{"id":1585,"date":"2026-10-31T09:51:05","date_gmt":"2026-10-31T08:51:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=1585"},"modified":"2026-10-31T09:51:05","modified_gmt":"2026-10-31T08:51:05","slug":"lio-nel-mondo-la-riflessione-di-berdjaev","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2026\/10\/31\/lio-nel-mondo-la-riflessione-di-berdjaev\/","title":{"rendered":"L\u2019io nel mondo: la riflessione di Berdjaev"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 Le edizioni Iduna riportano in libreria <em>L\u2019io e il mondo<\/em> di Nikolaj Berdjaev (con una premessa di Paolo Mathlouthi e un\u2019introduzione di Antonio Banfi), opera rimasta per decenni nell\u2019ombra. Attraverso cinque meditazioni, che si traducono in altrettanti capitoli, il filosofo interroga la condizione dell\u2019uomo moderno, conteso tra il bisogno di affermare la libert\u00e0 interiore e le pressioni di una realt\u00e0 collettiva che tende a uniformarne pensieri e comportamenti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 Al centro sta la maschera sociale, divenuta negli anni tanto familiare da sovrapporsi all\u2019identit\u00e0, fino a confondere ci\u00f2 che siamo con ci\u00f2 che gli altri si attendono da noi. Di qui l\u2019interrogativo: siamo davvero liberi, o plasmati dall\u2019ordine sociale, dalla cultura, dalla materia in cui siamo immersi?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 A rispondere \u00e8 anzitutto una diagnosi, che parte dall\u2019esperienza personale. Il materialismo riduce il reale a entit\u00e0 separate e classificabili: \u00e8 l\u2019\u00aboggettivazione\u00bb, formula che fa del mondo qualcosa di esterno all\u2019esperienza viva dell\u2019individuo e che Berdjaev adopera in un\u2019accezione esplicitamente spregiativa. Per effetto dello scarto tra ci\u00f2 che l\u2019uomo \u00e8 e ci\u00f2 che di lui si lascia misurare, la persona viene ricondotta, in modo emblematico, alla professione, al censo, al ruolo, fino a essere considerata una funzione, entro categorie che non consentono ormai di isolarne l\u2019interiorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 Da questa distanza tra identit\u00e0 interiore e rappresentazioni esterne nasce la solitudine dell\u2019io, che non \u00e8 isolamento fisico ma difficolt\u00e0 di comunicare un\u2019esperienza sfuggente alle categorie condivise, e perci\u00f2 aggravata dalla spinta all\u2019omologazione. Lo mostra la nostra epoca, in cui un\u2019esposizione continua moltiplica i contatti senza garantire conoscenza reciproca: tra due estremi opposti, l\u2019apparente socievolezza e l\u2019estraneit\u00e0 reale, si dispiega una realt\u00e0 molto meno rassicurante.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 A questa condizione Berdjaev oppone una libert\u00e0 che non si esaurisce nella scelta tra alternative, ma nasce dall\u2019interiorit\u00e0 e consente di non coincidere con le definizioni imposte dall\u2019esterno. Societ\u00e0, storia e ambiente condizionano l\u2019individuo senza determinarlo: resta la possibilit\u00e0 di dare forma e senso alla propria esistenza. Tale possibilit\u00e0 non si risolve tuttavia in un\u2019affermazione egoistica di s\u00e9: la libert\u00e0 si compie nell\u2019incontro con l\u2019altro, riconosciuto nella sua singolarit\u00e0 e non ridotto a strumento, ed \u00e8 questo a evitare il cortocircuito innescato dal narcisismo, per cui l\u2019altro diventa specchio dell\u2019io. Ne scaturisce una comunione tra persone diverse, che non cancella le incolmabili differenze.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 Ma tale concezione non pu\u00f2 che trovare il proprio fondamento nel cristianesimo. Berdjaev, che dal marxismo aveva preso le mosse, approda a una diversa idea dell\u2019uomo attraverso il confronto serrato proprio con il materialismo. Del resto, giova mettere in luce come la genesi del concetto di oggettivazione nasca da quel confronto: \u00e8 il materialismo, nel ridurre l\u2019uomo a una cosa tra le cose, a offrirgli il modello di ci\u00f2 che intende respingere. La persona non \u00e8 l\u2019ingranaggio di un apparato, ma un essere spirituale rivolto a Dio; perci\u00f2 anche la fede, per essere autentica, deve attraversare la libert\u00e0, e non ridursi a rito svuotato o a precetto imposto dall\u2019alto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 160px\">\u00a0 Una posizione a ben vedere non cos\u00ec distante informa anche il giudizio sulla storia. Negli scritti parigini sulla libert\u00e0, Berdjaev la presenta come un dono legato alla benevolenza divina, quasi una sorta di suggello sovrannaturale, che l\u2019uomo deve custodire anzich\u00e9 disperdere nell\u2019adesione assoluta e totalizzante alle strutture sociali e alle necessit\u00e0 storiche. \u00c8 la dispersione che la modernit\u00e0, dominata dal determinismo, finisce per imporre, fino a perseguire quella che il filosofo chiama \u00abl\u2019organizzazione forzata della felicit\u00e0 umana\u00bb. E infatti il fenomeno parimenti investe regimi democratici e autocratici, seppur a diverse modalit\u00e0: mutano le forme della coercizione, non la tendenza a limitare la libert\u00e0. Da qui il rifiuto di una storia che pretenda il sacrificio del singolo in nome di un fine collettivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00a0 Le edizioni Iduna riportano in libreria L\u2019io e il mondo di Nikolaj Berdjaev (con una premessa di Paolo Mathlouthi e un\u2019introduzione di Antonio Banfi), opera rimasta per decenni nell\u2019ombra. Attraverso cinque meditazioni, che si traducono in altrettanti capitoli, il filosofo interroga la condizione dell\u2019uomo moderno, conteso tra il bisogno di affermare la libert\u00e0 interiore e le pressioni di una realt\u00e0 collettiva che tende a uniformarne pensieri e comportamenti. \u00a0 Al centro sta la maschera sociale, divenuta negli anni tanto familiare da sovrapporsi all\u2019identit\u00e0, fino a confondere ci\u00f2 che siamo con ci\u00f2 che gli altri si attendono da noi. 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