di pagarne il prezzo, come chi impugna una spada accetta di poter essere ferito o di pagare con la vita.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px\">\u00a0 \u00a0Oggi la pratica ci appare ripugnante, vestigia di una barbarie da cui ci crediamo affrancati. Eppure, da Achille ed Ettore a Enrico II, da Casanova ai moschettieri di Dumas che hanno allietato la nostra infanzia di lettori imberbi, il duello attraversa l\u2019intera nostra memoria storica. Occorre dunque domandarsi quale bisogno profondo trovasse risposta in quella consuetudine. Chi la liquida come patologia di un tempo passato dimentica che la si ritrova in civilt\u00e0 lontane per epoca e per geografia, che non appartiene a un ceto determinato, n\u00e9 \u00e8 invenzione di un\u2019aneddotica compiacente. Si comprende cos\u00ec perch\u00e9 abbia nutrito la letteratura, che ne ha c\u00f2lto ora la tensione tragica ora la vena avventurosa e brillante, e poi il cinema, talora con un romanticismo di maniera che ci seduceva, e ci seduce tuttora, intrecciandosi naturalmente con il mito e la leggenda. Talvolta confinato in esigue avanguardie artistiche \u2013 pensiamo al primo Novecento italiano denso di baruffe tra vociani, futuristi, socialisti e nazionalisti \u2013 talaltra diffuso ben oltre, questo fascino risponde a qualcosa di reale: l\u2019estetica dell\u2019onore, ma anche un bisogno di riconoscimento che non si esaurisce nell\u2019arroganza del narcisismo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px\">\u00a0 \u00a0Nei <em>Duellanti<\/em>, Joseph Conrad racconta l\u2019ostinazione cupa di due ufficiali di cavalleria napoleonici che, per un pretesto d\u2019onore, si sfidano per oltre quindici anni: un\u2019ossessione in cui cova una rabbia ai limiti della follia e permane, nella sostanza, il bisogno di ripagare col sangue un torto patito, per non lasciarlo mai cadere. Ma, appunto, non \u00e8 solo questo. Non \u00e8 soltanto ossessione, ed \u00e8 qui che il libro di Rubino mostra la sua tesi pi\u00f9 originale. Ci\u00f2 che lo scontro porta a compimento \u00e8, per certi versi, la possibilit\u00e0 della nascita stessa del diritto: suggella la contesa, distribuisce torti e ragioni, consente di voltare pagina. All\u2019offesa che chiede di essere saldata risponde una sentenza che qualcuno deve pronunciare, e un ordine che deve tornare a prevalere sul caos generato dalla rabbia iniziale e dall\u2019ossessione, dall\u2019oltraggio o da qualunque altra causa. Lo dichiara la premessa di Rubino, che ne fissa l\u2019orizzonte con parole nette: \u00abvi fu un tempo in cui il diritto era una questione di muscoli, sudore, paure, lame e pallottole\u00bb. Un tempo in cui la giustizia non era un\u2019astrazione demandata esclusivamente a un tribunale, ma poteva affermarsi attraverso la prova fisica e il rischio personale. Per questo non tutti potevano parteciparvi: occorrevano coraggio, un onore da difendere e una dose anche di snobismo, quella di chi si riteneva degno di giocarsi la vita per una ragione, magari ogni singolo giorno.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px\">\u00a0 \u00a0La spiegazione che il libro ne ricava \u00e8 che la violenza, incanalandosi nello scontro fra due persone portatrici di interessi opposti, si riveste di quello che viene chiamato \u00abun potere costituente\u00bb e, con esso, di \u00ablegittimazione\u00bb. Il duello nasce cos\u00ec da un atto eversivo rispetto al quieto vivere, ma va subito a integrarsi paradossalmente nell\u2019ordine, perch\u00e9 contesta la norma e nello stesso istante ne fonda una nuova. L\u2019approdo metaforico \u00e8 netto: una civilt\u00e0 decade quando viene meno il confronto tra identit\u00e0 che rivendicano la propria differenza e preferiscono il compromesso claustrofobico e reiterato allo scontro aperto; allora ogni differenza si scioglie in un melenso appiattimento e le identit\u00e0 si omologano.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px\">\u00a0 \u00a0Qual \u00e8 la morale della favola? Auspicare violenza e sangue per fondare il diritto? Assolutamente no! Per Rubino, per\u00f2, \u00e8 un\u2019illusione consolatoria credere di lasciarseli alle spalle moltiplicando i diritti a dismisura, come sta accadendo di recente. Ne \u00e8 derivata, infatti, un\u2019inflazione dei diritti: \u00abdove tutto \u00e8 diritto, nulla pi\u00f9 \u00e8 diritto\u00bb, scrive Rubino. E, soprattutto, la realt\u00e0 non si governa soltanto dalla scrivania, ma va interpretata entrandovi dentro e sporcandosi le mani.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px\">\u00a0 \u00a0Il duello ricordava che ogni pretesa ha un prezzo e ogni ragione deve potersi misurare con un\u2019altra; smarrito questo principio, resta una pace apparente, che non vuole vedere la violenza ma non sa nemmeno comporre i conflitti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; \u00a0 \u00a0Il duello, nelle forme in cui i secoli ce lo hanno consegnato, \u00e8 soltanto la follia di un istante o un rito romantico e fascinoso ma irrimediabilmente appartenuto a un\u2019altra et\u00e0? Oppure \u00e8 l\u2019invocazione del Caso e, per implicito, di un Dio chiamato a pronunciare un verdetto che gli uomini non sono in grado di emettere? 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