{"id":169,"date":"2016-10-05T08:06:45","date_gmt":"2016-10-05T06:06:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/?p=169"},"modified":"2016-10-05T08:06:45","modified_gmt":"2016-10-05T06:06:45","slug":"sindacati-inutili-catafalchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/2016\/10\/05\/sindacati-inutili-catafalchi\/","title":{"rendered":"Sindacati, inutili catafalchi."},"content":{"rendered":"<p>All\u2019universit\u00e0 fui costretto a fare la tesi di laurea sul movimento cooperativo cattolico. E il termine \u2018costretto\u2019 non \u00e8 un eufemismo. I professori dilatavano i tempi di assegnazione e l\u2019anno di militare era sempre pi\u00f9 vicino. Avevo tutt\u2019altre idee per la testa ma nel medio termine mi fu prospettata solo questa possibilit\u00e0. Avessi insistito su temi a me cari, sarebbero passati almeno due anni.<\/p>\n<p>Dunque , part\u00ec male e fin\u00ec peggio perch\u00e9 avendo molti pregiudizi sul sindacalismo non mi appassionava l\u2019idea di stare chino sui libri. Avevo nella testa quello a me pi\u00f9 prossimo, ideologizzato e fuori dal tempo; che inneggiava alla rivoluzione proletaria, all\u2019Urss e vedeva padroni e nemici ovunque. Man mano che passarono i mesi setacciando tra vecchi volumi e molta pubblicistica di fine ottocento scoprii che tante di quelle battaglie erano condivisibili. Anzi, c\u2019era qualcosa in pi\u00f9. Quel mondo mi stava entrando nella pelle. Addirittura pensai che forse, fossi nato in quel tempo, sarei stato dalla loro parte. Avrei imbracciato la loro bandiera e sarei andato in giro per fabbriche e campagne.<\/p>\n<p>La Tesi non fu un granch\u00e9 perch\u00e9 i pregiudizi pesarono sull\u2019assiduit\u00e0 e sulla robustezza dell\u2019impegno ma compresi in pieno tutte quelle idealit\u00e0 e la funzione morale oltre che civile e politica del sindacalismo degli inizi. Le Societ\u00e0 operaie di Mutuo soccorso, i movimenti cooperativi bianchi e rossi, insomma tutto un mondo necessario per la evoluzione sociale del nostro Paese che rappresent\u00f2, pur tra mille appesantimenti ideologici amplificatisi per\u00f2 solo nel secolo successivo, un anelito di libert\u00e0 e di progresso essenziali quanto l\u2019aria che respiriamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ne \u00e8 passato di acqua sotto i ponti. Da tempo non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Lo sappiamo tutti. E lo sanno anche loro. I sindacati sono una casta al pari dei partiti e di tante altre associazioni di categoria. Corporazioni che difendono un misero orticello e che, per via della globalizzazione, delle delocalizzazioni industriali e di una legislazione orientata sempre pi\u00f9 in senso liberista, tende ad essere sempre pi\u00f9 ristretto. Eppure, lo difendono comunque, fuori da ogni logica.<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni si erano in parte trasformati in agenzie di collocamento per i propri tesserati, in parte in pesanti catafalchi utili a sorreggere e ad alimentare polverose macchine amministrative dislocate su tutto il territorio.<\/p>\n<p>Ora scopriamo che le Coop di alcune provincie italiane accusano le istituzioni pubbliche lamentando ritardi nei pagamenti e perci\u00f2 minacciando di tirarsi indietro dall&#8217;accoglienza e dall\u2019assistenza ai migranti. In sintesi: se il Governo o le Regioni non tirano fuori il danaro, sono pronte a dar un calcio nel sedere agli immigrati e a lasciarli fuori la porta. Applicano la legge del Mercato, proprio loro che del Mercato dovrebbero correggerne gli errori e compensare la legge della giungla con la solidariet\u00e0 e la redistribuzione. E danno sfogo all\u2019egoismo di casta, proprio loro che dovrebbero difendere deboli e indifesi.<\/p>\n<p>Leggo poi commenti acidi da parte di editorialisti e di politici e la cosa mi crea sgomento. Mi meraviglio di chi si meraviglia perch\u00e9 i sindacati non esistono da decenni. Sono un ectoplasma che quando si materializza lo fa quasi sempre per motivazioni di basso profilo.<\/p>\n<p>Hanno ormai una ragione sociale diversa. Difendono talune categorie e se ne strafregano di tutto il resto. Sprofondasse l\u2019Italia a loro interessa poco. Vivono per tutelare interessi di una parte; di una piccolissima parte che non include coloro i quali investono una vita di stenti rincorrendo le nuove forme di lavoro precario, i disoccupati ed almeno un\u2019altra dozzina di categorie, e di conseguenza trascurano diverse decine di milioni di persone a cui non volgono nemmeno lo sguardo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 evidente che tanti sindacalisti che gestiscono il business dell&#8217;accoglienza sanno poco di cooperazione, diritti, mutualismo; sanno poco di preti che, a fine ottocento, dopo aver detto messa, si industriavano con regolamenti e statuti per permettere migliori condizioni sanitarie e di lavoro ad operai allora davvero simili a schiavi; non conoscono la storia della loro associazione, n\u00e9 vogliono al contempo renderla attuale. Giocano il loro ruolo nella societ\u00e0 del Mercato come farebbe un capitalista in sedicesima. Ecco, loro non fanno bene n\u00e9 il mestiere dei sindacati n\u00e9 quello dei capitalisti. Fanno tutto in sedicesima.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2016\/10\/xxxxxxx.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-170\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2016\/10\/xxxxxxx-300x220.jpg\" alt=\"xxxxxxx\" width=\"300\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2016\/10\/xxxxxxx-300x220.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/iannone\/files\/2016\/10\/xxxxxxx.jpg 542w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>All\u2019universit\u00e0 fui costretto a fare la tesi di laurea sul movimento cooperativo cattolico. E il termine \u2018costretto\u2019 non \u00e8 un eufemismo. I professori dilatavano i tempi di assegnazione e l\u2019anno di militare era sempre pi\u00f9 vicino. Avevo tutt\u2019altre idee per la testa ma nel medio termine mi fu prospettata solo questa possibilit\u00e0. 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